• Testo RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
C.6/00364    premesso che:     il 19 e 20 ottobre 2017, nella riunione del Consiglio europeo si affronteranno i seguenti temi ritenuti più urgenti – migrazione, Europa digitale, difesa,...



Atto Camera

Risoluzione in Assemblea 6-00364presentato daBRUNETTA Renatotesto diMercoledì 18 ottobre 2017, seduta n. 873

   La Camera,
   premesso che:
    il 19 e 20 ottobre 2017, nella riunione del Consiglio europeo si affronteranno i seguenti temi ritenuti più urgenti – migrazione, Europa digitale, difesa, relazioni esterne – individuando i settori che necessitano di progressi più rapidi;
    il Consiglio europeo (a 27 Stati membri) esaminerà inoltre lo stato dei negoziati a seguito della notifica del Regno Unito a norma dell'articolo 50 del TUE;
  con riferimento ai problemi legali al fenomeno migratorio:
   a) i Capi di Stato e di Governo affronteranno i temi relativi all'attuazione delle misure adottate per arginare i flussi migratori lungo la rotta del Mediterraneo centrale; agli sviluppi sulla rotta del Mediterraneo orientale; alla dichiarazione, Unione europea-Turchia e agli strumenti creati per affrontare le cause profonde della migrazione; alla riforma del sistema europeo comune di asilo, incluse le modalità di applicazione dei principi di responsabilità e solidarietà;
   b) il tema delle migrazioni, quindi, continua a imporsi sugli altri presenti nell'agenda politica dei Paesi membri, permanendo le difficoltà interne all'Unione europea nel trovare una politica comune di gestione dei flussi in entrata, di difesa dei confini e di accoglienza: le iniziative e le misure poste in essere fino ad oggi per fronteggiare il fenomeno migratorio non hanno quasi mai prodotto esiti positivi, registrando di fatto il fallimento di una politica europea comune delle migrazioni;
   c) l'instabilità politica che colpisce i Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa e l'emergenza umanitaria che ne consegue sono all'origine della pressione migratoria verso la sponda Sud dell'Unione europea che non è destinata a diminuire;
   d) arrivo di oltre 2.700 clandestini sulle coste italiane, negli ultimi due mesi, è la drammatica conferma del fatto che l'Italia è priva di un sistema integrato di gestione dei flussi migratori. Lo dimostra il fatto che nei quattro anni di Governi Renzi-Gentiloni sono sbarcate 612 mila persone e 107 mila solo dall'inizio del 2017;
   e) in Libia si è registrato un provvisorio rallentamento dei flussi, la cui stabilità è tutta da verificare, ma il precario «tampone» libico ha fatto sì che il flusso si spingesse verso la Tunisia. Da quest'estate, dalla Tunisia si stimano circa 2 mila, forse fino a 3 mila approdi sulle coste siciliane quasi sempre a bordo di piccole imbarcazioni o addirittura gommoni, spesso neanche intercettati dalle guardie costiere. Si tratta di un «fronte» da tenere sotto controllo, anche perché molti dei simpatizzanti dell'Isis espulsi dal nostro Paese sono tunisini. È quindi necessaria maggiore attenzione su questi «sbarchi fantasma» che rischiano, per numeri e frequenza, di far saltare il meccanismo dei controlli negli hotspot. A cominciare dai rimpatri che, seppur previsti dall'accordo bilaterale con la Tunisia, possono essere effettuati per numeri contingentati, non più dì 30 a settimana. L'accordo italo-tunisino di febbraio per il contrasto dall'immigrazione illegale si è quindi rivelato del tutto inefficace. Il Governo italiano, tra l'altro, continua ad insistere sul tema dell’«integrazione», ma l'urgenza rimane sempre concentrata sulla sicurezza delle frontiere e l'espulsione degli irregolari;
   f) nella gestione dei flussi migratori manca ancora «una voce unica europea». Il piano dei ricollocamenti non decolla, e continua ad essere ostacolato da parte di alcuni Stati membri; in ogni caso, anche qualora fosse pienamente attuato, si tratterebbe di una soluzione per una piccolissima parte della questione, in quanto rimarrebbe comunque irrisolto il tema dei migranti economici. Ad ogni modo, pare evidente che non ci si possa continuare ad affidare alla forza di eventuali accordi bilaterali, ma è necessario recuperare una diplomazia europea e una voce unica europea;
   g) da sempre Forza Italia si batte per chiedere l'abolizione del permesso di soggiorno per motivi umanitari: una stortura tutta italiana, che non trova applicazione negli altri Paesi europei e che porta ad elargire autorizzazioni per rimanere in Italia, concedendo, di fatto, con fin troppa generosità, una terza via, qualora non vi siano i presupposti per concedere il permesso per asilo politico o per protezione sussidiaria, prevista per condanna a morte o rischio di vita per conflitti bellici.
