• Testo RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
C.6/00079 premesso che: il 26 e il 27 giugno 2014 si terrà a Bruxelles la riunione del Consiglio europeo tra i cui argomenti figurano i temi della programmazione legislativa e operativa nello...



Atto Camera

Risoluzione in Assemblea 6-00079presentato daCARINELLI Paolatesto diMartedì 24 giugno 2014, seduta n. 251

La Camera,
premesso che:
il 26 e il 27 giugno 2014 si terrà a Bruxelles la riunione del Consiglio europeo tra i cui argomenti figurano i temi della programmazione legislativa e operativa nello spazio di libertà, sicurezza e giustizia; per quanto concerne l'argomento di crescita, competitività e occupazione, saranno presi in considerazione nel semestre i temi della crescita, competitività e occupazione anche tenendo conto delle cosiddette riforme strutturali, dell'occupazione e dei bilanci nazionali; sarà pure sviluppato un rilievo notevole da attribuire alla dipendenza energetica dell'Unione europea e al nodo tra clima energia:
il Presidente del Consiglio dei Ministri nella sua comunicazione del 24 giugno 2014 alla Camera dei Deputati espone la sua relazione sulle linee programmatiche per il semestre italiano di Presidenza del Consiglio dell'Unione europea;
il nostro Paese è investito da una continua quanto allarmante ondata di flussi migratori proveniente dalle coste africane, la questione dell'immigrazione deve essere vista e affrontata in maniera olistica. Non ci si può occupare della questione solo a margine di una tragedia in mare o in prossimità di campagne elettorali, per cui il Governo italiano dovrà operare per il rilancio di una vera e propria politica migratoria comune, ispirata dai principi di una concreta solidarietà europea nei confronti degli Stati membri maggiormente esposti alle pressioni migratorie; per questo sarà necessario rappresentare in ambito europeo l'esigenza di dare maggiore attenzione ai Paesi della sponda sud del Mediterraneo che, spesso, si trovano in difficili transizioni istituzionali (Tunisia, Libia, Egitto) e della cui stabilizzazione porre sempre più all'attenzione europea la necessità di un miglior coordinamento fra gli Stati europei nei controllo delle frontiere marittime per porre fine ai continui sbarchi verso le coste italiane che spesso si trasformano in tragedie da proporzioni immani, suddividendo dunque in modo solidale tra i membri della Unione europea il carico umano di tale drammatica emergenza ma anche gli oneri finanziari per l'utilizzo di sistemi informativi, di mezzi e strumentazioni necessari per tali tipi di operazioni;
la Commissione in data 3 febbraio 2014 ha pubblicato la prima relazione dell'Unione sulla lotta alla corruzione dalla quale emerge che la natura e il livello di corruzione e l'efficacia delle misure adottate per contrastarla variano da uno Stato membro all'altro e che la corruzione merita maggiore attenzione in tutti gli Stati membri;
dal sondaggio Eurobarometro che ha misurato ed analizzato le tendenze dell'opinione pubblica in tutti gli Stati membri riguardo alfa corruzione risulta che secondo tre quarti degli europei (76 per cento) la corruzione è un fenomeno dilagante e che per più della metà degli europei (56 per cento) il livello di corruzione nel proprio paese è aumentato negli ultimi tre anni. Un europeo su dodici (8 per cento) afferma di essere stato oggetto o testimone di casi di corruzione nel corso dell'anno precedente;
la relazione della Commissione ha evidenziato come il fenomeno mini la fiducia dei cittadini nelle istituzioni democratiche e nello Stato di diritto, danneggi l'economia europea e privi gli Stati di un gettito fiscale necessario;
gli Stati membri hanno fatto molto negli ultimi anni per combattere la corruzione ma la relazione mostra che il risultato conseguito è lungi dall'essere sufficiente: la Commissione ha suggerito, quindi alcune linee di intervento che la Commissaria UE per gli Affari interni Cecilia Malmstrom ha auspicato di poter seguire assieme agli Stati membri;
nella relazione la Commissione europea evidenzia che negli Stati membri il rischio di corruzione è generalmente più elevato a livello regionale e locale, dove i sistemi di controllo e contrappeso e i controlli interni tendono a essere più deboli di quelli a livello centrale; sviluppo urbano, edilizia e assistenza sanitaria sono settori vulnerabili alla corruzione in vari Stati membri inoltre sussistono alcune lacune per quanto riguarda la vigilanza sulle imprese pubbliche, con la conseguenza che la vulnerabilità di tali imprese aumenta;
la stessa Commissione ha richiesto l'attuazione di politiche preventive come l'adozione di norme etiche, misure di sensibilizzazione, accesso facile alle informazioni di pubblico interesse che in alcuni paesi si sono rivelati strumenti efficaci là dove, in altri paesi le politiche preventive attuate in modo disomogeneo hanno prodotto risultati limitati evidenziando come in molti Stati membri i controlli interni delle procedure in seno alle autorità pubbliche, in particolare a livello locale, sono deboli e scoordinati;
appare strumento utile, a facilitare l'emersione dei fenomeni di corruzione, una adeguata protezione degli autori di segnalazioni di reati o irregolarità all'interno delle aziende e delle imprese attuabile a condizione che siano garantiti reali vantaggi per le diverse parti coinvolte anche attraverso la protezione degli autori di segnalazioni di reati o irregolarità nell'interesse pubblico (tutela dei Whistleblower), come ad esempio di lavoratori che vogliono segnalare reati o irregolarità che rilevano sul posto di lavoro e che sono dannosi nei confronti dell'interesse collettivo;
per quanto attiene la crescita economica, competitività e occupazione il Governo dovrà farsi carico di promuovere la realizzazione di una agenda europea per tutelare i lavoratori dall'incremento della disoccupazione di carattere tecnologico, nel settore pubblico e privato, intervenendo a livello normativo per migliorare il rapporto tra istruzione e lavoro incrementando l'offerta scolastica soprattutto nei settori ad alta specializzazione tecnologica; in ambito europeo la fiscalità è uno dei settori rimasti di competenza degli Stati membri, eccezion fatta per le imposte indirette, oggetto di tendenziale armonizzazione. Infatti, spetta ai Governi, sulla base del principio di «preservazione dei sistemi nazionali», riscuotere le imposte e fissare le aliquote fiscali; oggi siamo in presenza del fenomeno del dumping fiscale che consiste in una pratica distorsiva adottata da uno Stato e consistente nel ribasso di aliquote e pressione tributaria al fine di attrarre contribuenti da altre parti del mondo per trarne guadagni supplementari sul fronte delle imposte dirette e sui loro consumi in loco. In tal modo negli ultimi anni alcuni Stati membri dell'Unione hanno attratto imprese e persone fisiche nel proprio territorio a detrimento di altri Paesi dell'Unione che, avendo un regime fiscale meno favorevole, vedono diminuire contribuenti e imprese che delocalizzano l'attività in Paesi che presentano aliquote e pressione tributaria minori. Il fisco diviene un potente strumento per manipolare la competizione economica. Si era espresso al riguardo il Parlamento europeo che, con una risoluzione approvata il 29 maggio 1997, aveva manifestato preoccupazione e rilevato le dimensioni sempre più vaste e pericolose del dumping fiscale; tuttavia, il monito del Parlamento europeo è rimasto inascoltato nonostante inizino a emergere una serie di squilibri in Europa tra i Paesi che presentano un sistema fiscale soft e altri che incominciano a