• Testo RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
S.6/00269 premesso che: - il Consiglio europeo del 14-15 dicembre vedrà all'ordine del giorno diversi temi riguardanti la difesa, gli affari esteri e le relazioni internazionali, i temi sociali,...



Atto Senato

Risoluzione in Assemblea 6-00269 presentata da LUIGI ZANDA
martedì 12 dicembre 2017, seduta n.915

Il Senato,
premesso che:
- il Consiglio europeo del 14-15 dicembre vedrà all'ordine del giorno diversi temi riguardanti la difesa, gli affari esteri e le relazioni internazionali, i temi sociali, istruzione e cultura, l'Unione economica e monetaria, insieme agli ultimi sviluppi relativi ai negoziati sulla Brexit;
- per quanto concerne la difesa: i leader dell'UE sono chiamati ad approvare l'avvio della cooperazione strutturata permanente (PESCO), alla quale hanno deciso di aderire 25 Stati membri, al fine di rafforzare la cooperazione in materia di difesa. Il Consiglio esaminerà anche i progressi compiuti in materia di cooperazione UE-NATO;
- al Vertice di Bratislava del settembre 2016 i leader dell'UE hanno approvato il piano di attuazione in materia di sicurezza e difesa, accolto la proposta della Commissione europea relativa al piano d'azione europeo in materia di difesa, sollecitando un'azione rapida al fine di intensificare la cooperazione tra l'UE e la NATO;
- per quanto concerne i temi sociali, istruzione e cultura: il Consiglio europeo muoverà le sue conclusioni a partire dal Vertice che si è svolto a Göteborg in Svezia lo scorso 17 novembre, sul Pilastro dei diritti sociali e dal quadro dell'Agenda dei leader (presentata dal Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk sostenuta all'unanimità dai membri del Consiglio europeo il 20 ottobre 2017), con particolare riguardo ai temi della cultura e istruzione;
- il Vertice di Göteborg relativamente ai temi dell'istruzione e della cultura ha deciso di rafforzare ed orientare l'azione della UE nei prossimi due anni intorno a otto obiettivi, tra cui rileva quello di rendere più inclusivo Erasmus (ricorre il 30º anniversario del programma), quello di aumentare la mobilità e gli scambi per i giovani con una rete di università europee, il riconoscimento reciproco dei diplomi di istruzione secondaria e un progetto Erasmus per giovani artisti;
- le proposte della Commissione europea sul Pilastro europeo dei diritti sociali, rappresentano una novità importante nell'acquis legislativo comunitario, un punto di partenza che mira, nell'ambito della costruzione di un'Europa sociale, alla protezione dei cittadini, alla crescita, all'occupazione, prefigurando uno sviluppo solidale; particolarmente rilevante è dunque la proclamazione al Vertice di Göteborg della carta dei diritti sociali;
- nella stessa direzione, e in linea con l'Agenda dei leader, un passaggio incoraggiante è l'approvazione del Parlamento europeo del bilancio UE 2018, con le modifiche al progetto iniziale della Commissione volte a incrementare le risorse in favore dei programmi per la crescita e l'occupazione dei giovani (Orizzonte 2020, Erasmus+ e sostegno ai giovani agricoltori nelle zone rurali, in favore di pratiche agricole che favoriscono clima e ambiente), per il sostegno alle PMI (aumento di fondi per il programma Cosme), più fondi per le agenzie UE con compiti connessi alla crisi migratoria, ai rifugiati e alla sicurezza (Europol e Eurojust), e più risorse per le azioni esterne UE nei Paesi vicini orientali, meridionali e nei Balcani occidentali, con corrispondente riduzione dei fondi pre-adesione per la Turchia, in ragione del peggioramento degli standard democratici interni al paese, circa lo stato di diritto e il rispetto dei diritti umani;
- per quanto riguarda il tema delle migrazioni: i leader verificheranno le linee guida in materia di politica migratoria, comprensive della dimensione interna ed esterna alla UE;
