• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

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Atto a cui si riferisce:
C.3/00023 alla fine della guerra coreana degli anni 1950-1953 fu firmato tra la Corea del Nord e la Corea del Sud un trattato di non aggressione, volto ad impegnare i due Paesi a risolvere le dispute in...



Atto Camera

Interrogazione a risposta orale 3-00023presentato daSCHIRÒ PLANETA Geatesto diMartedì 2 luglio 2013, seduta n. 44

SCHIRÒ PLANETA, DAMBRUOSO, VEZZALI, GITTI, ROSSI, ANTIMO CESARO, MARAZZITI, PIEPOLI e SANTERINI. – Al Ministro degli affari esteri . – Per sapere – premesso che:
alla fine della guerra coreana degli anni 1950-1953 fu firmato tra la Corea del Nord e la Corea del Sud un trattato di non aggressione, volto ad impegnare i due Paesi a risolvere le dispute in modo pacifico;
il clima tra le due nazioni si è andato, tuttavia, deteriorando a partire dal 12 febbraio 2013 con il terzo test nucleare di Pyongyang, a seguito del quale il Consiglio di sicurezza dell'ONU aveva dato il via libera all'unanimità, compresa la Cina, tradizionale alleato nordcoreano, all'estensione delle sanzioni contro la Corea del Nord;
dopo l'avvio dell'esercitazioni militari congiunte «Key Resolve» tra Washington e Seul (decisione maturata dopo le minacce di compiere attacchi nucleari preventivi contro gli Stati Uniti) ed anche a seguito delle sanzioni dell'ONU, con un commento del Rodong Sinmun, quotidiano del Partito dei lavoratori nordcoreano, la Corea del Nord ha comunicato la nullità del trattato di non aggressione, precisando che era giunto «il tempo per la battaglia finale» e di essere «in attesa dell'ordine di attacco», considerando tali esercitazioni militari come crescita della tensione e come piano per «una vera e propria invasione»;
da quel momento la Corea del Nord ha innalzato in maniera crescente il livello dello scontro, utilizzando anche un video postato su un sito internet semi-ufficiale in cui, con un montaggio di sequenze, si simulava un attacco alle basi militari statunitensi in Giappone e Guam e un blitzkrieg nella penisola, con l'occupazione della Corea del Sud in soli tre giorni;
un ulteriore atto per esacerbare i contrasti con la comunità internazionale è stato l'annuncio della riattivazione del reattore nucleare Yongbyon, disattivato nel 2007 sulla base di accordi per denuclearizzare la penisola in cambio di aiuti economici, ma che può garantire la produzione di plutonio necessaria all'arsenale nucleare del regime nordcoreano;
in via precauzionale gli Stati Uniti hanno posizionato il cacciatorpediniere Fitzgerald, dotato di sistema di difesa antimissilistica, al largo delle coste nordcoreane dove sono presenti anche bombardieri B-52 e caccia F-22, mentre la Presidente della Corea del Sud Park Geun-hye ha assicurato che «Seul avrebbe risposto sul piano militare ad ogni provocazione o minaccia contro i suoi cittadini»;
secondo il segretario di Stato americano John Kerry «Quello scelto dal Kim jong-un è il cammino della provocazione, un cammino pericoloso, sconsiderato, e gli Stati Uniti non accetteranno una Corea del Nord nucleare»;
fin dagli anni settanta, la Corea del Nord ha prodotto i propri missili partendo dalla tecnologia degli scud; oggi ha sviluppato testate a medio e lungo raggio, il Nodong, il Taepodong 1, il Musudan e il Taepodong 2, che secondo gli esperti potrebbe colpire obiettivi fino a 6000 chilometri di distanza e, quindi, anche il suolo degli Stati Uniti. Il Musudan può raggiungere Okinawa e le basi americane nel Pacifico;
la Corea del Nord ha, inoltre, disposto il blocco del passaggio a lavoratori e veicoli sudcoreani diretti alla zona industriale di Kaesong, che impiega più di 50 mila nordcoreani e diverse centinaia di sudcoreani;
in pochi giorni Kim-Jong-un ha ordinato il trasferimento e il posizionamento di due missili Musudan a media gittata sulla costa est puntati contro la base militare di Guam che ha spinto gli Stati Uniti a inviare il proprio evoluto sistema di difesa antimissilistico alla base militare nell'Oceano Pacifico;
al di la della retorica militare, secondo il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-Moon, la crisi della penisola coreana rischia di sfuggire di mano, «l'attuale livello di tensione è molto pericoloso» e basterebbe «un piccolo incidente causato da un errore di calcolo o di valutazione per creare una situazione incontrollabile»;
peraltro, il regime nordcoreano sembra essere sordo a tutti gli appelli, persino a quelli di Stati come la Russia o la Cina che fino a poco tempo fa costituivano i suoi unici alleati;
secondo fonti di Seul, l'esercito nordcoreano avrebbe completato i preparativi per il lancio di uno dei suoi missili a lungo raggio, i Musudan, posizionati su rampe di lancio semoventi lungo la costa est del Paese, con gittata di 4.000 chilometri;
il Governo giapponese ha dispiegato nel centro di Tokyo, presso la sede del Ministero della difesa, due batterie di missili anti missile Patriot per difendere la popolazione da eventuali attacchi e altri Patriot saranno schierati in almeno altri due siti della capitale di Okinawa;
gli Usa hanno confermato che intercetteranno l'eventuale missile nordcoreano solo se minaccerà il territorio americano o quello di un alleato –:
di quali informazioni disponga il Governo circa la situazione attuale e quale sia la posizione del nostro Paese in tale contesto;
quali iniziative intenda porre in essere per mettere fine alle tensioni accumulatesi nel nord-est asiatico e per far riflettere le parti in causa sul concreto rischio di un conflitto nucleare che potrebbe estendersi oltre i confini delle due nazioni asiatiche;
se intenda sollecitare ulteriori iniziative in sede internazionale volte a condannare la Corea del Nord che attualmente rappresenta un pericolo incontrollabile per la proliferazione degli armamenti nucleari;
quali misure intenda prevedere al fine di salvaguardare l'incolumità fisica dei cittadini italiani presenti nei Paesi direttamente o indirettamente interessati dall'attuale crisi politico-militare asiatica. (3-00023)