perdere in termini di competitività e vedono la crescente delocalizzazione delle proprie imprese; proprio grazie all'assenza di regole fiscali omogenee, le imprese vengono messe nelle condizioni di poter scegliere il sistema fiscale più favorevole, creando o spostando filiali operative nei Paesi dell'eurozona in cui la fiscalità è più conveniente; a tale proposito anche ai fini di una efficace lotta all'evasione ed elusione fiscale sarà utile proporre l'obbligo per i paesi membri dell'Unione europea di dotarsi di una black list comune, che contenga i nomi dei paesi che non favoriscono un corretto scambio di informazioni, attualmente infatti non tutti i paesi europei sono dotati di una black list e ciò non facilita la lotta contro coloro che programmano di evadere e/o eludere il fisco mediante le triangolazioni societarie tra paesi; va, tra l'altro, promosso, anche in sede europea, un principio universale di collegamento tra i salari più alti e i salari più bassi erogati dalle aziende private e dallo Stato, attraverso l'elaborazione e la conseguente applicazione di coefficienti utili a garantire il principio di uguaglianza tra lavoratori, per il tramite dell'applicazione di criteri di proporzionalità e razionalità che riducano le disparità salariali in tutte le aziende pubbliche e private: è inoltre opportuno promuovere una agenda europea per incentivare nuovi impieghi al fine di tutelare i lavoratori dall'incremento della disoccupazione di carattere tecnologico, nel settore pubblico e privato, intervenendo a livello normativo per migliorare il rapporto tra istruzione e lavoro, riducendo la tassazione sul reddito da lavoro ed incrementando la tassazione sull'automazione, entro limiti di sostenibilità del sistema economico e finanziario; l'approvazione di una proposta di legge sul reddito di cittadinanza, oggi più che mai, rappresenta un obbligo per l'Italia, considerato che l'Europa fin dalla raccomandazione del Consiglio 92/441/CEE, del 24 giugno 1992 ha esortato gli Stati membri a dotarsi di adeguati sistemi di protezione sociale, raccomandando agli Stati di riconoscere il diritto basilare di ogni persona, di disporre di un'assistenza sociale e di risorse sufficienti per vivere in modo dignitoso e che solo l'Italia, l'Ungheria e la Grecia ad oggi non hanno attuato alcuna forma di reddito minimo uniforme a livello nazionale; in ambito internazionale va rilevato come nella comunicazione della Commissione Europea «un'esistenza dignitosa per tutti: sconfiggere la povertà e offrire al mondo un futuro sostenibile» (Bruxelles 27 febbraio 2013) viene evidenziato come «Eliminare la povertà e garantire prosperità e benessere duraturi sono tra le sfide più pressanti che il mondo si trova a affrontare». Sulla scorta di tali enunciazioni si ritiene doverosa e non più procrastinabile l'approvazione da parte del Governo italiano di una legge che riconosca il diritto per tutti i cittadini di ricevere un reddito minimo. In linea generale il reddito di cittadinanza è finalizzato a contrastare la povertà, la disuguaglianza e l'esclusione sociale nonché a favorire la promozione delle condizioni che rendono effettivo il diritto al lavoro ed alla formazione, attraverso politiche finalizzate al sostegno economico ed all'inserimento sociale di tutti i soggetti a rischio di marginalità, nella società e nel mondo del lavoro»;
ancora bisognerà rendere concreti le richieste di occupazione qualificata in settori in espansione, quali le TLC, la green economy, la sanità e l'assistenza sociale; per questo è necessario e opportuno fare ricorso ai programmi di grande portata per l'occupazione come un fondo che attraverso misure specifiche stimoli la crescita e l'occupazione «verde» con politiche più ambiziose in materia di efficienza energetica a mezzo di un considerevole aumento della quota delle energie rinnovabili, il greening attraverso l'inserimento delle priorità ambientali e dell'uso efficiente delle risorse nel ciclo di coordinamento delle politiche economiche di bilancio; sarà necessario, altresì, sostenere un piano UE in favore della snellezza delle procedure di creazione delle Small Business Act (SBA) e nella elargizione rapida delle licenze con l'eliminazione della lunga durata dei contenziosi giudiziari in materia di recupero dei crediti;
gli Stati membri dell'Unione europea si caratterizzano per condizioni economiche e sociali completamente eterogenee fra loro, motivo per il quale sarebbe preferibile predisporre misure volte a correggere le relative distorsioni sociali ed economiche;
l'assenza di una politica economica europea unitaria e di un sistema unico di indebitamento acuisce le suddette distorsioni sociali ed economiche;
al fine di rilanciare l'economia e di migliorare le condizioni sociali ed economiche dei cittadini sarebbe preferibile escludere dal limite del 3 per cento nel rapporto deficit/pil il cofinanziamento dei fondi europei e gli investimenti in settori chiave come, a puro titolo di esempio, la prevenzione dai rischi sismici ed idrogeologici, la ricerca e l'informatizzazione della PA e ciò al fine di rafforzare la fiducia, i bilanci delle famiglie e imprese, stimolando il credito e provocando un impatto positivo su domanda e inflazione;
considerato, altresì, che ad ottobre 2012 il Governo italiano ha aderito insieme ad altri dieci Paesi membri dell'Unione Europea (Austria, Belgio. Estonia, Francia, Germania, Grecia, Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Spagna) al progetto di cooperazione rafforzata per l'introduzione di una tassa europea sulle transazioni finanziarie. Il 22 gennaio 2013 il Consiglio Economia e Finanza (Ecofin) dell'Unione Europea ha autorizzato l'avvio della procedura di cooperazione rafforzata tra gli 11 Stati Membri dell'Unione, tra cui l'Italia, per l'introduzione della suddetta tassa. Il 14 febbraio 2013 la Commissione Europea ha presentato una proposta di direttiva COM(2013)71 per delineare il modello di tassa da implementare e tale proposta è da più di un anno oggetto di negoziato tra gli 11 Stati membri aderenti alla procedura di cooperazione rafforzata. La tassazione delle transazioni finanziarie (TTF). se efficacemente introdotta negli 11 Paesi UE partecipanti:
1) assicurerebbe il giusto contributo del settore finanziario per programmi di stimolo e di rilancio delle economie, nonché una più giusta parità di trattamento con altri settori produttivi soggetti ad oggi a prelievo fiscale di maggiore entità;
2) garantirebbe la riscossione di un gettito prevedibile permettendo di stabilire politiche di medio-lungo periodo sia per far fronte alle conseguenze sociali della crisi in Italia sia per sostenere programmi di aiuto allo sviluppo dei Paesi poveri e di contrasto ai cambiamenti climatici frenando la speculazione;
3) diminuirebbe l'instabilità dei mercati con ricadute positive anche per le imprese, in termini di minor rischio valutario, minori incertezze sui prezzi delle materie prime e minori rischi degli investimenti esteri;

con la Legge di stabilità 2013 in Italia è stata introdotta un'imposta sulle transazioni finanziarie che nel suo primo anno di vita ha dato adito a non poche polemiche e critiche facendo emergere con chiarezza l'urgenza di una sua revisione;
l'introduzione in Italia di un'imposta europea, secondo l'impianto proposto dalla Commissione Europea, permetterebbe un netto miglioramento della normativa italiana risolvendo molte delle problematiche finora riscontrate nel modello italiano. In particolare i miglioramenti dovrebbero riguardare:
a) l'applicazione della tassa ad una più ampia base imponibile: azioni, obbligazioni, strumenti derivati, prodotti strutturati e operazioni realizzate intra-gruppo o da intermediari finanziari inclusi hedge fund e altri soggetti a maggiore vocazione speculativa;
b) l'applicazione del doppio principio di residenza e di emissione del titolo come misura di contrasto all'evasione della tassa;
c) l'applicazione dell'imposta alla singola operazione e non al saldo netto di fine giornata contrastando così l'intero volume di operazioni più altamente speculative;

nel corso dei vertice Ecofin del 6 maggio 2014 dieci degli 11 Paesi aderenti alla procedura di cooperazione rafforzata sulla TTF hanno pubblicamente annunciato il raggiungimento di un accordo politico che prevede l'avvio della «prima fase» di implementazione della TTF – da applicare a titoli azionari e ad «alcuni strumenti derivati» – entro il 1o gennaio 2016 con la possibilità – per quei paesi della cooperazione rafforzata che lo ritenessero opportuno – di ampliare la base imponibile a ulteriori classi di asset finanziari. L'accordo prevede altresì il consolidamento di una proposta legislativa sulla prima fase di implementazione della TTF europea entro la fine del 2014, prefigurando un intenso lavoro negoziale nel secondo semestre dell'anno in corso;
tra l'altro la lotta alla contraffazione e alla tutela del Made in Italy deve essere una priorità per il Governo italiano perché il pilastro della nostra economia sono le piccole e medie imprese che esportano in tutto il mondo prodotti di alta qualità che li rende peculiari rispetto alla concorrenza estera; che i danni che le imprese subiscono a causa della contraffazione e della pirateria si riflettono anche sul numero dei posti di lavoro da esse offerti: 250.000 è la stima dei posti di lavoro persi negli ultimi 10 anni a livello mondiale, di cui 100.000 circa nella sola Unione europea. Una ricerca dell'OCSE condotta qualche anno fa ha stimato in 250 miliardi di dollari il controvalore del commercio internazionale dei soli prodotti contraffatti o piratati, mentre, secondo i dati in possesso della Banca mondiale, il volume d'affari della contraffazione si aggirerebbe intorno ai 350 miliardi di euro, pari al prodotto interno lordo di 150 dei Paesi meno ricchi; che in relazione ad una lotta serrata alla contraffazione bisogna adottare misure per accrescere e valorizzare le micro, piccole e medie imprese favorendo l'erogazione del credito, innovazione, l'aggregazione tra le imprese, la semplificazione fiscale ed amministrativa, una certezza del diritto; dunque anche la politica industriale dell'Unione europea deve promuovere un cambiamento strutturale verso la valorizzazione del settore manifatturiero, attraverso strumenti che consentano un miglior posizionamento delle imprese europee nel mercato globale e la rilocalizzazione delle produzioni in Europa; gli interventi infatti devono agire nel contesto in cui si muovono le imprese (dei 20 mln di imprese dell'Unione europea, il 99.8 per cento sono MPMI) e devono cogliere gli elementi che possono contribuire a ricreare un habitat favorevole per le imprese; devono essere ridotti, fino alla completa armonizzazione delle condizioni, i divari tra i Paesi membri in merito a: produttività del lavoro, fiscalità, efficienza della pubblica amministrazione, costi dell'energia, sistema infrastrutturale, capacità di innovazione, tempi della giustizia e possibilità di veder riconosciuti i propri diritti. Per ottenere questo risultato sarà indispensabile lo scambio di buone pratiche e la definizione di modelli efficaci facilmente applicabili ai Paesi membri; sarà, altresì, necessario promuovere una disciplina più chiara e di più facile applicazione per i decisori pubblici, in modo da evitare che erogazioni disposte per legge considerate compatibili col mercato unico e non suscettibili di comunicazione siano successivamente oggetto di procedura di infrazione e condanna alla restituzione, con conseguenze economiche e sociali di difficile gestione e soluzione. Tali eventualità potrebbero essere scongiurate se si rendesse sempre obbligatoria la comunicazione alla Commissione e se si stabilisse una promozione del Made in Italy come marchio: andrebbe, inoltre, riconsiderato il ruolo degli aiuti di Stato nell'ottica della specializzazione di determinate aree in settori che richiedono un adeguamento strutturale con intervento pubblico, anche alla luce del rilancio delle imprese europee nel mercato globale; anche in ordine all'utilizzo dei fondi europei bisogna garantire alle imprese un ambiente favorevole e fare in modo che gli incentivi economici per la ricerca e l'innovazione (Horizon 2020) previsti nella programmazione 2014-2020 siano ampiamente distribuiti nel tessuto produttivo e non concentrati esclusivamente sulle grandi imprese: dovrà essere promosso un miglior utilizzo degli strumenti finanziari previsti dal programma COSME e deve essere data abbondante informazione non solo di questi due programmi ma di tutti i programmi a gestione diretta della Commissione europea ai quali possono accedere le imprese;
l'impatto del 3d printing e della diffusione capillare di questo nuovo «impianto industriale» sui nuovi modi di produzione e sui modelli di consumo, è tale che non sembra retorico parlare di «nuova rivoluzione industriale» e che dal mix tecnologico produttivo tipica della produzione artigianale e manifatturiera di alta qualità può contribuire al rilancio della manifattura italiana, ricollocando nel nostro Paese (o in Europa) quelle produzioni trasferite all'estero per costi di energia e personale elevati;
le resistenze nazionali al processo di integrazione si traducono spesso in vere e proprie «clausole di favore» a vantaggio di quei Paesi che altrimenti non avrebbero firmato i Trattati rallentando o interrompendo il percorso comunitario; tra i benefici più eclatanti va annoverata la tradizionale revisione degli squilibri di bilancio denominata «correzione britannica», che consente al Regno Unito il rimborso di un importo pari al 66 per cento della differenza tra il suo contributo al bilancio UE e l'importo ottenuto dallo stesso bilancio comportando, di riflesso, un ulteriore onere finanziario a carico degli altri Stati membri tra cui l'Italia; gli accordi presi a Fontainebleau erano motivati da un consistente stanziamento di risorse comunitarie a titolo dell'allora nascente Politica Agricola Comune e tali da poter giustificare particolari agevolazioni concesse ai Paesi con scarsa vocazione agricola come la Gran Bretagna, nel corso del tempo, come noto, la spesa agricola dell'Unione europea si è notevolmente ridotta; le prospettive finanziarie 2014-2020 non solo hanno ulteriormente ridotto lo stanziamento a favore della politica agricola comune, ma confermano l'applicazione degli attuali meccanismi di correzione per il Regno Unito;
la Commissione europea ha rilevato squilibri macroeconomici in diversi Paesi dell'Unione Europea;
individua Croazia, Italia e Slovenia come Paesi che presentano squilibri macroeconomici eccessivi;
ha esplicitato che si aspetta che gli Stati membri tengano conto dei risultati degli esami approfonditi e delle previsioni di bilancio nei loro programmi nazionali di riforma e nei programmi di stabilità e convergenza, nonché, in particolare, che gli Stati con squilibri eccessivi elaborino una risposta politica dettagliata e di ampio respiro inerente i loro futuri programmi nazionali di riforma e nei programmi di stabilità e convergenza;
gli USA si sentono forzati oggi a dover far fronte alle corse in avanti dei Paesi emergenti sul piano dello sviluppo economico, mentre l'Europa intrappolata nelle politiche monetarie dell'austerità scivola verso rigorose politiche di mercato privatistico al completo servizio dei mercati;
