• Testo RISOLUZIONE IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.7/01412 (7-01412) «Paola Boldrini, D'Incecco, Paola Bragantini, Grassi, Capone, Miotto, Piazzoni, Giuditta Pini».



Atto Camera

Risoluzione in commissione 7-01412presentato daBOLDRINI Paolatesto diMercoledì 29 novembre 2017, seduta n. 893

   La XII Commissione,

   premesso che:

    la cefalea è un sintomo molto frequente: in Europa oltre il 50 per cento, della popolazione adulta soffre di mal di testa e i dati italiani sono in linea con questo dato. Anche i bambini e gli adolescenti sono colpiti sempre più precocemente dal problema così come il sintomo si associa frequentemente a malattie dell'età senile;

    la cefalea è una patologia del sistema nervoso che, a seconda dell'intensità dei suoi effetti, si distingue comunemente tra: cefalea di tipo tensivo, emicrania, cefalea a grappolo e cefalea primaria cronica;

    quest'ultima è una grave forma patologica caratterizzata da continuità dei sintomi nel tempo, anche per diversi giorni e priva di cause manifeste. La sola diagnosi della patologia richiede molte indagini, tempi imprevedibili anche costi notevoli per il paziente;

    in particolare secondo l'Organizzazione mondiale della sanità più di un miliardo di persone, nel mondo, soffre di emicrania, terza malattia più frequente nel genere umano. Studi italiani riportano una prevalenza per l'emicrania del 26 per cento, con il genere femminile significativamente più interessato (34 per cento contro il 15 per cento). La fascia di popolazione maggiormente colpita è quella giovane-adulta, epoca in cui si configura, normalmente, la massima capacità produttiva;

    l'emicrania è una malattia fortemente disabilitante, tanto che sempre l'Oms – Global Burden Disase colloca questa patologia al 7° posto fra tutte le malattie che causano disabilità (GBD 2015; Steiner TJ 2016). Il problema è particolarmente rilevante per le forme croniche (più di 15 giorni al mese con cefalea), che riguardano, secondo i diversi studi, dal 2 al 4 per cento della popolazione;

    si tratta di soggetti che per anni sperimentano una qualità di vita letteralmente inaccettabile. Caratteristica comune di questi pazienti è la tendenza all'uso indiscriminato ed eccessivo di farmaci sintomatici, alla richiesta continua di nuovi esami strumentali e consultazioni mediche, al ricorso ripetuto ai pronto soccorso fino a ricoveri nei reparti specializzati per la disassuefazione e la revisione terapeutica ed è evidente come questa situazione comporti una ricaduta individuale, sociale ed economica molto pesante;

    in Italia, secondo le stime disponibili il 12 per cento della popolazione soffre di emicrania e il 3 per cento di cefalea cronica ovvero segnala il disturbo per più e i 15 giorni al mese. La forma episodica di emicrania può evolvere, nell'arco degli anni, verso la forma cronica soprattutto in presenza di un uso eccessivo di farmaci sintomatici, di eccesso ponderale, di patologie del sonno e di stati ansioso-depressivi;

    si calcola che il costo medio annuo sostenuto dal servizio sanitario nazionale per ogni paziente affetto da cefalea cronica sia di più di 2.000 euro. Calcolando 1.000.000 di pazienti affetti nel nostro Paese (valore sottostimato), il costo complessivo annuale risulta superiore a 2 miliardi di euro;

    si tratta, quindi, di una patologia che incide sulla vita sociale e lavorativa delle persone che ne sono affette e che comporta alti costi economici diretti ed indiretti sia per i singoli che per la collettività e l'Organizzazione mondiale della sanità considera la cefalea primaria cronica una tra le patologie più invalidanti e certamente degna di rilevanza sociale per le sue gravi implicazioni sulla qualità della vita delle persone;

    in Italia, invece, ancora oggi è previsto alcun riconoscimento normativo, ne tantomeno lo status di malattia sociale. La stessa diagnosi della sua gravità e le cure ad essa correlate variano in maniera significativa a seconda del servizio pubblico sanitario regionale;

    questi semplici dati consentono di intuire come non sia fuori luogo considerare l'emicrania, soprattutto nella sua forma cronica, come una vera e propria malattia sociale. L'insieme di tali elementi ha spinto alcune regioni italiane a definire percorsi diagnostico-terapeutici appropriati specifici, regolamentare l'accesso ai servizi, riconoscere una percentuale di invalidità per le cefalee primarie (si veda in proposito la delibera della regione Lombardia n. 3 del 15 gennaio 2007 o il documento di indirizzo della regione Emilia-Romagna del 2 dicembre 2013). L'inserimento nei livelli essenziali di assistenza della cefalea cronica, diagnosticata da centri cefalee qualificati e riconosciuti dalle società scientifiche, rappresenta l'unica alternativa valida per arrivare a una gestione razionale del problema della cronicità del dolore cefalico, evitando sia sprechi di risorse umane, diagnostiche e tecnologiche, sia provvedimenti terapeutici inappropriati. Tutto questo identificando i bisogni specifici attraverso procedure codificate e fornendo percorsi diagnostico-terapeutici appropriati (Pdta) declinati per complessità d'intervento. L'inserimento nei livelli essenziali di assistenza consentirebbe quindi: di identificare i bisogni assistenziali del paziente con cefalea cronica; di verificare le risorse diagnostiche e terapeutiche impiegate per la gestione del problema; di controllarne l'appropriatezza; di definire in modo scientificamente documentato le procedure e le terapie di riconosciuta validità ed efficacia; di organizzare percorsi diagnostico-terapeutici specifici per patologia, volti a incentivare i pazienti a interrompere l'uso indiscriminato di farmaci e iniziare un percorso di riabilitazione e recupero; di definire le esenzioni dalla contribuzione alla spesa del servizio sanitario nazionale per l'esecuzione di esami strumentali, se realmente necessari, e per terapie non farmacologiche specifiche (biofeedbak, agopuntura, Tens e altro), quando effettivamente indicate,

impegna il Governo:

   ad assumere iniziative per riconoscere, alla luce delle considerazione sovraesposte, la cefalea primaria cronica come malattia sociale;

   ad assumere iniziative per inserire le terapie di contrasto a questa malattia tra i livelli essenziali di assistenza (Lea) del servizio sanitario nazionale al fine di alleviare per i cittadini affetti da questa patologia non solo un quotidiano disagio ma anche l'umiliazione e l'ingiustizia percepita di non essere considerati «malati gravi» dal proprio servizio sanitario nazionale.
(7-01412) «Paola Boldrini, D'Incecco, Paola Bragantini, Grassi, Capone, Miotto, Piazzoni, Giuditta Pini».