• Testo RISOLUZIONE IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.7/00395 premesso che: la persistenza nel nostro Paese della congiuntura economica sfavorevole ha esposto il sistema editoriale italiano a una condizione di crisi profonda, acuita dalla...



Atto Camera

Risoluzione in commissione 7-00395presentato daZAMPA Sandratesto diGiovedì 19 giugno 2014, seduta n. 249

La VII Commissione,
premesso che:
la persistenza nel nostro Paese della congiuntura economica sfavorevole ha esposto il sistema editoriale italiano a una condizione di crisi profonda, acuita dalla peculiare condizione del mercato dei media, investito dalle trasformazioni legate alla diffusione degli strumenti più innovativi di fruizione multimediale dei contenuti;
il rapporto «La Stampa in Italia 2011-2013», presentato di recente dal presidente della Fieg (Federazione italiana editori giornali) Giulio Anselmi, ha delineato un quadro di grave crisi del settore, segnato dall'andamento negativo di tutti i principali indicatori;
nel quinquennio 2007-2012 le vendite di giornali sono diminuite di una quota superiore al 22 per cento; nell'ultimo anno rilevato, cioè nel 2013, il trend negativo delle vendite, particolarmente di quotidiani in edizione cartacea, ha fatto registrare un ulteriore calo pari all'11 per cento rispetto al 2012, perdita che è stata contenuta globalmente ad un valore pari al 5,9 per cento grazie al contemporaneo raddoppio delle vendite di copie digitali; peraltro, il forte aumento delle vendite dell’on-line non apporta significativi benefici in termini di ricavi, per cui l'andamento negativo dei ricavi da vendite e da pubblicità già riscontrato negli anni precedenti si è consolidato anche nel 2013. Basti pensare che soltanto dal 2011 al 2013 i ricavi editoriali sono calati del 19,9 per cento. Pesa anche, come ricordato, il crollo degli investimenti pubblicitari, che mostrano un qualche timido segnale di ripresa soltanto sui mezzi radiotelevisivi; la carta stampata, invece, registra ancora un dato fortemente negativo, con una contrazione della pubblicità a due cifre: -15,1 per cento per i quotidiani e -11,8 per cento per i periodici. Appare limitato l'apporto della pubblicità on-line che, seppur in aumento, da sola non basta a compensare la forte flessione che si è avuta nel settore della carta stampata; i bilanci delle imprese editrici hanno fatto registrare una riduzione dei ricavi pari al 9,9 per cento per i quotidiani nel 2012 e ad un ulteriore 11,1 per cento nel 2013. Anche il rapporto tra margine operativo lordo e fatturato, che già mostrava un livello insoddisfacente nel 2010 (5,5 per cento) e nel 2011 (4,9 per cento), nel 2012 ha assunto il segno negativo (-1,3 per cento) e le stime relative al 2013 indicano un'ulteriore contrazione (-4,8 per cento);
alla forte perdita di ricavi ha concorso anche l'incontrollata diffusione dei contenuti editoriali sul web, imponendo la ricerca di strumenti che, senza pregiudicare la libertà della rete, assicurino una più efficace e selettiva tutela del diritto d'autore on-line;
l'informazione digitale, dalle testate on-line alle web tv, – vera rivoluzione degli ultimi anni nel mondo dell'editoria – ha avuto un incremento esponenziale tale che, a fronte del 75 per cento di informazioni che transitavano sulla rete nel 2000, nel 2013 si è giunti ad oltre il 90 per cento;
per disciplinare questo particolare ambito dell'editoria, la commissione giustizia della Camera ha di recente modificato la legge n. 47 del 1948 inserendo all'articolo 1 un comma che estende l'ambito di applicazione della legge sulla stampa anche alle testate giornalistiche on-line, registrate presso le cancellerie dei tribunali;
le stime e i primi dati disponibili inducono a ritenere che la condizione di crisi del settore, in mancanza di interventi di sostegno perdurerà presumibilmente per tutto il 2014;
in particolare, è destinato ad accrescersi l'impatto negativo della crisi sui livelli occupazionali, che nel 2012 ha già fatto registrare, rispetto all'anno precedente, una diminuzione dell'occupazione giornalistica del 4,2 per cento e dei poligrafici del 6,7 per cento; nel 2013 si è calcolato un ulteriore calo del 6,1 per cento del lavoro giornalistico e dell'8,3 per cento dei poligrafici;
negli ultimi tre anni sono stati firmati, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, accordi per la dichiarazione dello stato di crisi per oltre sessanta testate, tra quotidiani e periodici, con il conseguente ricorso alla cassa integrazione straordinaria, all'indennità di disoccupazione e a oltre 200 prepensionamenti; questi ultimi hanno peraltro già assorbito ed esaurito sino a tutto l'anno 2017 gli specifici stanziamenti previsti per questo istituto dalla legge n. 416 del 1981;
