• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

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Atto a cui si riferisce:
C.3/00194 da più di un anno i due fucilieri del reggimento «San Marco» della Marina militare italiana, ritenuti responsabili della morte di due pescatori indiani, sono in stato di fermo nello Stato del...



Atto Camera

Interrogazione a risposta immediata in Assemblea 3-00194presentato daMELONI Giorgiatesto diMercoledì 10 luglio 2013, seduta n. 50

GIORGIA MELONI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:
da più di un anno i due fucilieri del reggimento «San Marco» della Marina militare italiana, ritenuti responsabili della morte di due pescatori indiani, sono in stato di fermo nello Stato del Kerala, in attesa che gli inquirenti chiariscano la loro posizione;
l'incidente sarebbe avvenuto in acque internazionali, sicché tale localizzazione avrebbe dovuto sin dal principio far venir meno la giurisdizione indiana a favore di quella italiana;
un accordo tra la Repubblica italiana e la Repubblica dell'India stabilisce, altresì, la possibilità per i detenuti condannati dell'uno o dell'altro Paese di scontare la pena nel proprio Paese d'origine, quindi, nel caso dei marò, l'Italia;
nonostante ciò, il 18 gennaio 2013 la Corte suprema indiana, pur accertando che i fatti si erano effettivamente verificati al di fuori delle acque territoriali indiane, negava la giurisdizione dello Stato italiano e, senza adeguata motivazione, rivendicava l'esercizio dei diritti sovrani di giurisdizione dell'India, disponendo, inoltre, che il processo venisse affidato a un tribunale speciale da costituire a New Delhi;
nel frattempo, nel dicembre 2012 e nella prima metà di febbraio 2013 venivano accolte dal Governo indiano le richieste di due permessi speciali per consentire ai militari di trascorrere in famiglia le festività natalizie e di votare alle elezioni politiche, con l'obbligo di tornare in India;
la crisi si accentuava l'11 marzo 2013 quando il Ministro degli affari esteri pro tempore, Giulio Terzi, in pendenza dell'avvio di un processo che desse reali garanzie di affidamento alla parte italiana, annunciava che i due militari non avrebbero fatto rientro in India;
la posizione indiana si irrigidiva fino alla decisione, del tutto illegittima, da parte della Corte suprema, di disporre un'ordinanza nei confronti dell'ambasciatore italiano a New Delhi, che ne limitava in maniera inaccettabile la libertà di movimento;
contestualmente, il Governo indiano si rendeva disponibile a risolvere la controversia in tempi brevi, a condizione che i marò rientrassero in India alla data prevista;
il Ministro pro tempore Terzi sottoponeva all'attenzione del Governo la necessità che un eventuale ritorno dei due fucilieri in India fosse preceduto dall'accettazione di alcune rassicurazioni, necessarie, tra l'altro, a tutelare pienamente la sicurezza dei militari italiani e a ripristinare immediatamente l'immunità diplomatica dell'ambasciatore italiano;
le riserve poste dal Ministro degli affari esteri pro tempore alla decisione di un rientro dei marò in India sarebbero, però, rimaste inascoltate dal Governo, che, in maniera del tutto inattesa e opinabile, decideva di sacrificare la libertà di Latorre e Girone, anche in contrasto con la normativa sull'estradizione, ritenendo, oltretutto, le rassicurazioni ottenute dall'India sufficienti;
tali rassicurazioni potranno essere valutate nei loro effetti solo con il rientro in patria definitivo e legittimo dei marò nei tempi più brevi possibili;
le profonde divergenze d'opinione all'interno dell'Esecutivo sono sfociate nell'annuncio da parte del Ministro degli affari esteri pro tempore delle sue dimissioni al termine della seduta d'Aula del 26 marzo 2013 alla Camera dei deputati;
tale vicenda, che ad oggi non ha ancora assurdamente trovato risposta, ha pienamente dimostrato l'incapacità politica del Governo tecnico nel gestire una situazione di crisi e sta minando fortemente la credibilità internazionale del nostro Paese;
è di queste ultime ore l'incredibile notizia dell'esistenza di prove dell'innocenza di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone: ben cinque ore separerebbero, infatti, la testimonianza del capitano e armatore del peschereccio St. Anthony, che fissa alle 21.30 circa la morte dei pescatori, dall'incidente con la nave italiana, avvenuto tra le 16.00 e 16.30, per il quale i due marò saranno processati a Delhi;
da una più accurata ricostruzione degli eventi di quel fatidico 15 febbraio 2012 stanno emergendo altri importanti dettagli, che porterebbero a sostenere la totale innocenza di Latorre e Girone, da sempre convinti di non aver ucciso alcun pescatore;
come riportato da notizie di stampa di questi giorni, la nave italiana potrebbe essere stata, addirittura, il «capro espiatorio perfetto in tempi di campagna elettorale locale con il risultato che Latorre e Girone vengono incastrati» (Il Giornale, lunedì 1o luglio 2013);
tali nuove circostanze impongono un immediato e incisivo intervento del Governo italiano –:
quali opportune ed urgenti iniziative il Governo intenda adottare, anche alla luce delle nuove risultanze delle indagini, al fine di risolvere in modo tempestivo e definitivo la questione dei marò, garantendo il rispetto delle norme internazionali, anche attraverso il coinvolgimento dei competenti organismi internazionali, e l'immediato ritorno in patria dei due militari. (3-00194)
(9 luglio 2013)