• Testo RISOLUZIONE IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
S.7/00373 ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, e a conclusione dell'esame dell'Affare assegnato "Il Mediterraneo e l'interesse nazionale" (n. 527); premesso che: l'Affare assegnato...



Atto Senato

Risoluzione in Commissione 7-00373 presentata da FRANCESCO VERDUCCI
mercoledì 20 dicembre 2017, seduta n.158

La 3a Commissione,
ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, e a conclusione dell'esame dell'Affare assegnato "Il Mediterraneo e l'interesse nazionale" (n. 527);
premesso che:
l'Affare assegnato ha consentito un'ampia riflessione sulla situazione geopolitica del Mediterraneo e sul ruolo, l'interesse e le prospettive dell'Italia in questa delicata area del mondo;
l'attività istruttoria, sia attraverso le audizioni e i documenti acquisiti in tale sede, sia attraverso le missioni in alcuni Paesi dell'area, ha permesso di approfondire gli scenari di riferimento e le problematiche in atto;
le audizioni hanno coinvolto, tra gli altri, Romano Prodi, Emma Bonino, l'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, il Presidente del Parlamento di Malta, Anglu Farrugia, l'allora Direttore generale per la cooperazione allo sviluppo del Ministero degli Affari esteri, Giampaolo Cantini, rappresentanti del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP) per il Libano, il Rappresentante dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) in Libia, Roberto Mignone, il Direttore dell'Ufficio per il Mediterraneo dell'Organizzazione internazionale per le Migrazioni (OIM), Federico Soda;
le missioni svolte in Egitto, Tunisia, Algeria, Marocco, Montenegro e Libano, oltre a fornire importanti elementi di conoscenza sulla situazione dei diversi Paesi visitati, hanno confermato l'importanza della diplomazia parlamentare come strumento di rafforzamento dei rapporti bilaterali e di stimolo alle politiche governative;
ritenuto che:
il Mediterraneo rappresenta un crocevia privilegiato di civiltà, religioni e culture, ma anche uno scenario solcato da profonde tensioni, che vede confrontarsi aree geopolitiche molto diverse tra loro, anche per dinamiche socio-economiche, lungo l'arco di conflitti e instabilità che dal Maghreb e dall'Africa sub-sahariana giunge sino al Medio Oriente;
il progressivo disimpegno degli Stati Uniti, avviato già dall'amministrazione Obama, rappresenta un ulteriore elemento di tensione nella regione, che ha acuito la contrapposizione tra le potenze regionali e ha favorito il radicamento di altri attori internazionali, a partire dalla Russia;
la recrudescenza dello scontro tra sunniti e sciiti e il sostanziale fallimento (pur con alcune importanti eccezioni) delle cosiddette "primavere arabe", rischiano di alimentare nuove conflittualità, soprattutto nei Paesi le cui società sono segnate da profonde fratture infra-religiose;
l'instabilità endemica, i conflitti e la debolezza politico-istituzionale di molti Paesi dei versanti meridionale e orientale del Mediterraneo costituiscono la minaccia diretta e più consistente all'integrità e agli interessi dell'Italia e dell'Unione europea;
considerando che:
nonostante la grave instabilità e i numerosi rischi sistemici, l'area mediterranea allargata costituisce una regione di grande rilievo dal punto di vista economico, con potenziali di crescita elevati che interessano direttamente il nostro Paese;
pur rappresentando solo il 2 per cento della superficie marina del pianeta, il Mediterraneo attrae circa il 20 per cento delle rotte commerciali;
nel 2016, in particolare, il "Mediterraneo allargato" ha assorbito oltre l'11 per cento delle esportazioni italiane, e rappresenta dunque la prima area di destinazione delle nostre merci dopo l'Unione europea;
gli scambi commerciali tra l'Italia e i Paesi del Mediterraneo sono cresciuti fra il 2001 e il 2014 del 45 per cento, e l'export italiano verso l'area mediterranea è cresciuto dal 2001 al 2016 del 121,4 per cento, passando da 18,7 a 41,5 miliardi di euro;
il mercato del lavoro nell'intero bacino del Mediterraneo nel 2016 ha assorbito 201,2 milioni di persone, di cui 91,7 milioni negli otto Paesi membri dell'Unione europea, 32,8 milioni nei quattro Paesi candidati, 62,4 milioni nei cinque Paesi del Nord Africa e 14,2 milioni nei cinque Paesi del Medio Oriente;
l'intera area mediterranea presenta dunque opportunità di sviluppo economico che l'Unione europea può contribuire a consolidare;
