• Testo INTERPELLANZA

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Atto a cui si riferisce:
C.2/00038 la legge di stabilità per il 2013 (legge n. 228 del 2012), presentando norme per la «Riduzione della spesa degli enti territoriali», introduce tagli al fondo sperimentale delle province,...



Atto Camera

Interpellanza urgente 2-00038presentato daCENNI Susannatesto diGiovedì 16 maggio 2013, seduta n. 17

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere – premesso che:
la legge di stabilità per il 2013 (legge n. 228 del 2012), presentando norme per la «Riduzione della spesa degli enti territoriali», introduce tagli al fondo sperimentale delle province, tagli che passano da 1 miliardo di euro ad 1 miliardo e 200 milioni di euro per il 2013;
tali interventi si sommano ad altre riduzioni effettuate negli ultimi anni;
nel corso dell'anno 2012, per gli effetti della legge n. 122 del 2010 e della legge n. 214 del 2011, le province hanno già sostenuto un taglio di risorse di 915 milioni di euro;
la legge n. 135 del 2012 (articolo 16, comma 7) aveva, inoltre, precedentemente determinato una riduzione di 500 milioni di euro per il 2012 ed un miliardo di euro per il 2013 del fondo sperimentale di riequilibrio delle province;
complessivamente tra il 2011 ed il 2013 i bilanci delle province sono stati decurtati di oltre 2,1 miliardi di euro. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di tagli lineari, attuati secondo metodologie non concertate in sede di Conferenza unificata e, soprattutto, non orientate a valorizzare le virtuosità e le differenti vocazioni dei singoli enti nel loro contesto territoriale. Le riduzioni penalizzano, infatti, spesso le amministrazioni più virtuose e quelle che hanno esercitato deleghe e gestito risorse regionali e comunitarie;
tali riduzioni incidono su capitoli di spesa già approvati ed impegni già assunti, e, pertanto, anziché promuovere una razionalizzazione ed un efficientamento delle risorse economiche, stanno compromettendo l'efficace erogazione dei servizi dovuti al cittadino e alle imprese per le competenze delle amministrazioni provinciali, o lo svolgimento di funzioni delegate dalle regioni, (trasporto pubblico, formazione professionale, manutenzione di immobili pubblici, tra cui le scuole e le infrastrutture stradali), nonché la regolare remunerazione del personale dipendente, e rischiano di provocare lo «stop» a lavori e cantieri sul reticolo stradale di competenza e di messa a norma (antisismica ed antincendio) degli edifici scolastici, contribuendo, altresì, ai rallentamenti nei pagamenti alle aziende creditrici già messe a dura prova dai vincoli del patto di stabilità;
sono, infatti, di diretta competenza delle province:
a) l'edilizia scolastica, il funzionamento delle scuole e la formazione professionale. Le province gestiscono oltre 5000 edifici, quasi 120 mila classi e oltre 2 milioni e 500 mila allievi;
b) lo sviluppo economico e i servizi per il mercato del lavoro: le province gestiscono i servizi di collocamento attraverso 550 centri per l'impiego; intervengono con sostegni all'imprenditoria; promuovono le energie alternative e le fonti rinnovabili;
c) la gestione del territorio e la tutela ambientale: le province hanno compiti di difesa del suolo, prevenzione delle calamità, tutela delle risorse idriche ed energetiche, smaltimento dei rifiuti;
d) la mobilità, la viabilità, i trasporti: le province gestiscono il trasporto pubblico extraurbano e circa 134 mila chilometri di strade nazionali extraurbane;
si tratta di funzioni chiave, strettamente collegate al territorio, indispensabili per assicurare alle comunità il mantenimento del welfare locale e la promozione dello sviluppo imprenditoriale ed occupazionale delle imprese, e che rischiano di essere compromesse dai tagli ai bilanci;
le politiche finanziarie a carico delle province, determinate con le ultime manovre, hanno gravemente compromesso gli equilibri finanziari degli enti senza giungere ad una compiuta riforma o riorganizzazione, accrescendo un clima di incertezza e di difficoltà;
dai dati resi noti dall'Unione delle province d'Italia, le province, più di ogni altro ente, hanno infatti contratto la propria spesa corrente negli ultimi anni. Il risultato di queste scelte, considerato che le province intervengono fondamentalmente su lavori pubblici locali (strade, edilizia scolastica e altro), è stato il progressivo impoverimento del tessuto economico dei territori ed il continuo indebolimento della rete dei servizi sociali garantiti ai cittadini, con un crollo degli investimenti locali (dal 2008 ad oggi) pari al 44 per cento;