inoltre, è utile ricordare che, nel 2011, a fronte di un importo di euro 15.899.163 liquidato a 367 giornalisti a titolo di prepensionamento, nel 2012 il numero dei pensionati beneficiari è stato pari a 442 per un importo di euro 19.286.039. Va, dunque, seriamente affrontata la situazione dei pensionati che continuano l'attività giornalistica soprattutto se con contratti di collaborazione – o addirittura come dipendenti – e se provenienti da aziende che abbiano utilizzato prepensionamenti e contributi pubblici per riorganizzazioni aziendali o riduzione di personale. Fermo restando il diritto ad esercitare la professione giornalistica (con riconoscimento economico), va rammentato che, il loro impegno, talvolta finanche in redazione con gli stessi compiti che svolgevano prima del pensionamento o addirittura prima del prepensionamento, contribuisce a limitare fortemente le opportunità occupazionali di tanti giovani;
la diffusione di apparecchi televisivi collegabili ad internet, oggi stimati in oltre 2 milioni, e di applicativi per dispositivi mobili, incentiverà entro il 2019 una crescita degli utenti, stimata dagli attuali 700 mila a 5 milioni, tale da spingere alla graduale soppressione di strumenti quali il palinsesto e la comparsa di nuovi attori internazionali sul mercato, destabilizzando ulteriormente l'assetto occupazionale nel settore radiotelevisivo, soprattutto locale;
le imprese editoriali devono poter investire maggiori risorse nella digitalizzazione e nell'innovazione tecnologica, in modo da realizzare una migliore integrazione tra prodotti cartacei e prodotti digitali e tra prodotti digitali stessi, recuperando così concorrenzialità anche rispetto alle richieste ed alle tendenze del mercato e del pubblico più giovane;
la rete di distribuzione e di vendita appare non più adeguata, sia per il suo grado di obsolescenza tecnologica, che costituisce un freno al recupero di efficienza e di competitività del settore, sia per le criticità indotte da un non equilibrato assetto dei rapporti tra le diverse componenti della filiera; la gravità e la persistenza della condizione di crisi di un settore che presidia un bene pubblico qual è l'informazione impongono la predisposizione di misure in grado di produrre effetti anche a breve termine, che siano capaci di avviare e sostenere il rilancio del sistema editoriale nazionale;
il sistema di vendita della stampa quotidiana e periodica rappresenta un presidio sociale e non costituisce una comune struttura commerciale. Di conseguenza l'attività di vendita di giornali e riviste deve ricadere tra le attività escluse dalla liberalizzazione. A tal fine è utile anche normare con più accuratezza la definizione dei prodotti editoriali e la loro distinzione dagli altri prodotti anche in relazione alla loro effettiva periodicità e alle conseguenti modalità di permanenza in vendita e restituzione;
il Governo ha stanziato, nell'ambito delle disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2014) un Fondo straordinario per gli incentivi al sostegno all'editoria al fine di incentivare l'innovazione tecnologica e digitale, promuovere l'ingresso di giovani professionisti qualificati nel campo dei nuovi media e sostenere le ristrutturazioni aziendali e gli ammortizzatori sociali;
allo stato esistono notevoli differenze tra le normative nazionali che disciplinano il funzionamento degli organismi di gestione collettiva e ciò ha creato difficoltà per i titolari di diritti di altri Paesi oltre che una carente gestione finanziaria dei proventi riscossi. In tale contesto, è stata emanata il 26 febbraio 2014 la direttiva 2014/26/UE sulla gestione collettiva dei diritti d'autore e dei diritti connessi e sulla concessione di licenze multi-territoriali per i diritti su opere musicali per l'uso online nel mercato interno. Tale direttiva, entrata in vigore il 9 aprile 2014, stabilisce tra l'altro: (i) «i requisiti necessari per garantire il buon funzionamento della gestione dei diritti d'autore e dei diritti connessi da parte degli organismi di gestione collettiva». Tale direttiva dovrà essere recepita dagli Stati membri entro il 10 aprile 2016 e si pone l'obiettivo di coordinare le normative nazionali sull'accesso all'attività di gestione collettiva dei diritti d'autore e dei diritti connessi nonché l'obiettivo di garantire standard elevati in materia di gestione finanziaria e trasparenza,

