• Testo RISOLUZIONE IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.7/01404 (7-01404) «Coscia, Malpezzi, Rocchi, Carocci, Sgambato, Ghizzoni, Ascani, D'Ottavio, Coccia, Iori, Manzi, Rampi, Ventricelli, Narduolo, Blazina, Bonaccorsi, Dallai, Pes».



Atto Camera

Risoluzione in commissione 7-01404presentato daCOSCIA Mariatesto diLunedì 27 novembre 2017, seduta n. 891

   La VII Commissione,

   premesso che

    la legge 15 luglio 2015, n. 107, all'articolo 1, comma 33 e seguenti, dispone l'attuazione dei percorsi di alternanza scuola-lavoro di cui al decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 77, negli istituti tecnici e professionali per una durata complessiva di almeno 400 ore nel secondo biennio e nell'ultimo anno del percorso di studi, e nei licei per una durata complessiva di almeno 200 ore nel triennio, da svolgersi sulla base di apposite convenzioni con imprese, rispettive associazioni di rappresentanza, camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, enti pubblici o privati anche del terzo settore, ordini professionali, musei, istituzioni pubbliche e private, e altro, al fine di incrementare le opportunità di lavoro e le capacità di orientamento degli studenti;

    la misura ha lo scopo di rendere curricolare la metodologia didattica dell'alternanza scuola-lavoro nel triennio finale di tutti i percorsi di studio della scuola secondaria di secondo grado e risponde agli orientamenti europei in tema di diffusione di forme di apprendimento che si avvalgano della transizione scuola-lavoro, alla base della strategia «Europa 2020» per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva e confermati nella «New skills agenda for Europe» del 2016;

    il recepimento nel curriculum scolastico di esperienze di transizione scuola-lavoro si fonda sulla necessità di elevare gli standard di qualità e il livello dei risultati di apprendimento per rispondere in maniera adeguata al bisogno di nuove competenze. In tal senso, si favorisce in primo luogo l'orientamento dei giovani al futuro inserimento nel mondo del lavoro, anche ai fini della scelta consapevole dell'eventuale percorso di studi nel sistema di istruzione superiore (università, Ifts, Its), ed inoltre si facilita l'acquisizione, da parte dei giovani, di apprendimenti non esclusivamente legati agli aspetti disciplinari, ma anche di competenze cosiddette trasversali, necessarie affinché si possano costruire nuovi percorsi di vita e lavoro;

    la norma ha dunque lo scopo primario di garantire il diritto delle studentesse e degli studenti a partecipare ad esperienze di alternanza di qualità, che siano effettivamente orientanti ed assicurino la conoscenza del mondo del lavoro nella prospettiva di un accesso critico e consapevole;

    l'esperienza in una struttura ospitante non è finalizzata allo svolgimento di una mansione per se stessa, ma si interpreta come metodo di apprendimento sia di conoscenze e di capacità apprese in contesto scolastico, che di sviluppo di competenze (problem solving, lavoro in team, organizzazione del tempo e delle attività e altro) indispensabili per l'inserimento in contesti lavorativi sempre più caratterizzati da forti componenti di innovazione organizzativa, di processo e di prodotto. Un'esperienza che non solo aiuta le studentesse e gli studenti a conoscersi meglio, ma anche a scoprire attitudini, preferenze e talenti che possono essere utili ad orientare le loro future scelte di studio o di lavoro;

    l'alternanza scuola-lavoro ha, dunque, una prioritaria valenza educativa e non è sempre e principalmente finalizzata all'acquisizione di competenze per svolgere «un lavoro», ma per svolgere ogni «lavoro»;

    l'alternanza è di particolare importanza in un Paese dove l'abbandono scolastico rappresenta una sfida e dove il tasso di passaggio degli studenti dal secondo ciclo all'università è di circa il 50 per cento rispetto al 70 per cento registrato dalla Francia. Conseguentemente, nel nostro Paese il tasso di iscritti a percorsi di studi di istruzione superiore rispetto al totale della popolazione del gruppo di età di riferimento è più basso rispetto ai principali paesi europei (il 44,1 per cento contro il 63,7 per cento della Germania, il 72,4 per cento della Spagna, il 61,2 per cento del Regno Unito, il 63 per cento della media dei Paesi dell'Europa a 22 e il 68 per cento della media dei Paesi Ocse);

