• Testo RISOLUZIONE IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.7/00394 premesso che: l'area di Bagnoli, già sede di alcuni impianti industriali nella seconda metà del XIX secolo, ha costituito per diversi decenni uno dei poli siderurgici più importanti...



Atto Camera

Risoluzione in commissione 7-00394presentato daTAGLIALATELA Marcellotesto diGiovedì 19 giugno 2014, seduta n. 249

La VIII Commissione,
premesso che:
l'area di Bagnoli, già sede di alcuni impianti industriali nella seconda metà del XIX secolo, ha costituito per diversi decenni uno dei poli siderurgici più importanti del Paese, stante che sul suo territorio erano insediate sia l'ILVA, poi Italsider, sia l'Eternit;
tra il 1988 ed il 1989, in seguito alla chiusura degli impianti Eternit, nell'area fu realizzata una prima bonifica ma limitata alla sola area dell'ex stabilimento, mentre una prima fase di generale dismissione e bonifica complessiva dell'intero territorio inizia solo nel 1994, quando con la delibera CIPE del 20 dicembre 1994 è approvato il piano di recupero ambientale dei siti industriali dismessi dell'area di Bagnoli, con lo scopo di rimuovere le condizioni di rischio determinate dalla trascorsa presenza delle attività industriali, e di recuperare il territorio alla fruibilità per usi diversi da quelli industriali ed in linea con gli indirizzi urbanistici del comune di Napoli;
la superficie interessata dal piano di recupero è di oltre due milioni di metri quadrati (centro siderurgico ex ILVA, 1.945.000 metri quadrati fabbrica ex ETERNIT, 157.000 metri quadrati) e per la realizzazione del Piano nel 1996 viene costituita la Società Bagnoli spa;
sempre nel 1996 viene emanato il decreto-legge 20 settembre 1996, n. 486, che reca disposizioni urgenti per il risanamento dei siti industriali delle aree di Bagnoli e di Sesto San Giovanni, nel quale è previsto che le attività di risanamento dei siti industriali dell'area siano eseguite sotto il controllo di un Comitato di coordinamento ed alta sorveglianza, supportato da una commissione tecnico-scientifica di esperti;
negli anni successivi le operazioni di bonifica messe in atto dalla Bagnoli spa procedono a rilento e sono oscurate da diverse vicende giudiziarie: gli ambientalisti presentano nel febbraio 1999 un esposto alla magistratura denunciando l'abbandono di 7000 tonnellate di amianto a cielo aperto, e nel mese di luglio un altro esposto alla procura della Repubblica denuncia il ritrovamento di amianto occultato nel sottosuolo dell'area industriale dell'ex-ltalsider;
con la legge 23 dicembre 2000, n. 388, le funzioni di vigilanza e di controllo sulla corretta e tempestiva attuazione del piano di recupero di Bagnoli passano al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, e il sito di Napoli «Bagnoli-Coroglio» viene inserito nell'elenco dei siti di interesse nazionale di cui alla legge 426 del 1998, e successivamente perimetrato con decreto ministeriale 31 agosto 2001;
la stessa legge 388 del 2000 attribuisce al comune di Napoli la facoltà di acquisire, entro il 31 dicembre 2001, la proprietà delle aree oggetto della bonifica;
nel 2001 il comune procede, quindi, all'acquisizione delle aree, e nel 2002 viene costituita la società di trasformazione urbana controllata dal comune di Napoli «Bagnolifutura spa» con la missione di bonificare le aree di Bagnoli e predisporne la riconversione;
nel 2003 è stato approvato il progetto definitivo di bonifica e per gli interventi di trasformazione urbana previsti dal PUE di Bagnoli-Coroglio;
nell'assemblea plenaria del 14 dicembre 2009, la Commissione di valutazione degli investimenti e di supporto alla programmazione e gestione degli interventi ambientali (COVIS) del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha approvato la relazione sulla verifica dello stato di avanzamento dei lavori in relazione alla percentuale dei costi notificati ed attestati dalla Bagnolifutura spa;
alla data del 30 settembre 2009, i costi sostenuti risultavano ammontare a 51.889.671,02 di euro, pari al 45,07 per cento del costo complessivo, determinato in circa 115 milioni di euro, e ineseguito all'esame della documentazione prodotta dalla società «Bagnolifutura» nonché di un sopralluogo sui cantieri, la COVIS ha concluso nel senso di erogare alla società la seconda e la terza rata, pari, rispettivamente, al 15 ed al 20 per cento del finanziamento a carico dello Stato;
nell'aprile 2013 le aree dell'ex Italsider e dell'ex Eternit di Bagnoli sono state sottoposte a sequestro preventivo da parte dai Carabinieri, nell'ambito di un'indagine della procura di Napoli che ipotizza una situazione di disastro ambientale, per la quale risultano indagati 21 ex dirigenti della società «Bagnoli Futura» e di vari enti locali;
