• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

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Atto a cui si riferisce:
S.3/00207 GINETTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della giustizia e per la pubblica amministrazione e la semplificazione - Premesso che: in Italia i lunghi tempi nella...



Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-00207 presentata da NADIA GINETTI
lunedì 8 luglio 2013, seduta n.060

GINETTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della giustizia e per la pubblica amministrazione e la semplificazione - Premesso che:

in Italia i lunghi tempi nella definizione dei processi sommati ad altre evidenti criticità della giustizia hanno raggiunto livelli a giudizio dell'interrogante inaccettabili;

gravi sono gli effetti che tale situazione determina anche sull'economia del nostro Paese assorbendo risorse per circa un miliardo di euro e creando costi diretti e indiretti per svariate decine di miliardi di euro, in tal modo incidendo sull'1 per cento circa del Pil;

anche nell'ultimo rapporto dell'Ocse del 2013 emergono dati sconfortanti in ordine al funzionamento della giustizia nel nostro Paese, dove per ottenere una sentenza civile sono in media necessari 8 anni, il quadruplo del tempo medio registrato nei Paesi dell'Ocse;

nonostante ciò, la domanda di giustizia in Italia rimane patologica considerato che ogni anno si contano 4 nuovi casi giudiziari per 1000, rispetto ad una media dell'Ocse del 2,5 per cento (in Giappone uno solo);

considerato che:

la cronica carenza di personale negli uffici giudiziari, sia di funzionari che di addetti alla cancelleria, è indubbiamente una tra le principali cause del cattivo funzionamento della giustizia;

come si legge nel resoconto della seduta della 2ª Commissione permanente (Giustizia) del Senato del 4 giugno 2013, in un messaggio il Ministro della giustizia ha dichiarato che «l'attuale situazione dell'organico amministrativo (ormai sotto le 37.000 unità, con oltre 7.000 vacanze) non consente di mantenere in vita, con un livello minimale di efficienza, sia gli 887 uffici giudiziari minori soppressi che i 31 tribunali con relative procure, senza che il Governo si assuma la responsabilità di un reclutamento straordinario che possa interrompere da subito gli effetti negativi del blocco delle assunzioni e del turnover (e davvero, si ripete, non si capisce dove al momento possono recuperarsi le necessarie risorse finanziarie)»;

tale dato è confermato anche da numerosi presidenti delle Corti d'appello, tra cui quello di Perugia che, secondo quanto riportato su un articolo pubblicato sul "Corriere dell'Umbria" del 25 giugno - sul punto ha dichiarato: «I numeri sono preoccupanti: su un organico nazionale di 45mila dipendenti, siamo scesi a 35 mila per il mancato turn over. E ogni anno vanno in pensione, senza essere sostituiti, dai 1.200 ai 1.400 dipendenti. È una emorragia costante, aggravata da 10 anni in cui non sono stati banditi concorsi. Eppure la funzione, oltre che dei magistrati, ha bisogno di personale amministrativo. È sbagliato pensare che la giustizia possa diventare più veloce solo aumentando i magistrati di ruolo e gli onorari. Gli atti e le decisioni, prese dal magistrato, devono essere "lavorati" dalle Cancellerie, che hanno tantissimi adempimenti da assolvere. Se il personale non c'è, o comunque è ridotto, si determinano tantissimi ritardi. Per essere ancora più chiari, la collaborazione del personale amministrativo risulta essenziale per una giustizia più rapida»;

particolarmente preoccupante è la situazione di carenza di personale in cui versa la Corte d'appello di Perugia gravata, tra l'altro, anche da innumerevoli ricorsi iscritti ogni anno ai sensi della legge n. 89 del 2001 (cosiddetta legge Pinto), provenienti dal distretto della Corte d'appello di Roma e che trovano nel distretto del capoluogo umbro la loro competenza funzionale;

alcuni presidenti di Corte d'appello, tra cui quelli di Perugia e Torino, per cercare di far fronte alla grave carenza di personale presso i propri uffici, hanno stipulato convenzioni con enti locali; nel 2009, la Regione Piemonte ha varato una convenzione con la Corte d'appello e la Procura generale che consente l'utilizzo, per un anno, presso gli uffici giudiziari di quasi tutto il territorio piemontese di 200 dipendenti in cassa integrazione; il Sindaco di Torino ha disposto il distacco temporaneo di un certo numero di dipendenti comunali presso gli uffici giudiziari torinesi;

considerato altresì che:

il Ministro ha sostenuto che allo stato, stante la mancanza dei fondi necessari, non vi sono le condizioni per bandire concorsi per il reclutamento del personale necessario al funzionamento degli uffici giudiziari, ma che, tuttavia, ricorrendo alle procedure di mobilità volontaria si può risolvere la problematica senza oneri aggiuntivi per le casse dello Stato;

come noto, nell'ambito della pubblica amministrazione, l'art. 30 del decreto legislativo n. 165 del 2001 ha introdotto l'istituto della mobilità volontaria, in virtù del quale le amministrazioni possono ricoprire i posti vacanti in organico presso altre amministrazioni mediante cessione del contratto di lavoro di dipendenti, appartenenti alla stessa qualifica in servizio, che facciano domanda di trasferimento;

in forza dell'art. 33 le pubbliche amministrazioni che rilevino eccedenze di personale sono tenute ad osservare le stesse procedure di mobilità;

nel tempo si sono susseguite varie normative in materia di mobilità, e da ultimo, l'art. 16 della legge n. 183 del 2011 (legge di stabilità 2012), modificando il citato art. 33, ha dettato il nuovo assetto delle disposizioni in materia di mobilità e di collocamento in disponibilità dei dipendenti pubblici, prevedendo che le pubbliche amministrazioni che hanno situazioni di soprannumero o rilevino comunque eccedenze di personale, in relazione alle esigenze funzionali o alla situazione finanziaria, anche in sede di ricognizione annuale sono tenute ad osservare le procedure di mobilità dandone immediata comunicazione al Dipartimento per la funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri;

l'art. 33, come novellato, altresì, specifica che l'amministrazione interessata deve collocare in disponibilità il personale che non sia possibile impiegare diversamente nell'ambito della medesima amministrazione e che non possa essere ricollocato presso altre amministrazioni, ovvero che non abbia preso servizio presso la diversa amministrazione che, secondo gli accordi intervenuti, ne avrebbe consentito la ricollocazione, anche alla luce delle modifiche dell'architettura istituzionale che potrebbe rendere disponibile del personale, come nel caso della chiusura delle Comunità montane o delle Province;

considerato, inoltre, che:

ai fini della piena attuazione dell'art. 37, rubricato "Disposizioni per l'efficienza del sistema giudiziario e la celere definizione delle controversie", del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, per un'efficace gestione del case management, e quindi l'effettiva possibilità per i giudici di programmare annualmente obiettivi di definizione di cause pregresse e migliorare il rapporto tra nuove cause iscritte e cause terminate, la disponibilità di personale svolge un ruolo determinante;

da informazioni pubblicate in un articolo de "Il Sole-24 ore" del 26 giugno 2013 risulterebbe che le amministrazioni centrali avrebbero già individuato 7.800 eccedenze di personale determinate dai tagli della spending review dello scorso anno;

il personale in esubero potrebbe essere impiegato per coprire le carenze di organico all'interno degli uffici giudiziari che necessitano di ulteriori unità al fine di rendere il sistema giudiziario maggiormente produttivo ed efficiente, senza tuttavia incidere sulla spesa pubblica;

nel mese di luglio 2013 è fissata la scadenza del termine entro il quale le amministrazioni con personale non riassorbibile in ragione del taglio delle dotazioni organiche dovranno dichiarare gli esuberi;

l'utilizzo di dipendenti in esubero nell'ambito dei settori che maggiormente richiedono un impiego di unità determinerebbe un incremento nell'efficienza degli uffici aventi allo stato organici inadeguati a fronteggiare il carico di lavoro richiesto;

a tutt'oggi, a distanza di un anno dall'entrata in vigore della legge sulla mobilità obbligatoria non risulta che vi sia stato alcuno spostamento di dipendenti dalle pubbliche amministrazioni in esubero verso quelle carenti di personale;

ogni giorno di ritardo nel porre in essere le procedure di mobilità a favore del comparto giustizia provoca, purtroppo, danni al sistema e limitazioni ai cittadini,

si chiede di sapere:

quali urgenti provvedimenti il Governo intenda adottare al fine di dare concreta attuazione alla legge in materia di mobilità dei dipendenti pubblici;

se non ritenga che le procedure di mobilità debbano riguardare prioritariamente lo spostamento dei dipendenti pubblici in esubero all'interno dei tribunali e gli altri uffici giudiziari;

in particolare, se non ritenga necessario ed urgente destinare i 7.800 dipendenti in esubero già individuati dalle amministrazioni centrali ai tribunali ed altri uffici giudiziari;

quali iniziative intenda adottare per consentire di esperire la procedura di mobilità di dipendenti pubblici laddove gli stessi appartengano a comparti diversi da quelli di destinazione.

(3-00207)