    inoltre, in Italia si registra il maggior numero di Neet (giovani che non studiano, non lavorano e non sono inseriti in corsi di formazione) tra i 20 e i 24 anni: nel nostro Paese sono il 33,85 per cento della popolazione del gruppo di età di riferimento, mentre in Germania sono il 9,27 per cento, il 20,9 per cento in Francia, il 27,2 per cento in Spagna e il 15,64 per cento nel Regno Unito. Il dato dei Neet è preoccupante non solo per il livello raggiunto ma anche perché si tratta di un fenomeno che registra una crescita maggiore rispetto ad altri Paesi europei: tra il 2008 e il 2015 la percentuale di Neet nel nostro Paese è cresciuta di 11 punti percentuali rispetto agli 8 della Spagna e i 4 della Francia, mentre Germania e Regno Unito sono riuscite a diminuire l'incidenza, rispettivamente di 4 e 2 punti percentuali. Le ragioni di questo disallineamento sono varie ma il rapporto tra sapere e saper fare (favorito da un buon raccordo tra mondo dell'istruzione e mondo del lavoro) e l'orientamento (inteso come conoscere sé stessi, i propri punti di forza e gli aspetti su cui lavorare, il proprio percorso e le opportunità che questo può generare) rappresentano elementi imprescindibili per la crescita personale e professionale degli studenti, specialmente in un mondo e un'economia sempre più basate sulla conoscenza;

    per facilitare l'organizzazione dei percorsi di alternanza, la citata legge n. 107 del 2015 ha previsto l'istituzione, presso le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, di un Registro nazionale per l'alternanza scuola-lavoro, in cui i dirigenti scolastici individuano le imprese e gli enti pubblici e privati disponibili ad ospitare le studentesse e gli studenti e a stipulare convenzioni con i soggetti ospitanti;

    la legge n. 107 del 2015 ha previsto, altresì, la definizione della Carta dei diritti e dei doveri degli studenti in alternanza scuola-lavoro, concernente i diritti e i doveri degli studenti della scuola secondaria di secondo grado impegnati nei percorsi di alternanza, con particolare riguardo alla possibilità per lo studente di esprimere una valutazione sull'efficacia e sulla coerenza dei percorsi stessi con il proprio indirizzo di studio e disciplinando le modalità di applicazione delle disposizioni di cui al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, agli studenti coinvolti nei percorsi di alternanza, compresa l'attività di formazione sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro svolta dalla scuole si sta, ormai, concludendo l’iter formale di approvazione della suddetta carta dopo il confronto con il Forum nazionale delle associazioni studentesche, e che sono stati resi i pareri del Consiglio superiore della pubblica istruzione, della Conferenza unificata e del Consiglio di Stato;

    per le finalità previste dalla sopra citata normativa, è stata, anche, autorizzata una spesa di 100 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2016, ripartiti tra le istituzioni scolastiche in ragione del numero degli studenti frequentanti il secondo biennio e l'ultimo anno dei percorsi di studi. Queste risorse, gestite autonomamente dalle scuole, hanno la funzione di coprire, tra l'altro, i costi della formazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, la formazione dei tutor scolastici e altro. A queste risorse, nell'anno scolastico 2016/2017, si sono aggiunti ulteriori 140 milioni di euro, stanziati nell'ambito del PON scuola;

    l'alternanza scuola-lavoro, oltre ad essere un potente metodo per generare innovazione didattica, rappresenta un percorso stimolante, ma che, nella sua fase di implementazione, non è sempre stato semplice;

    richiede, infatti, un notevole sforzo progettuale e operativo interdisciplinare per: definire obiettivi formativi chiari e condivisi; garantire formazione del personale che presidia le diverse fasi del percorso (progettazione, comunicazione, tutoraggio, documentazione delle esperienze, monitoraggio, valutazione); promuovere la massima partecipazione di studentesse e studenti; sostenere il coinvolgimento degli attori di un territorio;

    appare dunque fisiologico che, nei primi due anni di applicazione, siano emerse delle criticità che rendono necessario uno sforzo aggiuntivo per sostenere le scuole nella progettazione dei percorsi educativi e nella gestione delle procedure. A tal fine saranno di grande importanza le osservazioni delle studentesse e degli studenti che chiedono di poter far emergere i problemi riscontrati durante la loro esperienza;