si sono di conseguenza sviluppati tavoli di discussione che riguardano lo smantellamento delle barriere commerciali, giuridiche, politiche al libero commercio e alla libertà di investimento, che vedono le potenze USA e UE concordare il TTIP, Transatlantic Trade and Investment Partnership, e nazioni quali Messico, Canada, Cile, Perù, Giappone, Australia, Malesia, Singapore, Vietnam, Nuova Zelanda e Brunei accordarsi attraverso il TPP, Transpacific Partnership; le impostazioni del TTIP appaiono di massima una concessione arbitraria alla sovranità delle multinazionali rispetto ai diritti e ai bisogni delle persone al punto da rendere possibile lo sfruttamento incontrollato e inquinante dei beni comuni e segnatamente acqua e suolo: d'altro canto il partenariato economico-finanziario noto come TTIP ormai in via di definizione, lungi dall'essere un progetto neutrale, lega in maniera definitiva le sorti dell'Europa a quelle degli USA limitando la residua autonomia di un'Unione che rischia di dover sottostare ai dettami finanziari e commerciali di Washington; è noto infatti che mentre il mercato unico è il risultato di una omogeneità di regolamentazione senza precedenti, quello statunitense è frutto di anni di «deregulation» e pertanto gli operatori delle due sponde dell'Atlantico dovrebbero operare in un quadro caratterizzato dalla compresenza di assetti legislativi molto differenti. Relativamente al comparto agricolo, per il quale i fautori dell'accordo vantano benefici a doppio senso in considerazione delle enormi barriere tariffarie esistenti, le preoccupazioni maggiori riguardano le importazioni di OGM e il rischio di chiusura di molte piccole aziende a causa della frammentazione della proprietà agraria che caratterizza il nostro Continente;
lo scoreboard sugli avanzamenti in materia di Agenda Digitale europea, pubblicato dalla Commissione europea lo scorso 28 maggio, ha certificato una situazione di assoluta asimmetria a livello continentale circa la realizzazione degli obiettivi prefissati nel programma europeo; infatti, mentre a livello europeo si prevede che saranno raggiunti entro il 2015 95 dei 101 obiettivi programmatici stabiliti per l'Agenda Digitale europea, a livello di singoli Stati membri si riscontra una significativa asimmetria tra Paesi dell'Europa del nord e Paesi dell'Europa del sud: sotto tale profilo i dati sull'Italia appaiono particolarmente significativi: il nostro Paese risulta, infatti, ben lontano dal raggiungimento degli obiettivi stabiliti rispetto alla maggior parte degli indicatori considerati e, segnatamente, mercato della banda larga; utilizzo di Internet, competenze digitali, sviluppo del commercio elettronico e investimenti in ricerca e sviluppo nel settore ICT; la situazione di deficit di sviluppo sopra rappresentata è dovuta, principalmente, all'inefficacia delle politiche nazionali fino ad ora perseguite in materia, oltre che dalla mancanza di una visione d'insieme sui temi legati all'innovazione del Sistema Paese ma è, al contempo, determinata dalla rigidità dei vincoli stabiliti dai Trattati europei in vigore in materia di investimenti pubblici dei singoli Stati membri, oltre che dalla mancata destinazione di risorse finanziarie specifiche anche comunitarie per il raggiungimento degli obiettivi del programma europeo; il rispetto del principio della net neutrality, a mente del quale ogni pacchetto di dati veicolato attraverso la rete Internet deve essere trattato in maniera omogenea senza distinzioni, restrizioni o interferenze, in relazione all'origine, al contenuto, alla qualità o tipologia dei dati considerati, costituisce l'architrave sulla quale è stata costruita la rete Internet così come la conosciamo oggi, garantendo il pieno esercizio dei diritti, anche di rango costituzionale, afferenti alla ricezione e comunicazione di informazioni da parte dei cittadini; nel tempo i fornitori di servizi di rete hanno adottato politiche sempre più aggressive in termini di gestione del traffico Internet, come tali idonee a compromettere la neutralità della rete; in proposito la Commissione europea in vista dell'obiettivo di costruire un mercato unico delle telecomunicazioni ha presentato nel settembre 2013 un pacchetto di riforme del mercato delle telecomunicazioni comprendente un regolamento e una raccomandazione sul tema; in particolare, il regolamento all'articolo 23 prevede disposizioni volte a garantire il rispetto del principio di neutralità della rete, norme che sono state emendate in prima lettura dal Parlamento europeo il 3 aprile 2014, attraverso una risoluzione legislativa che specifica che l'accesso ad Internet debba essere garantito «indipendentemente dalla sede dell'utente finale o del fornitore e dalla localizzazione, dall'origine, dalla finalità del servizio, delle informazioni o dei contenuti»;
per quanto concerne i temi del clima e l'energia, la Commissione, nella sua comunicazione del 22 gennaio scorso «Quadro per le politiche dell'energia e del clima per il periodo dal 2020 al 2030», ha presentato le sue proposte per fissare gli obiettivi da raggiungere per il 2030;
il Consiglio Europeo dello scorso marzo ha stabilito che gli obiettivi 2030 verranno decisi «entro ottobre» e saranno «in linea con l'obiettivo a lungo termine per il 2050», contribuendo positivamente alla definizione di un accordo al vertice sul clima delle Nazioni Unite di settembre che si terrà a Parigi;
la Commissione propone di fissare l'obiettivo da raggiungere entro il 2030 di ridurre le emissioni di gas a effetto serra nell'Unione europea del 40 per cento rispetto all'anno 1990, ripartendo gli sforzi tra il settore ETS (Emission Trading System) e i risultati collettivi attesi dagli Stati Membri che non rientrano nell'ETS. In particolare, la Commissione propone un obiettivo per il settore ETS di -43 per cento rispetto al 2005, anno di lancio del meccanismo europeo, contro un obiettivo di riduzione del 21 per cento al 2020 e di riduzione per le attività economiche non ETS che dovrebbe essere pari al 30 per cento;
la Commissione individua nel 27 per cento l'obiettivo vincolante per l'Unione europea ma non per i singoli Stati membri, la quota di energia rinnovabile che dovrà essere consumata nell'Unione europea in tale data e non stabilisce nuovi obiettivi per l'efficienza energetica, contrariamente a quanto richiesto da una parte dei Paesi dell'Unione;
il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che definisce la comunicazione relativa al «Quadro per le politiche dell'energia e del clima per il periodo dal 2020 al 2030» come «miope e poco ambiziosa su una serie di livelli» e in cui si chiede un obiettivo vincolante del 40 per cento anche per l'efficienza energetica e un aumento al 30 per cento del target per le rinnovabili, che peraltro non dovrebbe essere calcolato a livello comunitario ma tradotto in specifici obiettivi nazionali, obiettivi condivisi anche da alcuni Stati membri tra cui Germania e Danimarca:
l'efficienza energetica e la lotta ai cambiamenti climatici sono elementi centrali del sistema economico europeo, la creazione e il mantenimento di nuovi posti di lavoro altamente qualificati e possono costituire il perno di una nuova politica industriale europea che incentivi anche la ricerca e lo sviluppo e sia attrattiva per investimenti e finanziamenti per le tecnologie sostenibili dando impulso alla competitività e alla crescita;
