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Atto a cui si riferisce:
S.1/00068 premesso che: la parola asilo trova la sua origine nel termine greco asylon; il sostantivo sylon indicava l'azione predatoria compiuta dai pirati, tuttavia, facendo precedere al sostantivo...



Atto Senato

Mozione 1-00068 presentata da MANUELA SERRA
giovedì 13 giugno 2013, seduta n.042

SERRA, ORELLANA, CAMPANELLA, MORRA, AIROLA, ANITORI, BATTISTA, BENCINI, BERTOROTTA, BIGNAMI, BLUNDO, BOCCHINO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAPPELLETTI, CASALETTO, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, CRIMI, DE PIETRO, DE PIN, DONNO, ENDRIZZI, FATTORI, FUCKSIA, GAETTI, GAMBARO, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, MANGILI, MARTELLI, MARTON, MOLINARI, MONTEVECCHI, MORONESE, MUSSINI, NUGNES, PAGLINI, PEPE, PETROCELLI, PUGLIA, ROMANI Maurizio, SANTANGELO, SCIBONA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO - Il Senato,

premesso che:

la parola asilo trova la sua origine nel termine greco asylon; il sostantivo sylon indicava l'azione predatoria compiuta dai pirati, tuttavia, facendo precedere al sostantivo la particella privativa a, il significato che ne deriva è quella di "luogo non depredabile". Si indicava con esso uno spazio non saccheggiabile e sacro che, in quanto tale, non poteva essere violato e, quindi, sicuro per tutti coloro che fuggivano da una persecuzione;

nel diritto romano, sebbene con minore rilevanza, si rinveniva traccia del diritto di asilo, lo stesso trovava applicazione con il cristianesimo;

dopo la prima guerra mondiale, milioni di persone di diverse nazionalità (russi, greci, turchi, armeni) subivano lo sradicamento dai Paesi di origine in seguito ai disastrosi eventi bellici e politici del tempo;

su di loro si rivolgeva l'attenzione di Fridtjof Nansen, chiamato a coordinare gli interventi in qualità di Alto commissario per conto della Società delle Nazioni. Egli, nel definire lo status giuridico dei rifugiati russi, preparava il loro inserimento lavorativo nei Paesi ospitanti o il loro ritorno in patria e poneva le basi, così, di quella struttura che sarebbe diventata successivamente l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati;

si giungeva, per la prima volta, a garantire uno status giuridico certo a favore di coloro che venivano definitivamente accolti in un Paese ospitante e ad adottare i primi documenti di viaggio e d'identità per i rifugiati, denominati "passaporti Nansen", precursori del documento di viaggio previsto successivamente dalla Convenzione di Ginevra;

i diritti umani furono consacrati con la costituzione dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu) e con la stesura della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, firmata a New York nel 1948. Nel 1950, sulla base della risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, veniva istituto l'Unhcr (United nations high commissioner for refugees);

per la prima volta nella storia moderna veniva riconosciuta l'inalienabilità e l'universalità di diritti senza alcuna limitazione geografica nella loro applicazione e tale riconoscimento conferiva una vocazione universale all'applicazione dei diritti. Tra i più importanti vi erano: il diritto alla libertà di movimento, di emigrazione ed il diritto all'asilo;

nel 1951 per garantire una maggiore tutela ai rifugiati veniva adottata la Convenzione di Ginevra, entrata in vigore il 22 aprile 1954;

premesso inoltre che:

attualmente il diritto d'asilo è riconosciuto e disciplinato da norme di diritto internazionale e da norme nazionali, la suaapplicazione costituisce, infatti, una delle priorità dell'Unione europea;

tra i 44 Paesi industrializzati ed analizzati dall'Unhcr maggiormente interessati dal fenomeno del diritto d'asilo vi sono gli Stati Uniti d'America 12,8 per cento, la Francia 10,5, il Canada 10,1, l'Inghilterra 5, la Germania 6,5 per cento, la Svezia 5,5, l'Italia 5,4, la Grecia 5,3, la Norvegia 4,4 e la Svizzera 4,1 per cento;

secondo la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, art. 14, e la Convenzione di Ginevra, che all'art. 1 menziona lo status di rifugiato riconoscendolo, un soggetto perseguitato nel proprio Paese può chiedere ad altra autorità sovrana una tutela. Il riconoscimento di tale status giuridico è attuato dai Governi che hanno firmato specifici accordi con le Nazioni Unite o dall'Unhcr secondo la definizione contenuta nel proprio statuto;

