• Testo RISOLUZIONE IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.7/00399 premesso che: il comma 4 dell'articolo 1 del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, aveva consentito l'iscrizione nelle liste di mobilità...



Atto Camera

Risoluzione in commissione 7-00399presentato daROSTELLATO Gessicatesto diMercoledì 25 giugno 2014, seduta n. 252

La Commissione XI,
premesso che:
il comma 4 dell'articolo 1 del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, aveva consentito l'iscrizione nelle liste di mobilità dei lavoratori licenziati dalle imprese, anche artigiane o cooperative di produzione e lavoro, che occupano meno di 16 dipendenti, per giustificato motivo oggettivo connesso a riduzione, trasformazione o cessazione di attività o di lavoro nonché dei lavoratori licenziati per riduzione di personale che non fruiscano dell'indennità di mobilità, prevista dall'articolo 7 della legge 23 luglio 1991, n. 223. Tale operazione consentiva alle aziende di usufruire di alcune agevolazioni connesse all'instaurazione di rapporti di lavoro con i soggetti iscritti nella cosiddetta «piccola mobilità». Una norma che andava ovviamente nella direzione di premiare quelle imprese che assumevano lavoratori disoccupati, facendoli rientrare nel mondo del lavoro. Nonostante la crisi, questo tipo di agevolazione era stata utilizzata da molte piccole e medie aziende sane che, dati i benefici contributivi che ne derivavano, potevano permettersi di prendersi in carico un nuovo dipendente e di toglierlo dallo status di disoccupato, dando così beneficio sia allo Stato che all'intera collettività;
la disposizione in questione era stata più volte prorogata, sino alla legge 92 del 2012 cosiddetta legge Fornero con la quale si elimina la possibilità per i lavoratori licenziati di iscriversi alle liste della piccola mobilità;
nel vuoto normativo che si è in tal modo venuto a creare, l'Inps detta le prime disposizioni pubblicando la circolare n. 13 del 2013, la quale esplicitava che: «Per l'anno 2013 non è stata prorogata la possibilità di iscrizione nelle liste di mobilità dei lavoratori licenziati per giustificato motivo oggettivo, per i quali non ricorrono le condizioni per l'attivazione delle procedure di mobilità. Manca anche la copertura degli oneri per il finanziamento delle relative misure incentivanti; ne consegue che, per l'anno 2013, non sarà possibile fruire delle agevolazioni previste dalla legge n. 223/1991. Al riguardo, si forniscono le seguenti precisazioni. Non essendo possibile l'iscrizione nelle liste per i licenziamenti per giustificato motivo oggettivo decorrenti dal 1o gennaio 2013, consegue che, per eventuali iscrizioni – comunque avvenute – gli incentivi non possono essere riconosciuti. In relazione agli altri aspetti connessi alla mancata proroga della norma è stato richiesto parere al Ministero del lavoro e delle politiche sociali; si fa pertanto riserva di successive indicazioni;
successivamente, proprio in seno all'allarme venutosi a creare data dall'incertezza normativa e temporale che tale circolare aveva creato, con la circolare n. 150, del 25 ottobre 2013, l'Inps scioglie parzialmente la riserva formulata con la circolare n. 13/2013 precisando che «in merito alla mancata proroga della possibilità di iscrizione nelle liste di mobilità dei lavoratori licenziati per giustificato motivo oggettivo e degli incentivi riservati al loro reimpiego (cosiddetta piccola mobilità),
non sono riconosciute le agevolazioni per le assunzioni, effettuate nel 2013, di lavoratori licenziati prima del 2013;
non è possibile riconoscere le agevolazioni per le proroghe e le trasformazioni a tempo indeterminato, effettuate nel 2013, di rapporti agevolati instaurati prima del 2013;
è anticipata al 31 dicembre 2012, in via cautelare, la scadenza dei benefici connessi a rapporti agevolati, instaurati prima del 2013 con lavoratori iscritti nelle liste di mobilità a seguito di licenziamento individuale»;