per migliorare la sicurezza dell'Unione in materia di approvvigionamento la Commissione europea prospetta di incrementare lo sfruttamento delle fonti energetiche sostenibili interne, ma include in questa definizione anche le riserve autoctone di combustibili fossili convenzionali e non convenzionali (soprattutto gas naturale) e il nucleare, scelta in linea con quanto stabilito dal G7 dell'energia che si è tenuto a Roma ma che appare distante da quanto richiesto dalla maggioranza dei cittadini europei che, in un recente sondaggio speciale Eurobarometro sul cambiamento climatico in quattro su cinque riconoscono l'importanza della lotta al cambiamento climatico e dell'efficienza energetica quale impulso all'economia e all'occupazione;
ad oggi ancora non è stata correttamente delineata la fase di transizione verso un sistema energetico comunitario realmente sostenibile, e questo ha dato la possibilità di attribuire al gas un ruolo essenziale e ha determinato la decisione di arrivare a un unico mercato dell'energia, lasciando però troppo spazio all'influenza dei singoli Stati e non all'Europa nel suo complesso nelle scelte strategiche relative ai sistemi di trasporto e interconnessione internazionali;
in Italia, nel mese di febbraio 2014, la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili ha coperto il 38 per cento della produzione e il 32 per cento della domanda, con una stima delle ricadute economiche e occupazionali, riferiti al 2012 (fonte GSE) di 12,6 miliardi di euro di investimenti per 53.000 occupati permanenti in attività di esercizio e manutenzione sul parco rinnovabili e di 137.000 occupati temporanei, per le attività di investimento in nuovi impianti;
il potenziale dell'efficienza energetica, settore in cui il nostro Paese è tra i leader mondiali, e delle energie rinnovabili non è stato ancora pienamente sfruttato e che secondo la Strategia Energetica Italiana e la tabella di marcia europea per il 2050 dovranno fornire la quota maggioritaria dell'approvvigionamento energetico, potranno essere raggiunti solamente se saranno fissati chiari obiettivi specifici intermedi;
il Libro bianco sui trasporti del marzo 2011 individua dieci obiettivi suddivisi in tre capitoli per un sistema dei trasporti competitivo ed efficiente sul piano delle risorse. All'interno del capitolo «Ottimizzare l'efficacia delle catene logistiche multimodali, incrementando tra l'altro l'uso di modi di trasporto più efficienti sotto il profilo energetico» sono elencati 4 obiettivi tra i quali, in particolare, il numero 3 che auspica che entro il 2030, sulle percorrenze superiori a 300 km, il 30 per cento del trasporto di merci su strada venga trasferito verso altri modi, quali la ferrovia o le vie navigabili e che tale percentuale arrivi al 50 per cento nel 2050;
all'interno del capitolo «Migliorare l'efficienza dei trasporti e dell'uso delle infrastrutture mediante sistemi d'informazione e incentivi di mercato» afferente sempre al Libro bianco sui trasporti è contenuto l'obiettivo numero 9 che fissa per il 2020 l'obiettivo di dimezzamento delle vittime nel trasporto su strada;
nonostante quanto sancito nell'obiettivo numero 9 e la centralità che la mobilità urbana riveste nel panorama delle politiche dell'Unione, oggi, la voce più consistente dei finanziamenti europei per le infrastrutture di trasporto e gli interventi nel settore (fondi strutturali) viene impiegata per le grandi reti;
la Direzione Generale mobilità e trasporti della Commissione Europea (MOVE) ha più volte sottolineato come oltre il 60 per cento della popolazione europea viva in città con popolazione superiore a 10.000 abitanti. Il trasporto urbano determina il 40 per cento delle emissioni CO2 e il 70 per cento delle emissioni di polveri sottili. In città si registra la percentuale più alta di incidenti stradali;
tenuto conto che per migliorare la sicurezza dell'Unione in materia di approvvigionamento la Commissione Europea prospetta di incrementare lo sfruttamento delle fonti energetiche sostenibili interne, ma include in questa definizione anche le riserve autoctone di combustibili fossili convenzionali e non convenzionali (soprattutto gas naturale) e il nucleare, scelta che appare distante da quanto richiesto dalla maggioranza dei cittadini europei che, in un recente sondaggio speciale Eurobarometro sul cambiamento climatico in quattro su cinque riconoscono l'importanza della lotta al cambiamento climatico e dell'efficienza energetica quale impulso all'economia e all'occupazione;
ad oggi ancora non è stata correttamente delineata la fase di transizione verso un sistema energetico comunitario realmente sostenibile, e questo ha dato la possibilità di attribuire al gas un ruolo essenziale, lasciando però ai singoli Stati e non all'Europa nel suo complesso le scelte strategiche relative ai sistemi di trasporto e interconnessione internazionali;
mentre l'economia europea fa fatica a riprendersi, le energie rinnovabili e il risparmio energetico costituiscono un'attrattiva sempre maggiore per investitori e governi e il raggiungimento degli obiettivi climatici ed energetici per il 2020 consentirebbe: la creazione di 5 milioni di nuovi posti di lavoro; la riduzione della dipendenza da combustibili fossili e il conseguente risparmio fino a 500 miliardi di euro l'anno, a cui si aggiungerebbero ulteriori 200 miliardi per il raggiungimento degli obiettivi di efficienza energetica;
è necessario che l'Unione europea imprima un'accelerazione alle politiche su clima ed energia con l'obiettivo, entro il 2030, di raggiungere il 55 per cento di riduzione delle emissioni interne come contributo ad un accordo globale, ispirato al pieno rispetto dei principi di equità e delle comuni ma differenziate responsabilità e capacità tra paesi industrializzati emergenti e in via di sviluppo; produrre il 45 per cento di energia da fonti rinnovabili; tagliare il consumo di energia del 40 per cento;
è imprescindibile garantire il rispetto degli impegni di riduzione delle emissioni di gas serra già sottoscritti, coerentemente con quanto previsto dalla Delibera CIPE n. 17 del 2013 e, nel contesto dell'Unione, a progredire nel processo per la ratifica degli emendamenti del Protocollo di Kyoto attraverso cui sono stati fissati gli obiettivi di riduzione per il periodo 2013-2020;
è necessaria una riforma strutturale del sistema di scambio delle quote di emissione di CO2 (EU Emissions Trading System – EU ETS), al fine di compensare gli squilibri sistemici determinati dalla significativa caduta del prezzo del carbonio negli ultimi dodici mesi che ha compromesso la capacità di tale strumento di raggiungere gli obiettivi prefissati e tenendo conto dell'inclusione del trasporto aereo nell'EU ETS;
è auspicabile l'avvio di un dibattito a livello europeo per mettere fortemente in discussione i meccanismi economico politici che riguardano le privatizzazioni ed in particolare quelle dei servizi pubblici locali, aggredendo in particolar modo le inaccettabili politiche di austerity avviate con la direttiva Bolkestein per poi passare al fiscal compact e ai vincoli al patto di stabilità imposti – addirittura in Costituzione – agli Stati membri;
negli scorsi due anni la Rete Europea dei Movimenti dell'Acqua ha portato avanti a livello europeo una Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE), firmata da un milione di cittadini residenti in tutta Europa, presentata alla Commissione Europea e ai Parlamentari europei per chiedere all'Unione europea di riconoscere che l'acqua e i servizi igienico-sanitari come un diritto umano universale, come sancito dalle Nazioni Unite, e il riconoscimento dell'acqua come bene comune, agevolando così, anche sul piano giuridico, un processo sociale e culturale che sta vedendo comuni come Parigi e Berlino e tante città in Francia avviare la ripubblicizzazione del servizio idrico;
