• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/05922 come appreso da organi di stampa, il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi ha trascorso le vacanze estive con la famiglia in un hotel di lusso a Forte dei Marmi, il Villa Roma Imperiale; ...



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-05922presentato daDI BATTISTA Alessandrotesto diVenerdì 5 settembre 2014, seduta n. 284

DI BATTISTA, GALLINELLA e SCAGLIUSI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:
come appreso da organi di stampa, il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi ha trascorso le vacanze estive con la famiglia in un hotel di lusso a Forte dei Marmi, il Villa Roma Imperiale;
si tratta di un albergo il cui costo, per 5 persone, è di circa 1.500-1.600 euro a notte;
dalla denuncia presentata da un cittadino, Alessandro Maiorano, sembra che Renzi abbia pernottato addirittura per una decina di giorni a partire dal 13 agosto 2014;
l'Hotel Villa Roma Imperiale è una struttura appartenente alla famiglia Maestrelli, di Prato: Egiziano Maestrelli, come riportato dalla stampa, è amico da anni di Dario Nardella, attuale sindaco di Firenze, mentre la società che dal punto di vista formale gestisce l'albergo è la Pi.Da. SpA dei tre figli di Egiziano: Riccardo, Elena e Giulio;
innanzitutto Riccardo Maestrelli risulta aver finanziato la campagna elettorale di Renzi in vista delle elezioni comunali a Firenze nel 2013;
il nome Maestrelli è poi presente anche nelle intercettazioni disposte durante le inchieste sulla cosiddetta cricca degli appalti pubblici in una telefonata fra l'imprenditore Riccardo Fusi e Lorenzo Nencini;
Riccardo Fusi è stato tra l'altro condannato a 2 anni di reclusione dal tribunale di Roma per aver tentato di pilotare l'appalto della caserma Marescialli di Firenze, vicenda che vede coinvolti anche Angelo Balducci (ex presidente del provveditorato ai lavori pubblici) Fabio De Santis (ex provveditore delle opere pubbliche della Toscana) e Francesco De Vito Piscicelli (l'imprenditore che «rideva» in seguito al terremoto dell'Aquila);
Fusi, nella telefonata intercettata con Nencini, afferma di aver incontrato l'attuale premier Renzi, allora sindaco del capoluogo toscano: «Sono uscito ora (...) ho fatto un incontro fino ad ora con il sindaco (...) e quindi praticamente a me ha dato tutte le linee guida (...) più ha detto... ha già dato mandato all'avvocatura del comune di procedere in questo senso... mi ha autorizzato a dire che io stasera ho incontrato lui (...) e quindi te domani mattina se tu vai lì a parlare con Marco Carrai tu gli puoi dire tranquillamente quello che ho detto io “le linee guida le ha già date il sindaco”», mentre Nencini risponde: «Sì, ma vedrai lui le saprà di già... perché come te chiami me sicuramente Renzi avrà chiamato Carrai» e Fusi: «Sì ma per non mettere in difficoltà nessuno (...) perché ognuno dei suoi parla... con te ci parla Carrai ... con il Maestrelli gli telefona quell'altro ...Nardella»;
lo stesso Riccardo Fusi, in un'altra intercettazione, parlava anche con Denis Verdini (che secondo alcuni organi di stampa è un socio indiretto di Fusi in alcune operazioni) in questi termini: Fusi: «Io non mi preoccupo, ma bisogna parlare io e te. Capito? Ieri sera ero a Firenze mi ha invitato a cena Salvatore Ligresti (...) loro... fanno il ponte sullo Stretto, l'alta velocità, cemento... E noi?» e Verdini: «E noi... Entreremo... Entreremo... Vedrai, stai tranquillo»;
da organi di stampa l'interrogante ha altresì appreso che lo staff di Matteo Renzi avrebbe fatto circolare una versione ufficiosa secondo la quale l'attuale Presidente del Consiglio avrebbe speso una somma inferiore ai 1.000 euro al giorno;
ove ciò corrispondesse al vero si tradurrebbe in un consistente sconto anche di 500-600 euro al giorno rispetto al costo delle camere che è invece possibile visionare sui listini presenti sul sito internet della struttura e sugli articoli apparsi su alcuni giornali;
come segretario del Partito Democratico, per evidenti ragioni di trasparenza nonché per rispettare le disposizioni sul finanziamento pubblico ai partiti, il Presidente del Consiglio dovrebbe pubblicamente rendere noti eventuali sconti ricevuti a maggior ragione se di importo così consistente;