in Italia il diritto d'asilo trova la sua fonte costituzionale nell'art. 10, comma terzo: "Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge";

durante la XV Legislatura la materia ha avuto una regolamentazione dettagliata ad opera del decreto legislativo n. 251 del 2007 e del successivo decreto legislativo n. 25 del 2008, entrambi di recepimento della normativa comunitaria: il primo della direttiva 2004/83/CE (direttiva "qualifiche") il secondo della direttiva 2005/85/CE (direttiva "procedure"). Il decreto legislativo n. 251 del 2007 regola, fondamentalmente, le condizioni e il contenuto del diritto, mentre il decreto legislativo n. 25 del 2008 si occupa degli aspetti procedurali;

il diritto di asilo è contemplato in due casi: per i rifugiati nel senso più stringente del concetto, ovvero per tutti coloro che hanno, ragionevolmente, timore di subire, nel proprio Paese, persecuzioni e violenze per motivi di razza, di religione, di appartenenza ad un gruppo sociale e, altresì, nel caso in cui nel Paese di origine vi sia la compressione delle libertà fondamentali dell'individuo. Qualora la persecuzione e la compressione dei diritti abbia una matrice politica, si parlerà di asilo politico. L'altra ipotesi si realizza nel caso in cui un soggetto, pur non essendo definibile come rifugiato, nella sua essenza, abbia comunque diritto ad una protezione, detta sussidiaria, perché nel Paese di origine rischierebbe, ragionevolmente, di essere sottoposto a pena di morte, a tortura o ad altri trattamenti inumani o degradanti, ovvero ad una minaccia grave ed individuale per la sua vita o per la sua persona a causa di una situazione di violenza generalizzata dovuta ad un conflitto armato interno o internazionale;

durante la XVI Legislatura il procedimento di riconoscimento dello status di rifugiato è stato modificato in più punti dal decreto legislativo n. 159 del 2008, parte integrante del "pacchetto sicurezza";

tra le modifiche principali apportate alla disciplina previgente: l'introduzione della possibilità da parte del prefetto di stabilire un luogo di residenza obbligatorio per il richiedente; il trasferimento dal Presidente del Consiglio dei ministri al Ministro dell'interno del potere di nomina delle commissioni territoriali per l'esame delle domande; l'attenuazione dell'effetto sospensivo del ricorso giurisdizionale avverso la decisione di rigetto della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale; l'obbligo per lo straniero destinatario di un provvedimento di espulsione o di respingimento, qualora presenti domanda di protezione internazionale, di rimanere nel centro di identificazione ed espulsione (CIE) nel quale si trova;

anche la legge n. 94 del 2009, recante disposizioni in materia di sicurezza, è intervenuta sul procedimento di riconoscimento dello status di rifugiato introducendo la facoltà per il Ministro dell'interno di partecipare al giudizio in caso di ricorso contro le decisioni relative alle domande di riconoscimento (art. 1, comma 13);

considerato che:

alla luce di ciò, attualmente il diritto d'asilo deve essere richiesto all'atto dell'ingresso in Italia o successivamente presso le questure competenti. Nella prassi, tuttavia, accade sovente che nel caso di arrivi di massa e di contestuale accoglimento nei centri di accoglienza venga richiesto alle autorità ivi presenti. Sull'istanza si pronunciano gli organi competenti, ovvero le commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale, dislocate su tutto il territorio nazionale. Si tratta di autorità amministrative, collegiali, ciascuna competente in un determinato ambito geografico;

tali commissioni possono riconoscere lo status di rifugiato, lo status di protezione sussidiaria, ovvero respingere la domanda di protezione o dichiararne la manifesta infondatezza;

al vertice dell'apparato amministrativo vi è la Commissione nazionale per il diritto di asilo che ha competenza in materia di revoca e cessazione dello status di protezione internazionale riconosciuto;

in Italia la gestione delle migrazioni rappresenta uno dei compiti istituzionali del Ministero dell'interno, attuato dal Dipartimento per le libertà civili e per l'immigrazione. Esso svolge un ruolo rilevante rispetto alle varie sfaccettature del fenomeno: sotto un primo profilo, infatti, attua le politiche di accoglienza, di asilo e di coordinamento dei flussi migratori, sotto altro profilo garantisce agli stranieri, regolarmente presenti sul territorio, il rispetto dei diritti e dei doveri connessi alla fruizione delle libertà sancite dalla Costituzione;

negli ultimi due decenni circa, nel territorio italiano, sono state registrate delle variazioni in ordine al fenomeno dell'immigrazione. Si è passati da circa 500.000 immigrati nel 1987 a 4.500.000 nel 2010.

