• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/04058 la febbre catarrale, meglio nota come «blue tongue» o «lingua blu», è una malattia infettiva che colpisce i ruminanti, in particolare gli ovini, compromettendone gravemente, e spesso in...



Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-04058presentato daGAGNARLI Chiaratesto diMercoledì 19 novembre 2014, seduta n. 334

GAGNARLI e GALLINELLA. — Al Ministro della salute, al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali . — Per sapere – premesso che:
la febbre catarrale, meglio nota come «blue tongue» o «lingua blu», è una malattia infettiva che colpisce i ruminanti, in particolare gli ovini, compromettendone gravemente, e spesso in maniera irreparabile, la salute, a causa di gravi lesioni a carico della mucosa oronasale con la comparsa di febbre elevata;
esistono ben 24 sierotipi diversi del virus trasmesso da alcuni insetti; attualmente in Italia sono presenti 6 sierotipi responsabili delle maggiori epidemie che hanno caratterizzato le Regioni italiane, specie quelle a maggiore vocazione zootecnica, negli ultimi 14 anni;
dal 2000, data di comparsa della prima epidemia di blue tongue sostenuta dal sierotipo 2, si è assistito ad una progressiva diffusione di altri sierotipi virali. Il sierotipo di più frequente isolamento a partire dal 2012 è risultato il BTV1 che a partire dalla regione Sardegna ha progressivamente interessato tutte le regioni del centro sud Italia;
dal 2012 al settembre 2014 i focolai attivi — secondo quanto riportato dai dati del Ministero della salute — sono passati da 18 a oltre 550, interessando inizialmente tre regioni e arrivando oggi a colpire: Abruzzo, Basilicata, Calabria (dove si registra il maggior numero di casi), Campania, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana e Umbria;
nella prima metà di settembre 2014 è stato, infatti, invocato lo «stato di crisi» in Abruzzo e Molise. In Calabria si fotografa una situazione preoccupante con centinaia di focolai attivi;
il centro studi malattie esotiche (cesme) dell'istituto zooprofilattico Abruzzo e Molise, sta effettuando ulteriori test diagnostici per identificare i sierotipi presenti, con patogenicità variabile, diversa distribuzione geografica e differenti specie di culicoides coinvolti nella diffusione della malattia. Negli ovini la malattia può evolvere in varie forme, pertanto si consiglia agli allevatori in presenza del minimo sospetto, di rivolgersi direttamente ai servizi veterinari territoriali;
in Toscana, la sezione di Arezzo dell'istituto zooprofilattico sperimentale Lazio e Toscana, conferma che sono in atto gli approfondimenti diagnostici previsti dalla normativa in vigore. In particolare sono stati eseguiti gli esami anatomopatologici in animali deceduti, in grado di monitorare efficacemente la diffusione dell'infezione;
è evidente che gli allevatori italiani di ovini stanno subendo dei danni gravissimi, con perdite di migliaia di capi (sia per morte naturale che per necessario abbattimento) e impossibilità di spostare gli animali in zone «sane» del Paese a causa della ovvie restrizioni alla movimentazione ribadite dal Ministero della salute;
ad oggi il principale strumento in grado di contenere i danni provocati dalla malattia e limitare la circolazione virale all'interno del territorio nazionale e comunitario è il vaccino, nella nuova formulazione di ceppo virale inattivato, con caratteristiche di efficacia ed innocuità che lo distinguono dal precedente presidio immunizzante;
tuttavia, nell'anno in corso la campagna vaccinale è stata gestita e coordinata su base regionale, con conseguente frammentazione delle strategie di impiego di questa risorsa, condizionata anche dalla limitata disponibilità in commercio del vaccino stesso. La mancanza di un'azione coordinata a livello centrale e omogeneamente distribuita all'interno dei territori coinvolti ha provocato, a parere degli interroganti, la diffusione del virus su ampia scala;
ad oggi nel nostro Paese, secondo quanto si apprende dall'ultima revisione del dispositivo dirigenziale n. 5662 — P — del 14 marzo 2014 del Ministero della salute, l'unico vaccino disponibile è quello per il sierotipo virale BTV1, mentre non esistono scorte disponibili per gli altri sierotipi dai quali una grossa fetta della popolazione ovina italiana risulta affetta;
a partire dal 2010, inoltre, il ricorso alla vaccinazione in Italia è divenuto facoltativo, come risolta dalla relazione al piano integrato annuale 2012, nel capitolo sulle malattie infettive animali, e questo ha comportato naturalmente la riduzione dei livelli di immunità dei capi sensibili;
in data 25 settembre 2014, è stata depositata una interrogazione (5/03649) a prima firma Filippo Gallinella, alla quale purtroppo non si è ancora ricevuta risposta –:
se non si ritenga opportuno, per quanto esposto in premessa, prevedere una gestione centrale da parte del Governo dell'emergenza blue tongue, verificare l'attuale disponibilità di scorte di vaccino per il sierotipo BTV1, far fronte alla mancanza di vaccini per gli altri ceppi del virus blue tongue oramai diffusi nel nostro Paese. (5-04058)