• Testo RISOLUZIONE IN COMMISSIONE

link alla fonte scarica il documento in PDF

Atto a cui si riferisce:
C.7/01413 (7-01413) «Ciprini, Cominardi, Tripiedi, Dall'Osso, Chimienti, Lombardi».



Atto Camera

Risoluzione in commissione 7-01413presentato daCIPRINI Tizianatesto diMercoledì 29 novembre 2017, seduta n. 893

   La XI Commissione,

   premesso che:

    nel mese di aprile 2015 i lavoratori del call center Qè, al fine di evitare licenziamenti collettivi, furono collocati in cassa integrazione e nel maggio del 2016 furono avviati i contratti di solidarietà per evitare il licenziamento di 90 esuberi;

   nel giugno 2016, l'azienda approvò il bilancio consuntivo, con un passivo di circa 6,5 milioni di euro, causati – tra l'altro – da evasione fiscale per il mancato versamento dell'Iva, dall'Agenzia delle entrate e debiti previdenziali;

   per i lavoratori, che fino a quel momento avevano continuato a lavorare e a «produrre», nonostante fossero in arretrato di oltre tre mensilità, non c'era più nulla da fare. Transcom World Wilde, la società che gestisce la commessa Inps e che in questi anni ne ha dato in subappalto una parte a Qè, data la grave situazione, decise di sospendere il servizio. I lavoratori dichiararono lo sciopero a oltranza fino al fallimento dell'azienda;

   intanto, rimasti nell'incertezza, in arretrato di tre mensilità, il 23 settembre 2016 i sindacati portano la protesta a Catania, dove un corteo di centinaia di lavoratori fu ricevuto, all'interno del palazzo dell'Esa, da Giuseppe Caudo, un funzionario dell'ufficio di gabinetto della presidenza della regione. In quell'occasione, una delegazione di lavoratori e sindacalisti incontrarono l'assessore regionale alle attività produttive Mariella Lo Bello. Nel frattempo, la grave situazione del call center Qè fu portata anche sul tavolo della Commissione lavoro alla Camera. Da Montecitorio i sindacalisti tornano con l'aspettativa dell'apertura di un tavolo al Ministero dello sviluppo economico con il coinvolgimento dei quattro committenti;

   tuttavia, dopo una lunga serie di trattative, il licenziamento è diventato effettivo il 28 novembre 2016;

   le operazioni di licenziamento riguardano circa 600 giovani lavoratori delle sedi delle contrade Tre fontane e Monafria, nel Paternese;

   all'incontro in regione del 14 dicembre 2016, la Di Bella Group presentò un progetto per la creazione di una nuova azienda multifunzionale, non riferita soltanto ad attività di customer care, con prospettive di reintegro per gli ex dipendenti Qè. Innovativo ed ambizioso il progetto necessita di impegni concreti da parte della regione per creare prospettive di lavoro importanti;

   a marzo del 2017 gli stessi si ritrovano per l'ennesima volta a protestare per sollecitare le committenti nazionali Inps, Enel, Transcom, Sky e Wind a partecipare al tavolo regionale aperto e sollecitato dal Ministero dello sviluppo economico, chiedendo al prefetto di Catania di intervenire nei confronti dell'azienda;

   a giugno 2017, l'ex amministratore di Qè Patrizio Argenterio viene indagato per non aver versato l'Iva per l'anno d'imposta 2014 e sottoposto a sequestro di beni per un valore di 1 milione di euro. Alcuni, giorni dopo, Qè fallisce ufficialmente;

   il 6 luglio 2017, si tiene un nuovo confronto in prefettura tra i sindacati, l'imprenditore Franz Di Bella, i rappresentanti della regione siciliana, il direttore ITL Catania Domenico Amich, il vicario Inps Catania Franco Caruso, i responsabili di Enel Energia. Davanti al prefetto l'imprenditore Franz Di Bella presenta ufficialmente il nome della nuova società, la Netith che avrebbe dovuto assorbire gli ex dipendenti Qè. Risposte positive arrivano anche da Enel che conferma la propria disponibilità nell'assegnazioni di volumi che permettano lo start up della commessa. La Transcom, non presente all'incontro, inviando una nota scritta, si dice disponibile ad un eventuale confronto con la nuova realtà imprenditoriale; vi è inoltre disponibilità anche da parte di Wind;

   tuttavia, soltanto da poco, la Netith ha cominciato a contattare diversi ex dipendenti Qè, al fine di selezionare un primo gruppo di lavoratori da coinvolgere nella fase di start up di nuove attività e che dispone al momento di più di 150 postazioni di lavoro. Dunque, la Netith partirebbe solo con due commesse outbound: Vodafone e Fastweb. Resta comunque incertezza sulle prospettive occupazionali degli ex dipendenti Qè, giunti ormai alla fine degli ammortizzatori sociali. Delle commesse dell'ormai fallito Qè, solo Enel avrebbe dichiarato la propria volontà di portare la commessa Enel-energia presso la Netith, senza però alcun seguito concreto;

   nonostante l'iniziale interessamento delle autorità la situazione non si è ancora sbloccata,

impegna il Governo:

   in considerazione della grave ricaduta sociale della vicenda legata all'ex call center Qè, ad avviare tempestivamente un tavolo di confronto, sia a livello locale che a livello nazionale, al fine di favorire soluzioni che possano garantire, da una parte, l'assorbimento degli ex lavoratori Qè presso nuove società disponibili ad assumere gli ex dipendenti e, dall'altra, i volumi di lavoro, attraverso la riattribuzione della commessa Inps-Inail, ovvero di altre commesse, da parte di società che hanno manifestato tale intenzione;

   ad assumere iniziative per riconoscere ai lavoratori della ex Qè, in attesa di una loro ricollocazione, forme temporanee di sostegno al reddito, al fine di garantire la necessaria continuità del reddito medesimo.
(7-01413) «Ciprini, Cominardi, Tripiedi, Dall'Osso, Chimienti, Lombardi».