l'Italia è destinataria di circa il 5,4 per cento del totale delle domande proposte nei 44 Paesi industrializzati presi come riferimento dall'Unhcr. Nel nostro Paese le domande presentate nel 2008 sono state 30.145, delle quali 25.740 da uomini e 4.400 da donne. Nel 2009, in base ai dati della Commissione nazionale asilo, il numero delle domande era di 17.603. Alla fine del mese di giugno 2010 le domande presentate sono state 6.163. Nel 2012 ci sono state 15.715 richieste d'asilo, in calo rispetto al 2011 (37.350), 8.260 persone (37,3 per cento) hanno ottenuto una forma di protezione, 1.915 (8,6 per cento) lo status di rifugiato, 4.410 (20,3 per cento) la protezione sussidiaria, 1.935 (8,9 per cento) un permesso per motivi umanitari;

quindi, dopo una fase di sostanziale diminuzione dei flussi migratori, si è registrata nel 2011 una forte ripresa degli sbarchi legata alla crisi che ha attraversato i Paesi del nord Africa. Sono stati oltre 60.000, in gran parte profughi, gli stranieri sbarcati sulle coste italiane nel 2011;

in relazione a tale afflusso massiccio è stato dichiarato lo stato di emergenza umanitaria in tutto il territorio nazionale fino al 31 dicembre 2011 (decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 febbraio 2011), poi prorogato al 31 dicembre 2012 (decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 6 ottobre 2011);

il 31 dicembre 2012 è stata dichiarata la cessazione dello stato di emergenza e il rientro nella gestione ordinaria, da parte del Ministero dell'interno e delle altre amministrazioni competenti, degli interventi concernenti l'afflusso di cittadini stranieri sul territorio nazionale (ordinanza del capo del Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri 28 dicembre 2012, n. 33). L'ordinanza prevede l'adozione da parte dei prefetti di percorsi di uscita dei profughi dalle strutture di accoglienza. Una nota del Ministero del'interno del 18 febbraio 2012, prevede che le risorse residue sono sufficienti a garantire per 60 giorni il regime ordinario di accoglienza. Dopo tale periodo si prevede la corresponsione di 500 euro a persona quale misura di uscita;

con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 28 febbraio 2013 è stata disciplinata la cessazione delle misure umanitarie di protezione temporanea dei rifugiati, prevedendo che essi possano presentare, entro il 31 marzo 2013, domanda di rimpatrio assistito nel Paese di provenienza o di origine, oppure possano presentare domanda di conversione dei permessi di soggiorno per motivi umanitari in permessi per lavoro, famiglia, studio e formazione professionale. In mancanza di una di queste due opzioni si prevede l'espulsione;

al livello internazionale, ma anche e soprattutto a livello europeo, numerose sono state le iniziative volte a dare pieno riconoscimento al diritto di asilo;

con il regolamento (CE) 168/2007 è stata istituita L'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali, con sede a Vienna. Essa è entrata in funzione il 1° marzo 2007, in sostituzione dell'Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia;

essa coopera inoltre con gli organi dell'OSCE e dell'ONU competenti nel settore umanitario, gli Stati membri le istituzioni nazionali di difesa dei diritti dell'uomo negli Stati membri, l'Istituto europeo per la parità di genere e la società civile;

come previsto dal regolamento istitutivo, con decisione del Consiglio 2008/203/CE del 28 febbraio 2008 è stato adottato il quadro pluriennale per l'Agenzia per il periodo 2007-2012, volto a definire precisamente i settori tematici di attività;

il Consiglio europeo del 10 e 11 dicembre 2009 ha adottato il programma di Stoccolma in materia di libertà, sicurezza e giustizia, per il periodo 2010-2014, che segue il programma de L'Aia (2004-2009);

