• Testo INTERPELLANZA

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Atto a cui si riferisce:
C.2/00755 gli interpellanti intendono porre, all'attenzione dei ministri interpellati sul caso del progetto di restauro, rifunzionalizzazione e riuso delle Logge del Tiratoio, a Gubbio. Rispetto...



Atto Camera

Interpellanza 2-00755presentato daZACCAGNINI Adrianotesto diGiovedì 20 novembre 2014, seduta n. 335

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, per sapere – premesso che:
gli interpellanti intendono porre, all'attenzione dei ministri interpellati sul caso del progetto di restauro, rifunzionalizzazione e riuso delle Logge del Tiratoio, a Gubbio. Rispetto all'edificio in questione il piano attuativo n. 04, «macroarea Centro Storico», adottato dal comune di Gubbio (Perugia) con atto n. 37 del 10 settembre 2013;
in data 16 ottobre 2013 quotidiano «Il fatto Quotidiano» con un'articolo a firma di Tomaso Montanari da titolo «Patrimonio all'Italiana. Gubbio, lo scempio dell'opificio» descriveva come: «[...] Oggi a Gubbio verrà presentato un progetto di “restauro, rifunzionalizzazione e riuso” delle Logge del Tiratoio, recentemente acquistate dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia. Si tratta di un prezioso esempio di opificio del Seicento, innestato su un'architettura medioevale: una struttura coperta, ma con amplissime aperture, che dovevano servire a far circolare l'aria che asciugava i panni lì messi a “tirare”[...] Il punto è che il progetto prevede di trasformare la Loggia in un centro congressi, tamponando le aperture con telai d'acciaio e cristalli, con tanto di tende oscuranti e attrezzatura tecnologica. Un'idea lunare, che appartiene di diritto alle serie illustrata poco sopra. Stando alla stampa locale, la soprintendenza avrebbe già approvato il progetto: ma se il rendering pubblicato nei giorni scorsi su “Tutto Gubbio” è fede-degno, non si capisce proprio come possa aver fatto, perché le grandi vetrate snaturano l'identità e la forma delle Logge fino a cancellarle come monumento»;
in data mercoledì 30 ottobre 2013, il quotidiano «Il Manifesto» pubblicava il seguente articolo a firma di Giovanna Nigi dal titolo «Il progetto delle Logge dei Tiratori di Gubbio» in cui si descriveva come: «Le Logge dei Tiratori di Gubbio sono diventate il “loggiato della discordia” sui giornali locali. Il motivo è tutto nel progetto di ristrutturazione, o meglio di “chiusura” a base di vetri e acciaio, presentato da Carlo Colaiacovo, presidente della fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, proprietaria di questo pezzo di patrimonio della città dal 2012 dopo averlo rilevato da Unicredit.[...] i proprietari, venuti tragicamente in possesso di un bene monumentale che doveva restare pubblico, cercano di ristrutturare, “rifunzionalizzare”, come dicono loro, qualcosa che percepiscono come “vuoto architettonico”. [...] Ma dare “la colpa” alla proprietà in fondo non serve. La responsabilità vera, in tutta questa amarissima vicenda, è della Soprintendenza, che in soli due giorni ha dato il via libera al progetto, quando, come tutti gli eugubini sanno bene, non esiste in città, e a ragione, la possibilità di aprire nemmeno un miserevole lucernaio o di spostare una singola pietra da parte dei privati. Inesplicabile anche il parere favorevole della commissaria prefettizia Maria Luisa D'Alessandro, intervenuta alla guida della città dopo il suicidio del Consiglio Comunale, che si è detta felice del raggiungimento dell'equilibrio di bilancio, grazie alle entrate che il Comune percepirà in seguito a un intervento di tale portata. “Il progetto è ritenuto valorizzante e non impattante per la città” ha concluso la commissaria, alla quale più di un soggetto politico aveva rivolto la preghiera di demandare una decisione tanto importante agli organi amministrativi una volta eletti»;
la rilevanza del progetto avrebbe dovuto consigliare una maggior cautela nell'approccio alla proposta di riuso avanzata, di evidente valenza urbanistica; che questo aspetto, ovvero la rilevanza urbanistica dell'atto da adottare, era particolarmente delicato nel momento in cui anche le funzioni del consiglio comunale erano affidate ad una persona sola, il commissario prefettizio;