le dette indicazioni, com’è ovvio, hanno destato allarme per tutte quelle aziende che hanno usufruito degli incentivi per le assunzioni di lavoratori in «piccola mobilità» effettuate nel 2011 e nel 2012, dal momento che chi ha assunto il lavoratore in quel periodo, facendo valere lo sgravio contributivo per i mesi dell'anno 2013, dovrà a questo punto provvedere al versamento all'Inps della differenza tra i contributi versati e quelli – alla luce delle nuove indicazioni –, oggi dovuti oltre agli interessi maturati, a cui si aggiunge la beffa del non poter dispone del nuovo bonus non essendo state le stesse assunzioni effettuate nell'anno 2013;
con il messaggio n. 17941 del 2013, facendo seguito alle istruzioni fornite con la circolare n. 150 citata in precedenza, le sedi territoriali venivano altresì invitate a riprendere l'attività di verifica sulla spettanza dei benefici riguardanti i lavoratori iscritti nelle liste di mobilità ed a richiedere ai datori di lavoro di regolarizzare quanto percepito indebitamente per l'agevolazione fino ad arrivare all'ultimo messaggio n. 18639, con il quale ad integrazione delle indicazioni già fornite, viene precisato che, in considerazione della circostanza che l'istituto è ancora in attesa degli ulteriori e definitivi chiarimenti ministeriali, non dovrà essere richiesto ai datori di lavoro il rimborso dei benefici eventualmente fruiti;
in seguito, con il messaggio successivo, il n. 2889 l'Inps informa che a far data del 15 settembre 2014 verranno emesse le note di rettifica ai fini del recupero delle ex agevolazioni previste per chi ha assunto nel 2012 lavoratori provenienti dalla cosiddetta «piccola mobilità»;
con interpellanza n. 2-00571, la sottoscritta interpellava il Presidente del Consiglio dei ministri sul caso descritto, dalla risposta resa dal Sottosegretario Ivan Scalfarotto però non è conseguita una risposta soddisfacente in quanto nessuna soluzione è stata presa in considerazione per le aziende che comunque dovranno comunque restituire i benefìci connessi alle assunzioni effettuate;
come denunciato da varie organizzazioni datoriali la situazione delle aziende coinvolte ha assunto contorni allarmanti: a titolo esemplificativo è opportuno citare quanto denunciato dalla Confartigianato che stima solo per la regione Veneto già 56.000 i lavoratori assunti dalla particolare lista della cosiddetta «piccola mobilità»; tale dato dà il segno di una situazione che si palesa come allarmante su tutto il territorio nazionale per aziende e lavoratori evidentemente stimabili in qualche centinaia di migliaia di casi;
in buona sostanza, le piccole e medie imprese che già oggi si ritrovano a fronteggiare la stretta del credito bancario, l'aumento della pressione fiscale che oramai ha valicato quota 60 per cento, i ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione, l'abolizione degli sconti fiscali su capannoni dovranno ora anche affrontare la restituzione delle agevolazioni ricevute per aver assunto dei disoccupati. Questa situazione ha del paradossale;
inoltre se gli imprenditori non saranno in grado di restituire le somme, si creerà un circolo vizioso che potrebbe portare alla chiusura delle aziende, al licenziamento di molti dipendenti, anche degli stessi dipendenti che sono stati assunti con queste agevolazioni;
gli avvisi partiranno, come già detto in precedenza, il 15 settembre 2014 e se le aziende non avranno disponibilità per pagare tali avvisi otterranno il DURC irregolare con danni rovinosi: blocchi di una qualsivoglia agevolazione, blocco dei pagamenti, magari per lavori già effettuati, esclusione ai bandi di gara per non parlare della contrazione del mercato, licenziamenti e fallimenti, aumento della disoccupazione e non è da escludere che si arrivi a situazioni di disperazione tale da causare soluzioni tragiche quali il suicidio di imprenditori e disoccupati;
non è da sottovalutare infatti l'aumento esponenziale dei suicidi che sono passati da 49 nel 2012 a 68 nel 2013, «senza differenze geografiche tra nord e sud» proprio dovute alla mancanza di lavoro e all'impossibilità di saldare i propri debiti nei confronti dello Stato;
in un momento di particolare crisi, come quello che attanaglia il nostro Paese, è opportuno garantire benefici tangibili alle aziende artigiane e del piccolo commercio, poiché esse costituiscono, di fatto, l'asse portante dell'economia reale italiana;
appare inconcepibile sia l'eliminazione del beneficio già ex lege previsto, sia ed ancor di più, la beffa consistente nella richiesta della restituzione degli incentivi già in precedenza usufruiti dalle aziende: tali restituzioni ammontano mediamente ad importi non inferiori ai quattromila euro l'anno per ciascun dipendente, con conseguenze non difficilmente immaginabili per piccoli imprenditori e lavoratori;
le coperture necessarie per l'anno 2013 al fine di evitare tale situazione ammonterebbero a circa 40/50 milioni di euro;
attualmente come ha anche evidenziato il sottosegretario, è stato stanziato un fondo con decreto direttoriale 264 del 19 aprile 2013, pari ad euro 20.000.000 per le nuove misure per la piccola mobilità, fondo che tuttora risulta intatto ed ancora inutilizzato ma che potrebbe rappresentare una base di partenza per la copertura dovuta ed evitare così la restituzione delle somme dovute dalle aziende;
alla luce di quanto esposto in premessa, sarebbe quantomeno di buon senso operare al fine di invertire quella che è oramai divenuta una vera e propria tendenza distruttiva a danno di chi produce e crea lavoro anche alla luce di quella che appare agli interpellanti una piena violazione del principio di irretroattività dei provvedimenti,

impegna il Governo:

entro e non oltre il 31 agosto 2014 ad intervenire urgentemente nella ricerca delle coperture, ed al loro inserimento nel primo atto normativo utile, anche attraverso l'utilizzo e l'ampliamento dello stanziamento previsto dal decreto direttoriale 264 del 19 aprile 2013 di 20.000.000,00 di euro a valere del Fondo di rotazione per la formazione professionale previsto dall'articolo 25 della legge 21 dicembre 1978, come modificato dal comma 5 dell'articolo 9 del decreto-legge n. 148 del 1993, al fine di evitare che le aziende che hanno usufruito delle agevolazioni non debbano assolutamente restituire i benefici di cui hanno goduto secondo il principio del legittimo affidamento in buona fede, dato che non vi è stata né da parte dello Stato né da parte degli organi di competenza preposti nessuna segnalazione espressa in merito al mancato rifinanziamento della misura agevolativa;
nel caso in cui non venisse rispettata la data di cui sopra, e venissero quindi emessi gli avvisi di pagamento da parte dell'Inps, ad assumere iniziative presso le autorità competenti al fine di considerare comunque le aziende in regola ai fini del rilascio del Durc, qualora non sussistano inadempienze diverse rispetto a quelle derivanti dalla mancata restituzione delle agevolazioni previste per l'assunzione di lavoratori provenienti dalla cosiddetta «piccola mobilità».
(7-00399) «Rostellato, Rizzetto, Cominardi, Ciprini, Bechis, Chimienti, Baldassarre, Tripiedi, Da Villa».