il programma di Stoccolma ha previsto la creazione di un sistema comune europeo di asilo (CEAS-Common european asylum system), fondato su una procedura comune di asilo e uno status uniforme per coloro che hanno ottenuto l'asilo o la protezione sussidiaria. La realizzazione del CEAS, che dovrebbe essere compiuta entro il primo semestre 2013, si basa essenzialmente sulla modifica degli strumenti legislativi attualmente vigenti, volta a uniformare gli standard di accoglienza, limitare il fenomeno ancora esistente delle domande multiple ("asylum shopping") e offrire maggiore assistenza agli Stati membri più fortemente esposti;

nell'ambito dei lavori per la realizzazione del sistema europeo comune di asilo, il 13 dicembre 2011 è stata approvata la direttiva 2011/95/UE recante norme sull'attribuzione, a cittadini di Paesi terzi o apolidi, della qualifica di beneficiario di protezione internazionale, su uno status uniforme per i rifugiati o per le persone aventi titolo a beneficiare della protezione sussidiaria, nonché sul contenuto della protezione riconosciuta;

la realizzazione del CEAS, costituisce l'esito ultimo di un processo di progressivo avvicinamento delle legislazioni nazionali in materia, le cui tappe sono state delineate nei programmi pluriennali per lo spazio di libertà sicurezza e giustizia, succedutisi a partire dal 1999;

la prima fase di detto processo (1999-2004 Tampere e L'Aia) ha comportato l'adozione di un importante numero di strumenti giuridici che istituiscono norme minime comuni circa le condizioni di accoglienza per richiedenti asilo (direttiva 2003/9/CE), le procedure di asilo (direttiva 2005/85/CE) e i requisiti per l'attribuzione della qualifica di persona bisognosa di protezione internazionale (direttiva 2004/83/CE), ma anche norme per la determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda d'asilo, il "sistema di Dublino";

il cosiddetto sistema di Dublino, attualmente in vigore, si basa essenzialmente sul regolamento (CE) n. 343/2003 (regolamento "Dublino II") volto a determinare quale Stato membro sia competente ad esaminare una domanda di asilo presentata in uno degli Stati membri dell'Unione europea; attraverso il regolamento è stato integrato nel quadro giuridico dell'Unione il contenuto della preesistente Convenzione di Dublino relativa alla competenza degli Stati membri nel trattamento delle domande;

la seconda fase del processo, attualmente in corso e recante la definitiva realizzazione del CEAS prevede, come già ricordato, la revisione della normativa vigente;

è attualmente in corso di esame la proposta di decisione del Consiglio che istituisce un quadro pluriennale per l'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali per il periodo 2013-2017 (COM(2011)880), nella quale vengono riconfermati i settori tematici già individuati per il periodo precedente;

ai sensi del regolamento Dublino II un unico Stato membro è competente per l'esame di una domanda d'asilo. Se un cittadino di un Paese terzo chiede asilo in uno Stato membro diverso da quello che risulta competente ai sensi del regolamento, quest'ultimo prevede una procedura di trasferimento del richiedente asilo verso lo Stato membro competente, secondo criteri relativi al principio dell'unità del nucleo familiare, al rilascio di permessi di soggiorno o visti, all'ingresso o al soggiorno illegali in uno Stato membro;

risulta che la Commissione europea ha presentato una proposta di modifica del regolamento, volta a riformulare alcune disposizioni allo scopo di garantire un'applicazione più uniforme del regolamento, introducendo una nuova disposizione sullo scambio di informazioni utili prima del trasferimento, e, per quanto riguarda i casi di particolare pressione su alcuni Stati membri che presentano capacità limitate di accoglienza e assorbimento, prevedendo una nuova procedura (meccanismo di emergenza) per consentire la sospensione dei trasferimenti ai sensi della procedura Dublino II verso lo Stato membro competente;

la proposta è stata particolarmente osteggiata dalla maggior parte degli Stati membri per la previsione del "meccanismo di emergenza";

pur di raggiungere un accordo, l'8 giugno 2012 il Consiglio ha formalmente presentato la proposta di introdurre, in alternativa o parallelamente al meccanismo di emergenza, un meccanismo di allarme rapido, di preparazione e di gestione delle crisi. Tale meccanismo sarebbe volto a valutare il funzionamento pratico dei regimi nazionali in materia di asilo, assistere gli Stati membri in stato di necessità ed evitare crisi in materia di asilo, e si concentrerebbe pertanto sull'adozione di misure intese a evitare lo sviluppo delle crisi in materia di asilo piuttosto che affrontarne le conseguenze a posteriori. L'Italia si sarebbe espressa favorevolmente sia sul meccanismo di allarme rapido che sul meccanismo di emergenza;

