• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

link alla fonte scarica il documento in PDF

Atto a cui si riferisce:
C.5/12564 (5-12564)



Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-12564presentato daSCAGLIUSI Emanueletesto diMercoledì 25 ottobre 2017, seduta n. 878

   SCAGLIUSI e CRIPPA. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   Ahmadreza Djalali è un medico iraniano di 45 anni con un lungo passato all'università del Piemonte Orientale di Novara, presso il Karolinska Institutet di Stoccolma e la Vrije Universiteit Brussel;

   il 24 aprile 2016 è stato arrestato con l'accusa di spionaggio ed è incarcerato nella prigione di Evin, vicino a Teheran. Il regime di Teheran lo accusa di «collaborazione con governi nemici». Stando a numerosi organi di stampa la sua unica colpa accertata è quella di aver collaborato all'estero con ricercatori italiani, israeliani, svedesi, americani e del Medioriente, per migliorare le capacità operative degli ospedali di quei Paesi che soffrono la povertà e sono flagellati da guerre e disastri naturali, assicurano i medici che hanno lavorato con lui;

   in carcere ha condotto tre scioperi della fame e uno delle sete per affermare la propria innocenza. Le sue condizioni di salute sembrano esser peggiorate velocemente. A suo favore, nei mesi scorsi, c'è stata una vera e propria mobilitazione internazionale, che ha portato alla raccolta di oltre 220 mila firme in tutto il mondo. Amnesty International ha avviato un'azione urgente e i figli di 5 e 14 anni, che vivono in Svezia con la madre, si sono rivolti anche a Papa Francesco;

   stando a quanto comunicato dalla sua famiglia a organi di stampa già nel febbraio 2017 il medico iraniano sarebbe stato condannato a morte, come d'altronde sarebbe stato confermato dalla Farnesina;

   alla notizia della condanna è intervenuta anche la regione Piemonte che ha chiesto l'immediata revoca della sua condanna e la sua scarcerazione, sollecitando il Governo e l'Unione europea a intervenire presso le autorità iraniane;

   la richiesta d'aiuto della moglie, che vive a Stoccolma con i due figli e si è rivolta al Governo svedese per la liberazione del dottor Djalali, è stata sostenuta anche dall'università del Piemonte orientale, rilanciando la raccolta fondi per sostenere le spese legali della famiglia –:

   quali iniziative il Ministro interrogato stia attualmente mettendo in atto presso le sedi internazionali competenti e nei rapporti diplomatici bilaterali con l'Iran affinché il dottor Djalali venga scarcerato;

   se non ritenga opportuno assumere iniziative volte a promuovere un intervento dell'Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, a supporto dell'auspicata soluzione della vicenda.
(5-12564)