   h) è di particolare rilevanza, inoltre, il tema del rinnovo di tali permessi alla loro scadenza, con particolare riferimento alle ulteriori valutazioni, di merito che andrebbero effettuate nella concessione del rinnovo;
   i) ci sono buone ragioni, quindi, per ritenere necessaria l'abrogazione di tale tipo di protezione in Italia. Essa rappresenta il tipo di protezione che riguarda la maggior parte dei richiedenti presenti sul territorio italiano ed è fonte di un aggravamento della situazione sul fronte immigrazione. Dal 2010 al 2016 sono stati rilasciati ben 75,194 permessi di soggiorno per motivi umanitari, che hanno rappresentato in media il 25,8 per cento delle richieste presentate;
  con riferimento alle politiche riguardanti la sicurezza e la difesa:
   a) al Consiglio europeo di giugno 2017 i leader dell'Unione europea hanno concordato sulla necessità dì avviare una cooperazione strutturata permanente (PESCO) inclusiva e ambiziosa per rafforzare la sicurezza e la difesa dell'Europa;
   b) il Consiglio europeo ha quindi ribadito il suo impegno a rafforzare la cooperazione dell'Unione europea in materia di sicurezza e di difesa esterne, in modo da proteggere l'Unione e i suoi cittadini e contribuire alla pace e alla stabilità;
   c) i rapporti transatlantici e la cooperazione Unione europea-NATO rimangono la chiave per mantenere: la sicurezza
globale, permettendoci di rispondere alle nuove minacce cibernetiche, ibride e legate al terrorismo;
   d) l'attenzione dei Governi dell'Unione europea per garantire la sicurezza all'interno dei suoi comuni rimane alta, come dimostrano anche l'iniziativa legislativa che intende modificare il regolamento 1683/1995 che stabilisce un modello uniforme per i visti, al fine di prevenire gli occorsi numerosi e gravi incidenti di contraffazione e di frode del visto e i contenuti dell'incontro dei Ministri dell'interno del 9 giugno 2017 in merito al sistema europeo di informazione e di autorizzazione per il viaggio (ETIAS) funzionale a porre in essere controlli incrociati al fine di evitare che persone che rappresentano un rischio per la sicurezza dell'Unione europea possano giungervi;
   e) i gruppi terroristici, o che comunque incitano all'odio e alla violenza contro i Paesi occidentali, mostrano un interesse crescente per le piattaforme digitali che non richiedono l'identificazione, e per tale ragione rimane importante rafforzare l'impegno contro il cyberterrorismo, al fine di identificare e assicurare la rapida eliminazione del contenuto terroristico e violento dell'estremismo on line. Sul punto Europol tra il 25 e il 26 aprile 2017 ha individuato 2.068 contenuti di tale specie, in 6 lingue ed ospitati su 52 piattaforme online;
   f) le conclusioni del Consiglio sulla sicurezza e la difesa nel contesto della strategia globale dell'Unione europea del 18 maggio 2017 prendono atto dei progressi compiuti riguardo al rafforzamento della cooperazione nel settore della sicurezza e della difesa forniscono orientamenti per i lavori futuri. In materia di cooperazione tra Stati, FEDAP, Piano d'azione di difesa europeo, stima che la carenza di collaborazione tra Paesi dell'Unione europea in materia di difesa, porti ad un costo annuale che oscilla tra i 25 e i 100 miliardi di euro. Ogni euro investito in difesa, genera un ritorno di 1,6 euro, in particolare nei settori della ricerca, tecnologia e dell'export. Il Consiglio sostiene gli sforzi tesi a migliorare la cooperazione in ambito di politica di sicurezza e difesa comune (PSDC), già politica europea di sicurezza e difesa (PESD), con i paesi partner, in particolare mediante il contrasto delle minacce ibride, la comunicazione strategica, la cybersicurezza, la sicurezza marittima, la riforma del settore della sicurezza, la sicurezza, delle frontiere, la dimensione esterna della migrazione irregolare della tratta degli esseri umani, la lotta al crimine organizzato e al traffico di armi nonché, la prevenzione e il contrasto della radicalizzazione e del terrorismo, sfruttando per quanto possibile le sedi esistenti di cooperazione nei settore della sicurezza e della difesa;