durante il mese di novembre 2012, il Consiglio e il Parlamento europeo hanno concordato un testo che elimina la sospensione dei trasferimenti ma prevede il meccanismo di allarme rapido, di preparazione e di gestione delle crisi;

il testo prevede tuttavia che uno Stato membro, destinatario di una domanda di asilo ma non competente a trattarla, prosegua comunque l'esame della domanda qualora il trasferimento del richiedente verso lo Stato membro responsabile della procedura ai sensi del regolamento sia considerato impossibile a causa, ad esempio, di gravi inefficienze in materia di procedure e di condizioni di accoglienza riscontrate in tale Stato. Il Consiglio ha raggiunto l'accordo politico sul testo di compromesso nella riunione del 6 dicembre 2012. La Commissione per le libertà civili del Parlamento europeo ha approvato nuove regole per il diritto d'asilo nell'Unione: esse dovrebbero meglio tutelare i diritti dei richiedenti asilo, obbligando gli Stati membri UE a decidere sulle richieste d'asilo entro 6 mesi;

a livello internazionale infine, il 2 luglio del 2012 è stato presentato a New York il rapporto 2012 delle Nazioni Unite sugli obiettivi di sviluppo del millennio, pubblicato a cura delle Nazioni Unite, sulla base di dati raccolti ed elaborati da agenzie specializzate delle Nazioni Unite e da un gruppo di esperti internazionali;

il rapporto, tra i dati relativi al numero dei rifugiati e degli sfollati del 2011, riporta valori preoccupanti, nonostante l'incremento dei rimpatri. Si calcola che nel 2011 vi siano stati 26,4 milioni di sfollati interni, 15,2 milioni di rifugiati e 900.000 richiedenti asilo, per un totale di 42,5 milioni di persone che, in tutto il mondo, nel 2011, vivevano in un luogo nel quale erano stati forzati ad andare a causa di conflitti armati o persecuzioni. Quattro su cinque rifugiati sono ospiti in Paesi sviluppati;

la Spagna, con la legge n. 12 del 2009, che ha sostituito la precedente legge del 1984 sul diritto di asilo, ha inserito all'interno dell'ordinamento giuridico nazionale nuove norme volte ad uniformare la legislazione interna alla normativa dell'Unione europea, in particolare per ciò che riguarda il CEAS;

ritenuto che:

occorre mettere in luce la situazione che induce una persona a richiedere asilo. Essa è costretta a lasciare la propria terra, per fuggire da situazioni di violenza, di degrado, di costrizione, di negazione di libertà, di privazione della dignità umana, spesso deve affrontare gli infiniti pericoli di un viaggio lungo e stremante nella disperata speranza di ricevere accoglienza, sostegno, protezione e rifugio in uno Stato che riconosce e garantisce il rispetto delle libertà e dei principi posti a fondamento della democrazia;

il rifugiato politico è l'emblema di tutte le contraddizioni del mondo globale, in quanto prigioniero di due Stati, quello da cui è fuggito e quello che lo ha accolto. Si tratta di persone spesso obbligate a vivere senza volto, esseri umani che devono le affrontare le insidie del mare, lottare per impedire che quel mare diventi la loro tomba, per non venire schiacciati dai camion su cui viaggiano per superare la frontiera, o per riuscire ad affrontare tutti i confini fino ad arrivare al luogo sperato carichi di sogni e speranze;

una volta ottenuto l'asilo politico trovano comunque di fronte a loro tre grandi ostacoli;

