• Testo INTERPELLANZA

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Atto a cui si riferisce:
C.2/00090 Eni spa è una società per azioni quotata in borsa il cui azionista di maggioranza è il Governo, tramite il Ministero dell'economia e delle finanze e la Cassa depositi e prestiti (anche questa...



Atto Camera

Interpellanza urgente 2-00090presentato daDI BATTISTA Alessandrotesto diGiovedì 13 giugno 2013, seduta n. 33

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dell'economia e delle finanze, il Ministro dello sviluppo economico, il Ministro degli affari esteri, il Ministro per gli affari europei, per sapere – premesso che:
Eni spa è una società per azioni quotata in borsa il cui azionista di maggioranza è il Governo, tramite il Ministero dell'economia e delle finanze e la Cassa depositi e prestiti (anche questa controllata dallo stesso Ministero dell'economia e delle finanze);
il 7 dicembre 2011, l'agenzia di stampa Reuters ha riportato la notizia dell'acquisto da parte di Eni spa e dell'anglo-olandese Royal Dutch Shell della concessione OPL 245 situata al largo del delta del fiume Niger, in Nigeria, per l'ammontare di oltre 1 miliardo di dollari. Secondo l'agenzia di stampa, Eni e Royal Dutch Shell avrebbero acquistato la licenza al 50 per cento ed Eni sarebbe l'operatore;
secondo lo stesso articolo, la proprietà della licenza sarebbe della società nigeriana Malabu Oil and Gas, di proprietà dell'ex Ministro del petrolio nigeriano del Governo militare di Sani Abacha, Dan Etete; tuttavia Eni e Shell avrebbero pagato il Governo nigeriano;
il 23 giugno 2011, il quotidiano La Repubblica riporta in un articolo degli stralci delle testimonianze di Luigi Bisignani e Gianluca Di Nardo che fanno riferimento all'acquisto della suddetta licenza. In particolare, l'articolo riporta che Gianluca Di Nardo avrebbe affermato: «Conosco Bisignani da 15 anni – parlai con lui di un potenziale investimento in centro Africa: seppi che il mio contatto africano Dan Etete (quello che chiamiamo «il ciccione»), già ministro del petrolio in Nigeria, voleva cedere una concessione petrolifera, e si era già rivolto a Eni, a Total e a Shell. Mi rivolsi proprio a Bisignani perché era noto che era legato ai vertici dell'Eni»; e ancora: «I dirigenti locali dell'Eni in Nigeria si erano messi in contatto direttamente con Etete, avevano scavalcato me e la banca d'affari. Ribadisco che non se ne è fatto più nulla»;
il 12 novembre 2012, l'agenzia di stampa Reuters ha riportato che alcuni quotidiani nigeriani avrebbero ripreso la dichiarazione del Ministro della giustizia nigeriano Mohammed Adoke nel maggio 2012 secondo cui «Shell e Eni si sarebbero accordate per pagare la società Malabu per il blocco OPL 245, con l'intermediazione del governo nigeriano»;
lo stesso articolo ha riportato una dichiarazione dell'organizzazione inglese anti-corruzione Global Witness secondo cui «se Shell e Eni sapevano che il destinatario ultimo del pagamento sarebbe stata la società Malabu e Dan Etete, allora questa transazione potrebbe essere stata fatta in violazione della normativa anti-corruzione del Regno Unito»;
l'11 maggio 2013, il quotidiano La Repubblica riprende alcuni dei punti sollevati da Simon Taylor, direttore di Global Witness, intervenuto durante l'assemblea degli azionisti dell'Eni svoltasi a Roma il 10 maggio 2013. In particolare, l'articolo riporta che secondo Global Witness «Eni e Shell si accordarono per ottenere la concessione di sfruttamento di un campo petrolifero al largo dei Delta del Niger, sapendo che questo avrebbe portato a un pagamento a ex funzionari del governo nigeriano. Le corporation avrebbero dovuto sapere che un pagamento del genere era illegale»;
secondo lo stesso articolo, due intermediari esclusi dalla ripartizione del compenso da Dan Etete avrebbero fatto causa alla società Malabu Oil and Gas a New York e a Londra, arrivando a ottenere il congelamento di 215 milioni di dollari fermi per mesi su un conto del Governo nigeriano alla JP Morgan. Questa somma sarebbe spettata alla società Evp, il cui titolare è il nigeriano Emeka Obi, «oltre il prezzo di acquisto». Come segnalato nell'articolo: «La percentuale dovuta a Obi era dunque un ammontare inconsueto (19 per cento circa, ndr) persino per questo genere di affari, che secondo Etete doveva essere spartito anche con alcuni dirigenti della compagnia petrolifera italiana»;
il 17 maggio 2013, il mensile Altreconomia riporta sul proprio sito web che l'amministratore delegato dell'Eni Paolo Scaroni avrebbe risposto in modo evasivo alle domande poste da Simon Taylor in merito ai diversi incontri avvenuti tra il top manager dell'azienda e Dan Etete prima della firma del contratto, come anche sull'altissima commissione richiesta da uno dei due intermediari, Emeka Obi;
