• Testo ODG - ORDINE DEL GIORNO IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
S.0/02960/018/ ... in sede di esame del disegno di legge «Bilancio di previsione dello Stato per anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020»; premesso...



Atto Senato

Ordine del Giorno 0/2960/18/05 presentato da FABRIZIO BOCCHINO
venerdì 17 novembre 2017, seduta n. 831

Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge «Bilancio di previsione dello Stato per anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020»;
premesso che:
la salute dei lavoratori è un bene prezioso da tutelare per legge (decreto legislativo n. 81 del 2008). La sua tutela compete al datore di lavoro e i costi per esercitarla gravano sul medesimo;
la salute di un lavoratore è inversamente proporzionale all'età anagrafica, così come all'anzianità di servizio che espone il lavoratore alle malattie professionali della categoria;
le riforme previdenziali operano direttamente su età anagrafica e anzianità di servizio, incidendo inevitabilmente sulla salute del lavoratore;
nonostante ciò, le riforme previdenziali finora attuate non hanno mai preso in considerazione, inspiegabilmente, la variabile «salute»;
dal 1992 la categoria professionale degli insegnanti ha subito 4 riforme previdenziali «al buio» (cioè senza valutazione della variabile salute) che l'hanno proiettata dalle pensioni baby ai 66 anni e 7 mesi per la quiescenza;
la medesima categoria non ha mai visto riconosciute le proprie malattie professionali che, secondo gli studi attualmente disponibili in Italia, Gran Bretagna, Francia, Germania, Giappone e altri Paesi, sono prevalentemente-di natura psichiatrica, a causa dell'alta usura psicofisica per l'esercizio della professione (helping profession);
l'attività di prevenzione dello stesso lavoro correlato (SLC) prevista nel decreto legislativo n. 81 del 2008 non è stata finanziata con fondi ad hoc e dunque non è stato possibile informare i docenti circa i loro rischi, né formare i dirigenti scolastici circa le loro incombenze medico-legali (tutela della salute dei docenti e dell'utenza in primis);
l'ufficio III del Ministero dell'economia e delle finanze, pur disponendo da anni dei dati sull'inidoneità degli insegnanti, non li ha mai elaborati né presentati ufficialmente, impedendo di individuare e riconoscere le malattie professionali della categoria e di attuarne la prevenzione. Tale mancanza ha altresì favorito la diffusione dei ben noti stereotipi sugli insegnanti accrescendone il discredito di fronte all'opinione pubblica;
l'attuale crescente frequenza di episodi di maltrattamento dei bambini nella scuola dell'infanzia da parte di maestre ultracinquantenni è solo la punta dell'iceberg di un disagio che consegue alle riforme previdenziali «al buio», a giudizio dei presentatori scellerate;
gli studi scientifici disponibili (si veda «La medicina del lavoro n. 5/2004 e 3/2009) dimostrano che il disagio professionale dei docenti è parimenti diffuso in tutti i livelli d'insegnamento;
nonostante ciò, vengono attualmente proposti da più parti interventi «alla cieca» (ancora una volta senza una valutazione della variabile salute), «ingiustificati» (poiché non suffragati da dati ufficiali) e «discriminatori» (disuguali tra i diversi livelli d'insegnamento). Il Governo, ammettendo così implicitamente gli evidenti limiti dell'ultima riforma Fornero (di cui al decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011), propone infatti correttivi quali «Opzione donna» e «Ape», mentre le parti sociali dal canto loro si muovono in ordine sparso proponendo prepensionamenti agevolati solo per alcune categorie professionali (ad esempio per insegnanti scuola infanzia e primaria);
il prepensionamento, ad eccezione delle categorie empiricamente selezionate (scuola dell'infanzia e asili nido), verrebbe proposto dal Governo a fronte di una riduzione del 20 per cento della pensione. L'esoso contributo ingiustamente preteso dal docente che volesse ritirarsi anzitempo non può essere posto a suo carico per due ragioni: a) frutto di errore altrui; b) costo spettante al datore di lavoro in quanto volto a tutelare la salute del lavoratore;
l'articolo 28 del richiamato decreto, totalmente disapplicato in quanto non finanziato con fondi ad hoc, prevede specificamente la tutela del lavoratore secondo genere ed età. Poiché le donne rappresentano l'82 per cento del corpo docente, risulta particolarmente penalizzato e dunque discriminato il genere femminile che presenta peraltro un'età media di 50,2 anni: periodo in cui il rischio depressivo risulta quintuplicato rispetto all'età fertile;
lo spostamento degli accertamenti medici nei capoluoghi di regione, cosi come l'accentramento nella sola Roma della commissione di II istanza per i ricorsi ai provvedimenti medici, rendono assolutamente impervio ed economicamente oneroso, per il lavoratore ammalato, l'esercizio dei propri diritti in materia di tutela della propria salute in virtù delle lunghe trasferte;
con apposita legge (articolo 15, comma 5, del decreto-legge n. 104 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge.128 del 2013) è stata inopinatamente disposta l'integrazione della commissione medica di verifica con un rappresentante del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, designato dall'Ufficio scolastico regionale, nonostante lo stesso: a) non possieda competenze mediche; b) non possa venire a conoscenza della diagnosi in quanto datore di lavoro; c) non abbia uno specifico mandato in seno al collegio medico.
Tutto ciò premesso e considerato, impegna il Governo ad intervenire al fine di:
1) non operare più in futuro alcuna riforma previdenziale, senza prima aver valutato la salute della categoria professionale, nonché l'incidenza delle malattie professionali, alla luce dell'età anagrafica e dell'anzianità di servizio del lavoratore;
2) ad individuare e riconoscere ufficialmente le malattie professionali degli insegnanti processando ed elaborando i dati nazionali dei collegi medici di verifica in possesso dell'ufficio III del Ministero dell'economia per far sì che i dati (anagrafici, anzianità di servizio, diagnosi, provvedimenti) vengano comunicati alle istituzioni interessate e presentati all'opinione pubblica con cadenza annuale, anche ai sensi della normativa sulla trasparenza degli atti;
3) ad apportare i debiti correttivi alle riforme previdenziali effettuate «al buio», in base a reali indicatori di salute dei lavoratori, anziché cercare di tamponare la situazione con interventi parziali, divisivi e discriminatori (cioè non supportati da dati oggettivi e inequivocabili);
4) ad allocare fondi ad hoc per finanziare l'attività di prevenzione dello stress lavoro correlato prevista dall'articolo 28 del decreto legislativo n. 81 del 2008 e per formare i dirigenti scolastici in materia di tutela della salute dei lavoratori;
5) a riconoscere subito come «discriminazione di genere» la mancata attuazione della prevenzione dello stress lavoro correlato in ambiente scolastico, ove l'82 per cento dei docenti sono donne, per accedere così ai fondi allocati dal comma 16 dell'articolo 1 della legge n. 107 del 2015;
6) a ripristinare gli accertamenti medici presso i collegi medici di verifica provinciali, anziché nei capoluoghi regionali e le commissioni di seconda istanza nelle sedi precedenti (Milano, Roma, Napoli, Bari);
7) a revocare l'integrazione della commissione medica di verifica con un rappresentante del Ministero, ovvero provvedere a nominare un medico in rappresentanza del Ministero che possieda le competenze sanitarie specifiche.
(0/2960/18/5)
BOCCHINO, VACCIANO, PETRAGLIA