il primo riguarda l'impossibilità in Italia di poter proseguire l'attività politica e sociale per la quale il rifugiato ha rischiato la propria vita e per la quale è stato costretto ad abbandonare la terra d'origine, gli affetti e i suoi beni. Chi diventa rifugiato politico non ha più la possibilità di continuare un'attività che mantenga i collegamenti creati precedentemente o che gli permetta di attivarne di nuovi nel Paese ospitante. È il caso, per esempio, di giornalisti, attivisti, avvocati, registi e studenti che non hanno lasciato il proprio Paese al fine di migliorare la propria situazione economica, ma con l'unico obiettivo di continuare a lottare per le proprie idee politiche, sociali e culturali. Non potendo realizzare questo, il loro sacrificio, quello dei familiari e degli amici rimasti nel Paese d'origine perde qualsiasi di significato. Si tratta di persone che spesso hanno una formazione di alto livello: titoli di studio, specializzazioni, spirito imprenditoriale. Si tratta di persone dotate di una grande forza e personalità, in grado, grazie a questo, di contrapporsi a regimi dittatoriali e sanguinari. Queste persone con una tale forza d'animo potrebbero, ragionevolmente, dare un prezioso contributo alla società che li ospita. Nonostante questo ogni loro intenzione, ogni loro energia propositiva e vitale, ogni luce in grado di illuminare il loro viso speranzoso è spenta o resa fioca dalla farraginosità del meccanismo burocratico che guida la loro nuova vita di "non cittadini" e, forse, di "non persone". Un meccanismo che preferisce elargire sussidi e trovare lavori poco decorosi, senza permettere l'effettiva realizzazione delle proprie aspirazioni;

il secondo ostacolo è rappresentato dalla Convenzione di Dublino, con la quale si obbliga il primo Paese ricevente a registrare le impronte digitali del richiedente e limitarne entro i propri confini la residenza, la circolazione e il lavoro: questo rende la condizione di asilo politico un esilio di fatto. Un regolamento criticato fortemente sia dal Consiglio europeo per i rifugiati e gli esuli che dall'Unhcr in quanto incapace di tutelare i diritti fondamentali dei rifugiati. È paradossale che in una società globale in cui tutto sembra potersi muovere liberamente, merci, notizie, stili di vita, cultura, le persone non abbiano le stesse libertà e diritti di movimento;

il terzo ostacolo è rappresentato dall'impossibilità di ritornare in patria. I rifugiati vivono, quindi, in una sorta di limbo. Un limbo che sta diventando un metro di civiltà. Secondo recenti dati Istat negli ultimi due anni, sul solco della crisi economica che ha colpito l'Italia, già 800.000 immigrati hanno deciso di lasciare l'Italia per rientrare nei loro Stati d'origine. È bene ricordare, anche se può sembrare tautologico, che il rifugiato politico a differenza degli immigrati non ha la possibilità di tornare nel proprio Paese di origine nemmeno quando il Paese ospitante, come nel caso dell'Italia che vive una profonda crisi, versa in situazioni economiche e sociali che non ne permettono una vita dignitosa. È utile sottolineare, a giudizio dei presentatori del presente atto di indirizzo, che nel limbo in cui sono costretti i rifugianti politici pende una duplice condanna sancita dalle mancanze dei Governi dell'Unione europea. La condanna è duplice perché essi, in primo luogo, fuggono da conflitti o regimi dittatoriali direttamente o indirettamente sostenuti dagli stessi Governi europei che, in secondo luogo, non hanno attuato politiche condivise ed efficaci per la loro accoglienza, inserimento, valorizzazione per il rispetto della loro dignità;

questo è un fatto drammaticamente rilevante per l'Italia che, ad oggi, non ha ancora espresso una legge completa ed organica in materia. Attualmente il territorio italiano ospita circa 58.000 rifugiati politici a fronte dei 570.000 ospitati dalla Germania;

gli ostacoli potrebbero essere agevolmente superati attraverso: una legge organica per i rifugiati politici, l'abolizione della Convenzione di Dublino, l'accelerazione dei tempi burocratici per il diritto di cittadinanza. Senza questi 3 provvedimenti il rifugiato politico non potrà mai trovare un posto all'interno della società, non potrà mai conoscere i propri diritti e doveri, non potrà mai essere un attore sociale attivo, non potrà contribuire ad arricchire la società che lo ha accolto e di cui fa parte. Rimarrà sempre e soltanto un cittadino ai margini della società che, senza cittadinanza, dovrà sopravvivere grazie al mero assistenzialismo. Al di là della precarietà economica, il problema più rilevante e pregnante che si va a creare è la precarietà psicologica: il rifugiato muore lentamente e la società è costretta a subire il progressivo ingrandimento di una sub-società fatta di corpi e poi di persone che senza un'identità vagano nelle città, mangiano nelle mense delle chiese e dormono spesso per strada. Individui cui è tolta la dignità, che diventano così, ragionevolmente, un pericolo per la società, oltre che per se stessi, e non un'occasione di crescita e di confronto. Solo attraverso una legge organica, e quindi istituzioni adeguate, si possono rompere questi circoli viziosi e creare i presupposti per cui l'asilo politico diventi un anello di congiunzione tra due realtà culturali e sociali di due Paesi differenti. In base alla Convenzione di Ginevra colui che chiede asilo ha il ragionevole timore di essere perseguitato per motivi di razza, di religione, di nazionalità di appartenenza ad un gruppo sociale, per le opinioni politiche;