un criterio di opportunità avrebbe dovuto suggerire di non trattare una questione di così alta rilevanza come una ordinaria pratica edilizia, ma viceversa di aprire un ampio ed articolato confronto pubblico sul progetto, con il coinvolgimento dei cittadini, delle categorie, delle professioni, di esperti di rilevanza nazionale in conservazione dei beni culturali, illustrandone contenuti e finalità, proponendo piani di lettura e sapendo ascoltare, per accogliere o confutare, piani di lettura diversi del progetto;
in mancanza di tutto ciò, il piano attuativo ed il relativo progetto hanno ad oggi secondo gli interroganti inspiegabilmente ottenuto il rapido benestare sia del commissario prefettizio di Gubbio, che degli uffici centrali e periferici del Ministero dei beni e attività culturali, protocollo MBAC-DR-UMB SG01 0000254 15/01/2014 CI. 34.34.01/1, adducendo motivazioni per lo più superficiali e infondate;
tra queste motivazioni infondate, c’è quella di far vedere dalle logge dei Tiratori della Lana il panorama di Gubbio ai diversamente abili, senza considerare che nella città ci sono due ascensori ed anche una funivia per raggiungere una terrazza collocata sul «Colle eletto»;
risulta altresì privo di fondamento, come ha dimostrato la plurisecolare storia del monumento e tanto più dopo i lavori di ristrutturazione e consolidamento avvenuti negli anni ’80, il rischio che un forte vento possa causare lo «scoperchiamento» del tetto, scongiurato, secondo la Commissione ministeriale, con l'inserimento di vetrate, che eviterebbero anche la rapidità del degrado causata dal guano dei volatili e dagli agenti atmosferici; «rischio», quest'ultimo, che dovrebbe allora consigliare la chiusura di tutte le celle campanarie storiche d'Italia;
sono del tutto imparagonabili con le Logge dei Tiratori di Gubbio gli esempi addotti nel documento del Ministero per i beni e le attività culturali, quali il Colosseo, dove nessun vetro è visibile dall'esterno, il Cortile del Marco Aurelio sul Campidoglio, chiuso per ampliare i Musei Capitolini, che non impatta minimamente col paesaggio circostante e non è visibile, se non a diretto contatto, il Chiostro del Bramante alla Pace, che è interno e quindi con nessuna interferenza con l'esterno. Le Logge dei Tiratori di Gubbio, costituiscono, a differenza degli esempi sopra citati, un tutt'uno con le architetture circostanti, il «colpo d'occhio» che la città offre appena si accede ad essa, la «cartolina», possiamo dire, e il prestigioso biglietto d'ingresso, universalmente conosciuti;
al contrario del caso eugubino, La Loggia dei Mercanti a Milano ha avuto uno stop immediato alla proposta di chiusura con i vetri da parte di una saggia sovrintendenza, dal momento che contrastava con il concetto stesso di loggia che per definizione è uno spazio aperto direttamente sull'esterno da uno o più lati; ci si domanda, a questo proposito, come due sovrintendenze, possano adottare due modi opposti di agire in situazioni analoghe, nel medesimo Stato;
appaiono per tutto quanto sopra esposto, pienamente condivisibili le preoccupazioni e le riserve a più riprese espresse sul progetto dalle associazioni «Italia nostra», «Terra mater» e dal Comitato cittadino per la tutela dell'ambiente e del paesaggio, così come gli inviti rivolti agli enti di riconsiderare e ritornare sui pareri e le autorizzazioni date, al fine di sollecitare ulteriori riflessioni, prima della definitiva approvazione del piano attuativo e del progetto che, così come configurati, potrebbero rappresentare una forte manomissione dell'edificio e dell'aspetto complessivo della città di Gubbio –:
se il Governo sia a conoscenza dei fatti sopra esposti e se, viste le considerazioni in premessa, non si voglia valutare la possibilità di riconsiderare mediante un adeguato intervento normativo nell'ambito delle proprie competenze, le autorizzazioni già concesse e disporre contestualmente che venga avviato ex novo un iter di profonda rivisitazione dell'intero progetto, in particolare per quanto riguarda la chiusura con vetrate del loggiato, in modo che il riuso e la rifunzionalizzazione delle Logge dei Tiratori non risultino in contrasto con le prescrizioni delle numerose Carte del restauro e di quelle per la salvaguardia delle città storiche emanate negli ultimi decenni, proprio al fine di evitare interventi di stravolgimento dell'architettura e dell'urbanistica storica.
(2-00755) «Zaccagnini, Fratoianni, Giancarlo Giordano».