impegna il Governo:

ad avviare un processo di riforma e di adeguamento della disciplina per l'editoria digitale, definendo il prodotto digitale, anche nel settore radiotelevisivo;
a privilegiare l'innovazione tecnologica anche attraverso misure volte a facilitare l'accesso al credito agevolato a valere sul Fondo straordinario;
a favorire il necessario ricambio generazionale dei giornalisti e dei poligrafici, anche attraverso misure di incentivazione fiscale;
ad introdurre precisi vincoli per il finanziamento degli istituti della legge 5 agosto 1981, n. 416, prevedendo limitazioni alla stipula di contratti di collaborazione per giornalisti professionisti e pubblicisti che fruiscono del prepensionamento;
a sostenere, anche attraverso gli strumenti previsti dall'ordinamento per le start up innovative, le nuove imprese editoriali basate su progetti di innovazione multimediale;
a favorire l'estensione dell'aliquota IVA al 4 per cento all'editoria on-line, compatibilmente con le normative europee e i vincoli di finanza pubblica;
a ripensare e razionalizzare il sistema di sostegno alle agenzie di stampa sostenendo l'occupazione e promuovendo l'innovazione tecnologica;
a favorire, anche con misure di incentivazione fiscale degli investimenti, la modernizzazione del sistema di distribuzione e vendita dei giornali;
ad avviare un processo di riforma e di adeguamento della disciplina del diritto d'autore e dei diritti connessi in attuazione alla direttiva 2014/26/UE che dovrà essere recepita dagli Stati membri entro il 10 aprile 2016;
a favorire la sottoscrizione di accordi tra le organizzazioni di rappresentanza degli editori e le società che svolgono attività di aggregazione di notizie, per individuare forme di remunerazione per l'utilizzo in rete dei contenuti editoriali, così da garantire un'effettiva tutela del diritto d'autore e lo sviluppo dell'offerta online di contenuti legali;
a valutare gli effetti derivanti dall'applicazione della legge 24 marzo 2012, n. 27 (articolo 1, comma 3) fin dai provvedimenti attuativi ed eventualmente a valutare l'opportunità di prevedere l'esclusione dalla liberalizzazione del sistema di vendita della stampa quotidiana e periodica;
a definire i prodotti non conformi all'articolo 5, comma 1, lettera d-ter), del decreto legislativo 24 aprile 2001, n. 170, e successive modificazioni in base all'effettiva periodicità;
a promuovere il sostegno all'editoria di natura sociale quale quella specializzata per non vedenti e ipovedenti e persone con disabilità;
a promuovere sperimentazioni volte a sostenere e diffondere la lettura di quotidiani e periodici anche di tipo informatico e digitale nelle scuole medie inferiori e superiori affinché i giovani possano imparare a distinguere tra le fonti dell'informazione;
ad avviare un processo di riforma e di adeguamento della disciplina per l'editoria digitale, definendo il prodotto digitale, anche nel settore radiotelevisivo.
(7-00395) «Zampa, Coscia, Rampi, Rotta, Blazina, Carocci, Ghizzoni, Manzi».