• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

link alla fonte scarica il documento in PDF

Atto a cui si riferisce:
S.3/01457 NUGNES, MORONESE, PUGLIA, CIOFFI, MARTELLI, VACCIANO, CAPPELLETTI, PAGLINI, BERTOROTTA, SANTANGELO, MONTEVECCHI, CRIMI, CATALFO, LEZZI, DONNO, SERRA - Al Presidente del Consiglio dei...



Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-01457 presentata da PAOLA NUGNES
giovedì 20 novembre 2014, seduta n.357

NUGNES, MORONESE, PUGLIA, CIOFFI, MARTELLI, VACCIANO, CAPPELLETTI, PAGLINI, BERTOROTTA, SANTANGELO, MONTEVECCHI, CRIMI, CATALFO, LEZZI, DONNO, SERRA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute - Premesso che:

il territorio di Acerra (Napoli) è interessato dalla presenza di numerose fonti inquinanti che sommandosi tra loro hanno esposto negli anni ed espongono tuttora la popolazione locale ad un rischio ambientale e sanitario elevatissimo incompatibile con il principio di prevenzione e precauzione affermato e ribadito più volte dalla Comunità europea;

il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, con proprio decreto ministeriale 10 gennaio 2000 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 48 del 28 febbraio 2000, inserì il territorio del Comune di Acerra tra i siti di interesse nazionale (SIN) nell'ambito del sito litorale domizio flegreo ed agro aversano, oggi sito d'interesse regionale (SIR);

con decreto del 23 giugno 2006 il Presidente del Consiglio dei ministri pro termpore, consapevole della gravità della situazione, dichiarò lo stato di emergenza socio-economica in relazione all'inquinamento ambientale verificatosi nel territorio del comune di Acerra fino al 31 dicembre 2006;

tuttavia da tale data nessun rilevante intervento di bonifica è stato posto in essere, anzi si è consentita la costruzione e messa in funzione di impianti notoriamente altamente inquinanti, tra cui l'inceneritore di Acerra, classificati quali impianti insalubri di prima classe;

l'inceneritore di Acerra ad oggi, oltre a bruciare tutta l'immondizia indifferenziata tritovagliata proveniente dai 7 Stir (stabilimenti di tritovagliatura ed imballaggio rifiuti) attivi in Campania, su indicazione della Regione Campania, da gennaio 2014 ha iniziato a bruciare in aggiunta i rifiuti denominanti impropriamente ecoballe stoccati negli anni 2000-2008;

la quantità di rifiuti bruciati nei 3 forni assomma a circa 2.000.000 chilogrammi al giorno di rifiuti con produzione di gas combusti di circa 15.000.000 normal metri cubi al giorno) contenenti sostanze chimiche di dimensioni micro e nano, di cui molte accertate come cancerogene;

la società che gestisce l'inceneritore, "A2A Ambiente", dichiara di verificare la conformità dei codici CER- catalogo europeo dei rifiuti (attribuiti dagli impianti Stir di provenienza) che contrassegnano e certificano tutti i rifiuti in ingresso all'impianto;

è noto anche all'opinione pubblica che quei codici CER non sono assolutamente in grado di garantire la composizione delle balle in quanto nel periodo del loro stoccaggio gli impianti di CDR (combustibile derivato da rifiuti) campani, mai realizzati secondo progetto, non erano in grado di produrre CDR a norma;

il provvedimento che ha autorizzato l'incenerimento delle balle ha tenuto conto di analisi sommarie incentrate principalmente sul potere calorifico delle stesse senza alcuna indagine approfondita sul loro contenuto;

è possibile affermare dunque che attualmente si stanno bruciando presso l'inceneritore rifiuti di cui si ignora l'esatta composizione in violazione della legge e della stessa Valutazione di impatto ambientale che autorizzava l'impianto a bruciare unicamente CDR a norma;

come risultante dallo studio commissionato dai comitati, fatto proprio dal Comune di Acerra, e depositato sin dal 10 luglio 2014 nell'ambito della conferenza dei servizi per il rinnovo dell'Autorizzazione integrata ambientale dell'inceneritore, l'impianto viola art 6, comma 5, della direttiva 2000/76/CE, l'art 8, comma 10, del decreto legislativo n. 133 del 2005 di recepimento della direttiva, nonché importanti norme comunitarie poste a tutela della qualità dell'aria quali la direttiva 2008/50/CE. In particolare l'art 8, comma 10, del decreto legislativo n. 133 del 2005 stabilisce che gli effluenti gassosi degli impianti di incenerimento devono essere emessi attraverso un camino di altezza tale da favorire una buona dispersione degli emissioni gassose al fine di salvaguardare la salute umana e l'ambiente, con particolare riferimento alla normativa relativa alla qualità dell'aria. L'inceneritore di Acerra presenta dei camini di altezza di 110 metri ma secondo il citato studio e sulla base della citata normativa, tale altezza non garantisce una buona dispersione delle emissioni gassose. Peraltro, l'evoluzione tecnica relativa alla progettazione dei camini di impianti simili per massa di gas emissivi prodotti ha portato a realizzare nel mondo un'altezza dei camini utile per la buona dispersione degli effluenti pari a 360-420 metri. In ogni caso la composizione delle emissioni gassose è tale da determinare un grave pericolo per la salute della popolazione residente, in quanto alla tossicità chimica delle particelle contenute si sovrappone l'effetto deleterio di natura fisica, dovuto alle loro dimensioni, tali da poter interferire con i tessuti a livello cellulare e subcellulare;

