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Atto a cui si riferisce:
S.1/00313 premesso che: la crisi e il conflitto nell'Ucraina orientale tra le truppe governative di Kiev e i ribelli separatisti filo-russi ha determinato, già a partire dal mese di luglio 2014, da...



Atto Senato

Mozione 1-00313 presentata da GIOVANNI ENDRIZZI
mercoledì 24 settembre 2014, seduta n.317

ENDRIZZI, GIROTTO, CAPPELLETTI, MONTEVECCHI, SANTANGELO, DONNO, FATTORI, BERTOROTTA, LEZZI - Il Senato,

premesso che:

la crisi e il conflitto nell'Ucraina orientale tra le truppe governative di Kiev e i ribelli separatisti filo-russi ha determinato, già a partire dal mese di luglio 2014, da parte dell'Unione europea l'adozione di misure restrittive, nei confronti dell'export tecnologico verso la Russia e delle sue banche che stanno sostenendo, sia materialmente che finanziariamente, azioni che compromettono o minacciano la sovranità, l'integrità territoriale e l'indipendenza dell'Ucraina;

già a partire dai primi giorni di agosto, la Russia ha annunciato un embargo sulle importazioni dall'Ucraina di soia e prodotti da girasole e ha successivamente annunciato il blocco degli acquisti di pesche dalla Grecia, come pure di carne di pollo dagli Stati Uniti, ufficialmente dettate da criteri sanitari. Successivamente il Governo russo, in risposta alle sanzioni decise dagli Stati Uniti e dall'Unione europea, ha annunciato una serie di misure economiche, concretizzatesi nel divieto di importazione, per la durata di un anno, di un nutrito elenco di generi alimentari dai 28 Paesi della UE, dagli USA, dal Canada, dalla Norvegia e dall'Austria. Detta messa al bando dovrebbe comportare la cancellazione di oltre 31 miliardi di euro su un totale di circa 52 miliardi di importazioni agroalimentari russe di carne, pollo, pesce, latte, uova, frutta e verdura; e all'orizzonte si prospetta una guerra commerciale che potrebbe avere conseguenze economiche molto pesanti per entrambe le parti;

appare ovvio che la Russia risponde all'assedio europeo e statunitense con la stessa moneta, e se gli USA non hanno molto da perdere nella guerra commerciale con Mosca, molti Paesi europei, in primis l'Italia, potrebbero avere pesantissime ripercussioni; inoltre, il perdurare della crisi ucraina rischia di determinare reciproche ulteriori e più gravi misure sanzionatorie e restrizioni;

la guerra in Ucraina si riflette dunque in maniera immediata e pesantissima anche sull'Italia per via dell'embargo imposto dalla Russia sui prodotti agroalimentari dei Paesi UE, di cui l'Italia è il primo produttore. Una misura presa in risposta alle sanzioni che a sua volta l'Unione europea e gli Stati Uniti hanno applicato a Mosca e che rischia di far perdere al settore agroalimentare italiano tra 160 e i 200 milioni di euro di esportazioni, come stimato dalla Coldiretti;

in particolare, la guerra delle sanzioni tra Europa e Russia sta determinando danni ingentissimi, non solo congiunturali ma anche strutturali, alle imprese del sistema agroalimentare del nostro Paese, con particolare riferimento alle imprese venete; infatti, il valore dell'export del Veneto verso la Russia, registrato nel 2013, è pari ad oltre 1,8 miliardi di euro a fronte di un totale di circa 11 miliardi di euro di esportazioni italiane di prodotti ortofrutticoli;

il danno stimato, secondo una ricerca della SACE, per il 2014-2015 per l'Italia, a seconda dell'evoluzione dello scenario internazionale, potrebbe comportare una perdita totale di valore tra i 938 milioni e i 2,4 miliardi di euro;

le esportazioni di prodotti agroalimentari italiani in Russia, nonostante le tensioni, sono aumentate dell'1 per cento nel primo quadrimestre del 2014, dopo che nel 2013, sottolinea la Coldiretti, avevano raggiunto la cifra record di 706 milioni di euro, messi ora a rischio dalle sanzioni. In particolare sono state bloccate le spedizioni di ortofrutta per un importo di 72 milioni di euro nel 2013, le carni per 61 milioni di euro, latte, formaggi e derivati per 45 milioni di euro e importi molti inferiori per il pesce che l'Italia spedisce in quantità molto limitate in Russia. Se i danni diretti per il made in Italy agroalimentare sono stimabili dalla Coldiretti attorno ai 200 milioni di euro, pesanti sono anche quelli indiretti, con l'Italia che potrebbe diventare mercato di sbocco di quei prodotti comunitari ed extracomunitari ora rifiutati dalla Russia che rischiano di essere spacciati come made in Italy perché non è sempre obbligatorio indicare la provenienza in etichetta;

