• Testo RISOLUZIONE IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.7/01354 (7-01354) «Gnecchi, Damiano, Di Salvo, Boccuzzi, Albanella, Baruffi, Gribaudo, Rotta, Rostellato, Incerti, Miccoli, Arlotti, Giacobbe, Patrizia Maestri, Paris, Casellato».



Atto Camera

Risoluzione in commissione 7-01354presentato daGNECCHI Marialuisatesto diMercoledì 4 ottobre 2017, seduta n. 864

   L'XI Commissione,

   premesso che:

    il 13 dicembre 2016 è stato presentato uno studio dell'Ordine degli attuari sui tassi di mortalità dei percettori di rendita da pensione in Italia;

    l'iniziativa, coordinata dall'Ordine degli attuari, ha coinvolto, oltre ad alcune associazioni di categoria, i principali enti erogatori di rendite in Italia, tra cui Inps e Inail, ed è stata seguita da autorevoli istituti di vigilanza;

    lo studio ha preso in esame circa quindici milioni di dati e ha evidenziato che la speranza di vita a 65 anni negli ultimi dieci anni osservati, pur essendo aumentata per tutte le collettività considerate, presenta delle differenze fra gli occupati nel settore privato, con redditi da pensione più bassi, che hanno una maggiore tasso di mortalità, e i liberi professionisti e dipendenti pubblici, con redditi da pensioni più alti, che hanno un tasso minore di mortalità;

    il decreto-legge n. 78 del 2009, il decreto-legge n. 78 del 2010 e il decreto-legge n. 201 del 2011, hanno previsto l'adeguamento automatico dei requisiti per l'accesso al pensionamento sulla base delle variazioni della speranza di vita, senza alcuna differenziazione rispetto all'attività svolta durante il corso della vita lavorativa;

    nel corso della legislatura sono stati presentati numerosi atti di sindacato ispettivo sulla materia dell'adeguamento dei requisiti pensionistici alla speranza di vita, con l'intento di segnalare al Governo che non tutti i lavori sono uguali e che già in diversi studi e indagini sull'argomento, come quelli della Banca d'Italia e del Dipartimento del tesoro, si è segnalato che la speranza di vita dopo il pensionamento presenta evidenti differenze derivanti dal titolo di studio e dall'attività lavorativa svolta dagli interessati;

    la previsione di un meccanismo automatico di adeguamento dei requisiti pensionistici in base all'andamento dell'aspettativa di vita e le disposizioni introdotte successivamente dal decreto-legge n. 201 del 2011 hanno portato il nostro Paese ad avere i requisiti anagrafici più alti per l'accesso alla pensione (66 anni e sette mesi), mentre, ad esempio, in Germania si porterà l'età per il pensionamento di vecchiaia a 67 anni solo a partire dall'anno 2029;

    la questione dell'adeguamento dei requisiti pensionistici all'aspettativa di vita è stata oggetto di discussione fra Governo e organizzazioni sindacali ed è indicata, nel verbale firmato il 28 settembre 2016, fra le materie da affrontare nell'ambito della cosiddetta Fase II, attraverso un confronto, che «nell'ambito del necessario rapporto tra demografia e previdenza e mantenendo l'adeguamento alla speranza di vita» sia volto a «valutare la possibilità di differenziare o superare le attuali forme di adeguamento per alcune categorie di lavoratrici e lavoratori in modo da tenere conto delle diversità nelle speranze di vita»;

    il tema della «revisione del meccanismo di adeguamento dei requisiti di accesso alla pensione in relazione agli incrementi della speranza di vita» costituisce il primo punto del documento che riassume le proposte avanzate da Cgil, Cisl e Uil nella fase 2 del confronto tra sindacati e Governo sui temi previdenziali;

    la revisione del meccanismo di adeguamento dei requisiti di accesso alla pensione in relazione agli incrementi della speranza di vita è altresì necessaria, in quanto prevede solo l'aumento indefinito dei requisiti di accesso, anche se, come ha certificato la stessa Istat nel febbraio 2016 («Gli indicatori demografici» – 2015 – pubblicati il 19 febbraio 2016), nel 2015 è diminuita la speranza di vita alla nascita, per gli uomini si attesta a 80,1 anni (da 80,3 del 2014) e, le donne a 84,7 anni (da 85), e nonostante ciò, non si è proceduto ad abbassare l'età e il requisito contributivo per l'accesso alla pensione, in quanto, come è noto, l'adeguamento dell'aspettativa di vita, scattato dal 1° gennaio 2016, è stato deciso nel dicembre 2014; anche nei primi tre mesi del 2017 la mortalità è cresciuta del 15 per cento rischiando per quest'anno un saldo nati/morti negativo di 346.000 unità, come nel 1944; va quindi ripreso in considerazione il meccanismo e va almeno considerata e/o prevista anche la possibilità di diminuzione;

