• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/18519 (4-18519)



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-18519presentato daPRODANI Aristesto diVenerdì 17 novembre 2017, seduta n. 887

   PRODANI e RIZZETTO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:

   come riportato dal libro «Tempo di donne negli organi di governo della società: la prospettiva economico aziendale», la legge n. 120 del 2011 ha introdotto in Italia le quote di genere nella composizione degli organi di amministrazione e controllo delle società quotate e delle società a controllo pubblico. Secondo differenti statistiche, il genere meno rappresentato negli organi societari, e, quindi, quello da tutelare, è quello femminile. In realtà, le donne entrano nel mercato del lavoro con una preparazione superiore a quella degli uomini, tuttavia, tale vantaggio non si traduce, poi, in opportunità di carriera poiché in pochi casi esse accedono ai ruoli decisionali apicali;

   secondo il Global Gender Gap Report 2017 redatto dal World Economic Forum, «il divario tra uomini e donne, per quanto concerne l'occupazione, l'istruzione, la salute e la rappresentanza politica, nel nostro paese, è del 61 per cento. In Italia, a parità di trattamento e di opportunità tra donne e uomini risulta, ancora, un obiettivo da raggiungere», al riguardo, lo studio posiziona l'Italia al 71esimo posto su 136 Paesi;

   il sito online www.corriere.it ha riportato quanto è stato sottolineato da Yasmina Bekhouche, co-autrice del rapporto del World Economic Forum, secondo la quale «il fattore determinante più importante per la competitività di un Paese è il talento umano. Le donne costituiscono la metà del talento potenziale. Se il governo ha un ruolo importante nel sostenere le politiche giuste (congedo di paternità, asili, etc.), sta anche alle aziende creare posti di lavoro (con processi di reclutamento innovativi, nuovi percorsi per le carriere, politiche salariali trasparenti) che permettano ai migliori talenti di svilupparsi»;

   «Aumentare la presenza delle donne nei luoghi di lavoro è importante, ma non basta se non porta anche a nuove politiche di conciliazione e a un modo nuovo di lavorare, da cui possono trarre beneficio tutti, anche gli uomini. Altrimenti quelle stesse donne rimarranno ai livelli più bassi o saranno costrette alla scelta penosa tra carriera o famiglia»;

   il 10 novembre 2017, Fondazione Crui e Here in collaborazione con l'università di Bergamo e l'università di Milano Bicocca, hanno organizzato workshop internazionale «Gender equality in the Higher Education System.» Il workshop ha indagato il tema dell'uguaglianza di genere nei sistemi universitari in una prospettiva conparata e interdisciplinare;

   il Sole 24 Ore, nella medesima giornata, ha analizzato la tematica, commentando come «le donne rappresentino un numero maggiore rispetto agli uomini. Eppure, sono ancora poche coloro che rivestono ruoli importanti. L'università italiana, nonostante qualche timido cambiamento negli ultimi anni, resta, più che in altri settori della pubblica amministrazione, ancora, appannaggio degli uomini, soprattutto nei gradini più alti»;

   «Nel 2016 erano iscritte 928 mila donne, contro i 733 mila colleghi, rappresentando il 56 per cento degli studenti. Dopo le prime buone performance accademiche (si laureano prima e con voti più alti degli uomini) già ai primi passi della carriera accademica si torna alla parità: le giovani ricercatrici (dottorande) sono il 50,9 per cento, per poi diventare il 41,9 per cento tra i ricercatori più inquadrati (ma sempre a tempo determinato). Per quanto concerne la docenza, le donne rappresentano il 37,2 per cento delle cattedre, a fronte del 63 per cento dei colleghi. I professori ordinari rappresentano la stragrande maggioranza (sono quasi il 78 per cento): ci sono 10.096 professori a fronte di 2.879 professoresse (22 per cento). Infine l'ultimo sbocco: quello da rettore. Oggi in Italia su 96 Magnifici, solo sette sono donne: quattro al Sud, due al Centro e soltanto una al Nord»;

   Stefano Paleari direttore scientifico di Here e docente a Bergamo ha spiegato che «il sentiero è tracciato perché nei primi livelli di carriera le donne sono numerose. Ora bisogna sperimentare negli atenei forme di welfare che favoriscano la conciliazione del lavoro con la famiglia»;

   allargando lo sguardo dagli atenei al mondo del lavoro, «la scelta universitaria è soltanto l'ultimo atto di un divario presente, anche, nelle materie scientifiche che, come testimoniano diverse indagini, condotte da Timms e Ocse-Pisa nel 2015, comincia dai banchi di scuola. Riflettendosi nelle aspirazioni, nelle decisioni e, a cascata, nei livelli di disoccupazione e precariato. Non è un caso che la scarsa presenza femminile nelle Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematics) sia ormai argomento di discussione a tutti i livelli, G7 compreso» –:

   quali iniziative il Governo, intenda assumere per colmare il divario di genere nel mercato del lavoro e nell'ambiente universitario tra uomini e donne, sostenendo e potenziando la partecipazione femminile.
(4-18519)