- lo scorso 29 novembre si è svolto il 5º vertice dell'Unione africana-UE in Costa d'Avorio, che ha riunito oltre 60 leader dell'UE e africani e 90 delegazioni per discutere delle future relazioni UE-Africa e rafforzare i legami tra i due continenti;
- al V summit Europa Africa, il primo in terra sub-sahariana, l'Unione europea, l'Unione africana (UA) e l'ONU, hanno raggiunto un accordo in favore di una task force congiunta, le cui operazioni, in stretta cooperazione con le autorità libiche, dovrebbero realizzare un ambizioso piano umanitario di svuotamento dei campi in Libia, nonché a intensificare lo smantellamento delle reti criminali e dei trafficanti, ad accelerare i rimpatri volontari assistiti verso i Paesi d'origine, con il reinsediamento dei soggetti bisognosi di protezione internazionale;
- in seguito alle denunce di diversi organi di informazione e ONG sullo stato di detenzione disumano dei campi libici (una tragedia in atto da tempo) alcuni leader africani hanno finalmente reagito e rotto il muro di silenzio, in particolare il Ruanda si è impegnato ad aprire le porte alle persone di ritorno allestendo campi di transito e, tuttavia, per poter effettuare le diverse fasi del piano umanitario occorrerebbero più competenze e maggiori risorse economiche soprattutto a livello europeo, a tutt'oggi insufficienti;
- parte delle risorse europee arriveranno dal Fondo fiduciario di emergenza dell'UE per l'Africa. I Paesi membri dovrebbero contribuire maggiormente e in modo più equo al Trust Fund: a fronte dei 2,9 miliardi di euro del budget europeo, e pur a seguito di alcuni recentissimi rifinanziamenti, il contributo degli Stati membri ammonta a 375 milioni, dei quali sono stati effettivamente versati 315,1; di questi, ben 102 sono arrivati dall'Italia, a lungo primo contributore, grazie in particolare al Fondo per l'Africa, e 154 dalla Germania, mentre la Francia ha versato solo 3 milioni dei 9 promessi, l'Ungheria ha versato solo 700.000 e molti Paesi membri hanno contribuito in maniera minima;
- l'impegno scaturito dal suddetto Vertice in favore del nuovo piano umanitario è particolarmente decisivo per rilanciare il continente africano, per trattenere i propri giovani con speranze di sviluppo e occupazione e per bloccare nuovi flussi verso l'Europa; tenendo conto del recente rapporto dell'ONU "World Population Prospects" che segnala come nel 2050 un quarto dell'umanità sarà in Africa, a fronte di una decrescita in Europa con 30 milioni di persone in meno, è evidente l'importanza della scommessa, vitale sia per l'Africa che per l'Europa, il cui esito, tuttavia, dipenderà dalla capacità di mettere in campo adeguate risorse economiche, una questione che dovrà essere al centro del Consiglio europeo di dicembre;
- anche la recente Conferenza internazionale organizzata da ISPI e Farnesina, "Roma MED-Mediterranean Dialogues", ha segnalato la necessità di nuove strategie per la gestione dei flussi migratori dall'Africa verso l'Europa, per potenziare il contrasto ai trafficanti, coordinare strategie di sicurezza comune e di lotta al terrorismo (che non finisce con la sconfitta territoriale di Daesh dopo la presa di Raqqa e Mosul), con un focus sui compiti dell'Europa e sul ruolo strategico dell'Italia al centro dei nuovi equilibri geopolitici in cui il Mediterraneo rappresenta uno snodo nevralgico;