    nella legge di bilancio 2017 sono state previste alcune prime misure, tra le quali, ad esempio, il congelamento dell'adeguamento dei requisiti pensionistici rispetto all'aspettativa di vita fino al 2025 per le attività usuranti di cui al decreto legislativo n. 67 del 2011 e l'individuazione di alcune attività lavorative considerate gravose, per le quali è previsto, in via sperimentale, l'accesso anticipato alla pensione rispetto ai requisiti vigenti;

    rispondendo all'interrogazione n. 5-04388 in data 8 gennaio 2015 il Governo pro tempore, evidenziando l'oggettiva complessità della questione trattata che deve essere affrontata con uno studio condiviso assieme agli altri uffici interessati sotto profilo tecnico e finanziario, aveva rappresentato che «l'INPS ha dichiarato fin d'ora la disponibilità ad effettuare un approfondimento finalizzato a valutare la possibilità di diversificare il criterio di adeguamento dell'aspettativa di vita in base alle specifiche caratteristiche dell'attività lavorativa»;

    nell'interrogazione n. 5-06132 del 23 luglio 2015, che poneva il problema della relazione tra aspettativa di vita e coefficienti di trasformazione, si chiedeva: «se il Governo non ritenga, anche attraverso l'acquisizione dall'Istituto nazionale per la previdenza sociale di dati e simulazioni relativi agli aspetti più complessi (in particolare sulla durata dei periodi in cui i lavoratori di diversi settori e mestieri percepiscono mediamente la pensione), di dover valutare l'introduzione di elementi di diversificazione dell'aspettativa di vita relativa a ciascuno di tali settori e mestieri; se il Governo intenda realizzare una verifica su quali sarebbero gli effetti sulla sostenibilità economica di medio e lungo periodo di interventi volti ad attenuare gli effetti sociali dell'aggiornamento dei coefficienti di trasformazione e di un'applicazione differenziata per settori della norma che riguarda l'aumento delle aspettative di vita»; il Governo pro tempore, nel rispondere all'interrogazione, aveva dichiarato l'impegno «a voler approfondire le questioni sollevate (...) al fine di valutare la possibilità di un intervento in materia, nel rispetto delle esigenza di finanza pubblica e della sostenibilità finanziaria del sistema pensionistico» e affermato che «dal confronto avviato con i sindacati si potranno rilevare interessanti spunti per una corretta soluzione alle tematiche in parola»;

    lo stesso presidente dell'Inps, Boeri, a margine della presentazione del citato studio dell'Ordine degli attuari, ha dichiarato all'Ansa che i criteri per la definizione dei lavori usuranti e gravosi devono essere «rigorosi» e guardare ai tassi di mortalità in queste categorie, evidenziando che «bisogna usare criteri obiettivi. Bisogna guardare al rischio di mortalità. Dovremmo fare uno studio sulla speranza di vita delle categorie indicate nella legge di bilancio»;

    sulla base della normativa vigente, a seguito delle determinazioni dell'Istat, è prevista l'emanazione entro dicembre 2017 di un decreto direttoriale che comporterà un nuovo aumento indifferenziato dei requisiti di accesso al pensionamento dal 1° gennaio 2019,

impegna il Governo

ad adottare iniziative volte a rinviare al 30 giugno 2018 il termine per l'emanazione del decreto direttoriale di cui all'articolo 12, comma 12-bis, del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, al fine di poter svolgere i necessari approfondimenti in ordine all'individuazione di criteri di adeguamento all'aspettativa di vita dei requisiti pensionistici che tengano conto delle difformità esistenti nelle speranze di vita delle diverse categorie di lavoratrici e di lavoratori.
(7-01354) «Gnecchi, Damiano, Di Salvo, Boccuzzi, Albanella, Baruffi, Gribaudo, Rotta, Rostellato, Incerti, Miccoli, Arlotti, Giacobbe, Patrizia Maestri, Paris, Casellato».