• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/03984 l'Italia è un Paese che, oltre a detenere una quota rilevantissima del patrimonio artistico e culturale mondiale, possiede oltre 5 mila chilometri di costa balneabile, caratteristica che lo...



Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-03984presentato daLATTUCA Enzotesto diGiovedì 6 novembre 2014, seduta n. 326

LATTUCA, ARLOTTI, BERLINGHIERI, BINI, COCCIA, GIULIETTI, IACONO, IORI, LODOLINI, MAESTRI, MANFREDI, PAGANI e ROMANINI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. — Per sapere – premesso che:
l'Italia è un Paese che, oltre a detenere una quota rilevantissima del patrimonio artistico e culturale mondiale, possiede oltre 5 mila chilometri di costa balneabile, caratteristica che lo contraddistingue dalla maggior parte dei paesi membri. Il turismo balneare, in un Paese come il nostro, con più coste di chiunque altro in Europa, rappresenta dunque uno dei punti di forza della nostra economia; ne sono prova i recenti dati forniti dall'Osservatorio nazionale sul turismo italiano (Isnart-Unioncamere), secondo i quali la domanda turistica balneare, pur nel contingente momento di crisi economica, non ha subìto negli ultimi anni grandi flessioni rispetto ad altre tipologie di aree turistiche; un settore che rimane il primo prodotto per la domanda turistica italiana e il secondo prodotto – dopo le città d'arte – per quella dei turisti stranieri;
gli stabilimenti balneari italiani e le aziende ad uso turistico-ricreativo costituiscono una realtà fondamentale per il sistema turistico nazionale e non è di secondaria importanza il fatto che tale settore balneare sia costituito nella quasi totalità da imprese di tipo familiare che operano nell'ambito di piccole concessioni, che negli anni hanno effettuato consistenti investimenti per offrire sempre migliori servizi, contribuendo ad innalzare l'immagine dell'intero comparto;
in particolare, gli stabilimenti balneari in Emilia Romagna sono circa 1.800 e sulle aree demaniali insistono altre strutture ricettive in grado, si stima, di garantire occupazione diretta a 7.000 unità fra concessionari e familiari a cui si aggiungono circa 25.000 dipendenti;
il decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59, con il quale l'Italia ha recepito la direttiva 2006/123/CE («direttiva servizi», cosiddetti Bolkestein), stabilisce che dal 1o gennaio 2016, le concessioni demaniali non potranno più essere rinnovate automaticamente (non valendo più il diritto di insistenza) ma dovranno essere oggetto di un bando con procedura di evidenza pubblica alla scadenza temporale di ogni concessione;
l'obiettivo del legislatore comunitario attraverso la «direttiva servizi» è quello di eliminare le barriere economiche e strutturali che di fatto ostacolano la libertà di stabilimento dei prestatori negli Stati membri e la libera circolazione dei servizi tra i medesimi Stati e di garantire ai destinatari e ai prestatori la certezza giuridica per l'effettivo esercizio di queste due libertà fondamentali previste dai trattati europei;
la direttiva servizi, essendo rivolta ai servizi pubblici, ossia a quelle attività che Stati o Enti territoriali delegano a loro «partecipate» o a imprese private per svolgere «servizi diretti» a favore della collettività, (ferrovie, poste, ospedali, e altro), non appare, pertanto, idonea a disciplinare le «imprese balneari», che utilizzano una pubblica superficie quale strumento aziendale per offrire un servizio privato e non pubblico;
senza adeguati correttivi, in grado di considerare le peculiarità e le specificità di tale settore e del territorio italiano, l'applicazione di tale direttiva rischia di penalizzare gli attuali concessionari che difficilmente potrebbero competere con eventuali gruppi economico-finanziari stranieri;
ai sensi dell'articolo 1, comma 18, del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 194, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 25, e successive modificazioni, come modificato dall'articolo 1, comma 547, della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (legge di stabilità 2013), nelle more del procedimento di revisione del quadro normativo in materia di rilascio delle concessioni di beni demaniali marittimi con finalità turistico-ricreative, il termine di durata delle concessioni in essere alla data di entrata in vigore del citato decreto e in scadenza entro il 31 dicembre 2015, è stato prorogato fino al 31 dicembre 2020; il comma 732 dell'articolo unico della legge di stabilità 2014 (legge n. 147 del 2013) aveva fissato al 15 ottobre 2014 il termine temporale previsto per il riordino complessivo della materia delle concessioni demaniali marittime;
il termine del 15 ottobre 2014 è stato superato senza che siano intervenute ulteriori modificazioni legislative; secondo alcune informali anticipazioni, il Governo starebbe lavorando alla predisposizione di un disegno di legge ad hoc per un riordino della materia sul demanio turistico-ricreativo che, tuttavia, anticiperebbe al 2017 la scadenza delle concessioni in essere senza riconoscere alcun diritto di opzione per i concessionari;
l'esigenza di pervenire a un nuovo quadro normativo per un settore così strategico per la nostra economia non solo è urgente ma richiede l'opportunità di un percorso condiviso, anche mediante tavoli tecnici, anche da parte delle associazioni di categoria, affinché siano garantite alcune certezze per gli operatori del settore tali da favorire gli investimenti e la crescita delle imprese interessate;
un segnale positivo era giunto dalla Commissaria europea uscente per gli affari marittimi e le coste, Maria Damanaki (con la nuova Commissione UE guidata da Junker, la DG Ambiente (ENV) è stata fusa con la DG Affari marittimi e pesca (MARE) per formare la nuova DG Ambiente, affari marittimi e pesca guidata dal maltese Karmenu Vella, in sostituzione del commissario ENV, Janez Potocnik, e del commissario MARE, Maria Damanaki), secondo la quale la Commissione europea sarebbe stata disponibile a modificare la direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, nella parte riguardante le spiagge in particolare per ciò che attiene ai vincoli applicati alle concessioni demaniali troppo rigidi, per giungere a una nuova disciplina improntata a maggiore flessibilità per i singoli Stati al fine di tener conto delle peculiarità delle proprie coste –:
se non ritenga il Governo di attivarsi in sede europea al fine di esperire tutte le azioni e gli approfondimenti necessari atti a salvaguardare gli attuali soggetti concessionari del settore, al fine di risolvere le problematiche della durata e del rinnovo delle concessioni demaniali marittime, tutelando gli investimenti e i manufatti da questi ultimi già realizzati e per assicurare la coerenza della disciplina europea del turismo balneare con le specificità nazionali e la salvaguardia dell'interesse pubblico generale, garantito anche dai servizi di salvamento in mare, tutela delle coste, primo soccorso e organizzazione dell'arenile;
quale sia l'intendimento del Governo circa la predisposizione di un disegno di legge di riordino in materia di demanio turistico-ricreativo e se non ritenga opportuno prevedere in quest'ultimo talune misure che, nell'ambito della definizione di nuovi criteri e modalità di rilascio e cessazione delle concessioni demaniali, e nel rispetto dei principi dell'ordinamento comunitario in materia di concorrenza e di trasparenza, definiscano ulteriori parametri ed elementi passibili di comparazione delle offerte progettuali concorrenti, allo scopo di selezionare la migliore proposta non solo da un punto di vista economico ma dal lato della tutela delle peculiarità delle imprese turistico-balneari italiane operanti nel settore. (5-03984)