• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

link alla fonte scarica il documento in PDF

Atto a cui si riferisce:
C.4/18259 (4-18259)



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-18259presentato daMAESTRI Andreatesto diLunedì 23 ottobre 2017, seduta n. 876

   ANDREA MAESTRI, CIVATI, BRIGNONE e PASTORINO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della giustizia, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   il 3 ottobre 2017 con la sentenza n. 4614/2017, il Consiglio di Stato ha ribaltato il pronunciamento del Tar Calabria (n. 2435 del 13 dicembre 2016), il quale aveva censurato la gara del comune di Catanzaro per il piano regolatore della città: servizio mandato in gara al compenso simbolico di un euro e un rimborso spese massimo di 250 mila euro – comprensive di Iva –, documentate e preventivamente autorizzate dal Rup (Responsabile del procedimento);

   il bando pubblico era stato impugnato da tutti gli ordini dei professionisti tecnici della provincia. Il Tar Calabria ha ritenuto il bando illegittimo, dando loro ragione e ribadendo che le «offerte che appaiono anormalmente basse rispetto ai lavori, alle forniture o ai servizi potrebbero basarsi su valutazioni o prassi errate dal punto di vista tecnico, economico o giuridico». Il Consiglio di Stato ha quindi riabilitato il comune di Catanzaro, che presto procederà nell'aggiudicazione all'unico concorrente in gara;

   l'associazione forense nazionale «Mobilitazione generale avvocati» (MGA) ritiene che il Consiglio di Stato, stabilendo il principio in base al quale è legittimo che le pubbliche amministrazioni chiedano ai liberi professionisti di lavorare gratis in cambio solo di lustro e della famosa visibilità – nella sentenza infatti si afferma che «Con la sponsorizzazione si ha scambio di denaro contro un'utilità immateriale, costituita dal ritorno di immagine» –, abbia con ciò legittimato un principio di profonda inciviltà sociale e giuridica che lede non soltanto la dignità di milioni di lavoratori, ma anche gli stessi valori sanciti dagli articoli 1, 3, 35 e 36 della Carta Costituzionale, arrivando addirittura quasi a mettere sullo stesso piano il volontariato con il lavoro;

   a sostegno di MGA anche quanto rimarcato dall'Inarsind secondo cui, quanto deliberato dal Consiglio di Stato si inserisce in un contesto «al di fuori della realtà» in quanto pronunciato nel momento in cui il codice degli appalti definisce l'obbligo di porre a base d'asta – per le gare relative alle prestazioni professionali – gli importi derivanti dall'applicazione del decreto ministeriale 17 giugno 2016; l'Anac sta rivedendo le linee guida in applicazione del suddetto codice con l'intento di normare gli affidamenti di qualsiasi entità, per evitare ogni possibile matrice di corruzione, e in Parlamento si discute di progetti di legge relativi all'introduzione di un equo compenso per i professionisti;

   coerentemente con queste posizioni e con quelle di numerosissime altre categorie professionali, MGA ha lanciato sulla piattaforma change.org, una petizione per chiedere al Parlamento e al Governo di varare con urgenza norme:

    a) che consentano di regolare i rapporti di committenza con la pubblica amministrazione vietando bandi, incarichi e affidamenti in deroga ai minimi stabiliti da parametri e tabelle di riferimento, che prevedano che tale divieto operi ex ante, consentendo al professionista di percepire il proprio equo compenso senza dover ricorrere a un giudice;

    b) con cui sia stabilito che tale principio sia esteso ai rapporti di committenza tra pubblica amministrazione e qualsiasi professionista, indipendentemente dalla sua iscrizione a un ordine o meno –:

   considerato il forte dissenso di cui in premessa, in merito alla sentenza n. 4614/2017 del Consiglio di Stato, in netto contrasto agli articoli 1, 3, 35 e 36 della Carta costituzionale, se intenda assumere iniziative normative al riguardo;

   se intenda accogliere le legittime richieste di MGA e dei firmatari della petizione, assumendo iniziative per definire un equo compenso dei professionisti.
(4-18259)