la grande quantità e il danno ambientale provocato dai rifiuti inceneriti o sotterrati, l'ormai scarsità delle materie prime in Europa, il notevole dispendio energetico nel produrre nuovi prodotti, occorre trasformare in direttiva la risoluzione europea che impedisce l'incenerimento e il conferimento in discarica dei rifiuti biodegradabili o riciclabili entro il 2020 e puntare soprattutto alla riduzione a monte dei rifiuti e che ciò si deve fare insieme alle imprese attraverso la ricerca e le strategie comuni affinché le pratiche virtuose diventino sistema. Puntare all'ecodesign e alla riprogettazione dei prodotti per evitare rifiuti inutili. Promuovere il vuoto a rendere e in generale riarticolare tutta la filiera del riutilizzo (solo per l'usato 80.000 persone impiegate in Italia per un fatturato di 3 milioni annui, in potenziale crescita) anche introducendo leggi che rendano più facile la preparazione al riutilizzo delle merci che attualmente diventano rifiuto. Rendere competitivo il mercato del recupero di materiali incentivando le piccole e medie imprese del riciclo piuttosto che incentivare la produzione di energia da rifiuto (distrugge materia preziosa annullando perfino il vantaggio energetico). È necessario, altresì, accelerare il processo per cui tutti i dati e le informazioni ambientali nonché sanitari collegati a problematiche ambientali relativi a questioni ambientali ed eventuali dati sanitari ad essi correlati siano ampiamente reperibili, consultabili, divulgabili e fruibili da parte di chiunque;
in ordine, infine, alle relazioni esterne dell'Unione europea nel contesto della politica internazionale, considerato che:
l'attuale stato delle cose in Ucraina comporta ancora uno stato di conflitto e di guerra civile nella regione russofona oltre che di tensione con la Russia;
tra l'altro, l'economia ucraina e le risorse pubbliche di Kiev non appaiono in grado di soddisfare le richieste russe del pagamento del debito ucraino versus Mosca per quanto riguarda l'approvvigionamento di gas, cosa che mette in forse la continuità dell'approvvigionamento di gas verso i paesi dell'Unione europea, approvvigionamento che avviene in parte significativa tramite gasdotti che passano per il territorio ucraino,

impegna il Governo:

a chiedere, nel prossimo Consiglio europeo del 26 e 27 giugno 2014 ma anche in forza dell'imminente Presidenza italiana del Consiglio europeo, una più decisa cooperazione dell'insieme degli Stati membri per affrontare l'emergenza umanitaria nel Mediterraneo attraverso finanziamenti adeguati alle operazioni di soccorso e di accoglienza stessa dei profughi e dei rifugiati nonché al contrasto del traffico di esseri umani e a proporre l'unificazione in un unico organismo europeo delle funzioni di coordinamento per il soccorso e la tutela delle frontiere della Unione europea suddividendo in modo solidale tra i membri della Unione europea il carico umano di tale drammatica emergenza ma anche gli oneri finanziari per l'utilizzo di sistemi informativi, di mezzi e strumentazioni necessari per tali tipi di operazioni;
a proporre nelle opportune sedi l'introduzione del crimine internazionale contro l'umanità per i trafficanti di uomini, donne e bambini che ricevono benefici finanziari direttamente o indirettamente per il trasporto di persone su mezzi non autorizzati dal diritto internazionale, come suggerito anche dal punto 81, del Report n. 13531 del 9 giugno 2014 intitolato «The large-scale arrival of mixed migratory flows on Italian shores» presentato nel corso dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa;
a sostenere l'azione dell'Unher a favore dell'apertura di centri di accoglienza nei principali punti di stazionamento in Nord Africa per i richiedenti asilo vista la mancanza di un supporto adeguato alle autorità di frontiera da parte dell'Unione europea, assicurando contestualmente la necessaria vigilanza affinché ricorrano le condizioni perché questo avvenga specialmente in Paesi come la Libia, l'Egitto o il Marocco;
a predisporre, nel corso del prossimo semestre di Presidenza italiana del Consiglio europeo, una seria strategia di politica estera dell'Unione più flessibile e adeguata nel rispondere alle minacce e alle sfide emergenti in settori quali la sanità, l'energia, i cambiamenti climatici, l'accesso all'acqua o il processo di desertificazione, fattori che spingono le popolazioni coinvolte verso altri Paesi e che si legano inevitabilmente all'aumento dei flussi migratori, attraverso l'adozione di misure e proposte per la riduzione dell'impatto ambientale e del consumo delle risorse, per una cooperazione allo sviluppo che non sia sinonimo di sostentamento, per la risoluzione di conflitti non basata sul solito interventismo militare;
ad eseguire una ricognizione di tutti gli interessi strategici dell'Italia nel mondo (commerciali, finanziari, umanitari, bellici etc. etc.) e contestualmente valutarne l'impatto sui flussi migratori verso l'Unione europea;
a promuovere una disciplina uniforme sulla confisca dei beni, sulla rintracciabilità dei flussi di denaro, sul reato di associazione mafiosa; a promuovere il rafforzamento del mandato di cattura europeo;
a promuovere l'approfondimento della tematica del Whistleblower per la sua introduzione nella legislazione europea allo scopo di garantire una maggiore trasparenza sia nel settore privato che in quello pubblico a promuovere a livello europeo un rafforzamento della cooperazione amministrativa in materia fiscale e sociale tra gli Stati membri contrastando le pratiche di dumping fiscale e sociale fra gli Stati membri dell'Unione, nonché la concorrenza al ribasso e i conseguenti fenomeni di delocalizzazione di attività produttive;
a promuovere in sede europea un principio universale di collegamento tra i salari più alti e i salari più bassi erogati dalle aziende private e dallo Stato attraverso l'elaborazione e l'applicazione di criteri di proporzionalità che riducano le disparità salariali;
a promuovere una agenda europea per incentivare nuovi impieghi, al fine di tutelare i lavoratori dall'incremento della disoccupazione di carattere tecnologico, nel settore pubblico e privato;
a prevedere nel semestre di Presidenza italiana, di concerto con i Paesi dell'Unione europea, una pianificazione della riduzione dello squilibrio macroeconomico nei Paesi che presentano tale problematica e introdurre un monitoraggio almeno bimensile dei risultati parziali;
ad adottare una legislazione per attuare un unico sistema di sostegno al reddito applicabile in tutti gli Stati membri e promuovendo l'introduzione di un reddito di cittadinanza per tutti i cittadini europei;
a sostenere un piano UE in favore della snellezza delle procedure di creazione delle Small Business Act (SBA) e nella elargizione rapida delle licenze con l'eliminazione della lunga durata dei contenziosi giudiziari in materia di recupero dei crediti;
a porre in essere ogni iniziativa presso le competenti sedi dell'Unione europea affinché vengano destinate risorse addizionali per il raggiungimento degli obiettivi dell'Agenda Digitale europea in favore degli Stati membri che registrano più elevati deficit nel raggiungimento degli obiettivi del programma europeo, come certificati dallo scoreboard diffuso di recente dalla Commissione europea, prevedendo tempi certi per la realizzazione degli obiettivi e stabilendo sanzioni adeguate a carico degli Stati membri in caso di mancata utilizzazione delle risorse addizionali per tal via destinate;