  con riferimento alle relazioni esterne:
   a) rimane aperta la questione delle sanzioni economiche alla Federazione russa. Come noto da marzo 2014, in seguito all'annessione della penisola della Crimea alla Federazione russa e al ruolo di Mosca a supporto dei movimenti separatisti ucraini, la comunità internazionale, in particolar modo Stati Uniti ed Unione europea, ha deciso per l'adozione e la graduale estensione di sanzioni di natura economica riguardanti gli scambi commerciali con la Federazione russa in settori economici specifici (limitazioni all'accesso ai mercati dei capitali primari e secondari dell'Unione europea; divieto di esportazione e di importazione per quanto riguarda il commercio di armi; limitazione all'accesso della Federazione russa a determinati servizi e tecnologie sensibili);
   b) l'Italia, dopo la Germania, è il primo partner commerciale della Federazione Russa e le limitazioni sul commercio con la Federazione Russa hanno determinato un disavanzo di miliardi di euro;
   c) il superamento delle sanzioni avrebbe probabili conseguenze positive su alcune, questioni di grande interesse per la comunità internazionale e per l'Unione europea: permetterebbe, infatti, di normalizzare quel rapporto nato nel 2002 quando con l'accordo di Pratica di Mare si è dato avvio ad un partnership strategica tra la Nato e la Federazione stessa e permetterebbe di allargare la coalizione dei Paesi contro il terrorismo e di favorire processi distensivi in tutto il mondo, in particolare nei Paesi del Mediterraneo;
   d) il Consiglio europeo dovrebbe poi tenere un dibattito sulle relazioni con la Turchia. L'inclusione della Turchia all'ordine del giorno del Consiglio europeo è stata richiesta con particolare forza dalla Germania, che ha invitato tra l'altro la Commissione europea a esprimere una valutazione orale sul rispetto da parte del Governo turco dei criteri di Copenaghen (criteri di adesione). La posizione tedesca, molto intransigente, è controbilanciata dall'approccio votato a maggiore cautela di altri Stati membri, che pongono l'accento, con diversi distinguo, sulla necessità di non compiere passi irreversibili nei confronti di quello che rimane un fondamentale partner strategico, e di non «affossare» in via definitiva la prospettiva europea del Paese. Una posizione di mediazione, in occasione del Consiglio affari generali del 26 settembre 2017 è stata espressa anche dal Governo italiano, favorevole a misure che consentano di tenere aperti i principali canali di dialogo con la Turchia, al doppio Scopo di non isolare il Paese (alimentando il rischio di ulteriori involuzioni sul piano interno) e di preservarne a pieno il ruolo strategico in ambito migratorio e di lotta al terrorismo;
   e) ad ogni modo, per quanto concerne raccordo Unione europea-Turchia che prevede: il rinvio in Turchia di tutti i nuovi migranti irregolari e i richiedenti asilo le cui domande sono state dichiarate inammissibili e che hanno compiuto la traversata dalla Turchia alle isole greche; l'accelerazione sulla liberalizzazione dei visti e il rilancio del processo di adesione della Turchia all'Unione europea, sarebbe fondamentale proseguire nell'attuazione degli accordi, verificando il reale utilizzo dei fondi già erogati, circa 3 miliardi euro, e da erogare entro il 2018;
  con riferimento, più in generale, alla governance e alla politica economica dell'Unione:
   a) è importante, per una sana ripresa dell'economia, che l'Unione europea agevoli politiche in grado di determinare occupazione di lungo periodo ed attrarre e produrre investimenti: politiche rivolte alla crescita e alla competitività, dalle quali tutte le imprese e i cittadini possano utilizzare al meglio le opportunità offerte dall'economia dell'Unione europea e dall'economia globale;
   b) un'Europa senza crescita non è più possibile e non verrebbe accettata dai cittadini. Senza crescita si blocca anche la trasmissione della politica monetaria all'economia reale, come è avvenuto negli anni dell'ultima lunga crisi. Finora le richieste del Presidente della BCE, Mario Draghi, di collaborazione da parte dei Governi allo stimolo della crescita nell'eurozona sono rimaste inascoltate. Oggi può e deve essere l'intera Unione europea a rispondere all'esigenza di sviluppo. Solo così si giustificherebbe un Ministro dell'economia unico;
   c) altre fughe in avanti, senza forti accordi politici alla base, condivisi da tutti gli Stati e non solo a livello bilaterale tra questo e quel Paese, rischiano di fare implodere l'intero progetto europeo. Come è già successo, per esempio, per la stessa moneta unica, l'euro, rimessa in discussione nei momenti più bui del recente passato, oppure, ultimamente, con il «bail in», approvato prima di aver ben completato l'unione bancaria. E come finirà per accadere con il Ministro delle finanze europee se prima non si fa l'unione di bilancio;
   d) ogni accelerazione che sia figlia di meri opportunismi di singoli Stati membri è un'accelerazione di debolezza e non di forza. Quello che è successo nelle scorse settimane, per cui il Governo italiano ha accettato di non partecipare ai tavoli in cui si definisce la nuova governance europea, pur di ottenere non meglio definiti «sconti» sulla prossima legge di bilancio è un grave errore. Un esecutivo che accettasse questo scambio unirebbe due effetti negativi, Primo: maggior deficit significa maggior debito pubblico nei prossimi anni, quindi un appesantimento dei conti passivi. Secondo: peserebbe la perdita di ruolo dell'Italia in Europa;
   e) cosa spinga il Governo della terza economia più grande dell'Unione ad accettare a scatola chiusa le proposte altrui è spiegabile soltanto pensando che possa esistere un accordo tacito tra Commissione europea e il Governo Gentiloni sulla concessione di ulteriore «flessibilità» sui conti pubblici, vale a dire la possibilità di fare deficit nella prossima Legge di bilancio;
   f) questo non può essere accettato. Per motivazioni tanto politiche quanto economiche. Quelle politiche stanno nel fatto che qualsiasi proposta riguardi il futuro dell'Europa nei prossimi decenni deve essere concordata da tutti i leader europei, seduti attorno a un tavolo e non essere scritta al Ministero delle finanze tedesco o all'Eliseo. Niente fughe in avanti, quindi, da parte di Francia e Germania: l'Unione Europea non è cosa loro;
   g) le motivazioni economiche risiedono nel fatto, invece, che una governance come quella proposta da Juncker è destinata, in breve tempo, a disgregare l'Unione europea, se prima non verranno completate, come detto, le quattro unioni che rappresentano le fondamenta dell'attuale assetto comunitario (bancaria, di bilancio, economica e politica);
   h) fallire le riforme Ue in questa fase storica sarebbe un errore imperdonabile, perché l'Europa intera cadrebbe nuovamente in una crisi istituzionale che getterebbe altra benzina sul fuoco dei movimenti populisti, nello stesso momento in cui questi cominciano a vedere ridursi la propria capacità attrattiva;
   i) se l'intento è quello di proseguire sulla strada dell'integrazione politica e istituzionale, occorre che Germania e Francia in primis si pongano nell'ottica di rilanciare una Europa federale, veramente degna di questo nome;
