• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/12443 (5-12443)



Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-12443presentato daVICO Ludovicotesto diGiovedì 12 ottobre 2017, seduta n. 869

   VICO. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:

   il piano a vita intera, elaborato nel luglio 2013, pianifica l'attività di decommissioning per quanto concerne il settore nucleare ancora presente in Italia, anno per anno, definendone tempi e costi complessivi, fabbisogno;

   già nel dicembre 2013 erano state riviste al ribasso le attività di decommissioning programmate per i 4 anni successivi;

   tale rifasatura si è declinata successivamente nell'attività di programmazione dell'ottobre 2014, del febbraio 2016 e infine nel dicembre 2016;

   il risultato è che nel 2016 sono state eseguite circa il 30 per cento delle attività programmate nel 2013;

   il nuovo Consiglio di amministrazione, insediatosi nel luglio 2016, nel mese di dicembre 2016 ha proceduto a rivedere la programmazione approvata a febbraio dello stesso anno, riducendo le attività di decommissioning per un importo di 153 milioni di euro;

   l'autorità per l'energia elettrica, il gas e il sistema idrico nella delibera 381/2017 «prefigura un ulteriore incremento dei significativi ritardi accumulati dalla commessa nucleare e la conseguente crescita dei costi a vita intera, con ulteriori slittamenti della data di fine attività prevista per importanti progetti»;

   il continuo rinvio della data di conclusione di importanti progetti di decommissioning si sta riverberando sul rinvio della data di fine lavori che riguardano impianti e centrali nucleari coinvolti;

   inoltre, per ogni anno di rinvio della data di fine lavori, al conto complessivo vanno aggiunti i costi «fissi» di funzionamento e mantenimento in sicurezza degli impianti che ammontano ad oggi a circa 135 milioni di euro all'anno;

   i risultati della gestione e le continue revisioni degli ultimi anni mostrano un trend preoccupante in quanto senza un rapido cambio degli indirizzi ed una profonda ristrutturazione di Sogin, verosimilmente i costi saliranno ben oltre i 10 miliardi di euro ed il decommissioning verrà ultimato dopo il 2050;

   il continuo rinvio delle attività di decommissioning di impianti la cui attività è cessata almeno 30 anni fa, comporta un aumento dei rischi di incidente nucleare;

   il caso più preoccupante è quello della realizzazione, già in ritardo di almeno 15 anni e definitivamente bloccata ad agosto 2017, dell'impianto Cemex;

   Cemex serve alla solidificazione, mediante miscelazione con cemento, di 233 metri cubi di rifiuti liquidi radioattivi prodotti negli anni ’70 (40 anni fa) dall'impianto Eurex a Saluggia (VC) ed ancora custoditi nel sito;

   il 10 agosto 2017, 5 anni dopo averlo sottoscritto, Sogin ha risolto il contratto con il raggruppamento temporaneo di imprese di cui è mandataria Saipem, per la realizzazione del progetto Cemex, per asseriti «gravi inadempimenti» e «manifesta incapacità»;

   il 10 agosto 2017, Sogin ha contestato «una serie di gravi inadempimenti e ritardi» al raggruppamento temporaneo di imprese, di cui è di nuovo mandataria Saipem, impegnato nella realizzazione dell'Icpf presso il sito Itrec di Rotondella diffidando ad adempiere l'appaltatore;

   Saipem ha a sua volta contestato entrambe le decisioni di Sogin, ritenendosi danneggiata e citando per questo Sogin con richiesta di risarcimento di circa 70 milioni di euro;

   il risultato è che i progetti sono bloccati, senza alcuna previsione né di soluzioni alternative né di tempi per il completamento di 2 opere essenziali per la sicurezza del Paese –:

   se il Governo sia a conoscenza di quanto riportato in premessa e quali iniziative intenda assumere con la massima urgenza al fine di scongiurare ulteriori ritardi nelle attività di decommissioning consentendo la definitiva messa in sicurezza dei siti interessati.
(5-12443)