    è, infatti, di tutta evidenza che tale massa critica deve essere accompagnata da misure di supporto significative, che possano rendere partecipi tutti gli attori in campo, in primis le istituzioni scolastiche, in particolare gli studenti e i docenti come diretti interessati dalla misura introdotta, oltre ai soggetti ospitanti e in genere il mondo del lavoro;

    il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca ha già messo in atto, a partire dalla data di entrata in vigore della legge n. 107 del 2015, una serie di misure finalizzate a favorire la diffusione dei percorsi di alternanza scuola-lavoro nelle istituzioni scolastiche, anche in quelle che non avevano esperienze pregresse sull'argomento, si segnala in particolare:

     la sottoscrizione di numerosi protocolli d'intesa con associazioni di imprese, enti pubblici e privati anche del terzo settore, grandi aziende di dimensione nazionale e internazionale, altri Ministeri, associazioni professionali, finalizzati alla sensibilizzazione del mondo del lavoro e alla percezione della responsabilità sociale degli operatori di settore. Ad oggi tali protocolli sono oltre 70 a livello nazionale a cui si aggiungono oltre 100 accordi stipulati dagli uffici scolastici regionali;

     la pubblicazione della guida operativa per la scuola sulle attività di alternanza scuola-lavoro, finalizzata a raccogliere le buone pratiche di alternanza sviluppate anche prima dell'obbligatorietà e a coordinare le nuove norme contenute nella legge n. 107 del 2015 con quelle già in vigore;

     l'implementazione del sistema informativo del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca al fine di attivare il monitoraggio quantitativo di alternanza scuola-lavoro;

     l'avvio del Piano nazionale per la formazione dei docenti 2016-2019 (PNF), tra le cui misure è prevista la formazione sul tema «Scuola-lavoro», con uno stanziamento di circa 6 milioni di euro per la realizzazione di percorsi formativi finalizzati alla comprensione dei percorsi di alternanza, intesi come esperienze che fanno parte del curriculum scolastico;

     l'istituzione del Registro nazionale per l'alternanza scuola-lavoro previsto dal comma 41 dell'articolo 1 della legge n. 107 del 2015, al quale le strutture ospitanti possono iscriversi, in modo del tutto gratuito, e mettere a disposizione delle scuole la disponibilità di ospitare studenti in alternanza scuola-lavoro;

     l'avvio del monitoraggio qualitativo dei percorsi di alternanza scuola-lavoro, con la collaborazione dell'Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa, destinato a dare risalto agli aspetti qualitativi di maggior pregio e alle criticità manifestate dalle scuole nella realizzazione dei percorsi, al fine di comprendere le difficoltà riscontrate dalle scuole per sviluppare misure di accompagnamento più puntuali, informate e rispondenti agli effettivi bisogni;

     la pubblicazione del bando relativo al PON «Per la Scuola, competenze e ambienti per l'apprendimento», per il potenziamento dei percorsi di alternanza scuola-lavoro, con lo stanziamento di 140 milioni di euro (come già ricordato, aggiuntivi rispetto ai 100 milioni di euro stanziati annualmente a favore delle scuole per l'alternanza scuola-lavoro);

    oltre a ciò, sono state attuate misure finanziarie a sostegno delle imprese per favorire l'accoglienza delle ragazze e dei ragazzi da parte delle stesse attraverso misure di decontribuzione e incentivi. Questi ultimi sono finanziati da risorse derivanti dagli oneri camerali pagati dalle imprese iscritte a Unioncamere; le camere di commercio, infatti, mettono tali risorse a disposizione delle imprese che si impegnano sull'alternanza scuola-lavoro;

    nel quadro di un generale consenso sulla valenza formativa delle esperienze di alternanza scuola-lavoro, intesa come opportunità di orientamento e di acquisizione di un «etica del lavoro» che favorisce la costruzione del bagaglio culturale e professionale delle studentesse e degli studenti e facilita il loro futuro inserimento nel mondo del lavoro, sono emersi – tuttavia – pareri contrastanti sugli standard di qualità dei percorsi, non del tutto uniformi sul territorio nazionale, e sul verificarsi di esperienze non in linea con gli obiettivi previsti. Accanto a casi di eccellenza, in cui le studentesse e gli studenti coinvolti raccontano di aver partecipato ad attività in cui hanno acquisito effettive competenze lavorative e un efficace orientamento al mondo lavorativo, non sono rari i casi di studenti che lamentano, anche tramite le loro associazioni, esperienze di alternanza che li hanno portati a rivestire mansioni esecutive poco qualificanti e slegate dal proprio profilo di studi. Si tratta spesso di esperienze non accompagnate da chiari ed esplicitati obiettivi formativi o gestiti come esperienza «altra» rispetto al curricolo scolastico;

