• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/06936 secondo quanto riportato dal Quotidiano Nazionale del 2 novembre 2014 in un articolo a firma di Paola Pioppi, venerdì 31 ottobre un altro detenuto, Maurizio Riunno, si è impiccato nel carcere...



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-06936presentato daGIACHETTI Robertotesto diMercoledì 19 novembre 2014, seduta n. 334

GIACHETTI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
secondo quanto riportato dal Quotidiano Nazionale del 2 novembre 2014 in un articolo a firma di Paola Pioppi, venerdì 31 ottobre un altro detenuto, Maurizio Riunno, si è impiccato nel carcere Bassone di Como; un caso simile si era verificato il 12 ottobre 2014 nello stesso carcere quando a suicidarsi era stato un trentenne cileno;
Maurizio Riunno, padre di tre bambini in tenera età, aveva 28 anni e, secondo quanto riportato nel succitato articolo, si trovava in carcere da una decina di giorni accusato di sequestro di persona insieme ad altre quattro persone;
dopo il suo arresto – si legge nell'articolo di Paola Pioppi – era stato portato in osservazione, quattro celle presidiate da un agente, dove confluiscono i detenuti che hanno motivi di incompatibilità con gli altri. In questo caso si trattava di esigenze giudiziarie legate alle indagini ancora in corso, per le quali la procura aveva disposto il divieto di contatto tra i vari indagati. Venerdì pomeriggio verso le 16 gli agenti lo hanno trovato esanime, impiccato con le lenzuola della sua branda. Non aveva avuto contatti con nessun altro, se non l'agente che, a intervalli ravvicinati, controllava le sue condizioni in cella. Ciononostante, è riuscito a realizzare il suo intento;
il giorno stesso del decesso, sempre secondo le notizie di stampa, è stato subito avvisato il magistrato di turno della procura di Como, chiamato a valutare l'eventuale necessità di disporre accertamenti ulteriori, al di là dell'autopsia, atto dovuto in questi casi;
il 7 novembre 2014, i familiari di Maurizio Riunno si sono messi in contatto con la segretaria di Radicali italiani Rita Bernardini, facendo presente di avere grossi dubbi sugli intenti suicidari del loro congiunto; in particolare, la compagna ha scritto in una email «Conosco bene il mio compagno e so che non avrebbe mai fatto un gesto del genere. Da qui cominciano poi tutti gli altri nostri interrogativi, perché Maurizio ha passato dieci giorni in cella che loro chiamano «osservazione», ma a testimonianza di altre persone, amici di Maurizio, che si erano trovati proprio dove stava Maurizio era in isolamento [...] Comunque la sera verso le 21.00 ho telefonato al carcere, perché ero fuori di me e soprattutto distrutta e ho chiesto come era successo, come l'avevano trovato, a che ora è successo e come mai lì non c'era nessuno a tenere d'occhio Maurizio, visto che loro, come già anticipato prima, la cella in cui si trovava la chiamano «cella di osservazione». Comunque mi è stato risposto che l'hanno trovato intorno alle 16.00/16.30 e già qui la mia prima domanda, perché ci hanno avvisato solo alle 19.00? E cioè tre ore dopo? A me hanno riferito che l'hanno trovato attaccato al lenzuolo e il lenzuolo attaccato alla brandina, ma all'avvocato è stato detto che invece era stato trovato attaccato alla finestra, e ovviamente l'altra domanda esce spontanea, dov'era? Alla domanda invece se lì non c'era nessuno a «osservare» Maurizio mi è stato risposto con queste testuali parole, neanche comprensibili: «sì c'era la guardia, poi non so si è distratta, poi sono tornati in gruppo, per cercare di farlo tornare indietro, ma non ci sono riusciti», e ovviamente la mia domanda è stata, ma tra la guardia che si è distratta e tra che poi sono tornati in gruppo, cosa c’è in mezzo? L'autopsia poi ha confermato che la morte è avvenuta per asfissia, dicono inoltre che non sono state trovate altre lesioni, ma noi ci siamo fatti forza e prima dell'autopsia abbiamo fatto delle foto e aveva un occhio nero, una spalla violacea (la spalla destra) [...]graffi sulle mani, graffi sul collo, ma purtroppo non abbiamo potuto vedere il resto del corpo in quanto ci hanno vietato di assistere all'autopsia e/o di poterlo vestire. [...]In più io ho ricevuto da lui come ultima lettera la lettera del 30/10, che vi manderò in allegato, così vedrete e leggerete se può sembrare qualcuno che ha intenzione o pensa di fare un gesto così grave: in più quando sono andata a ritirare gli effetti personali di Maurizio ho letto la lista e nella lista mancavano le lettere che gli avevo spedito, ho chiesto e mi è stato risposto che cinque lettere in entrata, le mie e una lettera in uscita, quella sicuramente del 31/10 erano state sequestrate dalla Procura, ma io senza ancora averla potuta leggere sono convinta che sia uguale identica a quella del 30/10» –:
quali informazioni e chiarimenti intenda fornire su quanto rappresentato in premessa;
se, indipendentemente dalle iniziative della magistratura, non ritenga di dover accertare i motivi che avrebbero spinto Maurizio Riunno al suicidio anche al fine di verificare se, con riferimento ad esso, non siano ravvisabili eventuali profili di responsabilità disciplinari in capo al personale penitenziario;
se le telecamere abbiano ripreso i momenti drammatici dell'atto suicidario e le modalità e i tempi del successivo soccorso;
se Maurizio Riunno abbia avuto colloqui con lo psicologo del carcere, considerate le problematiche che possono manifestarsi in condizioni di isolamento;
se risulti se il personale sanitario abbia annotato particolari disturbi psichici del detenuto e se lo stesso fosse sottoposto a qualche terapia farmacologica;
quali fossero e siano le condizioni di igiene e sanità delle celle del reparto di «osservazione»;
quante ore siano passate dal decesso di Maurizio Riunno al momento in cui i familiari sono stati informati del drammatico evento;
in quale luogo della cella Maurizio Riunno abbia messo in atto il gesto suicidario e quanto tempo sia passato prima dell'arrivo dei soccorsi e se fosse ancora vivo quando li ha ricevuti;
quanti siano gli psicologi in servizio presso il carcere Bassone di Como, quale copertura d'orario garantiscano e, in particolare, quanti colloqui e di quale durata media riescano a fare in un mese;
come sia organizzato, di quale personale e di quale attrezzature disponga il presidio sanitario del carcere di Como; in particolare, quale servizio venga assicurato dal punto di vista psichiatrico;
quali siano state le modalità in cui si è verificato il suicidio del detenuto cileno, avvenuto il 12 ottobre 2014 sempre nel carcere Bassone di Como;
quanti siano i decessi che si sono verificati nel 2014 negli istituti penitenziari italiani e quanti fra essi siano stati i suicidi;
se si ritenga necessaria e indifferibile, proprio per garantire i diritti fondamentali delle persone, la creazione di un «osservatorio» per il monitoraggio delle morti in carcere, osservatorio in cui siano presenti anche le associazioni per i diritti dei detenuti;
cosa si attenda e quali siano i motivi per i quali non è ancora avvenuta la nomina del Garante nazionale delle persone private della libertà. (4-06936)