nel luglio 2010, il Dipartimento di Giustizia e la Security and exchange commission del Governo degli Stati Uniti hanno dichiarato che l'allora Snamprogetti (oggi Saipem, controllata da Eni) e altre tre aziende partner nel consorzio TSKJ avrebbero pagato tangenti per 182 milioni di dollari al Governo nigeriano per aggiudicarsi il contratto per la costruzione dell'impianto di liquefazione del gas di Bonny Island, in Nigeria. L'Eni ha dovuto pagare una multa di 365 milioni di dollari alle autorità statunitensi e, nell'ambito dello stesso patteggiamento, ha firmato un accordo («deferred prosecution agreement») in base al quale l'Eni sostanzialmente riconosceva la propria colpevolezza nell'aver violato la legge statunitense anti-corruzione (Foreign Corrupt Practices Act, FCPA) e si impegnava ad adottare e implementare entro i due anni successivi un adeguato sistema anti-corruzione per prevenire future violazioni della stessa normativa;
come segnalato nel dossier presentato dalla Fondazione culturale responsabilità etica all'Eni, in vista dell'assemblea degli azionisti del 10 maggio 2013, nel corso della precedente assemblea degli azionisti, in data 8 maggio 2012, l'amministratore delegato dell'Eni Paolo Scaroni avrebbe dichiarato che «lo strumento principale dell'Eni per gestire gli scandali è un adeguato ed efficace sistema interno di controllo e gestione del rischio, basato sulle migliori pratiche internazionali e valutato su base annua dal Board sulla base dei rapporti degli organi competenti. Speciale attenzione viene dedicata al sistema per la prevenzione dei crimini in violazione della legge n. 231, anti-corruzione, e al rispetto dei codice etico aziendale»;
la procura di Milano negli ultimi anni ha aperto diverse indagini su eventuali reati di corruzione associati ad attività specifiche di Eni o sue controllate in Kazakihstan, Iraq, Nigeria e Algeria –:
se il Governo, in qualità di principale azionista dell'Eni spa intenda chiarire:
se i Ministri interpellati siano informati dei numerosi incontri intercorsi nel periodo 2009-2011 tra Claudio Descalzi, Vincenzo Armanna e Roberto Casula, per conto di Eni, e Dan Etete, titolare della società Malabu Oil and Gas già condannato per riciclaggio in Francia nel 2007, e quali siano la natura, l'obiettivo e i contenuti di tali incontri;
se i Ministri interpellati siano informati della relazione tra Luigi Bisignani, Gianluca Di Nardo e gli alti dirigenti Eni in riferimento al caso in questione, e quali provvedimenti abbiano messo in atto per verificare se vi siano stati rapporti diretti tra Eni e Dan Etete in seguito alla pubblicazione della testimonianza di Di Nardo;
quale sia la posizione del Governo riguardo ai recenti scandali di corruzione internazionale in cui è coinvolta l'azienda per fatti avvenuti tra il 2010 ed oggi, in particolare nel periodo di pendenza coperto dal «deferred prosecution agreement» firmato con le autorità statunitensi, date le responsabilità dirette al riguardo del Governo in seguito agli accordi internazionali anti-corruzione firmati in sede Ocse;
quali iniziative il Governo intenda porre in essere con urgenza perché sia fatta chiarezza rispetto al caso Malabu Oil and Gas OPL 245, vista la probabile inadeguatezza del codice di condotta interno o della sua implementazione da parte del management dell'Eni;
fino a che punto la dirigenza Eni fosse a conoscenza del fatto che il beneficiario ultimo del pagamento per l'acquisto della concessione OPL 245 sarebbe stata la società Malabu Oil and Gas e Dan Etete, già condannato per riciclaggio, anche visto che lo stesso accordo di acquisto dice che «per il pagamento (...) della somma di USD 1.092.040.000 in un escrow account finalizzato a permettere al Governo Federale della Nigeria di risolvere tutte le controversie in essere sulla concessione 245»;
se risulti per quali ragioni il pagamento sia avvenuto in un conto escrow a Londra e non sul conto del Governo federale nigeriano titolato a gestire la compravendita di concessioni petrolifere;
se il Governo, in quanto maggiore azionista di Eni spa, fosse a conoscenza di queste operazioni dell'azienda e, nel caso non lo fosse stato, che cosa abbia intenzione di fare a riguardo.
(2-00090) «Di Battista, Lupo, L'Abbate, Massimiliano Bernini, Battelli, Marzana, Barbanti, Vacca, Dall'Osso, Scagliusi, Sibilia, Parentela, Cristian Iannuzzi, Nicola Bianchi, De Rosa, Daga, Liuzzi, De Lorenzis, Brugnerotto, Artini, Alberti, Currò, Pisano, Vignaroli, Zolezzi, Cariello, Della Valle, Nuti, Spessotto, Corda».