• Testo MOZIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.1/01778    premesso che:     l'Italia rappresenta da anni il secondo Paese in Europa per produzione nel settore farmaceutico e il primo per capacità produttive per numero di...



Atto Camera

Mozione 1-01778presentato daBERNARDO Mauriziotesto diMercoledì 20 dicembre 2017, seduta n. 901

   La Camera,

   premesso che:

    l'Italia rappresenta da anni il secondo Paese in Europa per produzione nel settore farmaceutico e il primo per capacità produttive per numero di addetti, dopo la Germania, con il 26 per cento della produzione totale e il 19 per cento del mercato;

    si tratta di un sistema diffuso, con hub regionali ed eccellenze in diverse aree del Paese. La Lombardia, in particolare, è la prima regione italiana nel settore farmaceutico con 28.000 addetti, più altri 18.000 che lavorano nell'indotto, ed investe ogni anno 7 miliardi di euro in ricerca e innovazione;

    anche nel campo biomedicale la Lombardia, con oltre 800 imprese, 30.000 dipendenti e il 49 per cento del fatturato nazionale, è la prima regione nel settore dei dispositivi medici. La provincia di Milano, in particolare, è l'area a maggiore concentrazione di imprese, con circa il 61 per cento delle imprese lombarde, e quasi l'80 per cento del fatturato prodotto nella regione; Milano e la sua provincia sono al primo posto per il numero degli addetti, ma anche le province di Monza-Brianza e Varese si attestano rispettivamente al quinto e al sesto posto nella classifica nazionale;

    secondo l'ufficio studi di Assolombarda, dalle università milanesi, dai suoi centri studi e dalle sue imprese nel 2015 sono stati pubblicati 11.600 articoli scientifici, di cui 6.200 nel campo della scienza della vita. Il 15 per cento della popolazione opera nelle università. La metà dei farmaci sperimentali per terapie avanzate al vaglio dell'Agenzia europea per i medicinali è stata concepita nel capoluogo lombardo;

    il 20 novembre 2017 il Consiglio per gli affari generali dell'Unione europea, con la procedura del sorteggio ha deciso di individuare nella capitale olandese la nuova sede dell'Ema a seguito dell'uscita di Londra dall'Unione europea;

    la procedura di selezione è stata espletata a porte chiuse e con lo strumento del sorteggio;

    da articoli di stampa e indiscrezioni sembrerebbe che Amsterdam non sia in grado di fornire una sede attrezzata entro la data del trasferimento, ledendo in tal modo la continuità del lavoro dell'Ema e creando disagi ai dipendenti;

    i lavori nel quartiere Zuidas Amsterdam che dovrebbe ospitare il nuovo palazzo dell'Ema sarebbero in consistente ritardo;

   la nuova sede olandese, quando sarà pronta, comporterà costi di affitto e di occupazione di suolo pubblico a carico dell'Ema, a fronte di una totale gratuità dell'offerta di Milano che, a seguito di accordi Governo-regione, avrebbe di fatto garantito, almeno per i primi anni una permanenza dell'EMA nel palazzo del «Pirellone» senza costi aggiuntivi;

   le valutazioni espresse sarebbero contenute anche in un atto di sindacato ispettivo presentato al Parlamento europeo dalle eurodeputate Toia e Gardini,

impegna il Governo:

1) ad acquisire elementi circa la reale situazione delle tempistiche dei lavori di realizzazione del nuovo palazzo, futura sede dell'Ema, nella capitale olandese e i reali costi che l'Ema dovrà sostenere una volta operato il trasferimento ad Amsterdam;

2) fatte le verifiche del caso, tenendo conto degli impegni presi all'atto della candidatura e dell'esito delle stesse verifiche, ad esercitare le dovute iniziative in sede europea perché da parte dell'Olanda siano rispettati gli impegni assunti all'atto della candidatura medesima, con particolare riguardo alla tempistica per la disponibilità della sede dell'Ema, verificando se vi sia la possibilità di riconsiderare Milano quale migliore candidata, tanto alla luce dei minori costi a carico dell'Agenzia, quanto relativamente all'immediata disponibilità di una sede idonea che consentirebbe all'Ema di svolgere i propri compiti in piena continuità e senza di disagi per i quasi mille suoi dipendenti.
(1-01778) «Bernardo, Quartapelle Procopio, Fregolent, Gelli, Barbanti, Causi, Currò, De Maria, Marco Di Maio, Fragomeli, Ginato, Lodolini, Moretto, Sanga, Pelillo, Pinna, Ribaudo».