• Testo ODG - ORDINE DEL GIORNO IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
C.9/04768-AR/1 ...    premesso che:     il disegno di legge in esame reca norme in materia di Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio...



Atto Camera

Ordine del Giorno 9/04768-AR/103presentato daPICCOLO Giorgiotesto diGiovedì 21 dicembre 2017, seduta n. 902

   La Camera,
   premesso che:
    il disegno di legge in esame reca norme in materia di Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020;
    parte del provvedimento interviene in materia di misure per il lavoro, la previdenza e l'inclusione sociale;
    nel sistema previdenziale italiano, con due successivi interventi normativi effettuati nel 2009 e nel 2010, è stato introdotto un meccanismo permanente di adeguamento dei requisiti pensionistici, agganciando il requisito anagrafico all'incremento della speranza di vita accertato dall'Istat;
    la riforma attuata con il decreto-legge n. 201 del 2011 ha radicalmente e drasticamente modificato il sistema previdenziale. Il conseguimento dell'obbiettivo del contenimento della spesa e dell'impatto di questa sui conti pubblici è stato ritenuto dal governo dell'epoca prioritario rispetto alle rilevanti conseguenze sociali prodotte;
    la riforma così detta Fornero, tra l'altro, ha prodotto un considerevole aumento dell'età richiesta alle lavoratrici private per accedere alla pensione di vecchiaia; è inoltre intervenuta a modificare la normativa vigente in materia di adeguamento del requisito anagrafico alla speranza di vita, accelerandone la cadenza dell'aggiornamento, trasformandola da triennale a biennale;
    in applicazione della normativa vigente sono già stati operati due adeguamenti dell'età pensionabile, rispettivamente con decorrenza dal 1o gennaio 2013 e 1o gennaio 2016, che hanno prodotto in totale un elevamento di 7 mesi dell'età anagrafica richiesta per accedere alla pensione di vecchia;
    se si effettua un'analisi comparata dell'età di pensionamento tra l'Italia e gli altri Paesi europei emerge il dato che vede in Italia già oggi prevista l'età più alta per accedere alla pensione. I 66 anni e 7 mesi per i lavoratori del settore pubblico e privato e i 65 anni e 7 mesi per le lavoratrici del settore privato sono ben al di sopra della media Unione europea che è di 64 anni e 4 mesi per i lavoratori e i 63 anni e 4 mesi per le lavoratrici. Il divario con i requisiti anagrafici richiesti in Italia risulta evidente anche se ci si limita a confrontarli con quelli di alcuni dei principali Paesi europei, quali la Francia, il Regno Unito o la Germania (ove, rispettivamente, sono richiesti per i lavoratori e le lavoratrici 62 anni per entrambe, 65 anni e 62 anni e 4 mesi, 65,4 anni per entrambe);
    l'attuale sistema di incremento periodico del requisito anagrafico denota un'evidente carenza di gradualità, se a questo si aggiunge un meccanismo di calcolo della pensione esclusivamente basato sui contributi versati, il risultato prodotto è un sistema previdenziale particolarmente penalizzante nei confronti delle lavoratrici donne, che, avendo in media carriere contributive che non superano i 25 anni, contro le carriere contributive dei lavoratori uomini che in media si attestano sui 39 anni, hanno come unica via di accesso alla pensione l'opzione della pensione di vecchiaia;
    la normativa vigente prevede, in conseguenza dell'aumento dell'aspettativa di vita certificato dall'Istat, un ulteriore elevamento dell'età pensionistica a 67 anni, a decorrere dal 1o gennaio 2019;
    sempre la normativa vigente prevede che l'elevamento dell'età pensionistica debba essere disposto entro il 31 dicembre 2017 tramite l'emanazione di un decreto direttoriale del Ministero dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali;
    il congelamento temporaneo dell'adozione del decreto direttoriale è stato chiesto con forza dalle organizzazioni sindacali e, praticamente dalla quasi totalità delle forze politiche,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di prevedere in tempo utile l'adozione di iniziative, anche normative, volte a prorogare il termine per l'emanazione del decreto direttoriale, di cui all'articolo 12, comma 12-bis, del decreto-legge 30 luglio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.
9/4768-AR/103. (Testo modificato nel corso della seduta) Giorgio Piccolo, Zappulla, Martelli, Melilla, Albini, Capodicasa.