• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

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Atto a cui si riferisce:
S.3/04060 MAZZONI - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale - Premesso che: lo straordinario risultato del referendum sull'indipendenza della regione del Kurdistan...



Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-04060 presentata da RICCARDO MAZZONI
mercoledì 18 ottobre 2017, seduta n.902

MAZZONI - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale - Premesso che:

lo straordinario risultato del referendum sull'indipendenza della regione del Kurdistan dell'Irak rappresenta un trionfo della democrazia e dell'autodeterminazione di un popolo a cui tutto il mondo libero deve rispetto e riconoscenza;

si è di fronte a una svolta storica e cruciale per il futuro del Kurdistan iracheno e per tutta l'area mediorientale;

il popolo kurdo non ha mai chinato la testa di fronte alle feroci persecuzioni subite nell'ultimo secolo e sta svolgendo un ruolo determinante nello sconfiggere l'Isis, ossia il Califfato islamico, sorto per destabilizzare gli equilibri mondiali;

la comunità internazionale, che è stata spettatrice silenziosa del genocidio contro il popolo kurdo da parte del regime di Saddam Hussein, ha ora l'occasione di attenuare almeno in parte le sue colpe storiche riconoscendo il sacrosanto diritto del popolo kurdo all'indipendenza e all'autodeterminazione;

la regione autonoma del Kurdistan iracheno ha annunciato nei giorni scorsi che intende ritirarsi da tutte le zone contese con Baghdad, come riferiscono i media curdi;

in un comunicato riportato dalla televisione satellitare kurda, il ministero dei Peshmerga, le forze regionali della regione autonoma, ha detto che "sarà riorganizzata la linea di contatto tra le forze irachene e i Peshmerga per tornare come lo era prima dell'inizio dell'operazione per la liberazione di Mosul lanciata il 17 ottobre 2016";

la linea di cui parla il comunicato delimita di fatto le zone entro le quali veniva definito il confine amministrativo della regione autonoma. Zone che i curdi avevano liberato dal controllo dei jihadisti dell'Isis dopo che questi le avevano espugnate dalle autorità centrali di Baghdad;

la Costituzione irachena stilata dopo la caduta del regime dell'ex dittatore Saddam Hussein nel 2003, stabilisce che in queste zone, contese tra arabi e curdi, venga tenuto un referendum tra la popolazione locale per scegliere se stare con il Kurdistan o con Baghdad. Ma il Governo iracheno non ha mai dato seguito alle consultazioni; ragione per cui i kurdi, una volta conquistate queste zone nella guerra con l'Isis, avevano espresso la legittima volontà di annetterle alla propria regione;

il referendum per l'indipendenza del Kurdistan dall'Iraq, tenuto con una schiacciante vittoria del sì a fine settembre 2017, ha acuito i contrasti con le autorità centrali, che hanno reagito riprendendo in questi giorni con la forza gran parte di questi territori contesi, compresa la ricca provincia petrolifera di Kirkuk, i cui abitanti hanno partecipato in massa al referendum per l'indipendenza del Kurdistan iracheno con un consenso plebiscitario del sì;

la rappresentanza in Italia e presso la Santa sede del Governo regionale del Kurdistan ha denunciato quanto sta accadendo in questi giorni nei confronti dei Peshmerga e del popolo kurdo, a Kirkuk e nelle altre zone liberate dall'occupazione dei terroristi dell'Isis;

nella notte tra il 15 e il 16 ottobre 2017 è iniziata sulla città di Kirkuk una vasta operazione militare condotta congiuntamente dall'esercito dell'Iraq, dalle milizie sciite di Hashad al Shaabi e da membri dell'esercito Kuz iraniano guidati da Qasim Suleman, organizzazione recentemente inserita nella lista delle organizzazioni terroristiche dagli Stati Uniti;

l'offensiva si è conclusa con la presa della città e la conquista del palazzo del Governo nel centro di Kirkuk, dopo che i militari si erano impossessati dei maggiori campi petroliferi della zona e dell'aeroporto;

sono state bruciate bandiere della regione del Kurdistan e distrutte fotografie del presidente Masoud Barzani e di altri simboli della regione sostituiti con foto dell'ayatollah Khomeini;

nei combattimenti numerosi Peshmerga sono stati uccisi e decapitati, e la stessa sorte ha condiviso anche la popolazione civile kurda, come viene documentato da vari filmati e fotografie che riportano scene raccapriccianti;

in città è stato disposto il coprifuoco e vengono bruciate abitazioni civili e negozi riconducibili a cittadini kurdi nonché edifici del partito democratico del Kurdistan del presidente Barzani. Più di 300 sono in questo momento civili e Peshmerga in stato di arresto;

il precedente governatore, colpevole di aver concesso lo svolgimento del referendum lo scorso 25 settembre, è stato destituito e sostituito con uno arabo ed è anche proibito parlare in lingua kurda;

la rappresentanza in Italia e presso la Santa sede del Governo regionale del Kurdistan si unisce a quanto dichiarato dal presidente Masoud Barzani, che ha ribadito come la regione del Kurdistan abbia sempre cercato di ottenere i propri diritti attraverso il dialogo, senza mai cercare lo scontro militare;

la stessa rappresentanza si è rivolta "a tutti coloro che amano la pace e credono nella giustizia" per porre fine alle violenze che nuovamente feriscono il popolo kurdo,

si chiede di sapere:

quali passi intenda compiere il Governo italiano per porre immediatamente fine all'offensiva del Governo di Baghdad contro il popolo kurdo, lo stesso che, dopo aver disatteso per anni gli impegni finanziari verso il Kurdistan iracheno, ora sta applicando la no fly zone su tutta la regione, impedendo anche l'arrivo degli aiuti umanitari per i milioni di profughi generosamente ospitati dal Governo di Barzani sul proprio territorio;

se non ritenga, nella sua qualità di attuale membro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, di portare urgentemente all'ordine del giorno di quel consesso la questione kurda per fermare il massacro di combattenti kurdi che il Governo di Bagdad sta perpetrando e per ristabilire il pieno rispetto dei diritti umani nei confronti di un popolo a cui l'intera comunità internazionale deve tantissimo nella lotta per debellare la piaga del terrorismo jihadista.

(3-04060)