come ha dichiarato lo stesso Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Martina, l'embargo della Russia impatterà per il 2014 per almeno 170 milioni di euro sulla filiera, penalizzando in particolare i comparti del latte e dei suoi derivati, della carne e dell'ortofrutta. Ma i timori sono che nella realtà i numeri possano essere ancora più sfavorevoli;

l'Italia è il secondo partner commerciale della Russia in Europa dopo la Germania e il quarto a livello mondiale. Secondo dati Istat e Eurostat, nel 2013, le esportazioni italiane nella Federazione russa hanno raggiunto il loro massimo storico con 10,8 miliardi di euro;

dalle dichiarazioni rese dal Governo sul tema appare di tutta evidenza come siano state completamente sottovalutate le conseguenze pratiche della decisione dell'Unione europea di comminare sanzioni alla Federazione russa. Decisione (alla quale il Governo italiano ha contribuito attivamente, stante il ruolo di guida del semestre europeo) a giudizio dei proponenti decisamente miope dinanzi ai facilmente prevedibili effetti conseguenti, nei più svariati campi, a partire dal settore agroalimentare, il quale, valutata la situazione di congiuntura economica globale, non rischia la sola contrazione del fatturato, ma ben più gravi conseguenze sull'insieme della filiera produttiva, della trasformazione e del trasporto dei prodotti che potrebbero creare danni strutturali di medio e lungo periodo;

considerato che:

la Commissione europea ha reso disponibili 125 milioni di euro per risarcire i danni che subiranno i produttori della UE di frutta, ortaggi e prodotti agricoli deperibili a causa dell'embargo russo contro i prodotti alimentari occidentali. Ma gli effetti potenziali dell'embargo russo sulle importazioni di prodotti alimentari occidentali vanno ben oltre gli effetti su questi prodotti. Per la UE l'effetto potenziale complessivo ammonta ad una perdita di produzione annuale di 6,7 miliardi di dollari. Ciò metterebbe a rischio 130.000 posti di lavoro. La Germania soffrirebbe della maggiore perdita di produzione in termini di euro e il maggior numero di posti di lavoro a rischio riguarderebbe la Polonia. L'Italia potrebbe perdere in termini di Pil circa 591 milioni di dollari, pari a 0,03 punti percentuali di Pil con una perdita di posti di lavoro di circa 9.000 unità;

i 125 milioni di euro di risarcimento messo in atto dalla UE sono del tutto insufficienti e detta cifra va assolutamente incrementata per far fronte in maniera congrua all'ingente danno subito dalle imprese europee ed italiane in particolare;

valutato altresì che:

da fonti comunitarie si apprende che la Polonia avrebbe già assorbito con le sue richieste di sostegno una quota che sfiora il 90 per cento dell'intero budget stanziato da Bruxelles il 18 agosto per le produzioni ortofrutticole deperibili, pari a 125 milioni di euro, situazione che avrebbe spinto la Commissione alla decisione di sospendere gli aiuti;

la sospensione delle misure di emergenza adottate dopo l'embargo russo per frutta e verdura deperibile, a causa " di un aumento sproporzionato di richieste per alcuni prodotti", lascia i produttori ortofrutticoli italiani completamente privi di qualsiasi forma di risarcimento e conferma tutti i dubbi e le perplessità riferiti all'esiguità delle risorse stanziate e alle modalità di accesso ai finanziamenti stessi;

il commissario uscente all'agricoltura, Ciolos, si sarebbe impegnato a presentare un nuovo schema di intervento più mirato,

impegna il Governo:

1) ad attivarsi perché sia adottato ogni intervento necessario, in sede europea, al fine di garantire maggiori risorse per risarcire le imprese e i produttori europei danneggiati dall'embargo russo, prevedendo misure eccezionali per fronteggiare la situazione congiunturale venutasi a creare, tra le quali:

a) l'eventuale acquisto dei prodotti rifiutati promuovendone l'utilizzo in mercati alternativi, anche al fine di garantire i servizi di ristorazione espletati nelle mense di qualsivoglia ente pubblico o per la fornitura ai servizi riservati all'accoglienza dei bisognosi (poveri, migranti, eccetera);

b) interventi finanziari diretti ad agevolare e favorire il contesto strutturale nel quale le aziende del settore agroalimentare operano anticipando e contrastando così l'emergere di nefasti effetti di medio e lungo periodo;

c) l'attenta e scrupolosa vigilanza sull'entità delle richieste di risarcimento provenienti dai Paesi della UE che, a giudizio dei proponenti troppo semplicisticamente, dichiarano di aver ritirato ingenti quantitativi di frutta ed ortaggi;

2) ad adottare, al di là dei piani d'azione a livello europeo, in accordo con le associazioni di categoria, specifiche misure di sostegno delle imprese agroalimentari e manifatturiere italiane colpite dall'embargo russo, cogliendo l'occasione per rimettere in discussione le regole del commercio internazionale, nonché proponendo nuove e concrete misure volte alla tutela prioritaria della commercializzazione sul territorio dell'Unione dei prodotti agroalimentari.

(1-00313)