tale riduzione delle risorse economiche avrebbe dovuto accompagnare il processo complessivo di riorganizzazione delle province, disposto dal decreto-legge n. 95 del 2012: un processo che ha, però, registrato notevoli ed evidenti ritardi e poi uno «stop», anche per l'interruzione anticipata della XVI legislatura. Gli enti provinciali sono, oggi, pienamente operativi nelle loro competenze e nelle loro deleghe ma rischiano, in brevissimo tempo (anche secondo le dichiarazioni di esponenti dell'Unione delle province d'Italia), un reale e irreversibile dissesto finanziario;
si segnala, altresì, che l'articolo 17, comma 13-bis, della legge n. 135 del 2012 prevede, per il 2013, un contributo complessivo di 100 milioni di euro per le province. Nel decreto ministeriale 25 ottobre 2012, che ha determinato le riduzioni e le attribuzioni del contributo, non sono stati utilizzati, nell'assegnazione delle risorse, criteri di proporzionalità rispetto all'entità del taglio pro capite del fondo sperimentale di riequilibrio. In virtù di tale determinazione, i tagli alle province stanno causando effetti ancora più gravi in alcune regioni e, in particolare, in quelle regioni nelle quali si è scelto di utilizzare l'istituto delle funzioni delegate in numerose materie;
secondo l'Unione delle province d'Italia «i territori italiani maggiormente penalizzati sono quelli della Toscana e del Piemonte, proprio a causa di un particolare meccanismo di calcolo che conteggia tra le spese delle Province anche i finanziamenti che le Regioni girano agli enti provinciali per garantire alcuni servizi come ad esempio il piano dei trasporti pubblici. In pratica si tratta di una semplice “partita di giro”. Qualora il governo tenesse conto del diverso riparto dei consumi dei livelli intermedi (entro i quali vi sono le risorse che la Regione attribuisce alle province per gestire le deleghe)», le regioni vedrebbero una riduzione pesantissima;
altra questione rilevante riguarda il futuro del personale dipendente delle amministrazioni provinciali. L'eventuale accorpamento o riorganizzazione delle province porterebbe, infatti, ad una complessiva riorganizzazione del personale dipendente di tali enti, e si ritiene fondamentale, indipendentemente dalla soluzione che sarà adottata, la definizione di una riorganizzazione del personale funzionale e capace di salvaguardare i diritti dei lavoratori, con l'adozione di parametri che riconoscano pienamente le funzioni, le competenze, l'aggiornamento formativo, oltre ai livelli professionali e retributivi dei dipendenti. Altrettanto necessari sono una logistica efficiente degli uffici, norme transitorie adeguate che accompagnino il processo di riorganizzazione e strumenti capaci di armonizzare le procedure di trasferimento gestite dalle singole amministrazioni provinciali;
quanto esposto fino ad ora è già stato oggetto di atti parlamentari di indirizzo accolti dal Governo nel corso della XVI legislatura;
in data 7 agosto 2012 il Governo ha accolto l'ordine del giorno n. 9/05389/105 alla legge n. 135 del 2012 che lo impegna:
a) a calcolare il taglio sul fondo sperimentale di riequilibrio, tenendo conto delle spese correnti 2011, come da certificato al conto consuntivo, al netto del titolo II, categoria 3 entrate (trasferimenti da regione per funzioni delegate);
b) a rispettare, nell'assegnazione delle risorse di cui all'articolo 17, comma 13-ter, criteri direttamente proporzionali all'entità del taglio pro capite del fondo sperimentale di riequilibrio;
c) ad adottare iniziative normative sollecite al fine di evitare un disavanzo anche nelle province virtuose sul bilancio in corso;
d) ad esaminare e valutare le conseguenze economico-finanziarie sugli enti provinciali, che genereranno:
1) il blocco della maggior parte delle attività di adeguamento alle norme antisismiche ed antincendio degli edifici scolastici, delle attività di messa in sicurezza del reticolo stradale di competenza;
2) l'impossibilità di garantire nel 2012 interventi di carattere straordinario per far fronte a calamità, quali nevicate e altro;
3) difficoltà nel cofinanziamento ai finanziamenti comunitari nell'esercizio di deleghe regionali;
4) ricadute sulle imprese impegnate in opere di manutenzione e lavori pubblici, che si vanno a generare sul bilancio in corso, a causa della somma tra il taglio prodotto con lo svuotamento del fondo sperimentale di riequilibrio ed il mancato introito dagli affitti pagati da altre amministrazioni dello Stato;
in data 22 novembre 2012 il Governo ha accolto l'ordine del giorno n. 9/05534-bis-A/182 alla legge n. 228 del 2012 che lo impegna, tra l'altro:
a) nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, a valutare l'opportunità di emanare un provvedimento correttivo urgente in grado di rimodulare i tagli previsti, tenendo conto delle spese correnti 2011, come da certificato al conto consuntivo, al netto del titolo II, categoria 3 entrate (trasferimenti da regione per funzioni delegate), soprattutto per le province delle regioni, come la Toscana, i cui effetti dei mancati finanziamenti rischia di causare nel 2013 un default degli enti locali;
b) a valutare, conseguentemente, la possibilità di emanare un provvedimento correttivo in grado rimodulare i trasferimenti introdotti dall'articolo 17, comma 13-bis, della legge n. 135 del 2012, in base a criteri direttamente proporzionali all'entità del taglio pro capite del fondo sperimentale di riequilibrio;
in data 21 dicembre 2012 il Governo ha accolto l'ordine del giorno n. 9/05534-bis-B/2 alla legge n. 228 del 2012, che lo impegna, tra l'altro:
a) a valutare di inserire, nel processo di riorganizzazione dei dipendenti delle amministrazioni provinciali, derivante dall'attuazione della legge n. 214 del 2011 e della legge n. 135 del 2012, i seguenti criteri e parametri:
1) la presenza delle funzioni e delle competenze assunte dalle singole amministrazioni provinciali;
2) le politiche di contenimento delle spese per il personale perseguite, negli ultimi anni, da alcune amministrazioni provinciali;
3) l'adozione di norme transitorie per garantire pari trattamento ai dipendenti pubblici delle amministrazioni provinciali soggette ad accorpamento, rispetto agli altri lavoratori della pubblica amministrazione;
4) un'adeguata salvaguardia dei livelli professionali e retributivi dei dipendenti delle province coinvolti nella riorganizzazione;
5) un'equilibrata e funzionale ubicazione degli uffici provinciali nell'intero territorio della nuova provincia, anche per rendere maggiormente fruibili i servizi ai cittadini;
6) la previsione, in presenza di esuberi ed in coerenza di quanto già previsto dalla legge n. 135 del 2012, di forme di mobilità volontaria, finalizzate alla copertura di posti vacanti, sia nel comparto degli enti locali che in altri settori, in cui sia garantita una corsia preferenziale per il personale delle amministrazioni provinciali in sovrannumero;
7) lo stanziamento, in coerenza di quanto già previsto dalla legge n. 135 del 2012, di risorse adeguate per favorire e promuovere la formazione e l'aggiornamento professionale del personale delle amministrazioni provinciali interessate dal processo di riordino;
8) la presenza di norme omogenee volte ad armonizzare le procedure di trasferimento gestite dalle singole amministrazioni provinciali –:
quali iniziative urgenti si intendano assumere per evitare che i tagli ai bilanci degli enti locali citati in premessa possano causare il prossimo dissesto finanziario delle amministrazioni provinciali, coerentemente con gli impegni assunti dal Governo con gli ordini del giorno n. 9/05389/105 (alla legge n. 135 del 2012) e n. 9/05534-bis-A/182 (alla legge n. 228 del 2012), e capaci di valorizzare al tempo stesso le virtuosità e le differenti vocazioni dei singoli enti nel loro contesto territoriale;
quali iniziative urgenti di competenza si intendano, conseguentemente, assumere per assicurare la corretta erogazione dei servizi attualmente di competenza delle amministrazioni provinciali, indispensabili per permettere alle comunità il mantenimento del welfare locale e la promozione dello sviluppo imprenditoriale ed occupazionale delle imprese, coerentemente con gli impegni assunti dal Governo con gli ordini del giorno n. 9/05389/105 (alla legge n. 135 del 2012) e n. 9/05534-bis-A/182 (alla legge n. 228 del 2012), anche adottando criteri di riparto del fondo sperimentale di riequilibrio che tengano conto della penalizzazione di alcune regioni;
quali iniziative urgenti, anche di carattere normativo, si intendano assumere per inserire, nel processo di riorganizzazione dei dipendenti delle amministrazioni provinciali, criteri capaci di salvaguardare i diritti e la professionalità dei lavoratori, le esigenze della collettività ed il contenimento della spesa pubblica, parametri già indicati peraltro nell'ordine del giorno n. 9/05534-bis-B/2 alla legge n. 228 del 2012, accolto dal Governo.
(2-00038) «Cenni, Fiorio, Bini, Dallai, Sani, Galperti, Carrescia, Crivellari, Martelli, Bellanova, Lodolini, Fontanelli, Luciano Agostini, Simoni, Mariani, Zardini, De Menech, Manzi, Marchetti, Carra, Ferrari, D'Incecco, Cova, Fossati, Zoggia, Gribaudo, Bargero, Boccuzzi, Borghi, Taricco, Benamati, Bobba».
(14 maggio 2013)