a porre in essere ogni iniziativa presso le competenti sedi dell'Unione europea al fine di prevedere delle deroghe specifiche ai vincoli di bilancio stabiliti dai Trattati in vigore al fine di favorire gli investimenti pubblici a livello di singoli Stati membri per il raggiungimento degli obiettivi dell'Agenda Digitale europea oltre che dei singoli programmi adottati in materia di innovazione dagli Stati membri;
a supportare le attività digitali (e-manufacturing, e-business, e-commerce) che, nella nuova rivoluzione industriale, riducono i costi di produzione, creano valore e legano tra loro laboratori, imprese e consumatori, a porre in essere ogni iniziativa presso le competenti sedi dell'Unione europea affinché si giunga ad una rapida approvazione del nuovo pacchetto in materia di mercato delle telecomunicazioni, secondo quanto approvato in prima lettura dal Parlamento europeo in data 3 aprile 2014;
a istituire un sistema alternativo al Fiscal Compact per la riduzione del debito pubblico cominciando dalla riduzione dei tassi d'interesse attraverso l'istituzione di un sistema unico di indebitamento come gli eurobond;
a prevedere lo scomputo dal calcolo della soglia del 3 per cento deficit/pil del cofinanziamento dei fondi europei e delle spese effettuate per investimenti in infrastrutture, in prevenzione del rischio sismico ed idrogeologico, messa in sicurezza degli edifici pubblici, investimenti nella ricerca, informatizzazione della PA; a disciplinare le modalità di finanziamento e funzionamento del Fondo europeo d'adeguamento alla globalizzazione (FEG) prevedendo una maggiore contribuzione da parte dei paesi comunitari dove vige un regime fiscale e/o un costo del lavoro al di sotto della media europea con il fine di contrastare il fenomeno della delocalizzazione;
a realizzare un'armonizzazione dei F.I.A. (Fondi di investimento alternativi) autorizzati ad operare all'interno dell'Unione, essendo ad oggi armonizzato solo il comparto dei GE.F.IA. (gestori dei Fondi di investimento alternativi);
a introdurre normative volte a migliorare gli attuali meccanismi di emissione dei rating e a responsabilizzare le società stesse, anche prendendo in considerazione la possibilità di incentivare la creazione di una società di rating interna all'Unione europea;
a introdurre una normativa atta ad impedire l'elusione fiscale attualmente condotta grazie alla complicità dei Paesi iscritti nella black, grey e white list;
a promuovere la creazione di nuovi strumenti di tracciabilità della certificazione C.E. che consentano di verificare l'effettiva esistenza della certificazione stessa attraverso l'utilizzo della information technology;
a promuovere la revisione dei dazi doganali in ingresso alla Unione europea nei confronti di prodotti fabbricati in paesi in cui non vigono leggi sulla sicurezza sul lavoro, tutela dell'ambiente, tutela dei minori, tutela dei lavoratori paragonabili a quelle della CE, anche nei confronti di prodotti fabbricati per conto di società europee o loro controllate;
a consolidare e promuovere l'attività di cooperazione al network Eurofisc per lo scambio di informazioni in materia di evasione fiscale e frode fiscale;
a rafforzare l'attuale sistema di regolamentazione dei contratti derivati puntando sia ad una progressiva riduzione del volume globale degli stessi contratti sia ad un divieto di creazione di contratti ad oggi troppo complessi, dannosi per gli investitori e sempre più distaccati dall'economia reale;
a rendere una volta per tutte obbligatoria, per tutti i Paesi membri, l'adozione di politiche di sostegno economico delle persone che vivono al di sotto della soglia di povertà relativa, mediante l'istituzione di strumenti come il reddito di cittadinanza, finanziabili anche attraverso la parte di utili, riservati agli Stati membri, generati dalla gestione del servizio, svolto in regime di monopolio, riferito all'immissione ed alla circolazione di nuova moneta;
ad ampliare la classe di strumenti derivati da includere nella base imponibile dell'imposta nella sua «prima fase» di implementazione ed ad introdurre una tassazione sulle operazioni finanziarie intraday ed altamente speculative, destinando il maggior gettito erariale alla riduzione delle imposte sulle piccole e medie imprese; ad avviare fin da ora la riforma dei criteri di formazione del bilancio comunitario ed in particolare si proceda alla revisione del meccanismo dello «sconto inglese» stabilito dagli accordi di Fontainebleau del 1984. posto che l'entità della spesa agricola è diminuita nel corso degli anni e che la nuova programmazione della Politica Agricola Comune per il periodo 2014-2020 prevede una significativa decurtazione dei fondi disponibili per il nostro Paese;
ad adottare misure volte all'adozione di campagne informative sul made in Italy presso i consumatori esteri e ad intensificare i controlli oltre frontiera, nella promozione di iniziative giudiziarie e legali laddove ve ne siano i presupposti fattuali;
ad attivarsi in tutte le sedi opportune per sostenere ed estendere alcune forme pilota di garanzia, tra cui lo strumento di condivisione dei rischi, attuate in particolare mediante azione congiunta di Banca europea per gli investimenti e il Fondo europeo per gli investimenti e la Commissione europea, per incoraggiare le banche a erogare prestiti alle piccole e alle medie «imprese innovative», in sostegno di attività di ricerca e sviluppo;
a sostenere, nell'ambito del Quadro di riferimento al 2030 per il clima e l'energia, come obiettivi legalmente vincolanti: a) la riduzione del 55 per cento delle emissioni interne di CO2; b) il raggiungimento del 45 per cento di energia rinnovabile sul totale del mix energetico; c) il conseguimento di un risparmio energetico del 40 per cento;
a garantire che tutti gli obiettivi su clima ed energia dell'Unione europea per il 2020 siano conseguiti e rafforzati attraverso un piano di riqualificazione energetica delle infrastrutture di rete e del patrimonio edilizio;
a ridefinire in chiave espansiva il sistema di scambio delle quote di emissione di CO2 (EU Emissions Trading System – EU ETS);
a battersi per l'eliminazione dei sussidi dannosi per l'ambiente, come ad esempio quelli destinati ai combustibili fossili e a pratiche agricole non sostenibili;
a promuovere un'azione comune per incoraggiare investimenti pubblici e privati per sostenere un'economia a basse emissioni di carbonio sul lungo periodo e, nel contempo, per conservare il nostro capitale naturale; a potenziare l'azione di contrasto al consumo di suolo come previsto dal Programma generale di azione dell'Unione in materia di ambiente fino al 2020 «Vivere bene entro i limiti del nostro pianeta»;
a promuovere, presso le istituzioni dell'Unione europea e gli Stati membri, l'avvio di una politica comunitaria finalizzata a: assicurare a tutti i cittadini il diritto all'acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari; garantire che l'approvvigionamento di acqua potabile e la gestione delle risorse idriche non siano soggetti alle «logiche del mercato unico» e che i servizi idrici siano esclusi da qualsiasi forma di liberalizzazione; ad intensificare l'impegno dell'Unione europa per garantire un accesso universale all'acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari;
a chiarire le diverse opzioni dei Paesi membri dell'Unione europea nella definizione di una politica energetica sostenibile;
a provvedere affinché l'Europa, nei suoi programmi di ricerca, includa in maniera prioritaria anche i rischi naturali «natural hazards» relativi a rischio idrogeologico e sismico;
