• Testo ODG - ORDINE DEL GIORNO IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
C.9/04505-B/003    premesso che:     è in corso di discussione, in seconda lettura, l'A.C. 4505-B, «Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia...



Atto Camera

Ordine del Giorno 9/04505-B/003presentato daCATALANO Ivantesto diMercoledì 8 novembre 2017, seduta n. 883

   La Camera,
   premesso che:
    è in corso di discussione, in seconda lettura, l'A.C. 4505-B, «Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea – Legge europea 2017»;
    l'articolo 4 di tale provvedimento prevede che «in caso di violazione dell'articolo 3, dell'articolo 4, paragrafi 1 e 2, o dell'articolo 5, paragrafo 2, del regolamento (UE) 2015/2120 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2015, che stabilisce misure riguardanti l'accesso a un Internet aperta e che modifica la direttiva 2002/22/CE relativa al servizio universale e ai diritti degli utenti in materia di reti e di servizi di comunicazione elettronica (...), l'Autorità irroga una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 120.000 a euro 2.500.000 e ordina l'immediata cessazione della violazione. Qualora l'Autorità riscontri, ad un sommario esame, la sussistenza di una violazione dell'articolo 3, paragrafi 1, 2, 3 e 4, del citato regolamento (UE) 2015/2120 e ritenga sussistere motivi di urgenza dovuta al rischio di un danno di notevole gravità per il funzionamento del mercato o per la tutela degli utenti, può adottare (...) provvedimenti temporanei per far sospendere la condotta con effetto immediato»;
    in particolare, il citato articolo 3 del regolamento (UE) 2015/2120 sancisce il diritto dell'utente finale di poter scegliere liberamente le proprie apparecchiature terminali, come definite dalla direttiva 2008/63 recepita dal decreto legislativo 26 ottobre 2010 n.198, e fra le quali rientrano anche gli apparecchi modem/router, con o senza il VolP;
    ciononostante, nella prassi commerciale consolidata, i maggiori operatori italiani di telecomunicazione, che rappresentano al momento, secondo le statistiche AGCOM, oltre il 90 per cento della quota di mercato della telefonia fissa, obbligano gli utenti ad utilizzare esclusivamente l'apparecchio terminale da loro scelto, tra l'altro imponendo spesso il pagamento di un corrispettivo per l'acquisto o il comodato dello stesso;
    l'Ufficio dell'organismo dei regolatori europei delle comunicazioni elettroniche, nelle BEREC Guidelines on the Implementation by National Regulators of European Net Neutrality Rules, approvate lo scorso agosto 2016, ha fornito indicazioni all'ente regolatore locale (nel nostro caso Agcom) su come interpretare gli articoli del Regolamento europeo affermando per l'articolo 3, ovvero quello del modem libero, che «se sussistono delle evidenze tecniche che rendono necessario l'utilizzo di uno specifico terminale l'operatore può scegliere di erogare tale servizio con il dispositivo considerato più idoneo che però viene considerato parte della sua rete»;
    tuttavia, in riferimento alla quasi totalità dei servizi forniti agli utenti dagli ISP, le motivazioni tecniche e di sicurezza addotte per limitare la libertà di scelta risultano prive di fondamento; posto che le tecnologie delle reti internet e VolP già si conformano a standard definiti dettagliatamente, emanati da organismi internazionali o associazioni come la IETF, ITU-T, 3GPP e DSL-Forum di cui i provider stessi fanno parte molto spesso;
    la finalità di tali standard è proprio quella di offrire una linea guida comune, così da evitare soluzioni proprietarie e fare in modo che i produttori possano sviluppare economie di scala, di cui poi i provider beneficiano nei prezzi di acquisto delle tecnologie, beneficio questo che ben dovrebbe riguardare anche gli utenti finali;
