• C. 4760 EPUB Proposta di legge presentata il 29 novembre 2017

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Atto a cui si riferisce:
C.4760 Istituzione della Commissione paritetica Stato-regione-provincia nelle province con territorio interamente montano confinanti con Stati esteri


Frontespizio Relazione Progetto di Legge
Testo senza riferimenti normativi
XVII LEGISLATURA
 

CAMERA DEI DEPUTATI


   N. 4760


PROPOSTA DI LEGGE
d'iniziativa del deputato DE MENECH
Istituzione della Commissione paritetica Stato-regione-provincia nelle province con territorio interamente montano confinanti con Stati esteri
Presentata il 29 novembre 2017


      

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Onorevoli Colleghi! – La legge n. 56 del 2014, cosiddetta legge Delrio, ha riconosciuto le specifiche esigenze delle province interamente montane di confine, ma le conseguenti disposizioni non sono ancora attuate. Con la presente proposta di legge si chiede l'avvio di una riflessione e la creazione di uno strumento operativo per sbloccare i princìpi della norma che in questo particolare momento potrebbero risultare particolarmente utili per dare risposte al territorio. Ricordo ancora una volta al Parlamento e al Governo come la provincia di Belluno sia vittima di una perenne situazione di delicato e precario equilibrio socio economico in quanto stretta fra due regioni a statuto speciale (oltre che vittima delle classiche difficoltà di tutte le province montane, prima fra tutte lo spopolamento).
      Tra il 2005 e il 2014, in provincia di Belluno si sono svolti ben 18 referendum comunali (su un totale di 64 comuni) per il passaggio a un'altra regione e tutti i comuni hanno chiesto, ovviamente, di essere accorpati una regione a statuto speciale.
      Inoltre, nel 2011, l'amministrazione provinciale di Belluno promosse la richiesta di referendum per il passaggio dell'intero territorio alla regione Trentino-Alto Adige, supportata da 17.000 firme raccolte, consultazione dichiarata illegittima dall'ufficio centrale per i referendum e quindi mai realizzata.
      Nel dettaglio questi sono i referendum svolti in provincia di Belluno con esito positivo e quorum raggiunto:

          1) Lamon per passare alla provincia di Trento;

          2) Sovramonte per passare alla provincia di Trento;

          3) Taibon Agordino per passare alla provincia di Trento;

          4) Voltago Agordino per passare alla provincia di Trento;

          5) Cortina d'Ampezzo per passare alla provincia di Bolzano;

          6) Livinallongo del Col di Lana per passare alla provincia di Bolzano;

          7) Colle Santa Lucia per passare alla provincia di Bolzano;

          8) Sappada per passare alla regione Friuli Venezia Giulia.

      E questi i referendum svolti in provincia di Belluno con esito positivo ma senza il quorum raggiunto:

          9) Arsiè per passare alla provincia di Trento;

          10) Canale d'Agordo per passare alla provincia di Trento;

          11) Cesiomaggiore per passare alla provincia di Trento;

          12) Falcade per passare alla provincia di Trento;

          13) Feltre per passare alla provincia di Trento;

          14) Gosaldo per passare alla provincia di Trento;

          15) Rocca Pietore per passare alla provincia di Trento;

          16) Pieve di Cadore per passare alla regione Friuli Venezia Giulia;

          17) Comelico Superiore per passare alla provincia di Bolzano;

          18) Auronzo di Cadore per passare alla provincia di Bolzano.

          Se questo processo di separazione dalla provincia di Belluno e dal Veneto iniziasse, attivato con le procedure di cui all'articolo 132 della Costituzione, è facile prevedere che una palla di neve diventerà ben presto una valanga, aprendo un quadro di tensioni che a cascata sarà sempre più difficile riportare a uno stadio di sereno equilibrio.

          Premettendo che sempre e comunque vi è un profondo rispetto per l'espressione della volontà popolare manifestata con un voto, la riflessione che vorrei porre con la presente proposta di legge è la seguente: è possibile lasciare che a riordinare così profondamente le istituzioni in un territorio siano le volontà dei singoli, senza la certezza di un impianto sistemico e soprattutto consentendo che siano proprio le regioni o le province a statuto speciale – con maggiori capacità di spesa – a decidere chi far passare e chi no?