ritenuto a giudizio dei firmatari del presente atto che:

l'ordinamento giuridico italiano non è sufficiente a rappresentare una base giuridica idonea a disciplinare in modo stabile ed autonomo il diritto di soggiorno del richiedente asilo in Italia, offrendo, invece, una tutela provvisoria ai richiedenti. In estrema sintesi la tutela si risolverebbe nel diritto di entrare nel territorio dello Stato e di conseguire il permesso di soggiornarvi unicamente al fine di proporre istanza di riconoscimento del proprio status di rifugiato con i modi e nelle forme previste dalla legislazione ordinaria vigente e per la sola durata del relativo procedimento;

a riprova di quanto sopra detto, la Corte di cassazione ha dapprima stabilito che la qualità di rifugiato si distingue da quella di avente diritto all'asilo evidenziandone la distinzione nella nozione e nel contenuto e successivamente, rilevato appunto il diverso significato che le due definizioni assumono, ha ravvisato l'impossibilità di rintracciare in modo chiaro tale distinzione nel quadro normativo internazionale e nazionale;

l'Italia è quindi priva di una legge organica in materia e questo si riverbera sulla condizione già di per sé fragile del rifugiato, il quale è costretto a vivere di piccoli sussidi che ne permettono la sopravvivenza ma non ne favoriscono la realizzazione personale. Il legislatore italiano pensa ad alimentare il corpo ma poco o nulla fa per nutrire l'anima che lentamente si spegne: la normativa italiana è deficitaria rispetto alla realizzazione di un diritto d'asilo pieno ed organico;

la mancata attuazione dell'art. 10, terzo comma, della Costituzione, la disorganicità e le carenze delle norme italiane vigenti hanno generato una situazione patologica;

le situazioni che nella normativa vigente legittimano il trattenimento dei richiedenti asilo nei CIE (centri di accoglienza) sono troppo ampie e ispirate ad una logica punitiva che opera come deterrente all'emersione di situazioni meritevoli di tutela e di riconoscimento degli stranieri giunti alla frontiera o irregolarmente presenti nel territorio italiano,

impegna il Governo:

1) ad assicurare che le attività di contrasto dell'immigrazione clandestina siano conformi alle norme internazionali consuetudinarie e pattizie, alle norme comunitarie e alle disposizioni costituzionali e ordinarie del nostro Paese;

2) ad assicurare procedure d'asilo eque e complete, compreso il diritto di eccepire il timore di trattamento contrario all'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo per ciascuna persona sotto il controllo delle autorità italiane, compresi coloro che vengono intercettati in mare nonché il rispetto dell'inviolabilità della libertà personale così come stabilito dall'articolo 13 della Costituzione italiana;

3) a sospendere la pratica del cosiddetto respingimento, in attuazione dei trattati internazionali già oggi vigenti ed alla luce dei recentissimi pronunciamenti della Corte di giustizia della UE, i quali affermano che tale pratica compromette il fine di realizzare una politica di allontanamenti nel rispetto dei diritti fondamentali della persona;

4) a migliorare sensibilmente le condizioni dei migranti nei centri di accoglienza, nei centri identificazione ed espulsione e nei centri accoglienza dei richiedenti asilo, oggi ridotti a veri e propri lager di Stato, permettendo il monitoraggio delle situazioni esistenti, non solo ai parlamentari della Repubblica, ma anche a tutte le organizzazioni ed enti riconosciuti, a carattere assistenziale e umanitario, che possano portare il loro contributo agli ospiti dei centri;

5) a valutare l'opportunità di promuovere e sostenere fattivamente proposte di modifica della normativa vigente in materia di immigrazione, prevedendo, in applicazione del dettato dei trattati e delle convenzioni, cui l'Italia partecipa, un essenziale coordinamento tra le attività poste in essere nel Paese e le attività svolte sia dall'agenzia Frontex che dall'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo, al fine di offrire concreta protezione per le persone e i gruppi vulnerabili, con particolare riguardo all'accoglienza dei minori non accompagnati;

