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Atto a cui si riferisce:
C.1/00598 premesso che: il tema della programmazione di bilancio dello Stato e della spesa delle risorse stanziate, ordinarie e straordinarie, destinate allo sviluppo del Paese ed in...



Atto Camera

Mozione 1-00598presentato daMATARRESE Salvatoretesto diMartedì 23 settembre 2014, seduta n. 296

La Camera,
premesso che:
il tema della programmazione di bilancio dello Stato e della spesa delle risorse stanziate, ordinarie e straordinarie, destinate allo sviluppo del Paese ed in particolare del Mezzogiorno impone di confrontarsi con numerose criticità che possono ridurre l'efficacia dell'intervento pubblico;
i fondi comunitari sono di fondamentale importanza per tutto il Paese ma è necessario evidenziare che hanno una particolare rilevanza per il Sud Italia in quanto sono molto spesso sostitutivi delle risorse statali per gli investimenti. Già nel Rapporto strategico nazionale di dicembre 2009, prima ancora dei numerosi tagli che sono stati effettuati alle politiche di sviluppo (20 miliardi di tagli al F.A.S. 2007-2013 destinato al Sud), il Ministero dello sviluppo economico dichiarava il mancato rispetto del principio di addizionalità previsto dai regolamenti europei. In quel periodo, infatti, il 15 per cento dei fondi europei fu utilizzato per sopperire alla mancanza di risorse nazionali;
la Banca d'Italia, nel corso dell’«Eurofi Financial Forum 2014», ha segnalato la necessità di «rilanciare gli investimenti pubblici e privati nazionali ed europei» per la ripresa economica e di affiancare alle riforme strutturali specifiche sul lato dell'offerta «una più ampia azione di politica economica per accelerare la costituzione di infrastrutture materiali ed immateriali indispensabili per un vero mercato unico europeo»;
in particolare, sono due gli elementi di criticità che ostacolano ed inficiano l'effettiva redditività dei provvedimenti dello Stato finalizzate alle politiche di sviluppo;
il primo elemento di criticità si rileva nella distorsione dell'utilizzo delle risorse della programmazione unitaria che sono state utilizzate come variabile di aggiustamento dei conti pubblici italiani nei provvedimenti di finanza pubblica adottati dal 2008 ad oggi. Circa un terzo (pari a 20 miliardi di euro) delle risorse dell'ex Fondo per le aree sottoutilizzate (FAS) relative al periodo 2007-2013, ora denominato Fondo per lo sviluppo e la coesione (FSC), sono state tagliate o destinate ad altre finalità. Tale distrazione ha determinato una forte incertezza sulle disponibilità finanziarie da utilizzare per le politiche di sviluppo;
il secondo elemento di criticità si ravvisa nei vincoli di finanza pubblica, con particolare riferimento al patto di stabilità interno di regioni, province e comuni, che hanno rallentato la spesa delle risorse stanziate con la conseguenza che, a metà 2014, circa il 50 per cento dei fondi strutturali e più del 90 per cento delle risorse regionali dell'ex FAS devono ancora essere spese;
secondo quanto si evince dalle analisi del bilancio dello Stato, risulta che, nel corso degli ultimi anni, si sia verificato una distrazione delle risorse destinate alle infrastrutture da una molteplicità di capitoli ordinari a pochi «maxi-capitoli», con una crescente concentrazione delle risorse nei maxi-capitoli dei fondi strutturali e FSC;
le stime dell'Ance, di Confindustria e del Cresme evidenziano la grande portata delle risorse distratte dai capitoli ordinari: i due maxi-capitoli dei fondi strutturali e FSC, rappresentano oggi tra il quaranta ed il quarantacinque per cento delle risorse destinate ogni anno dallo Stato alle infrastrutture e all'adeguamento del territorio. Appare, dunque, strategico il celere utilizzo di queste risorse proprio in ragione del contesto in cui versa il nostro Paese nel quale le risorse pubbliche a disposizione dell'infrastrutturazione sono ai livelli minimi degli ultimi 20 anni. Tuttavia, l'irrigidimento del patto di stabilità interno rischia fortemente di ostacolarne la spesa;
le stime innanzi richiamate evidenziano che, mettendo a confronto la programmazione della politica nazionale di coesione territoriale con quella contenuta nei documenti di finanza pubblica per il triennio 2014-2016, è facile rilevare un'evidente incompatibilità tra gli obiettivi fissati nel biennio 2014-2015 per la spesa dei fondi europei e del fondo per lo sviluppo e la coesione e l'irrigidimento dei vincoli di finanza pubblica determinato dalla Legge di stabilità per il 2014;
la legge, infatti, prevede un inasprimento del Patto di stabilità interno delle regioni (una riduzione dei livelli di spesa autorizzati per gli enti regionali, al netto di quelle sanitarie) per un importo complessivo di quattro miliardi e cinquecento milioni di euro nel triennio 2014-2016; tale vincolo rischia di bloccare le politiche di sviluppo finanziate con i fondi europei e FSC;