   l) il surplus crescente dell'economia tedesca ha dimostrato, negli anni della crisi, che l'espansione monetaria, senza una politica che aiuti la convergenza economica tra i vari Paesi, non fa che alimentare uno squilibrio che ci pone in conflitto anche con il resto del mondo. L'Europa a trazione tedesca non ha volutamente colto, sbagliando, che l'eccesso di surplus produce altrettanti danni dell'eccesso di deficit. E le misure per fronteggiare la crisi che ne sono derivate non hanno fatto altro che peggiorare la situazione, piuttosto che risolverla;
   m) pensare che la convergenza delle economie dovesse passare attraverso la deflazione interna ai Paesi cosiddetti deboli e imposta attraverso il consolidamento fiscale anche nei periodi di recessione ha prodotto deflazione generalizzata e nessun consolidamento fiscale;
   n) al contrario, quello che serviva, anche per una maggiore efficienza della politica monetaria di Mario Draghi, era la reflazione in Germania, che avrebbe fatto aumentare la crescita nell'eurozona di almeno un punto all'anno e avrebbe evitato la nascita dei populismi. Reflazione vuol dire, per tutti i Paesi in surplus, cambiare mentalità, e cioè usare le risorse del surplus per finanziare la diminuzione della pressione fiscale, quindi aumentare la domanda interna, quindi i consumi, gli investimenti, i salari, con conseguente aumento delle importazioni e, di conseguenza, della crescita;
   o) ne deriva che la soluzione non può essere quella di trasformare l'attuale Esm (il fondo creato negli anni della crisi per assistere i Paesi in maggiore difficoltà ma che in tal senso non è stato mai utilizzato) in una istituzione monetaria che ragiona secondo il meccanismo delle concessioni, ma semmai in uno strumento che, assieme alla Banca europea per gli investimenti, opportunamente rafforzata, eroghi risorse per grandi progetti europei;
   p) anche per quanto riguarda il completamento dell'unione bancaria europea, occorre creare un meccanismo di garanzia dei risparmi unico a livello europeo. Da questo punto di vista, l'Europa dovrebbe aver capito la lezione della ultima lunga crisi, allorché, per colpa degli egoismi di alcuni Stati membri, non è intervenuto immediatamente e pervasivamente per salvare le banche in difficoltà, come avvenne, invece, negli Stati Uniti. Anche in questo caso, è la Germania che si è sempre opposta a creare un tale meccanismo. E anche in questo caso, la risposta è alla portata: interpretare correttamente tutta la regolazione del dopo Maastricht. Rispettare, cioè, lo spirito originario del Trattato nell'applicare le norme che sono state innestate sull'impianto iniziale, in primis il Fiscal compact. Questo significa recuperare la lezione di Guido Carli. Fu su proposta dell'allora Ministro del tesoro, infatti, che nel testo del Trattato fu consentito agli Stati, che non rispettavano i «paletti» di Maastricht per il debito pubblico di soddisfarli non attraverso un piano di rientro a tappe forzate che avrebbe richiesto misure di politica economica restrittive e controproducenti, bensì adottando politiche virtuose che comportassero miglioramenti progressivi;
  con riferimento al Programma per un'Europa digitale:
   a) i processi in atto per aumentare l'utilizzo delle nuove tecnologie digitali nella società, sia a livello di pubblica amministrazione che di singoli utenti, dimostrano che la loro applicazione contribuisce sempre più ed in modo determinante allo sviluppo socio economico di un Paese, in quanto la ricerca di nuove tecnologie digitali e il loro utilizzo creano nuove forme imprenditoriali e, conseguentemente, ulteriore occupazione e specializzazione professionale,

impegna il Governo:

   a porre all'attenzione del Consiglio europeo:
    1) la necessità che l'Unione europea condivida con l'Italia il peso e i costi della pressione migratoria sulla rotta del mediterraneo centrale:
     a) continuando ad adoperarsi affinché i Paesi di partenza dell'ondata migratoria si impegnino per un maggiore controllo delle frontiere, impedendo la partenza e il passaggio diretto verso la Libia;
