• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/06821 nell'anno 2009 l'amministrazione comunale di Turbigo provvedeva a titolare una via di nuova progettazione al defunto Ezio Maria Gray, gerarca fascista che sostenne pubblicamente il Manifesto...



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-06821presentato daCIMBRO Eleonoratesto diMartedì 11 novembre 2014, seduta n. 329

CIMBRO, FIANO, ALBANELLA, CAPONE, COVA, GARAVINI, LAFORGIA, LAVAGNO, LOCATELLI, MARANTELLI, MINNUCCI, MOGNATO, PRINA, SCANU, SCOTTO, ROMANINI, TERROSI, VERINI, PELLEGRINO e GRIBAUDO. — Al Ministro dell'interno . — Per sapere – premesso che:
nell'anno 2009 l'amministrazione comunale di Turbigo provvedeva a titolare una via di nuova progettazione al defunto Ezio Maria Gray, gerarca fascista che sostenne pubblicamente il Manifesto della razza del 1938 e le leggi razziali, aderendo poi nel 1943 alla Repubblica sociale italiana;
costui fu, infatti, un personaggio che durante il regime fascista rivestì ruoli e cariche rilevanti, tra cui luogotenente generale della Milizia, consultore della Scuola di mistica fascista, membro del Gran consiglio del fascismo e del direttorio nazionale del Partito nazionale fascista, Vicepresidente della Camera dei fasci. Fu catturato nell'aprile del 1945 dopo una fuga avventurosa da Milano, stava per essere fucilato ma si gettò in ginocchio davanti ai partigiani implorando un regolare giudizio e fu risparmiato. Durante il processo davanti all'Alta Corte di Giustizia, il Gray ammise senza alcun pentimento ed, anzi, con «orgoglio» il proprio contributo nell'aver mantenuto in vigore il regime di Mussolini nonché il proprio sostegno all'intervento in guerra. Fu condannato a 20 anni di reclusione; venne poi scarcerato nel 1946 grazie all'amnistia concessa da Togliatti con l'avvento della Repubblica;
approfondendo la biografia di Ezio Maria Gray, è emerso come costui fosse un gerarca che si distinse per la costante propaganda, violenta e razzista, dell'ideologia fascista. Ancor prima del fascismo, nel 1911 il Gray, tenente di fanteria, volontario nella guerra di Libia, contribuì alla sanguinosa repressione della rivolta di Tripoli che vide una quantità impressionante di fucilazioni e impiccagioni;
dopo l'adesione al fascismo, si distinse per il suo violento antibolscevismo e fu un «ras» tenace, duro e facinoroso, un sostenitore del cosiddetto «squadrismo». Partecipò, in particolare, alle numerose azioni violente promosse nel luglio del 1922 dalle «bande» del fascismo novarese contro i socialisti (che causarono la distruzione di circa 50 circoli del partito socialista nella Provincia di Novara, provocando decine di morti e feriti), culminate nel celebre assalto alle istituzioni democratiche (40 comuni amministrati dai socialisti), tra cui l'estromissione della giunta e del sindaco Giuseppe Bonfantini dal Palazzo Civico di Novara. Inoltre, deplorò, sul momento, l'uccisione nel 1924 di Giacomo Matteotti, per poi però considerarla «necessaria»;
il Gray fu un personaggio esplicitamente razzista: il suo nome compare nell'elenco di coloro che sostennero pubblicamente l'aberrante ideologia contenuta nel Manifesto della razza del 1938, appoggiando le ignominiose leggi razziali. Già a partire dal 1937, infatti, il Gray aveva avviato una campagna propagandistica razzista per mezzo della rubrica radiofonica «Cronache del regime», considerato tra i responsabili politici della persecuzione razziale, durante la RSI il Gray encomio sulla stampa la squadra d'azione «Muti» (punta di diamante della repressione antipartigiana, protagonista di numerosi rastrellamenti e crimini), esaltando fino all'ultimo l’«indistruttibile vitalità del fascismo»;
v’è da aggiungere che, riacquistata la libertà grazie all'amnistia, il Gray capeggiò formazioni neofasciste clandestine e poi riprese l'attività politica quale dirigente del Movimento sociale italiano. Un rapporto dei servizi segreti statunitensi sulla riorganizzazione di gruppi paramilitari di estrema destra riferiva che «il membro più attivo è Ezio Maria Gray, il giornalista fascista recentemente amnistiato». Il Governo De Gasperi mandò Gray al confino definendolo «pericoloso all'esercizio delle libertà democratiche»;