il blocco appena evidenziato riguarda tutte le regioni e non solo quelle del Mezzogiorno dove le risorse della politica di coesione assumono maggiore rilevanza: al netto delle esclusioni già previste dalla normativa, infatti, il peso del cofinanziamento nazionale dei fondi strutturali e del fondo per lo sviluppo e la coesione sul patto di stabilità interno delle regioni risulta pari, in media, al 26,6 per cento nel 2014 e al 34,1 per cento nel 2015;
il problema è ancora più rilevante al Sud in quanto regioni come la Puglia ed il Molise, che raggiungono percentuali del 99 per cento nel rapporto tra importo delle spese da effettuare e importo delle spese autorizzate, dovrebbero sospendere ogni altro tipo di spesa (stipendi ai dipendenti, trasporto pubblico locale eccetera) nel biennio 2014-2015 per riuscire ad investire i fondi europei e FSC nei tempi previsti;
la spesa dei fondi comunitari è prioritaria per la ripresa economica particolarmente nel Mezzogiorno. Infatti, questa zona ha subìto pesantemente la crisi economica più di ogni altra area del Paese. Eurispes, nell'ultimo rapporto annuale, analizzando i dati economici dell'Italia, ha evidenziato che al Sud vi è una condizione molto critica con indicatori inferiori rispetto a quelli di altre aree e rispetto alle medie nazionali. Dal 2007, la crisi ha piegato il tessuto economico e produttivo del Sud aumentando ulteriormente il divario con il Nord d'Italia. Nel Mezzogiorno le aziende registrano il peggior saldo del portafoglio ordini e della relativa variazione nel periodo. Non a caso, al Sud, dal 2007 ad oggi, ben 11.500 aziende (pari al 25 per cento del totale in Italia) hanno registrato una situazione di incapacità prolungata nel tempo di ripagare i propri debiti e hanno fatto richiesta di fallimento presso le cancellerie dei tribunali;
l'analisi è riferita alla sola spesa dei fondi comunitari nel periodo di programmazione 2007-2013 e non tiene conto dell'esigenza di spendere anche altre risorse destinate alle politiche di sviluppo come quelle del piano di azione e coesione (circa 10 miliardi di euro), quelle relative al periodo di programmazione 2014-2020 di prossimo avvio (più di 100 miliardi di cui più di 50 miliardi gestiti dalle regioni) ed eventuali residui del periodo di programmazione 2000-2006, in gran parte gestiti a livello regionale;
è importante evidenziare che sugli investimenti finanziati con questi fondi grava non solo l'ostacolo rappresentato dal patto di stabilità interno delle regioni ma anche quello rappresentato dal patto di stabilità interno degli enti locali (comuni e province), quando questi risultano destinatari dei finanziamenti della politica di coesione. Su questo punto, il legislatore non è intervenuto nella legge di stabilità, nonostante le reiterate richieste di «nettizzazione» di queste risorse nel calcolo del patto di stabilità interno;
le disposizioni previste dalla legge di stabilità per il 2014 sembrerebbero, quindi, incoerenti con la necessità di garantire un rapido ed efficace utilizzo dei fondi europei e del fondo per lo sviluppo e la coesione, nonostante quest'ultima sia stata più volte richiesta tramite numerosi atti parlamentari di indirizzo che hanno impegnato il Governo ad agire diversamente;
le linee politiche annunciate sembrerebbero tendere non solo ad irrigidire il patto di stabilità interno proprio nel momento in cui occorrerebbe accelerare la spesa dei fondi in vista della chiusura del periodo di programmazione 2007-2013 e dell'avvio del periodo 2014-2020, ma anche ad inasprire le sanzioni previste per le regioni che decidono di sforare il patto di stabilità interno per spendere i fondi europei. Tutto questo in un contesto in cui, a due anni dalla fine della programmazione, circa la metà dei fondi deve ancora essere speso e certificato, per un importo totale che supera i 20 miliardi di euro;
l'impossibilità di spendere i fondi europei è solo una rappresentazione della generale incompatibilità tra vincoli di finanza pubblica e politica di sviluppo del territorio; un'incompatibilità sottolineata anche dal fatto che a metà 2014, sei miliardi di euro già disponibili nelle casse degli enti locali non possono essere investiti a causa del patto di stabilità interno;
secondo le dichiarazioni rilasciate ad organi di stampa da rappresentanti del Governo, sarebbe allo studio una consistente riduzione delle risorse destinate al cofinanziamento degli interventi dei fondi strutturali per il periodo 2014-2020, rispetto ai circa 41 miliardi che erano allo scopo previsti dal progetto di Accordo di partenariato trasmesso alla Commissione europea lo scorso 22 aprile 2011;
tale riduzione produrrebbe effetti positivi in termini di finanza pubblica ma determinerebbe la rinuncia ad avvalersi di una quota consistente delle risorse assegnate alle regioni italiane nell'ambito della programmazione 2014-2020;
nel corso dell'informativa urgente sulle linee di attuazione del programma di Governo del 16 settembre 2014, il Presidente del Consiglio dei ministri ha inteso evidenziare l'urgenza dell'investimento dei fondi comunitari pronunciando queste parole: «Al termine dei mille giorni o spendiamo bene i fondi europei o i fondi europei porteranno via noi»,

