• Testo RISOLUZIONE IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.7/01385 (7-01385) «Fregolent, Pelillo, Bernardo, Barbanti».



Atto Camera

Risoluzione in commissione 7-01385presentato daFREGOLENT Silviatesto presentato Martedì 7 novembre 2017 modificato Mercoledì 8 novembre 2017, seduta n. 883

   La VI Commissione,

   premesso che:

    i commi da 88 a 114 dell'articolo 1 della legge di bilancio 2017 (legge n. 232 del 2016) hanno introdotto agevolazioni fiscali volte a incoraggiare investimenti a lungo termine nelle imprese e specialmente nelle piccole e medie imprese, attraverso investimenti qualificati e piani di risparmio a lungo termine (PIR);

    in particolare, tale normativa, da un lato, ai commi da 88 a 96, prevede l'esenzione dall'imposta sul reddito per i redditi derivanti dagli investimenti a lungo termine (detenuti per almeno cinque anni) nel capitale di imprese, effettuati da casse previdenziali o da fondi pensione nel limite del 5 per cento del loro attivo patrimoniale;

    da un altro lato, ai commi da 100 a 114, si prevede l'esenzione fiscale per i redditi di capitale e i redditi diversi percepiti da persone fisiche residenti in Italia, al di fuori dello svolgimento di attività di impresa commerciale, derivanti dagli investimenti effettuati nei predetti PIR, a condizione che gli strumenti finanziari in cui è investito il PIR siano detenuti per almeno 5 anni e che il valore del PIR sia investito in strumenti finanziari emessi da imprese italiane e europee, con una riserva minima del 30 per cento investito in strumenti di piccole e medie imprese, entro il limite individuale di 30.000 euro all'anno e, comunque, di complessivi 150.000 euro;

    la normativa appena richiamata sta già sortendo effetti positivi, con risultati che sono andati ben oltre le aspettative: attualmente sono attivi sul mercato 44 fondi PIR compliant che, nei primi 9 mesi dell'anno, hanno raccolto circa 5 miliardi di euro, oltre le iniziali stime del Governo, pari a 2 miliardi di euro, che ha così rivisto l'obiettivo per tutto il 2017 a 10 miliardi; secondo le stime degli uffici studi delle principali case di investimento italiane, la raccolta dei PIR cumulata al 2021 potrebbe superare i 70 miliardi; ciò nonostante le masse gestite e amministrate dal private banking, che ammontano a circa 750 miliardi di euro su circa 900.000 clienti ricchi, non siano ancora interessate all'attuale normativa se non in maniera molto marginale;

    lo strumento dei PIR rappresenta quindi uno straordinaria opportunità per sostenere una politica industriale volta a rafforzare la patrimonializzazione delle imprese italiane e, tra queste, in particolare, quelle di medie e piccole dimensioni, che stanno investendo nell'innovazione con l'obiettivo di essere competitive sui mercati internazionali e mantenere il passo con i cambiamenti in atto nel sistema economico ovvero la quarta rivoluzione industriale (cosiddetta Industria 4.0);

    in questa prospettiva, il Governo ha individuato nel venture capital una delle leve di crescita del Paese (legge di bilancio 2017 e decreto industria 4.0), considerato che le imprese altamente innovative soffrono di vincoli di credito a causa di asimmetrie informative da parte degli investitori e, per tale ragione, è fondamentale favorire la produttività e la crescita del Paese, convogliando più fonti di finanziamento verso le imprese tecnologicamente innovative;

    l'industria del venture capital in Italia è tuttavia molto indietro rispetto al resto dell'Europa; l'Italia investe solo lo 0,005 per cento del suo Pil in venture capital, contro una media europea che si attesta intorno allo 0,028 per cento: si pensi che nel primo trimestre 2017 gli investimenti sulle start-up sono stati solo di 35 milioni di euro su un totale di 4,9 miliardi di euro in private equity e private debt; il venture capital in Italia vale inoltre solo l'1 per cento dei finanziamenti privati alle imprese (secondo i dati Aifi 2016): si rivela dunque necessario rilanciare e rafforzare lo sviluppo del mercato italiano del venture capital, tra l'altro strutturando strumenti finanziari appropriati in grado di soddisfare adeguatamente la domanda degli investitori;

    in tale contesto appare infine necessario mitigare l'impatto di alcuni fattori che limitano la competitività del mercato dei capitali italiano, favorendo nel contempo il collocamento e la quotazione sul mercato di un paniere sempre più ampio di titoli azionari e obbligazionari emessi da società italiane, sia per rafforzare l'industria finanziaria domestica, che dalla Brexit potrebbe cogliere importanti vantaggi, sia per ampliare le opportunità di investimento dei PIR,

impegna il Governo:

   ad assumere tutte le iniziative utili, anche di carattere normativo, per:

    a) favorire la canalizzazione del risparmio privato verso il venture capital, prevedendo che, per usufruire dell'agevolazione fiscale sui PIR, sia obbligatorio investire almeno il 3 per cento della soglia di investimento prevista dai PIR, in Organismi di investimento collettivo del risparmio quotati che investano prevalentemente in start-up innovative di cui all'articolo 25, commi 2 e 3, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, o in piccole e medie imprese innovative di cui all'articolo 4 del decreto-legge 24 gennaio 2015, n. 3;

    b) allargare l'agevolazione fiscale dei PIR alle quote di Fondi di credito e alle obbligazioni emesse a fronte di cartolarizzazioni di crediti erogati a piccole e medie imprese tramite piattaforme peer-to-peer specializzate, gestite peraltro da intermediari soggetti a vigilanza dalla Banca d'Italia;

    c) estendere l'agevolazione fiscale PIR anche a forme di gestione individuale (gestioni patrimoniali) e non solo collettiva (fondi) per permettere anche al mondo delle gestioni di private banking di accedere direttamente agli investimenti PIR, lasciando i vincoli PIR in capo alla gestione e non agli investimenti sottostanti;

    d) innalzare dal 5 per cento fino al 10 per cento il tetto stabilito per gli investimenti effettuati da casse previdenziali o fondi pensione, limitatamente alla sottoscrizione dei PIR, nonché di ampliare i limiti individuali di 30.000 euro annui e di 150.000 euro complessivi previsti per le persone fisiche, ad esempio portando il primo limite a 100.000 euro e il secondo a 500.000 euro;

    e) prevedere un credito di imposta del 50 per cento per tutte le società che optano per la quotazione, purché sotto la soglia di 1,5 miliardi di euro di capitalizzazione post quotazione, oppure che effettuino aumenti futuri di capitale o emissione di obbligazioni.
(7-01385) «Fregolent, Pelillo, Bernardo, Barbanti».