• Testo RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
C.6/00384    premesso che:     la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata il 28 dicembre 2017, in merito all'andamento delle missioni internazionali e delle iniziative di...



Atto Camera

Risoluzione in Assemblea 6-00384presentato daFRUSONE Lucatesto diMercoledì 17 gennaio 2018, seduta n. 905

   La Camera,
   premesso che:
    la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata il 28 dicembre 2017, in merito all'andamento delle missioni internazionali e delle iniziative di cooperazione allo sviluppo per il sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione autorizzate per il 2017 e alla loro proroga per il 2018 (Doc. CCL-bis, n. 1), nonché alla partecipazione dell'Italia a ulteriori missioni internazionali da avviare nel 2018 (Doc. CCL, n. 3), adottata ai sensi degli articoli 2 e 3 della legge 21 luglio 2016, n. 145 risultano essere stati trasmessi dal Ministro per i rapporti con il Parlamento in data 28 dicembre 2017; e che il Parlamento deve esprimere un parere entro 20 giorni, ovvero entro il 18 gennaio 2018;
    pur trattandosi, nel caso dell'autorizzazione alla partecipazione alle missioni internazionali, di una procedura innovativa derivante dall'approvazione della legge quadro sul tema, non può non registrarsi come la stessa procedura autorizzativa rischi di palesarsi, nei confronti delle assemblee parlamentari, come un mero esercizio contabile a consuntivo;
    appare inoltre inopportuno l'avvio di nuove missioni internazionali a Camere sciolte, tanto più se esse riguardano aree geografiche e Paesi non coinvolti in precedenti missioni, mettendo il nuovo Governo e il nuovo Parlamento che usciranno dal voto del 4 marzo 2018 davanti al fatto compiuto;
    in tal senso, anche la proroga delle missioni già in essere avrebbe dovuto tenere in considerazione il passaggio dalla XVII alla XVIII legislatura, prorogando le stesse non oltre il giugno 2018, consentendo ai nuovi poteri legislativo e esecutivo di scegliere quali missioni confermare e a quali invece porre fine; come riportato nei documenti in esame, il Governo propone, infatti, un dettaglio di spesa – suddiviso per schede di intervento – per azioni che hanno una copertura finanziaria, salvo poche eccezioni, fino al 30 settembre 2018;
    si rileva inoltre che, con il decreto del Presidente della Repubblica di scioglimento delle Camere, quest'ultime non possono ricorrere allo strumento degli atti d'indirizzo aprendo in questo una palese contraddizione tra i regolamenti di Camera e Senato e prassi consolidate da un lato, e le norme della legge del 21 luglio 2016 n.145 dall'altro, che proprio agli atti d'indirizzo affidano l'autorizzazione e la proroga delle missioni internazionali;
    con riferimento agli stanziamenti destinati alle missioni internazionali si segnala la pressoché totale assenza di tentativi, di questo e dei precedenti Governi, di studiare metodi alternativi di risoluzione delle controversie internazionali che risultino più aderenti allo spirito dell'articolo 11 della Costituzione e più sostenibili dal punto di vista finanziario e in termini di risorse umane. Peraltro, dai documenti presentati dal Governo, si rileva una diminuzione sostanziale delle risorse impegnate nella cooperazione internazionale, allo sviluppo, strumento che maggiormente tutelerebbe, invece, le necessità di carattere umanitario e di solidarietà delle popolazioni insistenti nel Paesi destabilizzati; le risorse totali che saranno impiegate per il 2018 evidenziano ancor più il divario tra quanto investito per le sole missioni militari e quanto invece destinato agli interventi di cooperazione allo sviluppo, al sostegno dei processi di pace e stabilizzazione, allo sminamento umanitario e ad altro: c’è da registrare, infatti, con rammarico l'incomprensibile taglio delle risorse di cui alle schede 45 (Iniziative di cooperazione allo sviluppo e sminamento umanitario) e 46 (Interventi di sostegno ai processi di pace, stabilizzazione e rafforzamento della sicurezza). Il confronto con la precedente deliberazione mostra, Infatti, che, operando una comparazione sul nonimestre, nel 2017 per la scheda 45 furono stanziati 74 milioni complessivi mentre, per il 2018, lo stanziamento è pari a 65 milioni (tuttavia, accogliendo un emendamento del M5S nel 2017, stavolta sono stati separati gli importi in maniera tale da evincere che 62,3 milioni riguarderanno la cooperazione allo sviluppo e 2,7 lo sminamento umanitario); invece, per la scheda 46, furono stanziati 8 milioni mentre per il 2018, 6 milioni;