impegna il Governo:

ad assumere iniziative dirette a riformare con estrema urgenza il patto di stabilità interno e le regole di finanza pubblica affinché sia possibile assicurare la spesa dei fondi europei nonché garantire un'equilibrata politica di investimenti da parte degli enti territoriali;
ad assumere iniziative per rifinanziate la misura che prevede l'esclusione di parte dei cofinanziamenti nazionali dai parametri del patto di stabilità interno, e che esaurisce i propri effetti nel 2014 dopo un triennio di operatività, con lo stanziamento di 1 miliardo di euro all'anno tenuto conto che tale provvedimento si è già rivelato determinante per impedire la paralisi completa della spesa comunitaria e nazionale;
a ridistribuire, già nell'ambito del prossimo disegno di legge di stabilità per il 2015, gli obiettivi di finanza pubblica stabiliti a livello nazionale in favore di una politica di investimento degli enti locali, accompagnata da una revisione delle regole del patto di stabilità a livello nazionale ed europeo, con l'introduzione di una adeguata flessibilità per favorire gli investimenti;
a procedere alla revisione dei criteri di determinazione delle quote di ripartizione, tra le regioni italiane, dei tetti di spesa rilevanti ai fini del patto di stabilità interno individuando criteri maggiormente perequativi che tengano conto del flusso complessivo di investimenti che le stesse sono obbligate a promuovere sul versante della programmazione unitaria (fondi comunitari e fondo di sviluppo e coesione) e che non siano più basati esclusivamente sulla spesa storica, peraltro riferita ad un unico anno ovvero al 2005;
a confermare, per tutte le regioni interessate, la quota di cofinanziamento nazionale nella misura di circa il 50 per cento per il periodo 2014-2020;
a garantire che la programmazione infrastrutturale rappresenti l'elemento centrale dei programmi dei fondi strutturali europei e FSC 2007-2013 e 2014-2020, evitando di utilizzare impropriamente questi fondi per finanziare altre esigenze nell'attuale difficile contesto di finanza pubblica;
a rendere operativa, entro il mese di ottobre 2014, l'Agenzia per la coesione territoriale rafforzandone i poteri sostitutivi in caso di inerzia da parte delle amministrazioni statali o regionali competenti per l'attuazione dei programmi nel periodo 2014-2020.
(1-00598) «Matarrese, Mazziotti Di Celso, Dambruoso, Causin, Vargiu, Vitelli, Molea, Vecchio, Galgano, D'Agostino, Piepoli, Vezzali, Antimo Cesaro, Rubinato, Oliverio, Grassi, Pastorelli».