• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/05281 la regione Lazio ha siglato un Piano di rientro (Pdr) in data 28 febbraio 2007 che è stato approvato con decreto della giunta regionale n. 149/2007. A conclusione del primo triennio di...



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-05281presentato daTIDEI Mariettatesto diMercoledì 25 giugno 2014, seduta n. 252

TIDEI, FERRO, CARELLA e MINNUCCI. — Al Ministro della salute . — Per sapere – premesso che:
la regione Lazio ha siglato un Piano di rientro (Pdr) in data 28 febbraio 2007 che è stato approvato con decreto della giunta regionale n. 149/2007. A conclusione del primo triennio di attività finalizzate alla riorganizzazione del Servizio sanitario regionale (SSR), la regione ha formalizzato il prosieguo del Pdr con il programma operativo per gli anni 2010-2012. Nel successivo programma operativo 2013 – 2015, di cui al decreto del commissario ad Acta 480 del 6 dicembre 2013, presentato ai Ministeri della salute e dell'economia in data 21 marzo 2014, sono previsti una serie di interventi che interessano:
a) le cure primarie e la rete territoriale;
b) la riorganizzazione dell'offerta assistenziale;
c) l'efficientamento della gestione;
d) i flussi informativi;
e) interventi operativi di gestione, nonché;
f) interventi per il governo del programma operativo;
da quanto si evince sopra, la regione Lazio è sottoposta a commissariamento dal 2007. Ciò in ragione di disavanzi sanitari accumulati, in particolar modo nell'ultimo quindicennio. Si pensi che soltanto nel 2006 il disavanzo sanitario ha raggiunto la cifra 1.971 milioni di euro (quasi due miliardi di euro);
in ossequio a quanto stabilito con decreto del commissario ad Acta n. 80 del 30 settembre 2010 dal titolo «Riorganizzazione della rete ospedaliera della regione Lazio», il programma operativo 2013 –2015 stabilisce la riconversione, tra gli altri, di alcuni nosocomi della provincia di Roma. Tale riconversione motivata da esigenze, peraltro condivisibili, finalizzate all'ottimizzazione dell'intera offerta sanitaria regionale nonché da esigenze di razionalizzazione della spesa sanitaria incontra il serio rischio di operare una vera sperequazione, quando non una seria inadeguatezza, dell'offerta di prestazioni e servizi sanitari;
con specifico riferimento al programma operativo 2013 – 2015, precisamente in merito alle strutture ospedaliere di Bracciano (ospedale Padre Pio) afferente l'ASL Roma F e le strutture di Monterotondo (ospedale SS. Gonfalone) e di Subiaco (ospedale Angelucci) entrambi afferenti l'ASL Roma G, si contempla, per i summentovati nosocomi, la riconversione e la promozione dei servizi territoriali;
la riorganizzazione della rete ospedaliera, come previsto dal decreto del commissario ad Acta 80/2010, esporrebbe i moltissimi comuni aventi quale struttura ospedaliera di riferimento i tre nosocomi suindicati, al rischio di un vuoto assistenziale che, ove si realizzasse, pregiudicherebbe gravemente, per le popolazioni interessate, il diritto alla salute, riconosciuto e garantito dall'articolo 32 della Costituzione. Da una simile riorganizzazione ne deriverebbe una grave e ingiustificata carenza assistenziale, soprattutto per quanto riguarda l'offerta ospedaliera legata ai servizi di emergenza e urgenza, ad est e a nord della provincia di Roma;
per quanto riguarda il quadrante nord – est che interessa le ASL Roma G e F, con una popolazione di circa 800 mila abitanti e non irrilevante in termini di estensione territoriale, si lascerebbe ai soli presidi ospedalieri di Tivoli e Civitavecchia la gestione dell'emergenza – urgenza. Ad una riduzione dell'offerta sanitaria da parte delle tre strutture ospedaliere, individuate precedentemente, non può che corrispondere un eccesso della domanda di salute verso altri nosocomi (verso i PP. OO. di Tivoli e Civitavecchia e soprattutto verso le aziende ospedaliere di Roma) con tutte le problematiche che ne deriverebbero in termini congestione dei pronto soccorsi, di gestione, di organizzazione, di efficienza e sicurezza dei servizi e delle prestazioni sanitarie nonché di soddisfacimento della domanda sanitaria da parte dell'utenza;