si consideri, inoltre, che per i pubblici dipendenti è in vigore un codice di comportamento, come da regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 16 aprile 2013, n. 62 emanato ai sensi dell'articolo 54 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165;
tale regolamento governativo è stato adottato dal Consiglio dei ministri proprio al fine di assicurare la qualità dei servizi, la prevenzione dei fenomeni di corruzione, il rispetto dei doveri costituzionali di diligenza, lealtà, imparzialità e servizio esclusivo alla cura dell'interesse pubblico;
l'articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica 62 del 2013 – rubricato «Regali, compensi e altre utilità» – prevede espressamente il divieto per i dipendenti pubblici di chiedere sollecitare ed accettare, per sé o per altri, regali o altre utilità, salvo quelli d'uso di modico valore, ossia quelle di valore non superiore, in via orientativa, a 150 euro, anche sotto forma di sconto;
sebbene riferito ai soli dipendenti e dirigenti della pubblica amministrazione, il codice di comportamento deve intendersi necessariamente applicabile anche agli organi politici ed in particolare ai membri del Governo, in quanto sarebbe del tutto irrazionale, nonché privo di logica, imporre determinati obblighi unicamente ai soggetti che dipendono dall'amministrazione lasciando privi di regole i responsabili dei dicasteri;
difatti nel rapporto di valutazione del luglio 2009 del GRECO – il Gruppo di Stati contro la Corruzione istituito nel 1999 nel quadro di un Accordo Parziale Allargato dal Consiglio d'Europa – si evidenziava come, in Italia, non esista un codice di condotta specifico per i membri del Governo e del Parlamento, il cui comportamento sarebbe sanzionabile solo sulla base della legge penale;
il GRECO raccomandava, di conseguenza, l'istituzione di un codice di condotta specifico per i membri del Governo e del Parlamento, che sia pubblico, condiviso ed effettivamente applicabile, e che includa espressamente limiti ragionevoli alla possibilità di accettare doni;
all'interrogante risulta che l'Italia, in risposta a questa raccomandazione, pur ammettendo di non aver emanato il suddetto codice, ha rilevato come anche i membri del governo siano soggetti al «Codice di comportamento per i dipendenti delle pubbliche amministrazioni», all'epoca in vigore, il cui articolo 3 disciplinava specificamente i «regali e le altre utilità»;
l'ex Presidente del Consiglio Letta, prima di dare le dimissioni, nel gennaio scorso annunciava: «Nel patto di governo proporrò di inserire una parte finale in cui inserire un codice di comportamento per i ministri e le forze politiche» e l'attuale Presidente Renzi in un'intervista replicava: «il codice di comportamento a qualche ministro effettivamente servirebbe: occorre più stile»;
tra l'altro l'interrogante intende ricordare come in un caso il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Malinconico, si sia dimesso per essere andato più volte in vacanza con la moglie all'hotel Pellicano all'Argentario a spese dell'imprenditore Piscicelli, il quale è risultato coinvolto nelle inchieste sulla cricca degli appalti pubblici (e che, come ricordato in precedenza, è stato condannato dal Tribunale di Roma a 2 anni e 8 mesi, proprio insieme a Riccardo Fusi, per aver tentato di influenzare lo svolgimento di una gara d'appalto) –:
se il Presidente del Consiglio dei ministri, alla luce delle considerazioni di cui in premessa, con riferimento al pernottamento presso l'hotel Villa Roma Imperiale a Forte dei Marmi, non intenda rendere noti e di pubblico dominio eventuali sconti o donazioni, anche indirette, ricevute dalla struttura alberghiera de qua e se intenda confermare, come riportato da alcuni organi di stampa, di aver speso una somma inferiore ai 1.000 euro al giorno;
se ritengano comunque applicabile, anche ai membri del Governo, il codice di comportamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 62 del 2013, con conseguente obbligo per il Presidente del Consiglio, per i Ministri e per i Sottosegretari di rispettare le disposizioni ivi contenute, comprese quelle sulle liberalità e sulle donazioni ricevute;
se il Ministro della pubblica amministrazione e semplificazione non intenda proporre al Consiglio dei ministri l'approvazione di un regolamento con cui adottare un codice di comportamento o comunque un codice etico anche per i membri del Governo, come richiesto tra gli altri dal GRECO. (4-05922)