il potenziale economico dell'area è incrementato, tra l'altro, dalle nuove prospettive del Mediterraneo nelle rotte commerciali internazionali, anche grazie al raddoppio del Canale di Suez e alla cosiddetta "nuova via della seta";
gli sviluppi del settore dell'energia, anche per la scoperta dei nuovi giacimenti marini, oltre che rendere possibile la realizzazione di un mercato sempre più integrato, mediante una strategia che punti a rafforzare l'efficienza energetica e la diversificazione delle fonti, possono essere il catalizzatore di nuove collaborazioni politiche tra i Paesi coinvolti;
ritenuto che:
l'alfabetizzazione, la collaborazione interuniversitaria e la crescita culturale costituiscono fattori decisivi per il benessere, l'emancipazione e la collaborazione fra tutti i popoli mediterranei, tenuto conto soprattutto del ruolo delle Università del Mediterraneo nel favorire la cooperazione internazionale;
il dialogo interreligioso e multiculturale costituisce una priorità assoluta, da realizzarsi attraverso la moltiplicazione delle occasioni di incontro e di confronto tra gli esponenti delle diverse fedi religiose, imperniati sul riconoscimento reciproco e con l'obiettivo di una convivenza solidale, favorendo in particolare il dialogo con l'Islam moderato e tra le sue componenti;
rilevato che:
l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha stimato che nel 2016 sono giunti sulle coste europee 363.000 migranti, di cui oltre 180.000 in Italia e oltre 170.000 in Grecia, e che oltre 1.800 persone sono morte o dispersenel Mediterraneo centrale nel tentativo di raggiungere il territorio europeo;
secondo l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, nel 2017, fino al 13 dicembre 2017, il numero di migranti giunti in Europa attraversato il Mediterraneo è di 167.724 persone, di cui circa 118 mila sono sbarcati sulle coste italiane;
l'intensificarsi dei flussi migratori costituisce un fenomeno globale, che riguarda, pur con notevoli differenze, molte aree del mondo e dipende da una molteplicità di fattori, tra cui i conflitti, le discriminazioni, la povertà e i cambiamenti climatici;
tale fenomeno rappresenta dunque un elemento strutturale, che necessita di risposte di natura non emergenziale, ma equilibrate e di lunga durata, con la capacità di cogliere gli aspetti reali del fenomeno, evitando le distorsioni generate nell'opinione pubblica;
l'intensificarsi dei flussi di migranti economici e richiedenti asilo verso l'Europa, e in particolare verso l'Italia e la Grecia, ha palesato una preoccupante mancanza di visione comune, oltre che di solidarietà, fra i Paesi membri dell'Unione europea;
l'Unione europea, che pure negli ultimi mesi ha avviato un sensibile riorientamento delle sue politiche verso il Mediterraneo, stenta ancora a porsi alla guida di un processo di stabilizzazione della regione e delle aree limitrofe;
l'Unione europea e i suoi Stati membri sono il principale partner del continente africano e contribuiscono a promuoverne le condizioni di sviluppo, stabilità e di pace principalmente attraverso gli aiuti pubblici allo sviluppo - per una somma che nel 2016 ha raggiunto i 21 miliardi di euro - e gli investimenti delle imprese private - per una somma che nel 2015 si è attestata intorno ai 32 miliardi di euro;
tali programmi di cooperazione hanno però mostrato molti limiti, e devono dunque essere aggiornati, mediante il rilancio di strumenti di dialogo e confronto politico ma anche della cooperazione decentrata, in particolare per contribuire a ridurre la disparità di sviluppo nella regione del Mediterraneo, a promuovere la crescita e l'occupazione, la good governance e l'institutional capacity building;
l'Italia, in sede europea, ha promosso, a partire dal Migration Compact, un approccio al fenomeno di più ampio respiro, che prende in considerazione gli aspetti economici, demografici e ambientali delle aree coinvolte per dar vita, attraverso politiche di sviluppo e di investimento a lungo termine, ad un partenariato effettivo tra i due continenti, finalizzato ad affrontare le cause profonde del fenomeno migratorio e puntando ad una più equa distribuzione del benessere;
il recente vertice tra Unione africana e Unione europea, svoltosi ad Abidjan, in Costa d'Avorio, si muove in questo solco, individuando fra le priorità del partenariato i settori relativi alle opportunità economiche per i giovani, alla pace e alla sicurezza, alla mobilità e alla migrazione ed infine alla cooperazione in materia di governance;
visti anche i lavori della conferenza organizzata dell'Assemblea Parlamentare il 16 e 17 novembre a La Valletta;