- alcuni passi in avanti in tema di migrazione sono stati compiuti con l'adozione da parte del Parlamento europeo della propria posizione sulla revisione del cosiddetto Regolamento di Dublino e del diritto d'asilo, al cui negoziato ha contribuito fortemente la delegazione italiana, ottenendo la cancellazione dell'accesso illegale nel Paese di primo ingresso, il ricollocamento automatico e il sistema delle quote, le corsie preferenziali su ricongiungimenti familiari, su visti e diplomi per la scelta del Paese da parte del rifugiato e la decurtazione dei fondi strutturali come sanzione per i Paesi inadempienti. Occorre ora spingere perché tali principi vengano fatti propri dal Consiglio, arginando l'opposizione dei Paesi di Visegrad, e colmando l'azione in tema di rimpatri che ancora pesano sui Paesi di primo ingresso, necessitando di risorse e accordi con i Paesi terzi d'origine;
- affinché l'Unione diventi un vero attore decisivo sulla scena internazionale occorre rimettere al centro i temi dello stato di diritto, del rispetto degli obblighi di solidarietà e dei valori e principi fondanti dell'Unione, superando l'attuale distonia di un'Europa allertata solo per le violazioni dei parametri di bilancio e completamente assente di fronte a quelle riguardanti lo stato di diritto e i diritti umani. Solo una risposta solidale, comune e univoca da parte dell'Unione sarà in grado di affrontare fenomeni dai caratteri stabili e globali, a cui anche l'ONU è chiamata a dare il suo contributo, a partire dalla tutela dei diritti fondamentali dei migranti in Libia;
- il Vertice discuterà dell'Unione economica e monetaria (UEM) e dell'Unione bancaria, in quanto parte dell'agenda dei leader, al fine di migliorare il funzionamento dell'UEM e di completare l'Unione bancaria, in modo da rafforzare strutturalmente la zona euro. In quanto il patto di bilancio prevede che tutti i Paesi che l'hanno ratificato devono poter partecipare ai Vertici euro, il presidente Tusk ha deciso di caratterizzare tale Vertice in modo inclusivo, invitando anche la Croazia e la Repubblica ceca;
- per quanto riguarda lo stato dei negoziati sulla Brexit (articolo 50): lo scorso Consiglio europeo del 20 ottobre ha esaminato gli ultimi sviluppi, tenendo conto del sesto ciclo di negoziati sulla Brexit, constatando che all'epoca mancavano ancora progressi sufficienti per passare alla fase successiva del negoziato. In particolare non erano stati registrati passi avanti sulle tre questioni prioritarie: diritti dei cittadini europei nel Regno Unito, salvaguardia dell'accordo sull'Irlanda, onorare gli impegni finanziari assunti durante la permanenza nell'Unione;
- si prende atto della pubblicazione lo scorso 8 dicembre del rapporto congiunto dei negoziatori UE e del Governo britannico che fa stato del raggiungimento di una posizione comune sulle tre questioni prioritarie; tale atto fungerà da base al Consiglio europeo per valutare se è stato raggiunto un progresso sufficiente per passare alle fasi successive del negoziato;
- il prossimo Consiglio sarà chiamato anche ad adottare orientamenti sulla seconda fase del negoziato, e in particolare sul quadro delle future relazioni e sulla transizione nell'interesse dell'Unione, nel rispetto delle condizioni e i principi fondamentali degli orientamenti del 29 aprile 2017;
- per quanto concerne le relazioni esterne: le vittorie militari contro lo Stato Islamico in Siria e in Iraq non si sono tradotte in una maggiore stabilizzazione dell'intero quadro mediorientale. I recenti attentati che hanno insanguinato l'Egitto, e i fatti che hanno interessato il Libano con l'assenza del primo ministro Hariri, trattenuto per alcune settimane in Arabia Saudita, Paese di cui ha la cittadinanza, in polemica rispetto al ruolo dell'Iran e del partito sciita Hezbollah nelle vicende libanesi e nella regione, e i recentissimi sviluppi dello spostamento dell'ambasciata statunitense in Israele e del riconoscimento da parte degli USA di Gerusalemme come capitale dello Stato ebraico sono evidenti segnali di un equilibrio non solo fragile e precario ma in via di deterioramento;
