• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

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Atto a cui si riferisce:
S.3/00100 DE CRISTOFARO, DE PETRIS - Ai Ministri degli affari esteri e dell'interno - Premesso che: la Libia di oggi è un Paese nel quale lo Stato di diritto è assente, il Governo centrale...



Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-00100 presentata da PEPPE DE CRISTOFARO
lunedì 3 giugno 2013, seduta n.032

DE CRISTOFARO, DE PETRIS - Ai Ministri degli affari esteri e dell'interno - Premesso che:

la Libia di oggi è un Paese nel quale lo Stato di diritto è assente, il Governo centrale stenta ad avere il controllo su tutto il territorio e alcune regioni restano ancora in mano a milizie armate;

particolarmente inquietanti risultano le condizioni in cui si trovano i cittadini stranieri detenuti in centri, che non hanno alcuno status giuridico e sono sottoposti a maltrattamenti, sfruttamento e lavoro forzato. Che si tratti di migranti e rifugiati che transitano per la Libia per poi raggiungere le nostre coste o che siano migranti provenienti dai Paesi limitrofi che vi si recano per motivi economici, sono vittime di arresti arbitrari, persecuzioni e trattamenti disumani e degradanti su tutto il territorio libico;

varie organizzazioni internazionali, tra cui la Federazione internazionale dei diritti dell'uomo (FIDH) e Amnesty International, hanno pubblicato dei rapporti in cui si riportano gravissimi incidenti di cui sono vittime gli stranieri in Libia. Numerosi migranti interrogati riferiscono anche casi di loro connazionali che avrebbero trovato la morte in questi centri. Il Ministero degli affari esteri del vicino Niger informa, attraverso una comunicazione pubblica, che 8 cittadini nigerini sarebbero morti in condizioni non chiare nei centri di detenzione libici, dove i detenuti sarebbero 3000. Numerosi sono anche gli eritrei, gli etiopi e i somali, potenziali rifugiati, quindi, che subirebbero lo stesso tragico trattamento e che non hanno accesso ad alcuna protezione poiché la Libia non ha firmato la Convenzione di Ginevra e non accetta la presenza dell'Alto commissariato per i rifugiati sul suo territorio;

in data 3 aprile 2012 è stato siglato a Tripoli un nuovo accordo, a firma del Ministro dell'interno italiano pro tempore, Annamaria Cancellieri, e di quello libico, Fawzi Al-Taher Abdulali. L'accordo fa salvi gli accordi bilaterali in materia di immigrazione e rinnova la totale collaborazione tra i due Governi nel contrasto all'"immigrazione illegale". A giudizio degli interroganti, un accordo di questa natura, viste le descritte pratiche del Governo libico, comporta rischi di gravi violazioni dei diritti umani di cui l'Italia si rende partecipe e responsabile;

nel testo dell'accordo, che è stato svelato dalla stampa ma non è mai stato reso pubblico dal Governo allora in carica, nonostante le numerose richieste delle organizzazioni internazionali, si fa riferimento alla collaborazione italiana alla ristrutturazione del centro d'accoglienza di Kufra, nel sud del Paese. È importante ricordare che non esistono centri di accoglienza nel Paese, e che quello di Kufra, secondo la testimonianza di numerosi migranti che vi sono stati detenuti e delle organizzazioni internazionali, è un centro di detenzione durissimo e disumano;

nello stesso testo, l'Italia chiede alla Libia di prevenire le partenze e s'impegna a collaborare a questo scopo. A giudizio degli interroganti ciò, nella situazione attuale, significa che l'Italia collabora con il Governo libico nel mettere a rischio la vita di molti cittadini stranieri che si trovano in Libia,

si chiede di sapere se il Governo in carica intenda proseguire la stessa politica di cooperazione bilaterale con la Libia nell'ambito dell'immigrazione sancita dall'accordo del 3 aprile 2012, pur sapendo che questo Paese viola le convenzioni internazionali di cui l'Italia è firmataria e pratica quotidianamente violazioni dei diritti fondamentali dei migranti presenti sul suo territorio.

(3-00100)