• Testo INTERPELLANZA

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Atto a cui si riferisce:
C.2/00072 il prefetto Francesco La Motta dal 2003 al 2006 ha ricoperto la carica di direttore centrale per l'amministrazione del Fondo edifici di culto (Fec) presso il dipartimento delle libertà civili e...



Atto Camera

Interpellanza urgente 2-00072presentato daDI MAIO Luigitesto diGiovedì 6 giugno 2013, seduta n. 30

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dell'interno, per sapere – premesso che:
il prefetto Francesco La Motta dal 2003 al 2006 ha ricoperto la carica di direttore centrale per l'amministrazione del Fondo edifici di culto (Fec) presso il dipartimento delle libertà civili e dell'immigrazione e ha amministrato il cosiddetto «patrimonio concordatario» che dovrebbe assicurare la tutela e la salvaguardia di beni di altissimo pregio storico-artistico;
secondo quanto risulta dal sito del Ministero, l'obiettivo del fondo, infatti, sarebbe «assicurare la tutela e la valorizzazione, la conservazione e il restauro di beni di proprietà, costituiti per la maggior parte da edifici sacri spesso di grande interesse storico-artistico, ma anche dalle opere d'arte e dagli arredi in essi custoditi, da immobili produttivi di rendite, da aree boschive e da un fondo librario antico»;
il 27 dicembre 2006 il prefetto La Motta è stato nominato vicedirettore vicario del Sisde e, a seguito della riforma dei servizi segreti, dal 5 novembre 2007 è stato nominato vice direttore dell'Agenzia informazioni e sicurezza interna (Aisi);
il prefetto La Motta resta vice direttore dell'Aisi fino a marzo 2013, data del pensionamento, pur mantenendo anche in seguito – a quanto risulta agli interpellanti – ufficio, contratto di consulenza e autista, nonostante quanto previsto dal comma 9 dell'articolo 5 del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95 (decreto sulla cosiddetta spending review), convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, laddove viene fatto espresso divieto di «attribuire incarichi di studio e di consulenza a soggetti, già appartenenti ai ruoli delle stesse e collocati in quiescenza, che abbiano svolto, nel corso dell'ultimo anno di servizio, funzioni e attività corrispondenti a quelle oggetto dello stesso incarico di studio e di consulenza»;
dal quadro sino ad ora delineato emerge piuttosto chiaramente che il prefetto Francesco La Motta goda, tra le forze politiche che si sono alternate nell'ultimo decennio al Governo del Paese, di una fortissima stima «bipartisan», che assume contorni ad avviso degli interpellanti inquietanti alla luce delle notizie diffuse sulla stampa nelle ultime settimane e che si andranno di seguito ad illustrare;
si apprende da fonti di stampa che il prefetto Francesco La Motta, dopo che il suo nome era già emerso nelle indagini napoletane sulla cosiddetta P4 per alcuni contatti con Luigi Bisignani, sarebbe coinvolto in alcune indagini molto delicate;
secondo le accuse riportate da organi di stampa, si apprende che il prefetto, negli anni in cui era a capo del Fondo edifici di culto, avrebbe deciso di inviare circa 10 milioni di euro alla banca Hottinger in Svizzera, tramite Rocco Zullino, cittadino svizzero, e Eduardo Tartaglia di San Giorgio a Cremano, produttore cinematografico e cugino dello stesso prefetto La Motta; i due sono stati fermati dai pubblici ministeri della procura di Napoli il 7 maggio 2013: il primo con l'accusa di associazione mafiosa e riciclaggio aggravato da favoreggiamento della criminalità e il secondo per riciclaggio aggravato. L'accusa, secondo i pubblici ministeri, sarebbe di aver riciclato 7 milioni di euro del clan camorristico dei Polverino. Mentre li intercettavano, gli uomini dei carabinieri di Napoli avrebbero scoperto che i due amici del prefetto La Motta avrebbero gestito anche i soldi del Fondo edifici di culto. È a questo punto che i pubblici ministeri di Napoli Marco Del Gaudio, Antonello Ardituro e Cristina Ribera avrebbero stralciato la questione del Fondo edifici di culto e inviato le carte a Roma, dove il pubblico ministero Paolo Ielo avrebbe indagato il prefetto stesso per peculato e corruzione;