- con riferimento al Libano, si evidenziano gli sviluppi più recenti con la decisione del premier Hariri di ritirare le proprie dimissioni e, dopo consultazioni con le forze politiche del Paese, la decisione di continuare a guidare il Paese;
- con particolare riguardo alla vicenda di Gerusalemme va ricordato come nel corso del 2014 il Parlamento europeo avesse approvato una risoluzione in cui esprimeva "il proprio fermo sostegno a favore della soluzione a due Stati basata sui confini del 1967, con Gerusalemme come capitale di entrambi gli Stati e con uno Stato di Israele sicuro e uno Stato di Palestina indipendente, democratico, territorialmente contiguo e capace di esistenza autonoma, che vivano fianco a fianco in condizioni di pace e sicurezza, sulla base del diritto all'autodeterminazione e del pieno rispetto del diritto internazionale";
- il conflitto latente tra Iran e Arabia Saudita è suscettibile di destabilizzare ulteriormente il quadro regionale;
- con la risoluzione del 30 novembre 2017 sulla situazione nello Yemen il Parlamento europeo ha espresso una forte preoccupazione per "la situazione nello Yemen" che comporterebbe "gravi rischi per la stabilità della regione, in particolare nel Corno d'Africa, nel Mar Rosso e nel resto del Medio Oriente" a partire dal fatto che "Al-Qaeda nella Penisola arabica (AQAP) è riuscita ad approfittare del deterioramento della situazione politica e della sicurezza nello Yemen, ampliando la propria presenza e intensificando il numero e la portata degli attacchi terroristici";
- ribaditi gli orientamenti già assunti nelle risoluzioni 6-226, 6-240, 6-249, e 6-264,
impegna il Governo:
- a proseguire con determinazione l'azione in favore di progetti concernenti il futuro dell'Europa, delineati nell'Agenda dei leader e negli obiettivi della carta sociale della UE, nell'ambito del Pilastro dei diritti sociali formalizzato durante il Vertice di Goteborg;
- a sostenere con forza, in sintonia con i contributi già in passato formulati dal nostro Paese alla UE circa gli obiettivi strategici concernenti:
la cooperazione strutturata permanente sulla difesa, anche mediante il Fondo per la difesa; una politica estera europea che metta al centro il Mediterraneo, con un partenariato strategico con l'Africa e un piano di stabilizzazione e sviluppo nel Medioriente; il consolidamento di una autentica dialettica politica europeo, attraverso misure come l'istituzione di una circoscrizione europea; la difesa della democrazia, dei diritti fondamentali e dello Stato di diritto in Europa, con un rafforzamento degli strumenti di difesa a disposizione dell'Unione; rilanciare l'urgenza dell'istituzione di una Procura europea contro il terrorismo e la criminalità organizzata e di una Forza europea di protezione civile, unitamente a misure atte ad affrontare i cambiamenti climatici e le catastrofi naturali, affinché l'Europa si ponga all'avanguardia in tema di ambiente e di uno sviluppo ecologicamente sostenibile, a rilanciare la base industriale europea, anche accogliendo la sfida della rivoluzione digitale, potenziando le misure in favore di investimenti, beni comuni, occupazione, istruzione e nuove prospettive per i giovani;
- in tema di migrazione:
ad attivarsi affinché si approdi a una ambiziosa revisione del Regolamento di Dublino, sulla scia degli emendamenti avanzati di recente dal Parlamento europeo, insieme ad un sistema comune di asilo, con regole comuni ed uniformi, anche mediante l'istituzione di una Agenzia dell'Unione europea per l'asilo, e il finanziamento di efficaci politiche di integrazione - tenendo conto che nelle conclusioni di dicembre 2016 il Consiglio ha invitato gli Stati membri a scambiare le migliori prassi in materia di integrazione dei cittadini di Paesi terzi, migliorare il monitoraggio e la valutazione dell'integrazione, e affrontare la questione del riconoscimento delle qualifiche e delle competenze dei cittadini di Paesi terzi.