6) ad intraprendere, con urgenza, iniziative, anche di carattere normativo, volte a modificare talune disposizioni della legge 15 luglio 2009, n. 94, peraltro criticate formalmente dal Presidente della Repubblica in sede di promulgazione, con particolare riferimento all'abrogazione dell'art. 1, commi 16 e 17, nella parte in cui ha introdotto il reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato in quanto esso punisce non il solo ingresso, ma anche la permanenza nel territorio dello Stato. Tale reato non risulta compatibile con il dettato costituzionale;

7) a destinare adeguati finanziamenti e mezzi: a) al fine di accogliere e meglio gestire l'arrivo dei migranti sulle coste meridionali del Paese, monitorando e garantendo la sicurezza stessa dell'Italia da eventuali infiltrazioni terroristiche e malavitose; b) al fine di ripristinare i fondi per la cooperazione allo sviluppo;

8) a sostenere fattivamente l'essenziale azione svolta sia dall'agenzia Frontex che dall'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo, coordinando con essi le attività da porre in essere al fine primario di tutelare i diritti dei migranti;

9) ad aumentare l'efficacia e l'efficienza degli uffici preposti al riconoscimento del diritto di cittadinanza;

10) a prevedere degli standard di servizi efficaci ed uniformi che regolino l'attività dei natanti anche nel mare aperto e dei servizi di prima informazione alle frontiere;

11) a garantire all'Unhcr e agli enti di tutela del diritto d'asilo di potere operare, senza restrizioni, presso i valichi di frontiera o presso le zone di sbarco e nei centri di primo soccorso. In questi ultimi l'accoglienza non deve essere esercitata con modalità anche indirettamente coercitive senza il controllo dell'autorità giudiziaria;

12) a prevedere, all'interno delle commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale, la presenza tra i commissari di competenze multidisciplinari in materie giuridiche, mediche, psicologiche, sociologiche e antropologiche, prevedendo un percorso formativo iniziale propedeutico all'assunzione dell'incarico con una valutazione finale;

13) a conferire alle stesse commissioni risorse economiche aggiuntive, così da permettere loro di svolgere con la diligenza del caso le attività istruttorie richieste, in modo da rispettare i termini massimi per l'esame delle domande;

14) a rivedere, anche territorialmente, la dislocazione delle commissioni, oggi ancorata ad una logica di emergenza del sistema di accoglienza;

15) a definire celermente una proposta normativa chiara al fine di permettere al Parlamento, fatte salve le iniziative legislative dei singoli parlamentari, di poter esaminare ed approvare una legge organica per i richiedenti asilo e per i rifugiati politici;

16) ad attivarsi al fine di realizzare un sistema nazionale uniforme per la protezione degli istanti, prevedente soprattutto forme di accoglienza decentrate nell'ambito di strutture di accoglienza di tipo ordinario che devono offrire standard omogenei ed elevati sulla base di linee guida nazionali, e deve, inoltre, essere sufficientemente recettivo rispetto al numero di domande di protezione internazionale presentate annualmente;

17) a garantire che ogni domanda di asilo presentata ovunque e da chiunque, anche in condizione di soggiorno irregolare, sia immediatamente verbalizzata e presa in carico dal personale di ogni questura, con procedure celeri e flessibili superando gli ostacoli formali non previsti dalle norme internazionali e dell'Unione europea;

18) a prevedere uno specifico programma nazionale per l'accoglienza e la riabilitazione delle persone vittime della tortura e dei conflitti, per le persone bisognose di sostegno psicologico a causa dei traumi subiti con la fuga dal proprio Paese, nonché un periodo di accoglienza e di supporto formativo, alloggiativo, assistenziale, economico e di inclusione sociale di cui possano fruire tutti i titolari di protezione internazionale o umanitaria per evitare la gravissima situazione di abbandono dei richiedenti asilo, per la quale l'Italia è oggetto di serie e motivate denunce in sede internazionale;

19) ad attivarsi opportunamente in ogni sede dell'Unione europea al fine di realizzare il superamento dell'attuale quadro normativo (Convenzione di Dublino).

(1-00068)