     b) impegnandosi nel controllo della rotta tunisina, particolarmente attiva dalla scorsa estate, e preoccupante per il collegamento con il terrorismo internazionale;
     c) impegnandosi a rivedere e rendere compatibile l'attuale ordinamento internazionale sul salvataggio in mare con la reale dinamica del traffico di esseri umani in atto;
     d) proseguendo nel dialogo con Malta per una ragionevole delimitazione dell'area SAR, eliminando la sovrapposizione con l'area di competenza italiana, e per intervenire con attività di soccorso e trasporto presso i propri porti dei migranti nell'area di responsabilità delineata;
     e) proseguendo l'azione volta ad agevolare la piena assunzione dei Paesi dell'area (Libia e Tunisia) delle proprie responsabilità nelle operazioni di salvataggio compiute nelle aree SAR di loro competenza;
     f) ribadendo la necessità di un maggior sostegno ai Paesi più coinvolti nell'attuale crisi migratoria (Grecia e Italia) nei costi e nelle procedure di rimpatrio degli immigrati clandestini, come peraltro prospettato dagli accordi de La Valletta, che prevedevano una rafforzata cooperazione tra Stati al fine di facilitare il ritorno e la reintegrazione dei migranti irregolari;
     g) ribadendo la richiesta di risorse aggiuntive a livello europeo, per il Fondo lanciato a La Valletta, volto a sostenere economicamente i Paesi del Nord Africa e del Medio oriente che si impegnino ad accogliere in loco e a frenare le partenze dei migranti, sul modello dell'accordo siglato da Ue e Turchia adottato per contenere le migrazioni dalla Siria, per il quale l'Unione europea si è impegnata a versare alla Turchia 3 miliardi di euro ogni anno;
     h) riaffermando la necessità di condizionare l'attribuzione dei fondi europei, in particolare della politica di coesione, al pieno rispetto da parte di tutti gli Stati membri degli obblighi in materia di immigrazione e asilo;
     i) dando attuazione all'accordo di Malta e al piano d'azione de La Valletta che prevedono l'impegno dell'Unione europea nel garantire in Libia, capacità e condizioni di accoglienza adeguate per i migranti, anche con la costruzione di campi di accoglienza, con il supporto di UNHCR e OIM;
     j) valutando la possibilità di realizzare, in territorio libico, tunisino e maltese, Place of Safety in grado di accogliere i migranti soccorsi in mare in corrispondenza delle zone SAR di competenza, nel rispetto dello spirito e della lettera della Convenzione di Amburgo, nel pieno rispetto degli obblighi europei ed internazionali a tutela dei diritti umani;
     l) modificando il sistema di Dublino poiché accordo, sorpassato, inefficiente e iniquo nei confronti dei paesi di sbarco, in particolar modo di Italia e Grecia;
     m) rafforzando la Politica europea di Vicinato (PEV), che mira a gestire le relazioni UE con 16 paesi vicini, meridionali e orientali, e che ha come principale obiettivo innanzitutto quello di promuovere l'integrazione economica e la pacificazione nelle aree di conflitto;
    2) l'opportunità di diminuire progressivamente, in tempi certi e ravvicinati, le sanzioni economiche nei confronti della Federazione Russa, valutando in che modo ciò possa determinare effetti negativi per la Repubblica di Ucraina, il tutto al fine di sostenere un Accordo soddisfacente per entrambe le parti e per l'Unione europea la normalizzazione dei rapporti amichevoli con un partner importante quale la Federazione Russa;
    3) l'importanza del trasferimento in Italia della sede dell'Agenzia europea per i medicinali (EMA);
