• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

link alla fonte scarica il documento in PDF

Atto a cui si riferisce:
S.4/02361 LIUZZI - Ai Ministri della salute e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che: l'articolo 8 del decreto-legge 13 settembre 2012, n.158, convertito, con modificazioni, dalla...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-02361 presentata da PIETRO LIUZZI
giovedì 19 giugno 2014, seduta n.266

LIUZZI - Ai Ministri della salute e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

l'articolo 8 del decreto-legge 13 settembre 2012, n.158, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2012, n.189, ai commi 16, 16-bis e 16-ter, reca disposizioni relative al contenuto minimo di frutta nelle bevande analcoliche e di fantasia;

in particolare, il comma 16 ha stabilito che le bibite analcoliche, vendute con il nome di uno o più frutta a succo (quali l'uva, l'arancio, il limone, il mandarino, la ciliegia, il lampone, la pesca e simili) o recanti denominazioni che a tali frutti si richiamino, devono essere commercializzate con un contenuto di succo naturale non inferiore al 20 per cento (precedentemente l'articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica n. 719 del 1958 ne fissava il contenuto in una quantità non inferiore a 12 grammi per 100 centimetri cubi); il comma 16-bis è intervenuto sulla preparazione delle bevande analcoliche con denominazioni di fantasia, prevedendo che la colorazione sia consentita solo se le stesse contengano succo di agrumi almeno nella misura del 20 per cento (la normativa precedente, contenuta nell'articolo 1 della legge n. 286 del 1961 prevedeva la percentuale del 12 per cento); il comma 16-ter ha differito l'entrata in vigore delle precedenti disposizioni al nono mese successivo alla data di entrata in vigore della legge, subordinando la stessa al perfezionamento della procedura di notifica alla Commissione europea, disponendo che le scorte prodotte antecedentemente la data di entrata in vigore del nuovo obbligo potessero essere commercializzate entro gli 8 mesi successivi alla medesima data;

in data 5 marzo 2013, la Commissione europea ha richiesto talune informazioni alle autorità italiane (EU PILOT 4738/2013/ENTR) riguardo alla normativa, rilevando che le nuove regole contenute nel decreto-legge n. 158 del 2012 sono state introdotte in violazione della procedura di notifica di cui alla direttiva 98/34/UE, considerato che la misura notificata fosse riferita esclusivamente alle bibite analcoliche con il nome di uno o più frutti e non quelle di fantasia a base di agrumi, introdotte durante l'esame parlamentare del decreto, e che, comunque, non è stata disposta la sospensione di 3 mesi dell'efficacia delle disposizioni;

la Commissione europea ha osservato inoltre che le restrizioni alla libera circolazione delle merci, in assenza di regole armonizzate a livello europeo, possa essere giustificata solo per motivi di interesse pubblico, quali la tutela della salute e la vita delle persone; in tal caso occorre supportare le argomentazioni a favore dell'introduzione della misura con evidenze scientifiche che, nell'occasione, non sono state prodotte. La normativa fa riferimento al succo naturale, senza più far riferimento alle altre alternative di succo "concentrato", "liofilizzato" o "sciroppato", con un'indebita limitazione della materia prima utilizzabile, non riscontrabile nella normativa europea di riferimento (direttiva 2001/112/UE);

nel corso dell'iter del disegno di legge recante la legge europea (AC 1864, recante "Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Istituto all'Unione europea - legge europea 2013-bis), approvato in prima lettura l'11 giugno 2014, la Camera dei deputati ha introdotto l'articolo 14 rubricato "Disposizioni in materia di bevande analcoliche. Caso EU Pilot 4738/13/ENTR", che abroga le disposizioni contenute nei commi 16, 16-bis e 16-ter dell'articolo 8;

il presidente di Federalimentare ha stigmatizzato l'iniziativa, definendo "dannosa" l'introduzione di vincoli e divieti circoscritti solo a chi produce in Italia, che penalizzerebbe la competitività italiana, mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro fra diretti e indotto;

a giudizio dell'interrogante la normativa approvata solleva dubbi di costituzionalità, perché determina le "discriminazioni a rovescio", cioè situazioni di disparità in danno dei cittadini di uno Stato membro, o delle sue imprese, che si verificano come effetto indiretto dell'applicazione del diritto comunitario, (sentenza della Corte Costituzionale n. 443/1997), pone un freno immotivato alla libera iniziativa economica (art. 41 della Costituzione) e viola il principio di ragionevolezza, stante l'assenza di ragioni di tutela della salute o sicurezza alimentare (art. 3 della Costituzione);

la disposizione non si giustifica infatti con motivi di salute e ciò sembra essere stato già chiarito dalla Commissione UE nei propri rilievi quando l'ha bocciata negli anni passati e, al contempo, rischia, in questo periodo di grave e perdurante crisi economica, di far scomparire linee di produzione e di intaccare i livelli occupazionali già molto compromessi,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza delle gravi conseguenze che si vengono a creare con l'abrogazione delle disposizioni contenute all'articolo 8, commi 16, 16-bis e 16-ter,del decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158;

se intendano intraprendere iniziative volte alla tutela e alla salvaguardia dei prodotti italiani e del made in Italy.

(4-02361)