ad intraprendere ogni iniziativa utile volta ad accelerare e ridurre i tempi per il conseguimento degli obiettivi di diversificazione del trasporto merci di cui nel Libro bianco dei trasporti, ovvero si adoperi affinché su percorrenze superiori a 300 chilometri venga trasferito verso altri modi, quali la ferrovia o le vie navigabili, entro il 2020 il 30 per cento dell'attuale trasporto merci su strada e che tale percentuale raggiunga il 50 per cento entro il 2030;
ad intraprendere ogni iniziativa utile affinché, nell'ambito della realizzazione delle reti TEN-T, le risorse stanziate vengano destinate prioritariamente, ove presenti, all'ammodernamento delle linee preesistenti piuttosto che per la realizzazione di nuove e venga assicurata l'interoperabilità delle linee ferroviarie;
a porre in essere ogni iniziativa affinché almeno il 70 per cento delle risorse individuate e riservate ad interventi in favore della mobilità e dei trasporti venga destinato per finanziare opere ed interventi da realizzarsi in ambito urbano. In particolare, fra le opere finanziate dovranno essere compresi interventi atti a ridurre i fenomeni di incidentalità stradale, oltre alle misure per il rinnovo del parco circolante, in primis quello destinato ai servizi di trasporto pubblico;
a porre in essere ogni iniziativa presso le competenti sedi dell'Unione europea affinché vengano adeguatamente gestiti i fondi europei erogati agli Stati membri per la realizzazione delle reti TEN-T assicurando l'interoperabilità delle linee ferroviarie ed agendo prioritariamente, ove presenti, sull'ammodernamento delle preesistenti linee piuttosto che realizzarne di nuove;
a porre in essere ogni iniziativa affinché almeno il 70 per cento dei fondi europei venga destinato al settore trasporto in opere ed interventi da realizzarsi in ambito urbano. In particolare, fra le opere finanziate dovranno essere compresi interventi atti a ridurre i fenomeni di incidentalità stradale, oltre alle misure per il rinnovo del parco circolante, in primis quello destinato ai servizi di aree dell'Unione un grave rischio in grado di arrecare danni ingenti a persone e cose;
a farsi promotore in sede di Consiglio Europeo per l'attivazione di tavoli di lavoro partecipati da rappresentanti dei cittadini dei Paesi europei col fine di creare una nuova Europa, l'Europa dei popoli, dei beni comuni, dei diritti e della democrazia;
ad avviare fin da ora la riforma dei criteri di formazione del bilancio comunitario ed in particolare si proceda alla revisione dei meccanismo dello «sconto inglese» stabilito dagli accordi di Fontainebleau del 1984, posto che l'entità della spesa agricola è diminuita nel corso degli anni e che la nuova programmazione della Politica Agricola Comune per il periodo 2014-2020 prevede una significativa decurtazione dei fondi disponibili per il nostro Paese;
a intraprendere ogni iniziativa negoziale al fine di riaprire la discussione sulla questione del «made in» ed in particolare a rivedere la normativa comunitaria in materia di etichettatura d'origine dei prodotti alimentari prevedendone l'applicazione obbligatoria;
a garantire che tutti gli obiettivi su clima ed energia dell'Unione europea per il 2020 siano conseguiti e rafforzati attraverso un piano di riqualificazione energetica delle infrastrutture di rete e del patrimonio edilizio;
a farsi promotore di tutte le iniziative necessarie ad assicurare la piena attuazione della risoluzione del Parlamento europeo del 20 aprile 2012 laddove sollecita le istituzioni comunitarie a:
prevedere la piena attuazione della legislazione in materia di rifiuti, e in particolare le disposizioni relativa alla gerarchia degli stessi rifiuti;
fissare obiettivi di prevenzione, riutilizzo e riciclaggio più ambiziosi, tra cui una netta riduzione della produzione di rifiuti;
vietare l'incenerimento dei rifiuti che possono essere riciclati o compostati, anche a tal fine prevedendo un piano di dismissione dell'impiantistica dedicata esistente a farsi promotore di tutte le iniziative necessarie a rafforzare l'azione per la protezione della biodiversità, a partire da un'efficace vigilanza sulle attività, di competenza degli Stati membri, riguardanti la designazione come Zone Speciali di Conservazione dei Siti di Importanza Comunitaria e la dotazione di adeguati piani di gestione e misure di protezione, e attraverso l'individuazione di adeguate forme di finanziamento per la piena attuazione delle misure essenziali per il mantenimento o il ripristino, in uno stato di conservazione soddisfacente, degli habitat naturali e l'integrazione della dimensione ambientale – e in particolare della difesa degli habitat e delle specie protetti – nella definizione e nella gestione della politica agricola comune e delle politiche di coesione;
a trasformare in direttiva la risoluzione europea che impedisce l'incenerimento e il conferimento in discarica dei rifiuti biodegradabili o riciclabili entro il 2020 e puntare soprattutto alla riduzione a monte dei rifiuti;
a puntare all'ecodesign e alla riprogettazione dei prodotti per evitare rifiuti inutili;
a promuovere il vuoto a rendere e in generale riarticolare tutta la filiera del riutilizzo anche introducendo leggi che rendano più facile la preparazione al riutilizzo delle merci che attualmente diventano rifiuto;
a rendere competitivo il mercato del recupero di materiali incentivando le piccole e medie imprese del riciclo piuttosto che incentivare la produzione di energia da rifiuto;
ad accelerare il processo per cui tutti i dati e le informazioni ambientali nonché sanitari collegati a problematiche ambientali relativi a questioni ambientali ed eventuali dati sanitari ad essi correlati siano ampiamente reperibili, consultabili, divulgabili e fruibili da parte di chiunque;
a rendere pubblici i tavoli di discussione del TTIP e prevedere la giusta pubblicità dei contenuti di tale trattato;
a rinegoziare il TTIP per favorire il rispetto e il mantenimento dei diritti sociali, dei diritti del lavoro, della preservazione dei beni comuni quali acqua e terra/cibo e della democrazia, garantire l'accesso ai servizi essenziali;
a rinegoziare il TTIP col fine di depotenziare completamente l'egemonia del trattato sulle leggi degli Stati sovrani e in particolare sulle leggi dello Stato italiano, valutando la possibilità di contrasto anche giurisdizionale in quanto Stato Membro dell'Unione europea;
a intervenire nelle opportune sedi comunitarie affinché il partenariato economico USA-UE, che unitamente agli obiettivi di rilancio dell'economia ha anche evidenti finalità politiche, si articoli su assetti legislativi quanto più omogenei, preveda forti tutele per l'agricoltura comunitaria ed adeguati meccanismi di salvaguardia degli interessi economici di quei Paesi europei come l'Italia che sono tra i detentori della leadership mondiale delle produzioni agroalimentari di qualità e le cui realtà produttive di piccole dimensioni non consentono di competere con i grandi farmers americani;
a rinegoziare con urgenza in tutte le sedi opportune ogni trattato relativo al cosiddetto libero mercato, includendo il TTIP, sulla base dei diritti dei popoli, della tutela dei beni comuni e dei servizi di interesse generale; altresì di ridiscutere l'incentivazione incontrollata del commercio nazionale e internazionale;
ad adoperarsi affinché, di concerto con i partners internazionali, vengano posti in essere le iniziative diplomatiche idonee a far superare lo stato di tensione in Ucraina.
(6-00079) «Carinelli, Colonnese, Nesci, Vignaroli, Dadone, Brescia, Cominardi, Massimiliano Bernini, Benedetti, Parentela, Lupo».