    in generale, per i soli primi 9 mesi del 2018, sul Fondo missioni sono stati stanziati 995,7 milioni di euro a cui si aggiungono i rimborsi ONU già versati e non ancora riassegnati per euro 17,7 milioni di euro, per un totale di 1.013 milioni di euro, per sostenere gli impegni relativi a missioni già operative da tempo e i 6 nuovi impegni (quest'ultimi con un costo pari a 83.163.083 di euro, sempre per 9 mesi). Le spese per le missioni proposte su base annua (sia vecchie che nuove), sono invece pari a 1.504 milioni di euro, ovviamente in aumento rispetto al 2017 (1.427 milioni), dovuto alle nuove missioni di cui si chiede l'autorizzazione all'avvio e che si aggiungono a quelle in corso. Ciò significa che occorrerà poi reperire entro il 30 settembre 2018, con un apposito provvedimento normativo, ulteriori 491 milioni di euro, salvo non si decida nel frattempo di ridurre gli oneri per alcune delle missioni in corso;
    nel merito della Relazione in esame, sostanzialmente le missioni cui l'Italia partecipa e contribuisce sono sempre le stesse, più o meno da venti anni; tuttavia, crediamo sia giunto il momento di soffermarci su un paio di quesiti, apparentemente «oziosi»: quali di queste missioni ci servono realmente e quali sono realmente utili all'Italia e non in realtà più agli alleati? Nella sostanza stiamo ancora qui a chiederci o cercare di capire che cosa andiamo a fare in determinati territori; stante la longevità di talune missioni, risulta evidente quindi l'impossibilità di determinare la durata effettiva delle stesse e dell'impegno all'estero dei nostri militari. Ciò rende inefficace lo strumento delle missioni militari come modalità di risoluzione del conflitti e come mezzo di stabilizzazione dei Paesi;
    con riferimento alle nuove missioni, che si concentrano in un'area geografica quale è l'Africa, la missione bilaterale di assistenza e supporto in Libia consiste nella riconfigurazione in un unico dispositivo delle attività di supporto sanitario e umanitario previste dall'Operazione Ippocrate e di alcuni compiti previsti dalla missione in supporto alla Guardia costiera libica, fino a ora inseriti tra quelli svolti dal dispositivo aeronavale nazionale Mare sicuro, a cui si aggiungono ulteriori attività richieste dal Governo di Accordo nazionale libico. La nuova missione ha l'obiettivo di rendere l'azione di assistenza e supporto in Libia maggiormente incisiva ed efficace, sostenendo le autorità libiche nell'azione di pacificazione e stabilizzazione del Paese e nel rafforzamento delle attività di controllo e contrasto dell'immigrazione illegale, dei traffici illegali e delle minacce alla sicurezza, prevedendo la partecipazione massima di 400 unità, 130 mezzi terresti mentre i mezzi navali e aerei sono presi dalla missione Mare Sicuro con un costo preventivato di 34.982.433 euro per 9 mesi; tuttavia, non si comprende bene che fine farà l'ospedale da campo di Misurata, che era stato alla base della missione sanitaria denominata Ippocrate e se sarà ancora gestito dal personale italiano. La relazione ricorda come già nel maggio 2017, su richiesta del Presidente Al-Sadirraj al governo italiano, parte del personale impiegato nella missione è stato destinato al supporto per il personale libico impegnato nello sminamento di Sirte e dintorni, predisponendo a Misurata l'attività formativa destinata allo sviluppo delle capacità libiche di sminamento e bonifica di aree civili;
    quanto alla missione bilaterale di supporto nella Repubblica del Niger (con area geografica di intervento allargata anche a Mauritania, Nigeria e Benin), essa si focalizza sull'incremento di capacità volte al contrasto del fenomeno dei traffici illegali e delle minacce alla sicurezza, nell'ambito di uno sforzo congiunto europeo e statunitense per la stabilizzazione dell'area e il rafforzamento delle capacità di controllo del territorio da parte delle autorità nigerine e dei Paesi del cosiddetto Sahel, prevedendo un numero massimo di unità di personale pari a 470 unità, comprensive di 2 unità in Mauritania, 130 mezzi terresti e 2 mezzi aerei, con un costo per nove mesi di 30.050.995 euro; tuttavia, tale missione appare come una sorta di «regalo» al governo francese, il quale, nel settembre 2017, si era opposto al dispiegamento di un contingente di 100 carabinieri per addestrare le guardie di frontiera libiche con l'obiettivo di ristabilire il controllo con i confini meridionali con Niger, Ciad e Sudan da cui oggi passa il grosso del traffico di esseri umani diretti in Italia. Il governo Macron non gradisce infatti presenza militare di altri Paesi nella regione libica del Fezzan che Parigi considera come zona d'influenza propria. Concentrandosi solo sulla frontiera Libia/Niger si lascerebbero scoperte le frontiere con Ciad e Sudan (rotta di migranti dal Corno d'Africa e dal Medio Oriente). Il fortino francese di Madamà in cui sarà ospitato il contingente italiano è a 100 chilometri a sud del confine e si dubita che possa efficacemente controllare i 340 chilometri di frontiera tra Niger e Libia. I trafficanti di esseri umani non faranno altro che aggirare l'ostacolo deviando più a ovest verso il valico montano di Salvador (250 km dal forte di Madamà). L'OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) rileva che solo il 18 per cento dei migranti che passa il confine tra Niger e Libia è diretto in Europa, larga parte di loro sono lavoratori stagionali impiegati da anni in Libia. Interrompere totalmente questo flusso potrebbe creare fortissime tensioni tra i nostri militari e le popolazioni locali. Sul versante della lotta al terrorismo jihadista, oltre che ai rischi di ritorsione sul suolo italiano sul modello francese, si fa notare che il contrasto militare con questi gruppi può sfociare in vere e proprie battaglie (mettendo in discussione il carattere no combact dichiarato dal Presidente del Consiglio dei Ministri Gentiloni nella conferenza stampa di fine anno) e che in caso di attacco le nostre truppe dipenderebbero per la protezione aerea dai francesi;
    quanto, invece, alla partecipazione di personale militare alla missione Nato in Tunisia per lo sviluppo di capacità interforze armate tunisine, con l'impiego di 60 unità di personale e un costo di circa 5 milioni, non può che destare allarme l'attuale situazione politica e sociale di quel Paese con la repressione delle manifestazioni in corso in opposizione alla decisione del governo di aumentare in modo esponenziale beni di prima necessità;
    con riferimento alla missione denominata European Union Training Mission nella Repubblica Centrafricana (EUTM RCA), a carattere militare di formazione in ambito PSDC, essa è volta a contribuire alla riforma del settore della difesa, nell'ambito del processo di riforma del settore della sicurezza in quella regione, alla quale vi parteciperemo 3 sole unità di personale per un costo di 324.260 euro per nove mesi; occorre, però, segnalare al riguardo che la Repubblica Centrafricana è tutt'altro che stabilizzata. Proprio recentemente l'organizzazione Medici Senza Frontiere ha denunciato incursioni nel propri ospedali e diverse uccisioni tra milizie irregolari e le forze armate centrafricane;
    con riferimento al potenziamento del dispositivo NATO per la sorveglianza dello spazio aereo europeo dell'Alleanza, con l'avvio di questo intervento si prevede una riarticolazione del contributo nazionale, secondo un piano di avvicendamento concordato con gli Alleati sia nelle modalità sia negli spazi di intervento, che dovrebbe consentire la necessaria flessibilità operativa, in particolare per le fasi di pianificazione e di rischieramento degli assetti. È stato autorizzato, a tal fine, l'impiego di 250 unità e 8 mezzi aerei con un costo 12,5 milioni di euro per 9 mesi; il mutato contesto internazionale, stante l'elezione di un nuovo presidente americano che sembra avere posizioni più dialoganti nei confronti della Russia, renderebbe necessaria una verifica sull'opportunità di prosecuzione di queste missioni;
   considerato inoltre che:
    appare impropria la decisione di reiterare la presenza militare italiana in Iraq ignorando deliberatamente la nuova situazione che si è venuta a creare dopo la liberazione di Mosul in conseguenza della cacciata dei sedicente Stato islamico (Daesh); secondo la deliberazione del Consiglio dei Ministri in merito alla partecipazione italiana alle missioni internazionali, approvata dal Parlamento l'8 marzo 2017, il contingente militare, infatti, poteva essere incrementato fino a 1500 uomini. Un simile spiegamento e impegno militare appaiono oggi immotivati e non prevedere una riconversione sostanziale dell'impegno italiano in quella regione rappresenta un inaccettabile errore;
