• Testo RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
S.6/00266 sentite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in merito alla riunione del Consiglio europeo del 19-20 ottobre 2017 con all'ordine del giorno alcune delle questioni più...



Atto Senato

Risoluzione in Assemblea 6-00266 presentata da LOREDANA DE PETRIS
mercoledì 18 ottobre 2017, seduta n.902

Il Senato,
sentite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in merito alla riunione del Consiglio europeo del 19-20 ottobre 2017 con all'ordine del giorno alcune delle questioni più urgenti, tra cui le migrazioni, l'Europa digitale, la sicurezza e la difesa, specifiche questioni di politica estera, comprese le relazioni con la Turchia ed i negoziati relativi alla Brexit,
premesso che:
sarebbe auspicabile che il prossimo Consiglio europeo segni una netta discontinuità con le politiche fin qui seguite dall'Unione europea, al fine di bloccare processi disintegratori del progetto dell'Europa unita, di cui la Brexit, il risultato delle elezioni politiche in Germania e in Austria, il "non-paper" presentato dal ministro Schauble all'Eurogruppo del 10 Ottobre scorso e la vicenda del referendum catalano rappresentano pericolosissimi segnali;
l'Unione europea e l'unione monetaria, impostata e realizzata all'insegna del mercantilismo tedesco senza politiche comuni in ambito economico, fiscale e sociale si è dimostrata sempre più insostenibile: si è affermata attraverso una svalutazione del lavoro, la riduzione della spesa pubblica e degli investimenti pubblici, ed ha alimentato gli squilibri geografici, depresso l'economia e la crescita, fatto crescere le diseguaglianze all'interno e tra i Paesi membri. Tali politiche, come ha dovuto ammettere ormai anche la maggior parte degli economisti mainstream, hanno avuto effetti negativi sulla crescita economica e l'occupazione;
a fine 2017, il Fiscal compact, potrebbe essere inserito a pieno titolo nell'ordinamento europeo, divenendo giuridicamente superiore alla legislazione nazionale e rendendo irreversibili le politiche d'austerità. L'inserimento del Fiscal compact nei Trattati europei avrebbe effetti moltiplicativi di queste politiche fallimentari, oltre ad alimentare un clima di distacco e sfiducia delle popolazioni europee verso la UE. Tale clima potrebbe contribuire a determinare una vera e propria disintegrazione dell'Unione europea e l'acuirsi del consenso a soggettività politiche che individuano in politiche nazionalistiche e di colpevolizzazione dei migranti le responsabilità della situazione venutasi a creare;
questo pericolo può essere fermato: il nostro Paese deve gettare tutto il suo peso nella disattivazione del Fiscal compact e farsi promotore di una inversione di 180 gradi della rotta mercantilista al fine di promuovere la domanda interna nell'eurozona, a partire dalla Germania;
l'ipotesi di un unico Ministro del tesoro dell'eurozona, in assenza di una radicale riscrittura dei Trattati in senso keynesiano e in assenza di un perfezionamento del circuito democratico, che porti a una piena legittimazione popolare (diretta o indiretta) di tutte le istituzioni dell'Unione, significa stringere ancora di più la camicia di forza mercantilista e di svalutazione del lavoro e politiche economiche caratterizzate dalla mera austerità dei conti pubblici per controllare meglio ed in maniera più incisiva i bilanci degli stati nazionali non fidandosi dei criteri più "politici" della stessa Commissione europea;
la stessa proposta di trasformare il Meccanismo europeo di stabilità (Esm) in un Fondo monetario europeo dotato dei poteri di sorveglianza dei bilanci nazionali e con automatismi per la ristrutturazione dei debiti sovrani serve ad esautorare la Commissione europea, che in questi anni, secondo alcuni, ha dimostrato troppa discrezionalità nel giudicare le finanze statali dei Paesi membri. La trasformazione dell'Esm in un Fondo monetario europeo viene presentata come un primo passo per fare sì che il centro possa controllare meglio la periferia, premessa per poi garantire maggiore solidarietà. Ma questa strategia dei due tempi non convince (il timeline è fissato al 2025, o oltre), in quanto non può esistere un'unione monetaria senza solidarietà;
il Consiglio d'Europa ha scritto all'Italia chiedendo chiarimenti sul suo accordo con la Libia. In una lettera del Commissario dei diritti umani, Nils Muiznieks, al ministro degli interni Marco Minniti si legge: "Le sarei grato se potesse chiarire che tipo di sostegno operativo il suo Governo prevede di fornire alle autorità libiche nelle loro acque territoriali, e quali salvaguardie l'Italia ha messo in atto per garantire che le persone" salvate o intercettate non rischino "trattamenti e pene inumane, e la tortura". In particolare, nella lettera inviata il 28 settembre, si chiede "quali salvaguardie l'Italia ha messo in atto per garantire che le persone eventualmente intercettate o salvate da navi italiane in acque libiche, non siano esposte al rischio di essere vittime di trattamenti e pene inumane e degradanti e alla tortura";