sempre secondo quanto si apprende da fonti di stampa, nell'interrogatorio del 13 maggio 2013, il finanziere svizzero Rocco Zullino avrebbe dichiarato che «il FEC ha versato totalmente 8 milioni, il prefetto La Motta ne ha prelevati in tutto 6/7. Nel 2009 la posizione era totalmente prosciugata». Tuttavia, tali dichiarazioni susciterebbero lo scetticismo dei pubblici ministeri;
appare piuttosto difficile che il prefetto La Motta abbia potuto assumere simili decisioni in solitudine. Infatti, secondo quanto si apprende dalla stampa, lunedì 3 giugno 2013 presso la procura della Repubblica di Roma sarebbero stati sentiti come persone informate sui fatti dai pubblici ministeri di Roma e Napoli ben sette alti funzionari del Ministero dell'interno (ovvero tutta la struttura che sovrintende alla gestione dei fondi del Fondo edifici di culto) e pare che l'indagine si stia allargando anche al viceprefetto Rosa Maria Frisari, contitolare del potere di firma sul conto del Fondo edifici di culto;
secondo fonti di stampa, la contestazione di corruzione si riferisce ad alcuni vantaggi personali, anche economici, che La Motta avrebbe ottenuto durante la gestione degli edifici di culto, ma la decisione di sottoporlo a perquisizione mira a scoprire se possa aver compiuto illeciti anche durante la sua permanenza al vertice dell’intelligence;
peraltro, sempre da fonti di stampa, si apprende che, una volta venuto a conoscenza della vicenda attraverso una comunicazione dell'istituto di credito svizzero che comunicava l'avvenuto prosciugamento dei conti intestati al Fondo edifici di culto, il 5 aprile 2013 il Ministro dell'interno pro tempore Anna Maria Cancellieri abbia nominato una commissione d'inchiesta interna concedendo tre settimane di tempo, le cui attività il 30 aprile 2013 sono poi state prorogate fino al 30 maggio 2013;
oltre a ciò, i pubblici ministeri della procura di Napoli starebbero indagando su un presunto legame con il produttore cinematografico Eduardo Tartaglia, arrestato per i suoi rapporti con il clan Polverino e cugino della moglie del prefetto;
da fonti di stampa emerge, inoltre, che La Motta sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati anche per i reati di partecipazione in associazione per delinquere, favoreggiamento personale continuato e aggravato e rivelazione di segreto d'ufficio. I pubblici ministeri, infatti, vorrebbero verificare le affermazioni del pentito Roberto Perrone, ritenuto molto attendibile dai magistrati, il quale parla di alcuni interventi di La Motta che, oltre ad aver fornito informazioni a Tartaglia, avrebbe fatto da deus ex machina anche in altre occasioni, come nel caso dell'acquisto dell'arsenale della Marina militare di La Spezia, su cui la camorra avrebbe messo le mani –:
se vi siano ulteriori elementi a conoscenza del Governo in merito ai fatti sopra esposti;
se il Governo abbia intenzione di revocare l'incarico di consulenza che, a quanto risulta, la struttura di intelligence avrebbe assegnato al prefetto Francesco La Motta, anche alla luce di quanto previsto dal comma 9 dell'articolo 5 del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, sulla cosiddetta spending review;
quali siano, al momento dello svolgimento del presente atto di sindacato ispettivo, le risultanze della commissione d'inchiesta interna disposta dal Ministro dell'interno pro tempore Anna Maria Cancellieri, i cui lavori si sarebbero dovuti concludere entro il 31 maggio 2013;
se il Governo non ritenga di avviare ulteriori indagini interne volte a fare chiarezza sulle attività e sulla gestione passate del prefetto La Motta, soprattutto alla luce dell'estrema delicatezza degli incarichi da lui ricoperti;
se al Governo risulti chi abbia autorizzato il prefetto La Motta al trasferimento del denaro all'estero o, per lo meno, chi fosse a conoscenza di ciò;
quali intendimenti il Governo intenda assumere al fine di cercare di recuperare i dieci milioni di euro che, secondo le accuse, il prefetto La Motta avrebbe distratto dai fini istituzionalmente predefiniti.
(2-00072) «Luigi Di Maio, Lombardi».
(4 giugno 2013)