    secondo i dati raccolti nell'edizione «Iraq quattordici anni di missioni italiane» da parte dell'osservatorio MilCx sulle spese militari e da «Un Ponte per..» le missioni militari in Iraq sono costate dal 2003 a oggi al contribuente 2,6 miliardi di euro (ai quali dovranno adesso aggiungersi, secondo quanto riportato dalla scheda n. 19, per i prossimi 9 mesi, 162.164.899 di euro) a fronte di soli 360 milioni di euro per iniziative di cooperazione e assistenza civile (un rapporto di 1 a 7);
    non è dato sapere se, a rapporti invertiti, ovvero con 2,6 miliardi di euro usati per interventi civili (ospedali, scuole, infrastrutture), l'Iraq sarebbe così devastata come lo è oggi o se si sarebbero risparmiate vite umane e immani sofferenze ad almeno una parte della popolazione civile;
    la battaglia per sconfiggere Daesh e sradicarlo dal sentimento della popolazione Irachena comincia adesso e non si tratta di una battaglia militare ma di una battaglia essenzialmente civile. È quella che riguarda la costruzione di un Iraq includente, multiconfessionale e multietnico in grado di ritessere relazioni e ponti che la guerra ha inopinatamente distrutto o stracciato. Come risarcimento al popolo iracheno l'Italia, come tutte le potenze che hanno partecipato in questi 26 anni alla guerra contro l'Iraq, ha il dovere di cambiare l'approccio che ha fin qui portato alla catastrofe quel popolo. Per questo si ritiene fondamentale impegnare il governo a riconvertire l'attuale missione militare in Iraq in missione civile, sia attraverso il ritiro graduale ma progressivo delle truppe italiane dall'Iraq, sia capovolgendo l'attuale rapporto finanziarlo cooperazione civile – intervento militare a favore del primo;
    analogo discorso andrebbe fatto per quanto riguarda la presenza italiana in Afghanistan, dove, dal 2001 al 2016, l'Italia ha speso per la partecipazione all'occupazione di quel Paese oltre 7,5 miliardi di euro di cui soltanto 260 milioni di euro destinati alla cooperazione civile. L'Italia dal 2001 a oggi spende cioè 1,2 milioni di euro al giorno per una guerra che ha finito per rafforzare il dominio territoriale dei Talebani e ha importato in quel paese – come dimostrano gli ultimi tragici attentati a Kabul – il terrorismo di Daesh. L'Italia deve prendere atto del fallimento di questa strategia e fare finalmente qualcosa per contribuire a dare un futuro a quel Paese;
   con riferimento all'Allegato 1 della Deliberazione del Consiglio dei ministri del 28 dicembre 2017 (Doc. CCL-bis, n. 1), autorizza:
    la missione di cui alla scheda 2 (EULEX Kosovo – personale militare missione UE);
    la missione di cui alla scheda 3 (EULEX Kosovo – Polizia di Stato missione UE);
    la missione di cui alla scheda 4 (EULEX Kosovo - Magistrati missione UE);
    la missione di cui alla scheda 5 (United Nations Mission in Kosovo UNMIK – missione ONU);
    la missione di cui alla scheda 6 (EUFOR ALTHEA – missione UE);
    la missione di cui alla scheda 7 (Missione bilaterale Forze di polizia in Albania);
    la missione di cui alla scheda 9 (Sea Guardian – missione NATO);
    la missione di cui alla scheda 10 (EUNAVFORMED SOPHIA – missione UE);
    la missione di cui alla scheda 12 (United Nations Interim Force in Lebanon UNIFIL – missione ONU);
    la missione di cui alla scheda 13 (Missione bilaterale di addestramento delle Forze di sicurezza libanesi);
    la missione di cui alla scheda 14 (Temporary International Presence in Hebron TIPH2 – missione multilaterale);
    la missione di cui alla scheda 15 (Missione bilaterale di addestramento delle Forze di sicurezza palestinesi);
    la missione di cui alla scheda 16 (European Union Border Assistence Mission in Rafah EUBAM Rafah – missione UE);
    la missione di cui alla scheda 17 (European Union Police Mission for the Palestinian Territories EUPOL COPPS (personale della Polizia di Stato) – missione UE);
    la missione di cui alla scheda 18 (European Union Police Mission for the Palestinian Territories EUPOL COPPS (magistrati) – missione UE);
    la missione di cui alla scheda 19 (Partecipazione alla Coalizione internazionale di contrasto alla minaccia terroristica del Daesh);
    la missione di cui alla scheda 20 (United Nations Military Observer Group in India and Pakistan UNMOGIP – missione ONU);