    4) l'importanza di sollecitare i singoli Stati parte dell'Unione a proseguire nelle politiche interne volte a favorire l'utilizzo dei sistemi digitali e delle nuove tecnologie su tutto il loro territorio nazionale, con particolare attenzione alle pubbliche amministrazioni, al fine di facilitare lo scambio di informazioni in tempo reale tra amministrazioni centrali e periferiche, a vantaggio dell'utente, al fine di velocizzare i processi burocratici e favorire impresa e occupazione;
    5) la necessità di un migliore coordinamento a livello europeo nella lotta al terrorismo, in particolare promuovendo una più stretta cooperazione e comunicazione tra i servizi di intelligence nazionali, e potenziando a livello europeo le attività di ricerca e sviluppo nel settore della cyber-sicurezza, con particolare riferimento alle tecnologie di informazione e comunicazione, agli standard di sicurezza e ai regimi di certificazione, favorendo ogni iniziativa volta a sostenerne il finanziamento attraverso le risorse dell'Unione europea;
    6) con riferimento alla politica estera (PESC) e di difesa (PSDG) comune, l'importanza di offrire, nella nuova strategia globale in materia di politica estera e di sicurezza, rilievo centrale all'assetto geopolitico dell'area mediterranea, caratterizzata da forte instabilità e fonte di gravi minacce per la sicurezza dell'Unione; analogamente, la necessità di operare un deciso spostamento dell'asse prioritario di attenzione dell'Unione europea verso l'area del Mediterraneo, in termini di cooperazione sia politica che economica, con particolare riferimento alla stabilizzazione della Libia, di garantire un ruolo primario all'Unione europea nell'ambito delle iniziative che verranno assunte, in particolare per il sostegno alla ricostruzione delle istituzioni militari e civili e del tessuto sociale e politico del Paese;
    7) la strategicità di assicurare, nel momento in cui si realizzano tutte le condizioni necessarie, nel rispetto del diritto internazionale, la tempestiva attivazione delle ulteriori fasi operative della missione EUNAVFOR MED – Operazione SOPHIA;
    8) la necessità di implementare il processo di integrazione in materia di difesa, e sostenere e rafforzare la politica di sicurezza e di difesa comune;
    9) la necessità di definire un piano di riforme della governance dell'eurozona finalizzato a una maggiore integrazione del mercato interno, in particolare nel settore dei servizi, ancora troppo segmentato; di migliorare la regolazione e la normativa comunitaria, costruire nuove infrastrutture, migliorare i piani di approvvigionamento energetico, dare impulso agli investimenti in ricerca e sviluppo, innovazione, capitale umano;
    10) la necessità di assumere ogni opportuna iniziativa tesa a progredire nell'unione politica dell'area euro di pari passo con le unioni bancaria, economica e di bilancio, onde evitare il progressivo allontanamento dei cittadini nei confronti delle politiche dell'Ue, e scongiurare una deriva tecnocratica che cancelli, di fatto, lo spirito dell'Europa delle origini, comportando, tra l'altro, la progressiva perdita di sovranità dei singoli Stati nazionali, e quindi a rafforzare la legittimità democratica delle principali istituzioni europee (Parlamento, Consiglio europeo, Consiglio dell'Unione europea, Commissione europea), anche attraverso meccanismi di funzionamento delle istituzioni europee più snelli ed efficaci;
    11) l'importanza di porre ai centro dell'agenda europea il rilancio della crescita e dell'occupazione in Europa, utilizzando appieno tutti gli strumenti necessari per realizzare gli investimenti strategici, nonché applicando con intelligenza i meccanismi sulla flessibilità di bilancio, nella prospettiva di rafforzare e completare realmente l'Unione Economica e Monetaria, impostando un'economia europea che, pur non dimenticando una gestione rigorosa e solida dei conti pubblici, privilegi maggiormente la crescita e la creazione di posti di lavoro, riparando i guasti di troppi anni di austerità.
(6-00364) «Brunetta, Occhiuto, Palmieri, Vito».