nel capo di imputazione il pubblico ministero Stefania Buda, e i procuratori aggiunti Francesco Greco e Nunzio Fragliasso della procura di Napoli, hanno scritto che gli interventi di bonifica non avrebbero fatto altro che aggravare la contaminazione dei terreni, «in conseguenza dell'accertato miscelamento e della gestione illecita dei rifiuti pericolosi in corso di bonifica», tanto che sussiste un «pericolo ambientale con una immensa capacità diffusiva che coinvolge l'ambiente e l'integrità della salute di un numero non individuabile di persone»;
dalle indagini della Procura è inoltre emerso che un ingente quantitativo di morchie (residui della lavorazione dei metalli pesantemente inquinate da idrocarburi) sono stati mescolati al terreno e sotterrati di nascosto nel parco dello sport, una delle struttura dell'ex area industriale di Bagnoli, e che l'illecito sarebbe avvenuto grazie false certificazioni e nel corso di un fine settimana (sabato 6/domenica 7 ottobre 2007);
tra le 21 persone indagate vi sono anche due ex vicesindaci del capoluogo campano: Sabatino Santangelo, presidente della Bagnolifutura fino al 2006, e Rocco Papa, presidente della Bagnolifutura dal 2006 al 2010, entrambi vicesindaci di Napoli in giunte presiedute da Rosa Russo Iervolino, per i quali la procura di Napoli oltre al reato di disastro ambientale, ipotizza quello di concorso in truffa aggravata;
per gli stessi reati ipotizzati nei riguardi degli ex vicesindaci, sono indagati anche Gianfranco Mascazzini, ex direttore generale del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, Carlo Borgomeo, direttore generale della Bagnolifutura dal 2002 al 2007, Mario Hubler, direttore generale e legale rappresentante della Bagnoli futura dal 2007 al 2012, Gianfranco Caligiuri, direttore tecnico della Bagnolifutura e responsabile della pianificazione e dello svolgimento della bonifica, e Alfonso De Nardo, dirigente del dipartimento provinciale dell'Arpac di Napoli dal 2005 al 2010;
secondo la procura, le vicende legate alla bonifica delle aree di Bagnoli sono avvenute «in un contesto generalizzato di conflitto d'interesse» nel quale si sarebbero venuti a trovare «tutti gli enti pubblici istituzionalmente preposti al controllo dell'attività di bonifica, quali Arpac comune e provincia di Napoli»;
con il provvedimento di sequestro il giudice per le indagini preliminari del capoluogo campano ha disposto «un dettagliato piano di interventi finalizzato a un'adeguata bonifica e messa in sicurezza» delle aree sequestrate;
alla fine di maggio 2014, il tribunale di Napoli ha dichiarato il fallimento di Bagnolifutura spa;
la società, in liquidazione da alcuni mesi, ha una esposizione di circa duecento milioni, settanta dei quali verso Fintecna, la società che a inizio anno aveva presentato l'istanza di fallimento;
nel 2008 dovevano essere consegnati trenta ettari di campi sportivi e dovevano esser completati vari edifici tra i quali la porta del parco, con un centro per le cure termali, un parcheggio su due livelli, un centro di ricerca gestito in collaborazione con la Stazione zoologica Anton Dohrn con il famoso turtle point costruito nei «bicchieri» di raffreddamento delle acque dell'altoforno;
di questo progetto poco o nulla è rimasto: la porta del parco non ha ancora trovato un assetto stabile di attività; i campi sportivi versano in stato di abbandono; il turtle point non è ancora terminato, la bonifica è ferma a soli due terzi dell'area, senza contare le inchieste della magistratura che mettono in dubbio alla radice l'efficacia degli interventi effettuati;
prima del fallimento erano stati destinati alla società 75 milioni di fondi europei destinati al Grande progetto Bagnoli, mentre il comune, nell'estremo tentativo di salvare la società, ha trasferito alla stessa la proprietà della porta del parco e dell'acquario;
quello dichiarato dal tribunale di Napoli è il fallimento di un piano industriale assai complesso, basato in massima parte sulla differenza di valore dei suoli: pari a zero all'atto della costituzione di Bagnolifutura, quando i suoli erano ancora inquinati e, quindi, inutilizzabili, ad alto valore immobiliare dopo la bonifica quando avrebbero potuto essere messi sul mercato;
tirando le somme, le vicende della Bagnoli postindustriale potrebbero costare ai contribuenti ben oltre i quasi 360 milioni di euro già impiegati,

impegna il Governo

ad adottare con urgenza tutti i provvedimenti necessari alla bonifica dell'area di Bagnoli.
(7-00394) «Taglialatela».