con riferimento al rapporto tra numero dei posti letto (per acuti ordinari) per numero di abitanti, l'articolo 15, comma 13, lettera c) della legge n. 135 del 2012 di conversione del decreto-legge n. 95 del 2012 (cosiddetto decreto Spending Review), statuisce che siano le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano ad adottare provvedimenti di riduzione dello standard dei posti letto ospedalieri accreditati ed effettivamente a carico del servizio sanitario regionale, ad un livello non superiore a 3,7 posti letto per mille abitanti, comprensivi di 0,7 posti letto per mille abitanti per la riabilitazione e la lungodegenza post-acuzie;
relativamente all'ASL Roma G nel suo complesso, come risulta dal rapporto annuale SIES (Sistema informativo emergenza sanitaria) del 2013 il rapporto posti letto/abitanti è pari a 0,98 per mille residenti a fronte di uno standard regionale che è pari a 2,97 per mille residenti. Emerge da questi dati che il numero dei posti letto nell'ambito dell'ASL Roma G, la più estesa della regione Lazio, interessando una popolazione di circa cinquecento mila abitanti, è notevolmente al di sotto dello standard definito dalla legge sopra richiamata. Per quanto riguarda l'ASL Roma F anch'essa dispone di un rapporto posti letto/abitanti che oltre ad essere decisamente inferiore allo standard nazionale, è ancora più basso di quello dell'ASL Roma G. Entrambe le aziende sanitarie succitate complessivamente hanno a disposizione un numero di posti letto inferiore a settecento a fronte degli oltre duemila di cui dovrebbero disporre secondo gli standard regionali di riferimento;
il rapporto posti letto per numero di abitanti se da un lato è notevolmente al di sotto dello standard individuato dalle legge 135 del 2012, soprattutto nei territori della provincia di Roma; dall'altro, specie con riferimento ad alcune aziende ospedaliere di Roma, tale rapporto è di molto superiore al livello stabilito in 3,7 posti letto per mille abitanti. Ci sono infatti alcune aziende ospedaliere della città di Roma che hanno un rapporto che oscilla tra i 4,5 e i 6 posti letto per mille abitanti;
il Ministro interrogato partecipando ad un convegno «Ripensare un nuovo modello di sanità nella Valle dell'Aniene valorizzando le risorse attuali e creare nuove prospettive» avutosi il 4 maggio 2014 a Jenne, piccolo comune della Valle dell'Aniene in provincia di Roma, ha rilevato come sia necessario intervenire di concerto con la regione Lazio al fine di rivedere il decreto del commissario ad Acta 80 del 2010 per assicurare relativamente all'ospedale di Subiaco la rete dell'emergenza – urgenza con un pronto soccorso supportato dai posti letto di degenza di chirurgia, medicina e ortopedia. Dello stesso tenore sono state le osservazioni del presidente della regione Lazio, Zingaretti che ha sottolineato la necessità di superare il decreto del commissario ad Acta 80 al fine di garantire alle strutture ospedaliere di Bracciano, Monterotondo e Subiaco le funzioni vitali come il pronto soccorso –:
se il Ministro non ritenga opportuno promuovere un tavolo tecnico di confronto con la regione Lazio coinvolgendo le autonomie locali interessate al fine di definire insieme una soluzione che, pur nel rispetto dei principi di razionalizzazione ed efficienza dei servizi sanitari, tenga conto della necessità di garantire per i tre nosocomi, di cui in premessa, l'offerta di servizi sanitari di emergenza e urgenza dotati di un numero congruo di posti letto e di aree e reparti ospedalieri in grado di soddisfare in modo adeguato e sicuro l'offerta dell'emergenza e dell'urgenza ripensando il modello sanitario previsto con il decreto del commissario ad Acta 80 del 2010, tenendo conto che le strutture che insistono in aree complesse e disagiate non possono essere carenti di servizi, quali ad esempio quelli relativi alla permanenza di un pronto soccorso con una dotazione di posti letto e prestazioni sanitarie adeguati, necessari a garantire la sicurezza dei cittadini e la piena attuazione del diritto costituzionale alla salute. (4-05281)