    la missione di cui alla scheda 24 (Missione su base bilaterale di assistenza alla Guardia costiera della Marina militare libica);
    la missione di cui alla scheda 30 (Missione UN denominata United Nations Multidimensional Integrated Stabilization Mission in Mali MINUSMA – missione ONU);
    la missione di cui alla scheda 31 (Missione UE denominata EUTM Mali – missione UE);
    la missione di cui alla scheda 32 (Missione UE denominata EUCAP Sahel Mali – missione UE);
    la missione di cui alla scheda 34 (Multinational Force and Observers in Egitto MFO);
    la missione di cui alla scheda 35 (Missione UE denominata EUBAM LIBYA);
    le esigenze comuni a più teatri operativi delle Forze armate per l'anno 2017 di cui alla scheda n. 43;
    il supporto info-operativo a protezione delle Forze armate di cui alla scheda n. 44;
    le iniziative di cooperazione allo sviluppo e di sminamento umanitario di cui alla scheda n. 45;
    gli interventi di sostegno ai processi di pace, stabilizzazione e rafforzamento della sicurezza di cui alla scheda n. 46;
    la partecipazione alle iniziative delle organizzazioni internazionali per la pace e la sicurezza di cui alla scheda n. 47;
    gli interventi operativi di emergenza e di sicurezza di cui alla scheda n. 49;
   non autorizza:
    la missione di cui alla scheda 1 (Joint Enterprise missione NATO);
    la missione di cui alla scheda 8 (United Nations Peacekeeping Force in Cyprus UNFICYP – missione ONU);
    la missione di cui alla scheda 11 (Resolute Support Mission – missione NATO);
    la missione di cui alla scheda 21 (Impiego su basi bilaterali di personale militare negli Emirati Arabi Uniti, in Bahrain, in Qatar e a Tampa per le esigenze connesse con le missioni internazionali in Medioriente e Asia);
    la missione di cui alla scheda 23 (United Nations Support Mission il Libya UNSMIL – missione ONU);
    la missione di cui alla scheda 25 (Missione UE antipirateria denominata ATALANTA – missione UE);
    la missione di cui alla scheda 26 (Missione UE denominata EUTM Somalia – missione UE);
    la missione di cui alla scheda 27 (Missione UE denominata EUCAP Somalia (ex EUCAP Nestor) – missione UE);
    la missione di cui alla scheda 28 (Missione bilaterale di addestramento delle forze di polizia somale e gibutiane);
    la missione di cui alla scheda 29 (Impiego di personale militare presso la base nazionale nella Repubblica di Gibuti);
    la missione di cui alla scheda 33 (Missione UE denominata EUCAP Sahel Niger – missione UE);
    la missione di cui alla scheda 36 (Impiego dì un dispositivo aeronavale nazionale per la sorveglianza e la sicurezza del confini nazionali nell'area del Mediterraneo centrale (operazione Mare Sicuro);
    la missione di cui alla scheda 37 (Partecipazione al dispositivo NATO a difesa dei confini sud-orientali dell'Alleanza denominato «Active Fence»);
    la missione di cui alla scheda 38 (Partecipazione al dispositivo NATO per la sorveglianza dello spazio aereo dell'area sud-orientale dell'Alleanza);
    la missione di cui alla scheda 39 (Partecipazione al dispositivo NATO per la sorveglianza navale nell'area sud dell'Alleanza);
    la missione di cui alla scheda 40 (Partecipazione al dispositivo NATO in Lettonia Enhanced Forward Presence);
    l'erogazione del contributo a sostegno delle Forze di sicurezza afghane, comprese le forze di polizia, di cui alla scheda n. 48;
   e con riferimento all'Allegato 2 della Deliberazione del Consiglio dei ministri del 28 dicembre 2017 (Doc. CCL, n. 3):
   autorizza:
    la missione United Nations Mission for the Referendum in Western Sahara (MINURSO) (scheda n. 4/2018);
   non autorizza:
    la missione bilaterale di assistenza e supporto in Libia (scheda n. 1/2018);
    la missione bilaterale di supporto nella Repubblica del Niger (scheda n. 2/2018);
    la missione NATO di supporto in Tunisia per lo sviluppo di capacità interforze delle Forze armate tunisine (scheda n. 3/2018);
    la missione European Union Training Mission Repubblica Centroafricana (EUTM RCA) (scheda n. 5/2018);
    il Dispositivo Nato AIR Policing della NATO per la sorveglianza dello spazio aereo dell'Alleanza (scheda n. 6/2018).
(6-00384) (Versione corretta) «Frusone, Manlio Di Stefano, Pesco, Brescia, Spadoni, Basilio, Tofalo, Corda, Scagliusi, Di Battista, Rizzo, Grande, Del Grosso».