• Testo RISOLUZIONE CONCLUSIVA

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Atto a cui si riferisce:
C.8/00069 Risoluzione conclusiva 8-00069presentato daL'ABBATE Giuseppetesto diMercoledì 23 luglio 2014 in Commissione XIII (Agricoltura) Risoluzioni 7-00191 L'Abbate, 7-00425 Oliverio e...



Atto Camera

Risoluzione conclusiva 8-00069presentato daL'ABBATE Giuseppetesto diMercoledì 23 luglio 2014 in Commissione XIII (Agricoltura)

Risoluzioni 7-00191 L'Abbate, 7-00425 Oliverio e 7-00428 Faenzi: Interventi a tutela della produzione italiana di riso.

RISOLUZIONE APPROVATA DALLA COMMISSIONE

La XIII Commissione,
premesso che:
nelle scorse settimane si sono svolte a livello locale e nazionale numerose manifestazioni dei risicoltori, sostenuti anche dalle associazioni agricole, per segnalare la gravissima situazione che si sta determinando per la produzione italiana di riso, a seguito dell'entrata in vigore nel nuovo regime doganale previsto dal sistema di preferenze generalizzate (SPG), di cui al regolamento (CE) n. 978/2012;
il sistema di preferenze generalizzate – istituito fin dal 1971 per aiutare la crescita dei Paesi in via di sviluppo – è lo strumento con il quale l'Unione europea accorda un accesso preferenziale al proprio mercato ad alcuni Paesi mediante la concessione di una tariffa preferenziale dei dazi applicabili all'atto dell'importazione. Il Sistema comprende il cosiddetto regime EBA (»everything but arms»), che concede l'accesso senza dazi e contingentamenti a tutti i prodotti provenienti dai Paesi meno sviluppati (least developed country – LDC), senza limitazioni quantitative e senza dover pagare alcuna tariffa, eccezion fatta per le armi e le munizioni. Per i prodotti sensibili, quali riso, zucchero e banane, è stata prevista una implementazione graduale del regime;
il settore del riso è quello che in Italia sta maggiormente risentendo negli ultimi anni degli effetti di questo sistema; l'Italia rappresenta infatti il principale produttore europeo di riso con un peso sul totale dell’export europeo di settore di circa il 40 per cento e ha una filiera che dà lavoro a 10.000 famiglie tra dipendenti e imprenditori;
in particolare, l'aumento anomalo delle importazioni di riso a basso prezzo dai Paesi asiatici sta riducendo i prezzi di mercato del riso prodotto nell'Unione al di sotto dei costi di produzione, con gravi danni per le nostre imprese. I principali paesi acquirenti del riso cambogiano sono proprio quei paesi dove si sono registrate le riduzioni più consistenti delle consegne italiane: Francia, Polonia, Paesi Bassi e Belgio;
nelle ultime 5 campagne le importazioni di riso dalla Cambogia nell'Unione europea sono aumentate da 5mila a 181mila tonnellate raggiungendo il 23 per cento di tutto l’import dell'Unione grazie alla completa liberalizzazione tariffaria avvenuta il primo settembre 2009;
nell'ultima campagna di commercializzazione, nell'Unione europea le importazioni sono aumentate di 100 mila tonnellate, di cui 84 mila provenienti dai Paesi meno avanzati (PMA) e quindi a dazio zero; questa situazione si sta riverberando in modo sostanziale sui prezzi di mercato, in specie quelli delle varietà di riso «Lungo B» (indica), quelle che maggiormente e più direttamente subiscono la concorrenza dei risi di importazione in particolare dalla Cambogia. I prezzi sono notevolmente scesi, passando dai 26 euro al quintale dello scorso febbraio agli attuali 22,5 euro al quintale, cifra che a denuncia dei produttori è insufficiente a coprire i costi di produzione, pur comprendendo l'aiuto diretto proveniente dalla Politica agricola comune (PAC); nel 2009-2010 le importazioni di riso coltivato provenienti dai Paesi meno sviluppati (PMS) sono triplicate rispetto al 2008. Nel 2012-2013 tali importazioni hanno superato quelle della Thailandia, che per anni era stata il principale esportatore di riso verso l'Unione europea. Nei primi sette mesi del 2013, su un totale di circa 169.000 tonnellate di importazioni dai PMS, 161.000 tonnellate provenivano dalla Cambogia (il 95 per cento del totale importato dai PMS), di cui 41.000 tonnellate erano già state confezionate;
la risicoltura italiana rischia di essere fortemente ridimensionata, mettendo in pericolo un vasto territorio e tutta la filiera, con gravi ripercussioni economiche ed occupazionali, che investiranno anche le aziende di trasformazione del riso, considerato che dal sud est asiatico il prodotto arriva spesso già pronto per essere venduto;
viene inoltre segnalato che il sistema di allerta rapido per alimenti e mangimi (RASFF) – istituito in ambito europeo per la notifica in tempo reale dei rischi diretti o indiretti per la salute pubblica connessi al consumo di alimenti o mangimi – ha registrato nel primo semestre del 2014 quasi una notifica a settimana per riso e prodotti derivati di provenienza asiatica per la presenza di pesticidi non autorizzati o che superano i limiti ammessi di residui e assenza di certificazioni sanitarie;
con l'abbandono dei terreni coltivati si compromette anche l'equilibrio dell'ecosistema, soprattutto nei territori delle regioni Piemonte e Lombardia: nel 2012 la superficie coltivata a riso era di 235 mila ettari, mentre nel 2013 si è fermata a 219 mila, segno che molte aziende hanno ridotto l'investimento a favore di altri colture;
va quindi riconosciuta la valenza ambientale delle coltivazioni di riso e la loro importanza vitale per il regime delle acque superficiali e sotterranee dell'intera pianura padana. Una risicoltura ridimensionata esplicherebbe i suoi effetti anche sui consorzi irrigui e sul territorio, in quanto i risicoltori non avrebbero più interesse a mantenere quella rete irrigua che, fino ad oggi, ha salvaguardato il territorio da dissesti idrogeologici e da alluvioni che con sempre maggiore frequenza si manifestano in altre zone;
il Sistema di preferenze generalizzate (SPG) prevede in ogni caso meccanismi di sorveglianza e di salvaguardia, che consentono anche di ripristinare i normali dazi della tariffa doganale comune qualora un prodotto originario di un paese beneficiario di uno dei regimi preferenziali sia importato in volumi o a prezzi tali da causare o rischiare di causare gravi difficoltà ai produttori dell'Unione di prodotti simili o direttamente concorrenti. In particolare, nel regime ora vigente, sono considerati anche i prezzi tra i fattori tali da causare o da minacciare di causare serie difficoltà ai produttori comunitari e anche il deterioramento della condizione economica e finanziaria delle imprese dell'Unione costituisce causa efficiente per configurare la «seria difficoltà». Ulteriori disposizioni di salvaguardia sono poi specificamente dettate per i prodotti agricoli;
i livelli di criticità nei riguardi delle imprese italiane hanno raggiunto condizioni di estrema preoccupazione da indurre il Governo italiano, attraverso il Vice Ministro per lo sviluppo economico, con delega al commercio estero, in collaborazione con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, a inviare alla Commissione Europea la richiesta di applicare all'importazione di riso dalla Cambogia la clausola di salvaguardia prevista dal regolamento (CE) n. 978/2012, al fine di ottenere il ripristino immediato del dazio ordinario di 175 euro su ogni tonnellata di riso lavorato importato dalla Cambogia, per un periodo di 12 mesi, in attesa che la Commissione europea si pronunci definitivamente sulla richiesta italiana;
oltre all'applicazione della clausola di salvaguardia, in considerazione della valenza economica anche in termini occupazionali che il comparto riveste, si ripropone la necessità di interventi più incisivi a sostegno del settore del riso, che costituisce un'eccellenza dell'agroalimentare italiano per qualità, tipicità e sostenibilità,