inoltre nella conferenza dei servizi di autorizzazione AIA dell'inceneritore le popolazioni non sono mai state consultate come invece riportato nell'AIA esistente, né sono stati forniti tutti i documenti tanto che dal rapporto tecnico istruttorio emerge che la documentazione consegnata dall'A2A alla Regione è "pressoché riservata", non consentendo così alla popolazione di produrre osservazioni complete;

considerato che:

in sede di conferenza di servizi tenutasi il 20 ottobre 2014 presso la Regione Campania il consulente tecnico della Regione ingegner Pepe dell'università del Sannio ha dichiarato come riportato nel verbale che non è compito della conferenza AIA valutare l'altezza dei camini in quanto già valutata nella VIA del 1999. Questa dichiarazione conferma l'importanza della valutazione e dimentica che l'inceneritore di Acerra non è mai stato sottoposto ad una regolare procedura per il rilascio della VIA;

la Regione Campania, indicata quale ente competente al rilascio dell'AIA, è in potenziale conflitto d'interessi essendo attualmente proprietaria dell'impianto;

la stessa situazione, in merito all'altezza delle ciminiere, si verifica per il vicino impianto a biomasse della società Fri-el (ex Montefibre) alimentato ad oli vegetali, la cui canna fumaria si trova ad un'altezza di circa 65 metri dal suolo, ancor più bassa di quella dell'inceneritore;

l'industria Friel, centrale a biomassa sita in zona Montefibre (Acerra), è un impianto altamente inquinante, autorizzato dalla Regione, senza V.I.A.;

la Friel sta inquinando tutta l'area, peraltro già compromessa, come dimostrato da analisi tossicologiche, fatte in maniera privata, dalle quali è stata rilevata un'ingente quantità di policlorobifenili (PCB), inquinanti che risultano tossici quanto e più della diossina, come emerge dalle rilevazioni fatte su campioni di olii prelevati all'interno sia del cantiere che delle cisterne;

dalle analisi effettuate è stata rilevata una quantità di PCB di gran lunga superiore a quella presente nella zona di Brescia dove c'era l'unico stabilimento di produzione, brevettato dalla Monsanto, la Caffaro che ha terminato l'attività nel 1983;

il caso di Brescia è stato uno dei maggiori casi a livello mondiale di contaminazione da PCB nelle acque e nel suolo, in termini di quantità di sostanza tossica dispersa, estensione del territorio contaminato, numerosità della popolazione coinvolta, durata della produzione;

i valori rilevati dalla ASL bresciana nel 1999, che sono risultati 5000 volte al di sopra dei limiti fissati dal DM 471/1999 (livelli per area residenziale, 0.001 milligrammi per chilogrammo), hanno portato, a giugno 2001, all'apertura di un'inchiesta per disastro ambientale da parte della Procura della Repubblica di Brescia;

è evidente il pericolo imminente ed attuale cui si sta esponendo la popolazione che richiede interventi immediati a tutela della salute pubblica;

considerato inoltre che:

nonostante tale situazione, è attualmente in corso un'altra procedura di conferenza di servizi per l'approvazione di un progetto presentato dalla società ATR che, allegando in modo del tutto irregolare una VIA rilasciata dalla Regione Campania nel 2005 per un impianto analogo, vorrebbe che fosse autorizzato ad Acerra un altro impianto polifunzionale per il trattamento di rifiuti speciali pericolosi e non;

i dati sanitari, e ancor prima la realtà dei fatti come constatata dagli abitanti della zona, dimostrano una situazione sanitaria allarmante;

i rischi cui si sta esponendo la popolazione, a giudizio degli interroganti per rimediare alle incapacità amministrative, superano ogni soglia di accettabilità;

per alcuni giorni i cittadini di Acerra e in particolare le "mamme coraggio", che hanno vissuto sulla loro pelle e qualla dei loro figli i danni provocati da questa situazione, hanno posto in essere un presidio permanente presso l'inceneritore per impedire ai camion di entrare per perpetuare l'avvelenamento in corso,

si chiede di sapere:

se il Governo intenda intervenire con la massima urgenza, in attuazione del principio di precauzione e secondo il principio di sussidiarietà, in funzione della suprema tutela della pubblica incolumità e della salute, per impedire il perpetuarsi delle gravissime violazioni denunciate;

se intenda, in ragione delle forti carenze denunciate, impedire l'incenerimento delle cosiddette ecoballe, prevedere un piano per la dismissione dell'inceneritore di Acerra attuando in Campania, in sostituzione dell'incenerimento, la metodologia "rifiuti zero" incentrata sul riciclo e riuso spinto, dando così attuazione concreta al principio di gerarchia nel trattamento dei rifiuti previsto all'art 179 del decreto legislativo n. 152 del 2006 e oggi ribadito con ancor maggior chiarezza dall'Europa anche alla luce delle recenti proposte della Commissione europea in materia di revisione delle direttive sui rifiuti;

se intenda adottare tutte le opportune iniziative per pervenire all'immediata chiusura della centrale a biomasse Friel (ex Montefibre);

se intenda, sulla base degli allarmanti dati sanitari, dichiarare quanto prima lo stato di emergenza socio-sanitaria e ambientale impedendo qualsiasi localizzazione di ulteriori impianti potenzialmente inquinanti a fronte della saturazione del carico ambientale sopportabile dalla popolazione residente nel territorio del comune di Acerra e nei comuni limitrofi, e avviando un piano concreto per la bonifica dei luoghi;

se intenda predisporre, nelle more dell'attuazione del piano di dismissione dell'inceneritore, un monitoraggio costante sulla qualità dell'aria condotto da soggetti terzi indipendenti i cui dati vengano resi disponibili ai cittadini in tempo reale, unitamente ad un ampio monitoraggio di screening tossicologico sulla popolazione residente.

(3-01457)