a ricordare con forza ai partner ed alle istituzioni UE che la gestione del fenomeno migratorio, incluso attraverso lo stanziamento di ulteriori risorse europee atte a realizzare il piano umanitario in tema di migranti in Africa, a partire dai campi in Libia, anche con la partecipazione e il coordinamento dell'UNHCR e OIM, è innanzitutto una responsabilità condivisa ed in nessun modo può essere presentato come gesto di solidarietà verso gli Stati membri in prima linea come l'Italia;
ad attivarsi in tutte le sedi competenti europee affinché ai Paesi membri che non rispettano gli obblighi di solidarietà e responsabilità previsti dai trattati e che tollerano le violazioni sullo stato di diritto siano negati i fondi europei, affinché tali fondi siano condizionati al rispetto di principi e valori fondanti dell'Unione;
- in tema di Unione economica e monetaria:
a promuovere, a partire dalle proposte della Commissione circolate lo scorso 6 dicembre, un confronto approfondito e ambizioso sulla riforma della Unione economica e monetaria, che tenga presente l'esigenza di: migliorare la governance economica per accrescere il potenziale di crescita e promuovere la convergenza economica; completare quanto prima l'Unione bancaria; favorire un nuovo approccio europeo al tema dei beni comuni; introdurre una funzione di stabilizzazione economica all'interno dell'Eurozona; dotare la UEM di una nuova e più coerente architettura istituzionale;
- sulla Brexit:
a proseguire nell'azione di sostegno della trattativa con il Governo britannico, ribadendo la necessità di assicurare ai cittadini europei che vivono nel Regno Unito un trattamento soggetto ai principi di reciprocità, equità, simmetria e non discriminazione, con particolare riguardo per la salvaguardia dei diritti acquisiti e per procedure trasparenti, semplici, proporzionate e inclusive per ottenerne il riconoscimento;
a favorire la ricerca di soluzioni che riducano al minimo le conseguenze negative della Brexit per i cittadini e le imprese private e pubbliche, prefigurando la possibilità di nuovi accordi tra Unione europea e Regno Unito per quanto attiene alle future relazioni economiche;
a proseguire nel sostegno del negoziato che assicuri il pieno rispetto degli Accordi di pace del 1998 tra Regno Unito e Irlanda, nonché lo storico assetto pattizio tra i due Paesi quanto alla libertà di circolazione dei rispettivi cittadini e al regime di doppio passaporto;
a facilitare la individuazione di soluzioni affinché, anche dopo l'uscita dall'Unione, il Regno Unito rimanga un partner strategico nel contrasto alle prioritarie sfide globali come quelle della lotta alla minaccia terroristica e all'estremismo violento, favorendo e potenziando il grado di intelligence-sharing, nonché in alcuni settori prioritari come la ricerca tecnologica e scientifica;
- in tema di relazioni esterne:
a farsi promotore in sede di Unione europea di ogni iniziativa volta a favorire la ripresa di un credibile processo negoziale tra israeliani e palestinesi e scongiurare la ripresa delle ostilità israelo-palestinesi che avrebbero delle ricadute immediate e imprevedibili sulle situazioni già fragili dei Paesi limitrofi e inevitabilmente su tutto il resto del Medioriente; in tale ottica a sostenere la sovranità, indipendenza e stabilità del Libano e delle sue istituzioni nazionali, in primis quelle deputate alla sicurezza;
a rendere operativo l'impegno scaturito dal recente Vertice euro africano per un investimento di risorse economiche molto più grande da parte europea e soprattutto dotato di una visione di lungo periodo, nella consapevolezza che tutti i Paesi europei, e non solo quelli più a diretto contatto con il flusso migratorio, dovranno concorrere proporzionalmente alle loro capacità e con regolarità alla costituzione del Fondo fiduciario di emergenza dell'UE per l'Africa.
(6-00269)
ZANDA, BIANCONI, ZELLER, BARANI.