preso atto che:
risoluzione della crisi libica è elemento chiave per la stabilità, lo sviluppo e la prosperità dell'area del Mediterraneo centrale, anche in funzione della lotta contro il terrorismo e per il contrasto ai traffici illegali di esseri umani;
il sostegno economico alle aree meno sviluppate, che spesso sono anche quelle periferiche e la cooperazione transfrontaliera esterna, sono strumenti essenziali nell'ambito delle politiche esterne dell'Unione europea;
impegna il Governo
a continuare a sostenere ed incoraggiare, anche attraverso gli organismi internazionali e l'Unione europea, progetti di intervento umanitario e di cooperazione allo sviluppo, anche a livello decentrato, finalizzati a fronteggiare l'emergenza profughi nelle diverse aree di crisi, a partire dai Paesi più direttamente coinvolti, in primo luogo Libano e Giordania;
a continuare a sostenere il processo di dialogo politico in Libia, attraverso il sostegno all'azione delle Nazioni Unite e del Rappresentante Speciale, Ghassan Salamè, per condurre il Paese fuori dalla lunga fase di transizione;
a favorire, nelle sedi proprie, il rafforzamento dell'azione delle organizzazioni internazionali, in particolare UNHCR e OIM, in Libia, anche con la stipula di accordi di sede, per fornire assistenza umanitaria e migliorare le condizioni di vita dei migranti, garantendo il pieno rispetto dei diritti umani;
ad adoperarsi affinché i Paesi di origine dell'ondata migratoria si impegnino per un maggiore controllo delle frontiere, intensificando l'azione volta ad agevolare la piena assunzione da parte dei Paesi dell'area (Libia e Tunisia innanzitutto) delle proprie responsabilità nelle operazioni di salvataggio compiute nelle aree SAR di loro competenza, in modo da fermare le rotte migratorie illegali, anche in collaborazione con il nostro Paese;
a operare nei confronti delle autorità libiche affinché procedano alla chiusura dei centri di detenzione per i migranti nel territorio libico, e rafforzare il contrasto alle reti dei trafficanti di esseri umani;
a garantire, nelle sedi adeguate, condizioni di efficienza e trasparenza nella gestione del Fondo fiduciario lanciato al Summit di La Valletta tra Europa e Africa nel novembre 2015, che dovrebbe offrire un contributo addizionale per contrastare le ragioni profonde che provocano l'immigrazione, in particolare nei Paesi immediatamente a ridosso dell'area mediterranearibadendo la necessità di un maggior sostegno ai Paesi più coinvolti nell'attuale crisi migratoria (in particolare Grecia ed Italia) sia nei costi di accoglienza che nelle procedure di rimpatrio degli immigrati illegali, come peraltro prospettato dagli accordi di La Valletta, che prevedevano una rafforzata cooperazione tra gli Stati in tal senso;
ad operare il massimo impegno per il controllo di ogni rotta di migrazione illegale (sia quelle via mare, provenienti da Egitto, Libia e Tunisia, sia quelle via terra) per prevenire l'eventuale tentativo di rientro in Europa di "foreign fighters" già impegnati nelle aree di conflitto;
ad operare, in sede di riforma delle politiche di vicinato, per potenziare l'impegno, politico ed economico, anche rispetto ad altre aree di intervento, a beneficio dei partner mediterranei, garantendo adeguati livelli di premialità e di flessibilità agli strumenti di intervento, secondo le linee indicate nella Relazione approvata dalla Commissione affari esteri il 16 giugno 2015, a conclusione dell'esame del documento di consultazione congiunto "Verso una nuova politica europea di vicinato";
a rafforzare la cooperazione nel campo della cultura, del dialogo interreligioso e multiculturale, oltre che dell'istruzione e della formazione professionale, anche attraverso l'ampliamento degli strumenti di mobilità e di scambi universitari, a partire da quanto previsto dalla Dichiarazione congiunta "Erasmus del Mediterraneo" firmata lo scorso 1° dicembre a Roma;
a promuovere la cooperazione territoriale europea alle frontiere esterne dell'Unione e a consolidare il ruolo centrale dell'Italia nei programmi dell'area mediterranea, in particolare con riferimento alla sede delle autorità di gestione;
a valorizzare ed estendere le esperienze dei "corridoi umanitari" e dei programmi di resettlement, già sperimentate con successo, anche se con numeri necessariamente limitati, in diversi contesti, a partire dal Libano, come strumenti utile a garantire un accesso legale e sicuro alle misure di protezione internazionale per le categorie più vulnerabili.
(7-00373)
VERDUCCI