impegna il Governo:

ad intervenire in tempi rapidi nelle competenti sedi europee a tutela delle imprese risicole italiane e del mercato nazionale in senso più generale, affinché sia attivata la clausola di salvaguardia prevista all'articolo 22 del regolamento (UE) 978/2012;
ad adottare le iniziative necessarie per rendere immediatamente applicabile al riso e ai prodotti a base di riso la normativa sull'etichettatura di origine dei prodotti agroalimentari a tutela dei consumatori e degli operatori della filiera e ad attivarsi affinché, nel quadro di quanto stabilito nel regolamento (UE) n. 1169/2011, l'Unione europea si doti di norme efficaci, rigorose, chiare e trasparenti in materia di origine dei prodotti;
a potenziare l'attività di vigilanza e prevenzione delle pratiche commerciali scorrette, della pubblicità ingannevole e comparativa illecita, affinché siano resi noti e pubblici i riferimenti degli operatori eventualmente coinvolti nonché i dati dei traffici illeciti accertati;
a valutare eventuali iniziative per rendere ancora più efficace l'attività dell'Ente risi al fine di promuovere la crescita e la competitività dell'agricoltura risicola italiana.
(8-00069) «L'Abbate, Oliverio, Franco Bordo, Faenzi, Sani, Caon, Lupo, Luciano Agostini, Antezza, Anzaldi, Benedetti, Massimiliano Bernini, Busto, Carra, Catanoso, Cenni, Cova, Covello, Crippa, Dal Moro, Fabrizio Di Stefano, Fiorio, Gagnarli, Gallinella, Riccardo Gallo, Marrocu, Mongiello, Palma, Parentela, Prina, Romanini, Russo, Taricco, Tentori, Terrosi, Valiante, Venittelli, Zanin».