rispetto agli accordi con la Libia il commissario evidenzia che "il fatto di condurre operazioni in acque territoriali libiche non assolve il Paese dagli obblighi derivanti dalla convenzione europea dei diritti umani",
impegna il Governo:
a sostenere nell'ambito del Consiglio europeo del 19-20 ottobre 2017 e negli altri consessi che coinvolgono l'Unione europea:
in materia di Fiscal compact, di misure per lo sviluppo e l'occupazione:
una disattivazione del Fiscal compact e l'avvio di una sua radicale riscrittura che vada nella direzione di una golden rulerelativa a spese di investimento anche nazionali e le spese per ricerca e sviluppo e innovazione escludendo le spese militari;
il rifiuto dell'istituzione di un Ministro del tesoro dell'Eurozona fino alla riscrittura in senso keynesiano dei Trattati europei e finché non sia adeguatamente responsabile di fronte al Parlamento, in una logica di pieno rispetto e valorizzazione del circuito democratico;
il rifiuto della trasformazione del Meccanismo europeo di stabilità in Fondo monetario europeo dotato dei poteri di sorveglianza dei bilanci nazionali e dei connessi automatismi per la ristrutturazione dei debiti sovrani secondo quanto indicato nel "non-paper" del ministro Schauble;
la riduzione almeno al 3 per cento del limite massimo per il saldo di bilancia commerciale di ciascun Paese membro e l'introduzione di sanzioni corrispondenti a quelle previste per i deficit di bilancio eccessivi;
a proporre che i titoli di Stato comprati dalle banche centrali nazionali nell'ambito del QE siano trasferiti nell'attivo di bilancio della BCE e successivamente congelati a tempo indefinito, senza alcuna sterilizzazione;
l'emissione di titoli di debito europei garantiti mutualmente da tutti gli Stati membri;
l'adozione di nuove direttive per il raccordo delle normative fiscali nazionali, soprattutto per quanto riguarda l'IVA, al fine di recuperare il gap di evasione attuale, altissimo per l'Italia, pari a 35 miliardi e per scongiurare i meccanismi di elusione;
la proposta che l'Eurozona si doti di un piano di investimenti pubblici destinato a interventi medio-piccoli, attivabili rapidamente e modulabili in modo coerente con le esigenze del ciclo economico, come progetti di riqualificazione e ripristino del territorio, delle periferie urbane, della sostituzione di edifici sismicamente insicuri ed energivori con edifici sicuri e "verdi";
il congelamento degli accordi di libero scambio CETA (con il Canada), TTIP (con gli Usa), EPA (con il Giappone), per tutelare la base produttiva europea e lo spazio per l'intervento pubblico e le politiche economiche;
l'introduzione di una vera ed incisiva "Tobin tax" che assicuri un gettito rilevante e limiti in modo drastico le speculazioni finanziarie, di una web tax e di un'imposta unica a livello europeo sul reddito delle imprese, in modo da evitare che alcuni Paesi si comportino come paradisi fiscali interni alla UE;
e, tramite una parte del gettito derivante delle imposte sopra citate, finanziare l'introduzione di un'indennità europea di disoccupazione;
il rifiuto delle proposte di ulteriori vincoli al possesso di titoli di Stato nei bilanci degli istituti di credito e della previsione di ulteriori incrementi dei requisiti minimi di capitale delle banche per la gestione degli NPL, nonché di procedure per il così detto "default ordinato" dei titoli pubblici;
il completamento accelerato dell'Unione bancaria europea tramite, in particolare, una garanzia comune europea dei depositi bancari e l'attivazione della garanzia fiscale per il fondo di risoluzione delle banche;
in materia di migrazioni:
la promozione di una politica che si opponga ai respingimenti verso i Paesi di origine e di transito in assenza di certificate e verificabili condizioni di ospitalità dignitose nei Paesi di transito e garantisca a tutti i migranti l'accesso a una piena e chiara informazione sulla possibilità di chiedere protezione internazionale;
la promozione dell'apertura immediata di corridoi umanitari di accesso in Europa per garantire "canali di accesso legali e controllati" attraverso i Paesi di transito ai rifugiati che scappano da persecuzioni, guerra e conflitti per mettere fine alle stragi in mare e in terra, e quindi debellare il traffico di esseri umani, anche con visti e ammissioni umanitarie;
una riforma più generale del diritto d'asilo finalizzata a rendere più strutturale il concetto di ricollocamento dei rifugiati, a proporre quindi un reale "diritto di asilo europeo", capace di superare il "Regolamento di Dublino";
la promozione del principio di un'accoglienza dignitosa, e dunque la chiusura di tutti i centri di detenzione per migranti sparsi in Europa proporre un piano europeo straordinario per l'accoglienza dei profughi;
l'implementazione rapida del programma di ricollocamento, ad oggi dimostratosi un fallimento, affiancandolo con la creazione di adeguate strutture per l'accoglienza e l'assistenza delle persone in arrivo, e la previsione di adeguate sanzioni ai Paesi dell'Unione europea che si oppongono ai ricollocamenti dei migranti come l'Ungheria, la Polonia e la Repubblica Ceca;
