• Testo INTERPELLANZA

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Atto a cui si riferisce:
C.2/02003 (2-02003) «Crippa, Liuzzi, Vallascas, Cancelleri, Da Villa, Della Valle, Fantinati».



Atto Camera

Interpellanza 2-02003presentato daCRIPPA Davidetesto diMercoledì 8 novembre 2017, seduta n. 883

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dello sviluppo economico, per sapere – premesso che:

   si apprende da notizie di giornali che esiste una lettera testamento tra i documenti acquisiti dalla procura di Potenza che indaga sull'inquinamento del Centro olio dell'Eni di Viggiano (Potenza) dell'ingegnere Gianluca Griffa ex responsabile dello stabilimento lucano, scomparso e poi trovato impiccato misteriosamente nell'agosto 2013;

   il contenuto della lettera, rivelato dal quotidiano La Nuova del Sud riporta la denuncia di Gianluca Griffa ai carabinieri di Viggiano e agli ispettori di polizia mineraria (Unmig) del Ministero dello sviluppo economico, effettuata dallo stesso poco prima di suicidarsi; da tale denuncia si evince che le prime fuoriuscite di greggio dai serbatoi del Centro olio dell'Eni di Viggiano sarebbero avvenute nel 2012. Ma «per ordini superiori» sono state «nascoste», per non dover fermare la produzione, fino a gennaio di quest'anno, quando un affioramento casuale nelle vasche del depuratore del Consorzio industriale ha portato alla scoperta di almeno 400 tonnellate di greggio colate nel terreno tra l'impianto e la falda acquifera sottostante;

   nelle scorse settimane i pm della procura di Potenza hanno acquisito il documento nel fascicolo dell'inchiesta, tuttora aperta, sulle attività di Eni in Val d'Agri, per cui avevano disposto di sentire tutti i dipendenti che si sono avvicendati in Basilicata negli ultimi anni, e raccogliere informazioni sulle loro attuali condizioni di salute;

   l'ingegnere motiva il gesto compiuto come la conclusione di «vari tentativi falliti di far convergere l'azienda a più miti consigli» sulla gestione dell'impianto di Viggiano, riducendo la produzione se non fermandola del tutto per avviare una serie di verifiche sulle criticità esistenti;

   a preoccuparlo, infatti, erano proprio i livelli eccessivi di corrosione dei serbatoi, ma anche le «perdite di processo» di sostanze pericolose utilizzate in una delle due linee di trattamento del gas estratto assieme al greggio, che tornerebbero in circolo senza possibilità di eliminarle e smaltirle regolarmente;

   a distanza di 3 anni, proprio la presenza di sostanze pericolose tra i reflui inviati in parte al pozzo Costa molina 2, nel comune di Montemurro, per essere reiniettati in profondità, e in parte in vari depuratori sparsi per mezza Italia, è finita al centro dell'inchiesta dei pm di Potenza su un presunto traffico illecito di rifiuti tra altri dirigenti della compagnia e i responsabili degli impianti di smaltimento. Più di recente, inoltre, lo stesso problema ha portato alla sospensione, da parte della regione Basilicata, dell'autorizzazione alla reiniezione, in attesa di chiarimenti da parte della società;

   all'epoca, però, l'ingegnere era convinto che «se fosse emerso il problema all'esterno» sarebbe stato considerato lui l'unico responsabile. Per questo, si biasimava per non essere riuscito a convincere i suoi capi, a Viggiano e a Milano, di rallentare le attività;

   Griffa descrive, un primo incontro avvenuto in Val d'Agri a febbraio del 2013, alla presenza dei dirigenti locali della compagnia e di altri inviati dalla sede centrale, in cui il suo tentativo di portare «allo scoperto» le questioni esistenti sarebbe stato stoppato bruscamente, anzi spiega di essere stato tenuto all'oscuro delle perdite dai suoi superiori e aggiunge di essersi informato per le vie brevi, anche sui risultati delle analisi effettuate dopo due incidenti, assieme all'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente nei pozzetti attorno all'impianto che all'epoca, però, non avrebbero segnalato nulla di allarmante;

   invece per tutti gli altri l'obiettivo era aumentare la produzione, confidando che, una volta entrata in funzione la seconda linea di trattamento del gas, «i problemi si sarebbero risolti da soli»;

   lo stesso poi però aggiunge di non essersi lasciato scoraggiare e di aver imposto «in 2-3 occasioni» ai tecnici che riducessero la portata dell'impianto all'insaputa dei capi. Salvo scoprire che non appena si assentava venivano ripristinate le vecchie impostazioni, per poi sentirsi dire che con le sue preoccupazioni sullo stato dei serbatoi metteva solo «ansia nel sistema»;

   le sue preoccupazioni gli sarebbero costate ferie forzate, rimozione dall'incarico e una convocazione nella sede di Milano il 22 luglio 2013. Ma quattro giorni dopo il giovane ingegnere piemontese fece perdere le sue tracce. Fu trovato impiccato in circostanze non del tutto chiare in un bosco di Montà d'Alba in provincia di Cuneo;

   una vicenda drammatica e sconcertante in un quadro che getta ombre sempre più lunghe sulla gestione politico-amministrativa della vicenda petrolio nella regione Basilicata e soprattutto desta non pochi legittimi e gravi sospetti sull'operato di questi anni di Eni ed anche di chi doveva controllare –:

   come intenda adoperarsi il Governo, per quanto di competenza, affinché ogni elemento utile a chiarire la vicenda di cui sia in possesso sia fornito alla magistratura;

   se presso il Ministero dello sviluppo economico, tramite l'Ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e le georisorse, durante le ispezioni e le attività di polizia mineraria in questi anni siano state rilevate in merito al Centro Olii dell'Eni di Viggiano, perdite di greggio o mancanze costruttive dell'impianto.
(2-02003) «Crippa, Liuzzi, Vallascas, Cancelleri, Da Villa, Della Valle, Fantinati».