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Atto a cui si riferisce:
S.1/00027 premesso che: la Monsanto è una multinazionale americana che, grazie al pressoché indiscusso monopolio delle sementi geneticamente modificate, rappresenta oggi il sinonimo mondiale di...



Atto Senato

Mozione 1-00027 presentata da ELENA FATTORI
mercoledì 24 aprile 2013, seduta n.015

FATTORI, TAVERNA, GAETTI, CASALETTO, DE PIN, DONNO, NUGNES, LUCIDI, MARTELLI, MORONESE, AIROLA, ANITORI, BATTISTA, BENCINI, BERTOROTTA, BIGNAMI, BLUNDO, BOCCHINO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAMPANELLA, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, CRIMI, DE PIETRO, ENDRIZZI, FUCKSIA, GAMBARO, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, MANGILI, MARTON, MASTRANGELI, MOLINARI, MONTEVECCHI, MORRA, MUSSINI, ORELLANA, PAGLINI, PEPE, PETROCELLI, PUGLIA, ROMANI Maurizio, SANTANGELO, SCIBONA, SERRA, SIMEONI, VACCIANO - Il Senato,

premesso che:

la Monsanto è una multinazionale americana che, grazie al pressoché indiscusso monopolio delle sementi geneticamente modificate, rappresenta oggi il sinonimo mondiale di organismo geneticamente modificato (Ogm). Il 22 aprile 1998 la Monsanto Europe ha ricevuto l'autorizzazione dalla Commissione europea per l'immissione in commercio del mais Mon810, che produce la proteina insetticida cryA per l'inclusione del gene del batterio Bacillus thuringiensis, ai sensi della direttiva 90/220/CEE, del Consiglio, del 23 aprile 1990;

il Mon810 non ha ancora ricevuto il rinnovo dell'autorizzazione concessa ai sensi della direttiva 90/220/CEE, abrogata dalla direttiva 2001/18/CE, del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 marzo 2001;

nel luglio del 2004 prima e nel maggio del 2007 poi, la Monsanto ha fatto richiesta di riconoscimento del Mon810 come prodotto esistente al momento dell'entrata in vigore del regolamento (CE) n. 1829/2003, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2003, che ha sostituito parte della direttiva 2001/18/CE sull'immissione in commercio di Ogm;

il Mon810 è attualmente sul mercato in applicazione dell'art. 20, paragrafo 4, del citato regolamento (CE) n. 1829/2003;

a tutt'oggi, le uniche piante transgeniche autorizzate alla coltivazione sono il richiamato mais ed una patata (varietà Amflora) prodotta dalla Basf e destinata prevalentemente all'industria cartaria;

in Italia non esistono coltivazioni di piante transgeniche e la commercializzazione dei loro prodotti avviene nel rispetto delle regole che riguardano l'immissione sul mercato di alimenti e mangimi contenenti Ogm;

risulta sempre più evidente che le sollecitazioni delle società multinazionali favorevoli alla produzione di Ogm, estranee all'interesse comune dei cittadini europei, sono in grado, molto spesso, di condizionare le scelte dell'Unione europea ad ogni livello, in particolare per quel che riguarda la produzione agricola, convenzionale e biologica;

la stragrande maggioranza dei cittadini europei vuole mantenere integre, ossia non inquinate da Ogm, le produzioni agricole di qualità, che rappresentano il vero valore aggiunto sul mercato alimentare globale;

nei Paesi sul cui territorio è stata autorizzata la coltivazione degli Ogm, nonostante l'adozione dei piani di coesistenza, non è stato possibile evitare la contaminazione con varietà tradizionali e colture biologiche;

questo inquinamento, irreversibile, era previsto già nella direttiva 2001/18/CE, che, per l'emissione deliberata nell'ambiente degli Ogm, al punto 4 dei considerando riporta: «gli organismi viventi immessi nell'ambiente in grandi o piccole quantità per scopi sperimentali o come prodotti commerciali possono riprodursi e diffondersi oltre le frontiere nazionali, interessando così altri Stati membri; gli effetti di tali emissioni possono essere irreversibili»;