    dal corrente anno scolastico 2017/2018 il sistema va a regime con il coinvolgimento delle classi terze, quarte e quinte per un totale di circa 1,5 milioni di studenti interessati da questo tipo di esperienza e l'impegno organizzativo e progettuale richiederà misure di accompagnamento e di sostegno alle scuole all'altezza delle importanti finalità perseguite,

impegna il Governo:

  ad assumere iniziative per emanare, in tempi rapidi, la Carta dei diritti e dei doveri degli studenti in alternanza scuola-lavoro, concernente i diritti e i doveri degli studenti della scuola secondaria di secondo grado impegnati nei percorsi di alternanza scuola-lavoro in attuazione dell'articolo 5, comma 4-ter, del decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2013, n. 128, come modificato dall'articolo 1, comma 37, della legge n. 107 del 2015;

  a monitorare con incisività i fattori di qualità dei percorsi di alternanza scuola lavoro quali:

   a) il rispetto delle norme sulla salute e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro;

   b) la gratuità dei percorsi di alternanza;

   c) l'efficacia e la coerenza delle esperienze di alternanza rispetto agli obiettivi dichiarati;

   d) il pieno diritto all'accesso all'alternanza scuola-lavoro degli studenti e delle studentesse con disabilità, prevedendo, a tal fine, strumenti di supporto per tali studenti;

   e) la formazione dei tutor coinvolti nell'ambito di tali percorsi, tale da coinvolgere consapevolmente studentesse e studenti in esperienze per loro qualificanti;

  a promuovere tali iniziative anche attraverso l'impianto di una piattaforma web dedicata all'alternanza scuola-lavoro che consenta un'agile gestione delle varie fasi caratterizzanti l'organizzazione dei percorsi di alternanza scuola-lavoro, quali:

   a) erogazione gratuita in modalità e-learning della formazione sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, ex articolo 37 del decreto legislativo n. 81 del 2008, generale e specifica per i settori della classe di rischio basso, ai sensi delle vigenti disposizioni, per gli studenti e le studentesse che devono espletare l'alternanza scuola-lavoro;

   b) gestione dell'alternanza semplificando la produzione, l'utilizzo e la conservazione della documentazione obbligatoria;

   c) certificazione delle competenze in via automatizzata, attraverso modelli di certificazione che rispondano all'attuale normativa e alle direttive europee;

   d) sistema delle verifiche e delle valutazioni;

   e) scambio di buone pratiche e conoscenze specifiche sull'alternanza tra scuole e personale scolastico;

   f) ogni altra misura di monitoraggio che si renda necessaria ai fini della valutazione del livello quali/quantitativo del sistema, nell'ottica del continuo miglioramento;

  a prevedere, altresì, nell'ambito della piattaforma, la possibilità, da parte degli studenti, di segnalare le criticità con un sistema di alert che consenta in tempo reale di operare le segnalazioni ai competenti uffici in ordine al mancato rispetto di diritti/doveri delle studentesse e degli studenti in alternanza scuola-lavoro;

  a promuovere misure di accompagnamento, anche in sinergia con altri Ministeri, volte a favorire l'istituzione di figure intermedie che svolgano principalmente attività di supporto all'incontro tra domanda e offerta di alternanza scuola-lavoro, creando occasioni di conoscenza tra strutture ospitanti e scuole, nonché a facilitare l'interlocuzione tra le parti e realizzare sistemi di continuità/sinergia con gli organismi che gestiscono le politiche attive per il lavoro;

  a favorire la semplificazione degli adempimenti burocratici per le istituzioni scolastiche e le imprese che partecipano ai percorsi di alternanza scuola-lavoro;

  a garantire la massima attenzione e anche la massima fermezza di intervento in caso di situazioni in cui il patto formativo tra scuola e struttura ospitante, che sta alla base dell'alternanza, sia violato, eventualità che impedisce a studentesse e studenti di fare un percorso formativo di qualità.
(7-01404) «Coscia, Malpezzi, Rocchi, Carocci, Sgambato, Ghizzoni, Ascani, D'Ottavio, Coccia, Iori, Manzi, Rampi, Ventricelli, Narduolo, Blazina, Bonaccorsi, Dallai, Pes».