tornando all'oggetto di questo atto, il movimento popolare che ha accompagnato la presa di coscienza del fatto, ha redatto una petizione popolare sottoscritta da più di 400 cittadini turbighesi (che ha ottenuto il sostegno di numerose sezioni dell'A.N.P.I, di associazioni culturali e storici del territorio) al fine di eliminare tale titolazione che appare offensiva dei valori della democrazia repubblicana. Tale petizione è stata consegnata al sindaco il quale nel giugno scorso individuò nella giunta l'organo per discutere la problematica. Di tale scelta furono avvisati i sottoscrittori in apposita riunione dei capigruppo;
durante questa il sindaco spiegò che tale decisione derivava dalla possibilità che durante il consiglio comunale potessero esserci scontri fra sostenitori dell'una e l'altra parte, conseguenti a due serate organizzate da A.N.P.I. a favore della petizione e da organizzazione della costellazione neofascista a sostegno della titolazione. Tale dubbio, legittimo, appariva tuttavia inusuale: il consiglio comunale di una Repubblica ormai matura, non deve mai apparire ostaggio di elementi che combattono tale Repubblica ed il suo sistema valoriale. Inoltre, rappresentanti di partiti o movimenti neofascisti non erano mai stati presenti in precedenza in consiglio;
a seguito di ciò, i membri del gruppo consiliare «Uniti per una Turbigo da vivere» e gli ideatori della sottoscrizione, hanno provveduto a chiedere il consiglio comunale, modalità più atta a garantire la possibilità di comprendere le ragioni delle parti e discutere delle scelte eseguite;
al sopraddetto consiglio, tenutosi il 24 luglio 2014, figuravano diversi rappresentanti delle forze dell'ordine, di cui alcuni dotati di equipaggiamento antisommossa. Tale spiegamento di forze trovava ragione nella presenza estemporanea e numerosa di diversi rappresentanti di Casa Pound, tutti in supporto della titolazione della via ad Ezio Maria Gray;
purtroppo il confronto fra le due diverse idee (mantenere ed abolire la titolazione) ha mostrato chiaramente e il sostegno dell'amministrazione comunale al Gray, ma non alla persona ed al suo agire al di fuori, delle attività di partito, ma all'insieme valoriale stesso del fascismo; nello specifico, ha colpito quanto dichiarato dal sindaco e dall'assessore Fabrizio Allevi;
secondo le dichiarazioni il Gray ha donato dei libri alla biblioteca di Novara ed al comune di Turbigo; è uomo di cultura, tanto è vero che il suo nome compare in una targa nella biblioteca di Novara; ha realizzato documenti ed esternazioni che vanno intese per il periodo in cui furono pronunciate; il Gray è stato giornalista e parlamentare della Repubblica; non è stato condannato per reati di sangue e d'oro; ha rappresentato «con coerenza» una parte della storia, dimostrandosi «una persona di indubbia qualità culturale e morale»;
gravissime le affermazioni dell'assessore Fabrizio Allevi, il quale ha provveduto a citare le parole del Presidente della Repubblica in merito all'invasione ungherese da parte dell'Unione Sovietica;
la posizione delle opposizioni è stata ferma e documentata, tendente a dimostrare come i soli fatti certi della vita del Gray durante il fascismo siano talmente gravi ed univoci da rendere impossibile il mantenimento della titolazione della via;
al termine del consiglio comunale, che ha visto il mantenimento della titolazione, si è potuto osservare la sfilata dei rappresentanti delle associazioni della costellazione neofascista andare a stringere la mano del sindaco;
in modo del tutto spontaneo diversi cittadini hanno cominciato a lasciare sul palo indicante il cartello della titolazione dei nastrini colorati. Nessuna scritta, nessun insulto: solo dei nastrini quale forma di simbolica e pacifica protesta verso l'omaggio fatto dall'amministrazione comunale ad un personaggio che si rese corresponsabile degli orrori perpetrati durante la dittatura fascista;
ulteriore dimostrazione di quale ruolo abbia il Gray nel panorama del neofascismo è riscontrabile da quanto pubblicato sui giornali digitali e su Facebook. È stato creato un gruppo in cui sono comparsi post di chiaro stampo fascista, per non dire di altri in cui si riportano articoli di Gray tratti dall'Istituto di cultura fascista;
la presenza di una via intitolata al gerarca non può che creare comprensibile inquietudine ed allarme in tutti coloro che hanno a cuore i valori antifascisti, di libertà, pace e fratellanza, custoditi nella nostra Costituzione –:
se il Ministro dell'interno intenda acquisire elementi in relazione all'istruttoria condotta per intitolare ad Ezio Maria Gray una via nel comune di Turbigo;
se non intenda assumere iniziative normative per introdurre un esplicito divieto di autorizzare la denominazione di vie o piazze ad esponenti politici fascisti o legati alla storia del regime fascista.
(4-06821)