    in particolare, sia in riferimento alle tecnologie su rame, sia alla fibra, gli ISP effettuano sui propri apparecchi delle mere personalizzazioni software, assimilabili per esempio, nel mondo degli smartphone, al cambio del nome dell'APN per navigare su Internet, che non determina un cambio della tecnologia utilizzata, ossia LTE;
    tali modifiche non vanno a modificare né il firmware di basso livello del modem xDSL/xPON, né le specifiche istruzioni software che implementano gli algoritmi di cifratura;
    già a legislazione vigente, l'imposizione di apparecchiature terminali da parte dell'operatore dovrebbe quindi verificarsi solo in casi del tutto eccezionali, corrispondenti essenzialmente all'esistenza di restrizioni, conformi al diritto dell'Unione, imposte dai fabbricanti o dai distributori delle apparecchiature terminali;
    lo stesso Regolamento 2015/2120, nel proprio consideranda n. 5, dimostra il ridotto ambito di tale eccezione, stabilendo che «quando accedono a Internet, gli utenti finali dovrebbero essere liberi di scegliere tra vari tipi di apparecchiature terminali, quali definite nella direttiva 2008/63/CE della Commissione. I fornitori di servizi di accesso a Internet non dovrebbero imporre restrizioni all'utilizzo di apparecchiature terminali che collegano alla rete oltre a quelle imposte dai fabbricanti o dai distributori di apparecchiature terminali conformemente al diritto dell'Unione»;
    l'imposizione di specifici apparati da parte del fornitore del servizio non è giustificata neppure da ragioni di sicurezza e stabilità del servizio, che anzi viene più gravemente compromessa, come dimostrato dal disservizio recentemente subito dai clienti di un grande operatore, a seguito di un attacco informatico che ha manomesso i relativi modem/router, privando gli utenti dell'accesso a internet, senza che questi ultimi potessero autonomamente cambiarlo così da ripristinare tempestivamente la connessione, dato che tale operazione risultava vietata dalla policy imposta dal fornitore del servizio;
    il legislatore tedesco ha approvato, il 23 gennaio 2016, una legge sulla scelta e connessione delle apparecchiature terminali nelle comunicazioni (Gesetz zur Auswahl und zum Anschluss von Telekommunikationsendgeräten; TK-Endgerätegesetz), con lo scopo esplicito, espresso dal Ministero Federale per gli Affari Economici e l'Energia nel documento del Bundestag n. 18/6280, di «chiarificare che la rete di telecomunicazioni pubblica finisce al termine della rete passiva, e che il controllo funzionale è assegnato all'interfaccia lato utente. Conseguentemente, il consumatore finale può scegliere quale apparecchiatura terminale venga connessa dietro il termine della rete passiva, indipendentemente da come la singola apparecchiatura terminale di telecomunicazione sia definita»;
    la normativa tedesca risulta pienamente conforme alla ratio del Regolamento, che è quella di garantire la libertà di scelta dell'utente, la concorrenza tra gli operatori (anch'essa attualmente lesa, in quanto l'imposizione di router/modem proprietari configura una significativa barriera all'uscita per l'utente) e la neutralità della rete (gravemente minacciata dall'imposizione di apparati proprietari, che consentono al fornitore del servizio di ottimizzarlo o meno per determinati contenuti e non altri, senza controllo da parte dell'utente);
    ad ulteriore dimostrazione della piena conformità della normativa tedesca al quadro regolamentare dell'unione Europea, si evidenzia che, a quasi due anni dalla sua emanazione, non risulta avviata alcuna procedura di infrazione contro la Germania in relazione a tale normativa,

impegna il Governo

a fare propria nell'ambito delle sue competenze l'interpretazione della normativa europea, e in particolare del Regolamento 2015/2120, contenuta nelle premesse, adoperandosi presso l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni al fine dell'adozione delle iniziative di sua competenza.
9/4505-B/3. Catalano, Monchiero, Quintarelli, Mucci, Galgano, Menorello, Molea, Bombassei, Mazziotti Di Celso, Oliaro, Dambruoso, Bueno, Vaccaro.