• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/02779 TORRISI - Al Ministro della salute - Premesso che, a giudizio dell'interrogante: in Sicilia è in corso di approvazione il riordino e la riorganizzazione della rete sanitaria e...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-02779 presentata da SALVATORE TORRISI
martedì 7 ottobre 2014, seduta n.324

TORRISI - Al Ministro della salute - Premesso che, a giudizio dell'interrogante:

in Sicilia è in corso di approvazione il riordino e la riorganizzazione della rete sanitaria e ospedaliera. Da parte dell'Azienda sanitaria provinciale di Catania, vi è un'azione intenzionalmente penalizzante verso l'ospedale "SS. Salvatore" di Paternò, per ridimensionarlo. Difatti si continua a perseguire un'impostazione programmatica sanitaria sbagliata nei contenuti, e quindi dannosa per la collettività. L'argomento riguarda i 50.000 cittadini di Paternò, nonché i 150.000 del bacino di utenza. La programmazione sanitaria regionale della Sicilia è sbagliata alla base e su diversi punti, in quanto non adeguata ai veri bisogni del territorio. Innanzitutto, vi è la mancata esecuzione dei lavori di ristrutturazione dello stesso ospedale, malgrado siano trascorsi già 8 anni da quando fu previsto un finanziamento di 10 milioni di euro: si tratta di un dato fortemente indicativo delle mire di chi intende penalizzare Paternò. Questo ritardo è causato dalla cattiva gestione dell'Azienda, dove i dirigenti affermano paradossalmente che "poiché questi lavori di ristrutturazione non sono stati fatti, sarebbe opportuno ridimensionare l'Ospedale". Si ricorda, per completezza, che, per iniziativa del "Comitato civico a difesa dell'ospedale" - sono in corso indagini da parte della magistratura per accertare eventuali responsabilità e illeciti anche di rilevanza penale;

si fa notare che la strategia pianificata contro l'ospedale di Paternò è stata fatta su più piani, ovvero sui servizi offerti dalla struttura. In primis quello del punto nascite, dove i dati statistici forniti nascondono una realtà ben diversa; al riguardo, la programmazione di riordino delle strutture sanitarie dell'isola prevede la riorganizzazione della rete dei punti nascita predisposta dai direttori generali delle aziende: si tratta, in sintesi, della chiusura di parte di questi punti nascita negli ospedali. Secondo tale programmazione la chiusura dovrebbe riguardare i reparti che registrano meno di 500 parti annui, con la previsione di uno standard di 1.000 parti all'anno verso cui si dovrà tendere nell'arco di un triennio, sulla base dei criteri e delle indicazioni contenuti nell'accordo raggiunto già nel 2010 in Conferenza Stato-Regioni. Nell'elenco dei punti nascita da chiudere è incluso anche il reparto di ostetricia dell'ospedale civico "SS. Salvatore" di Paternò, poiché, per poche unità, non si raggiungono i 500 parti annui richiesti dal decreto regionale. In realtà il distretto sanitario, che comprende i comuni di Paternò, Belpasso e Ragalna, ha una utenza potenziale di circa 850 parti annui. Si è determinato l'indebolimento della struttura sanitaria paternese (l'unica presente nel territorio dei suddetti 3 comuni), della sua organizzazione, dell'efficienza e delle prestazioni, col triste risultato di causare una riduzione delle nascite al 40 per cento del potenziale;

è opportuno sottolineare che in questo settore la competenza di gestione e organizzazione spetta ovviamente all'Azienda sanitaria, la quale avrebbe dovuto, e dovrebbe, interrogarsi sulle cause di questa forte riduzione di parti nella struttura ospedaliera di Paternò, ed agire di conseguenza per eliminare le cause che hanno provocato la perdita di utenti. Ma, per risolvere questo problema, la direzione aziendale sanitaria finora non ha mai attivato, e inspiegabilmente, alcun piano strategico che realizzasse la collaborazione sanitaria tra la divisione ospedaliera e la medicina del territorio, coinvolgendo innanzitutto i consultori specialistico-ambulatoriali;

la preannunciata eliminazione di questo "storico" e importante reparto, fin dall'inizio, è stata accolta dai cittadini di Paternò in maniera traumatica, per ragioni d'ordine socioculturale, e quindi di identità, da parte di una collettività da sempre produttiva e prospera nel contesto regionale: Paternò, infatti, coi suoi 50.000 abitanti e un trend demografico in crescita, costituisce uno dei più grossi centri della Sicilia;

alle ragioni d'ordine sociale e culturale vanno aggiunti elementi sulla sicurezza sanitaria. Infatti, il piano regionale rischia di applicare un criterio generico e generalizzante, dove vengono confusi e sovrapposti i numeri alla qualità e alla garanzia per la salute; ebbene, il reparto di Ostetricia di Paternò è inserito in una struttura ospedaliera ottimale dal punto di vista della sicurezza sanitaria;

ciò diversamente da comuni siciliani che hanno una popolazione ben inferiore a quella paternese, e con ospedali meno attrezzati, i cui punti nascita sono stati salvaguardati dallo stesso Decreto. Inoltre, altri punti nascita del territorio regionale, pur non raggiungendo il numero standard dei 500 parti annui, saranno tuttavia "risparmiati" e mantenuti;

costituisce un grave errore tagliare basandosi solo sul numero dei parti attuali, dato che il criterio di scelta della chiusura non può fermarsi ad un mero criterio numerico. Su questo stesso dato è bene fare ancora più chiarezza: difatti un grosso centro qual è Paternò non supera la soglia dei 500 parti annui poiché una buona quota di essi avviene in strutture private. Sarebbe quindi più ragionevole puntare una maggiore attenzione sul reparto di Ostetricia dell'ospedale paternese. Esso è stato invece depotenziato nell'organico da parte dell'Asp di Catania (snaturando quella che doveva essere la giusta programmazione del distretto sanitario), senza sensibilizzare le gestanti a scegliere la struttura civica della città, che troppo spesso si rivolgono (magari indirizzate da ginecologi, anche della struttura pubblica, compiacenti) a strutture non pubbliche dello stesso capoluogo, dove mancano però gli standard di sicurezza dei nosocomi pubblici;

altro reparto importante da tenere sotto controllo è il centro trasfusionale e laboratorio analisi, fiore all'occhiello dell'ospedale di Paternò. Ebbene, nella programmazione di riordino della rete ospedaliera regionale, esso viene addirittura ridimensionato e degradato, facendolo passare da struttura complessa a struttura semplice;

un'ultima questione di rilievo riguarda la scelta di non realizzare a Paternò il reparto di Rianimazione; si è con evidenza di fronte alla illogicità del riordino che si sta cercando di attuare, dato che è quanto meno contraddittorio e paradossale realizzare la Rianimazione distante da Paternò, dove sussistono i reparti di Chirurgia, Ginecologia, Ortopedia e risonanza magnetica. Ed ecco che si è chiaramente delineata, dinanzi agli osservatori più attenti e nei confronti dei cittadini, un'unica e perversa strategia complessiva finalizzata esclusivamente al ridimensionamento del presidio ospedaliero di Paternò, e quindi al danneggiamento di un'intera città e al diniego del diritto alla salute,

si chiede di sapere quali iniziative di propria competenza il Ministro in indirizzo intenda adottare per la risoluzione della paradossale e urgente situazione dell'ospedale civico "SS. Salvatore" di Paternò (Catania), poiché un atteggiamento negligente in tale fase rischia di creare problemi di ordine sociale e sanitario, logistico e perfino culturale-identitario per gli abitanti del territorio.

(4-02779)