          Come già affermato, il rispetto della volontà popolare degli elettori è fuori discussione, ma chi rappresenta «l'interesse nazionale» deve inquadrare questioni come questa dentro un'ottica di riordino più ampio, che metta l'intero territorio nelle condizioni di sapere quale sarà il proprio futuro.

          In una prospettiva di medio-termine, teniamo conto che:

          1) la regione Veneto, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, intende avviare, dopo la consultazione del 22 ottobre 2017, un avanzato percorso nel segno del regionalismo differenziato che ne rafforzi l'autonomia legislativa e temperi gli effetti delle attuali differenze con le vicine autonomie speciali;

          2) la provincia montana di confine di Belluno, così riconosciuta dalla legge Delrio, è interessata, se supportata dalle connesse risorse finanziarie, a sviluppare le potenzialità che le derivano dalle funzioni aggiuntive attribuite, in particolare per quanto riguarda «la cura dello sviluppo strategico del territorio e la gestione di servizi in base alla specificità del territorio medesimo»;

          3) la regione Veneto ha approvato la legge regionale n. 25 del 2014 sulla specificità dei comuni montani nonché sull'autonomia amministrativa della provincia di Belluno, la cui fase attuativa è stata da poco avviata.

          Da ultimo, domenica 22 ottobre, insieme al referendum per «l'autonomia del Veneto» si è svolto un referendum specifico in provincia di Belluno in cui si è chiesto ai cittadini «Vuoi che la specificità della provincia di Belluno venga ulteriormente rafforzata

con il riconoscimento di funzioni aggiuntive e delle connesse risorse finanziarie e che ciò venga recepito anche nell'ambito delle intese Stato/regione per una maggiore autonomia del Veneto ai sensi dell'articolo 116 della Costituzione?». L'esito scontato è stato che il 52,25 per cento (al netto degli cittadini iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero, si sfiora il 70 per cento) dei bellunesi ha votato e che i «si» sono stati il 98,76 per cento, un altro segnale forte che testimonia la specificità di quei territori e fa capire che, in mancanza di azioni concrete e coordinate, queste situazioni rischiano di diventare vere e proprie polveriere incontrollabili.

          Per tutto quanto espresso propongo l'istituzione di una Commissione paritetica con lo scopo di affrontare in maniera unitaria e sistemica la «questione bellunese», così da strutturare le decisioni in merito al riordino istituzionale evitando di creare, ancora una volta, sperequazioni e diversità di trattamento non più accettabili.

          Partendo dalla «questione bellunese», l'articolato prevede l'istituzione della Commissione paritetica, che può essere attivata anche in tutte le province montane definite dalla legge Delrio, nel tentativo di avviare un percorso comune di riordino istituzionale nelle realtà omogenee che vivono le medesime difficoltà, la prima e più preoccupante delle quali è sicuramente quella legata al sempre maggiore spopolamento.

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PROPOSTA DI LEGGE
Art. 1.

      1. Al fine di dare attuazione alle disposizioni dell'articolo 1, commi 3, 52, 57 e 86, della legge 7 aprile 2014, n. 56, relative alle province con territorio interamente montano e confinanti con Paesi stranieri, nonché per il governo di ulteriori esigenze specifiche degli stessi territori è istituita, per ciascuna delle province di cui al citato articolo 1, comma 3, secondo periodo, della legge n. 56 del 2014, una Commissione paritetica Stato-regione-provincia.

Art. 2.

      1. La Commissione di cui all'articolo 1 è composta da tre membri nominati dalla provincia competente, da tre membri nominati dalla regione competente e da tre membri nominati dal Governo.

Art. 3.

      1. Le determinazioni della Commissione di cui all'articolo 1 sono trasmesse al Consiglio dei ministri, che può emanare le relative disposizioni mediante apposito decreto del Presidente dello stesso Consiglio.