• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

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Atto a cui si riferisce:
C.3/00083 è disarmante quanto si apprende dagli organi di stampa e da recenti statistiche Istat in merito agli aborti clandestini praticati negli ultimi anni in Italia. In tutto il territorio nazionale...



Atto Camera

Interrogazione a risposta orale 3-00083presentato daTINAGLI Irenetesto diMartedì 28 maggio 2013, seduta n. 24

TINAGLI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
è disarmante quanto si apprende dagli organi di stampa e da recenti statistiche Istat in merito agli aborti clandestini praticati negli ultimi anni in Italia. In tutto il territorio nazionale senza nessuna eccezione da Nord a Sud, in intere regioni l'aborto legale è stato di fatto cancellato, oltre l'80 per cento dei ginecologi, e oltre il 50 per cento di anestesisti e infermieri non applica più la legge n. 194 del 1978;
in Italia il numero dei ginecologi obiettori di coscienza in cinque anni dal 2005 al 2009, è passato dal 58,7 per cento al 70 per cento. Si è rilevato un aumento di obiettori anche tra gli anestesisti, passati dal 45,7 per cento al 51,7 per cento. È quanto emerge dalla relazione del Ministro della salute sull'attuazione della legge n. 194, trasmessa al Parlamento. Percentuali superiori all'80 per cento tra i ginecologi si registrano principalmente al Sud: 85,2 per cento in Basilicata, 83,9 per cento in Campania, 82,8 per cento in Molise, 81,7 per cento in Sicilia e 81,3 per cento a Bolzano. Anche per gli anestesisti i valori più elevati si osservano al Sud, con un massimo di più di 77 per cento in Molise e Campania e 75,6 per cento in Sicilia e i più bassi in Toscana (27,7 per cento) e a Trento (31,8 per cento);
il Ministero della salute calcola ventimila aborti illegali all'anno e con stime più aggiornate, dal 2008 quarantamila, forse cinquantamila quelli reali, settantacinquemila gli aborti spontanei nel 2011 dichiarati dall'ISTAT, ma un terzo di questi, frutto probabilmente di interventi «illeciti casalinghi» non eseguiti in modo corretto;
la conseguenza di tutto ciò è un aumento della mortalità e delle complicanze che portano alla sterilità. Contrabbando di farmaci (misoprostolo clandestino), cliniche fuorilegge sono fenomeni che riemergono grazie all'abbandono della legge n. 194 e della prevenzione delle gravidanze indesiderate;
usando in maniera priva di controllo e indicazioni un farmaco per la cura dell'ulcera gastrica molte ragazze italiane e immigrate rischiano la vita, solo per una dose o un quantitativo sbagliato di un farmaco facilmente reperibile e che non risponde a nessuna garanzia per la salute di chi ne fa uso. Chi può permetterselo decide di andare all'estero: in Francia, Svizzera e Inghilterra si spendono 400 euro per un aborto;
si è al cospetto di ragazzine che cercano e trovano i blister clandestini di farmaci «anti-ulcera» (10 pillole al costo di 100 euro) con un rischio serissimo per la loro vita;
la legge n. 194 del 1978 era nata proprio per poter prevenire e tutelare il diritto di scelta di ogni donna nel rispetto della propria salute, e il suo cardine è la prevenzione dell'aborto e non l'aborto;
è drammatico constatare che nel 2013 le donne muoiono ancora di setticemia o rimangono sterili a vita, tutto questo perché c’è gente che si ostina ad ignorare una legge emanata per la tutela della persona. Le agghiaccianti conseguenze di ciò sono: ambulatori fuorilegge, contrabbando di farmaci abortivi, cliniche private dai costi esorbitanti, viaggi della speranza all'estero. Solo nell'ultimo anno sono stati calcolati 188 procedimenti penali aperti per violazione della legge n. 194, molti dei quali verso insospettabili professionisti che agivano indisturbati tra le mura dei loro studi;
medici e chirurghi denunciano che è sempre più difficile accedere ai servizi e le donne meno esperte, le più fragili, le più giovani, le straniere, finiscono nella trappola dell'illegalità. Oggi nel mercato clandestino si trova qualunque farmaco, addirittura la Ru486. In merito a questa problematica, si è espressa anche Silvana Agatone, ginecologa e presidente della Laiga, la lega italiana per l'applicazione della legge n. 194, che evidenzia in una sua intervista come «L'aborto clandestino ormai riguarda tutti i ceti della società. Ci sono gli aborti d'oro, quelli dei ceti elevati, che si svolgono in sicurezza negli studi medici, oppure all'estero. E poi ci sono gli aborti delle donne povere, delle clandestine, che comprano le pasticche nei corridoi del metrò, e se qualcosa va male si presentano al Pronto Soccorso affermando di aver avuto un aborto spontaneo –:
quali iniziative urgenti di competenza intenda adottare per impedire che molte donne siano lasciate da sole e debbano ricorrere a forme di aborto clandestino, mettendo a repentaglio la propria vita;
in che modo intenda far rispettare il diritto di scelta che la legge n. 194 del 1978 garantirebbe se correttamente applicata e quali misure intenda assumere per garantire il rispetto della prevenzione ampiamente tutelato dalla citata legge del 1978, ma puntualmente disatteso al momento dell'applicazione della legge stessa. (3-00083)