il reperimento, in sede europea, delle necessarie risorse finanziarie per garantire, specialmente nei Paesi più poveri, che i trasferimenti sociali ai rifugiati non siano a loro spese, e per realizzare diversi interventi di sostegno sia verso i richiedenti asilo che verso le aree più sotto pressione dai flussi migratori;
la programmazione di interventi di cooperazione allo sviluppo locale sostenibile nelle zone più povere, a partire dal continente africano, dove lo spopolamento e la migrazione sono endemici, e l'attuazione di un grande piano di investimenti pubblici diretti dell'Unione europea, investimenti che non devono essere finalizzati a rafforzare le milizie e le forze di polizia e militari locali per fronteggiare, invece, le cause di fondo del fenomeno, la ricerca di condizioni di vita dignitose e di uno sviluppo sostenibile;
sviluppare un'azione comune europea di stimolo alle istituzioni libiche perché anche la Libia ratifichi la Convenzione di Ginevra del 1951 sulla protezione dei rifugiati, subordinando la stipula di qualunque accordo con tale Paese alla previa autorizzazione parlamentare prevista dall'articolo 80 della Costituzione per i trattati che abbiano natura politica o comportino oneri finanziari e condizionando la medesima stipula alla verifica sul campo del rispetto degli standard internazionali in materia di tutela dei diritti umani;
promuovereaccordi dei Paesi europei con i Paesi di origine e di transito come la Libia e il Sudan che siano condizionati al rispetto dei diritti umani e in particolare allo smantellamento dei campi lager dove vengono reclusi i migranti ed alla costituzione di centri di accoglienza sotto l'egida dell'UNHCR;
in materia di Europa digitale:
tutte le misure volte ad espandere ulteriormente il mercato unico digitale dell'UE , ad abbattere le barriere normative esistenti fra gli Stati membri dell'UE, a potenziare gli strumenti relativi alla portabilità dei contenuti digitali, garantendo parità di accesso e l'attivazione della portabilità al fornitore dei servizi, nonché le stesse garanzie procedurali e il rispetto del diritto alla privacy, inclusa un'efficace tutela giurisdizionale;
in materia di sicurezza e difesa:
l'adozione di iniziative urgenti per bloccare la vendita di armi a tutti i Paesi responsabili di aver supportato, finanziato e armato, direttamente o indirettamente, Daesh e altri gruppi terroristici;
le proposte volte a promuovere attività di intelligence tradizionali a discapito di una sorveglianza di massa, scarsamente efficace e costosa, non solo in termini di diritti civili, proponendo in sede di Consiglio europeo attività coordinate tra le agenzie di intelligence degli Stati europei e dirottando verso queste attività i fondi relativi alle ingenti spese per le campagne militari all'estero, costose e controproducenti;
il convinto dispiegamento di un grande piano europeo contenente misure per il dialogo interculturale e interreligioso contro l'emarginazione, e quindi per l'integrazione e contro l'odio, affinché si debellino le motivazioni e le radici che conducono alla radicalizzazione e al terrorismo;
il rifiuto delle richieste di aumento delle spese militari dell'Unione europea, e le proposte di rafforzamento della capacità militare dell'Unione in risposta alla crisi, posto che il ricorso alla coercizione nazionale e internazionale non potrà risolvere i problemi socio-economici più di quanto non abbia fatto in passato;
l'avvio di un processo per arrivare ad una difesa europea comune, ma solo in una prospettiva di disarmo nucleare e convenzionale e di riduzione delle spese militari in tutti i Paesi europei, intesa anche come sinergia industriale e messa in comune dei sistemi d'arma;
in materia di politica estera:
iniziative concrete per arginare il flusso dei foreign fighterssoprattutto facendo pressioni sulla Turchia, a partire dalla richiesta che al confine tra Turchia e Siria venga dislocato un controllo internazionale della frontiera sotto mandato ONU e che la Turchia cessi immediatamente ogni forma di ostilità nei confronti delle milizie curde dello YPG/YPJ e dello HPG che stanno combattendo contro Daesh in Siria e Iraq;
l'impegno a dare seguito con urgenza all'invito del Parlamento europeo, espresso nella risoluzione 2016/2515(RSP), che chiede l'imposizione di un embargo sulla vendita delle armi all'Arabia Saudita, tenuto conto delle gravi accuse di violazione del diritto umanitario internazionale da parte di tale Paese nello Yemen e del fatto che il continuo rilascio di licenze di vendita di armi all'Arabia Saudita viola pertanto la posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio dell'8 dicembre 2008;
invitare il Governo spagnolo e i responsabili della Generalitat catalana a risolvere il loro conflitto interno mediante negoziati sospendendo sia la dichiarazione di indipendenza che l'applicazione dell'articolo 155 della costituzione spagnola;
in materia di Brexit:
la piena attuazione delle risoluzioni approvate dalla Camera dei deputati il 27 aprile 2017 ed In particolare degli impegni previsti dalla risoluzione 6-00316 come approvata dall'Assemblea.
(6-00266)
DE PETRIS, DE CRISTOFARO, BAROZZINO, BOCCHINO, CERVELLINI, PETRAGLIA, MINEO.