la normativa europea sull'emissione nell'ambiente di Ogm appare assai confusa, come dimostrato dalle decisioni del Consiglio di Stato francese e del Consiglio di Stato italiano di ricorrere alla Corte di giustizia dell'Unione europea per ottenere l'interpretazione su come dirimere cause nazionali riguardanti la coltivazione del richiamato mais Ogm;

nei diversi dossier tecnici prodotti dalle aziende biotech ai fini della loro valutazione da parte dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), vengono evidenziate differenze statisticamente significative nella composizione biochimica degli Ogm rispetto alle varietà di origine, nonché negli effetti sulla salute degli animali oggetto degli studi di tossicità, i quali presentano generalmente alterazioni del sistema enzimatico, epatico e renale;

l'EFSA ha sin qui giustificato le differenze statisticamente significative di diversi Ogm, incluso il Mon810, come dovute alla variabilità naturale;

il Mon810 può essere usato solo nei mangimi e non per l'alimentazione umana (in quanto autorizzato ai sensi dell'art. 20 del regolamento (CE) n. 1829/2003, che si trova nel capo III relativo ai mangimi geneticamente modificati, laddove gli Ogm per alimenti sono regolamentati al capo II);

diversi membri del panel di esperti sugli Ogm dell'EFSA sono stati accusati di conflitto di interessi per la loro appartenenza ad aziende con chiari interessi economici nel mercato delle piante transgeniche;

nonostante la normativa di riferimento si ispiri al principio di precauzione, l'art. 34 del regolamento (CE) n. 1829/2003 carica la società civile dell'onere della prova definitiva circa la pericolosità degli Ogm autorizzati;

avendo valutato l'urgenza di riavviare con determinazione il percorso per adottare una disciplina organica, cautelativa e restrittiva in merito alla possibilità di coltivazioni Ogm nel nostro Paese e con lo scopo di riportare l'attenzione del Governo sull'urgenza di adottare la cosiddetta clausola di salvaguardia, sancita dall'art. 23 della direttiva 2001/18/CE (come già sollecitato nell'atto 4-00050 della Camera dei deputati), relativa al mais geneticamente modificato Mon810, che consentirebbe di scongiurare l'eventuale semina da cui potrebbe derivare una contaminazione ambientale irreversibile, una delegazione del Gruppo parlamentare "Movimento Cinque Stelle" ha incontrato il 28 marzo 2013 il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Mario Catania, e il 3 aprile 2013, i Ministri dell'ambiente e della salute, Corrado Clini e Renato Balduzzi;

dagli incontri suddetti, anche secondo quanto riportato da numerose agenzia stampa, è emersa la reale disponibilità dei Ministri ad un concreto intervento in questa direzione; in particolare il giorno 4 aprile 2013, il ministro Catania ha dichiarato: "Il ministero della Salute ha dato seguito alla nostra richiesta e al dossier predisposto dal Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura (CRA), chiedendo alla Commissione europea la sospensione d'urgenza dell'autorizzazione alla messa in coltura di sementi di mais Mon810 in Italia e nel resto dell'Unione europea" (si veda "Il Corriere della sera" del 4 aprile 2013);

è necessario ricordare che la clausola di salvaguardia è già stata adottata da Stati membri dell'Unione europea quali Germania, Francia, Austria, Ungheria, Polonia, Grecia e Lussemburgo,

impegna il Governo:

1) a mettere in atto tutte le azioni possibili per avviare il procedimento di adozione della clausola di salvaguardia previsto dall'articolo 23 della direttiva 2001/18/CE;

2) a richiedere la sospensione dell'uso del Mon810 sino al rilascio di una nuova autorizzazione che risponda appieno ai requisiti richiesti di dimostrata innocuità nella coltivazione e nell'uso come alimento o mangime;

3) a ridefinire, in concertazione con la Commissione, in maniera precisa e puntuale, il concetto di "rilascio in ambiente" per gli Ogm, che differisce in maniera sostanziale dal concetto di "immissione in commercio" e che da questo deve essere efficacemente separato.

(1-00027)