• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/04187 l'Aethina tumida (Murray) meglio conosciuta come il coleottero degli alveari è un insetto della famiglia dei pulitori o coleotteri scavatori, originario del Sudafrica recentemente diffuso negli...



Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-04187presentato daPARENTELA Paolotesto diMartedì 2 dicembre 2014, seduta n. 343

PARENTELA, MASSIMILIANO BERNINI, TRIPIEDI, BENEDETTI, GALLINELLA, LUPO, GAGNARLI e L'ABBATE. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, al Ministro della salute . — Per sapere – premesso che:
l'Aethina tumida (Murray) meglio conosciuta come il coleottero degli alveari è un insetto della famiglia dei pulitori o coleotteri scavatori, originario del Sudafrica recentemente diffuso negli Usa ed in Australia, Paesi in cui ha avuto un effetto devastante sull'ape europea (apis mellifera);
i principali mezzi di diffusione sono i pacchi d'api e le colonie di api, ma può anche essere trasmesso inavvertitamente attraverso sciami trasportati via mare o via aerea o, ancora, in partite di frutta, cera grezza e attrezzatura apistica usata;
l'insetto adulto che assume colori dal marrone scuro al nero ha una lunghezza di circa mezzo centimetro e può vivere fino a 6 mesi. Le femmine del coleottero depongono le uova in buchi o crepe presenti nell'alveare. Le uova si schiudono in 2-3 giorni e da esse escono delle piccole larve che si nutrono di polline e miele, danneggiando i favi. Dopo 10-16 giorni le larve, ormai mature, lasciano l'alveare e, dopo 3-4 settimane, diventate adulte, cercano altri alveari in cui deporre nuove uova. I coleotteri degli alveari possono avere anche 4 o 5 generazioni l'anno durante le stagioni calde;
il danno principale alle colonie di api avviene attraverso l'attività nutritiva delle larve che si cibano di polline, miele e uova. Il coleottero, inoltre, scavando dei veri e propri tunnel – sono state contate fino a 30 mila larve per alveare – danneggia o distrugge, nei casi più gravi, i favi causando la fuoriuscita del miele e la sua fermentazione. La fermentazione e le feci delle larve, hanno effetti diretti sul miele che, a detta degli esperti, prenderebbe un caratteristico odore di arance marce e cambierebbe persino il colore diventando così invendibile. Grosse infestazioni, come segnalato dagli apicoltori, causerebbero un rapido collasso anche di colonie molto forti;
l'impatto economico che ne è risultato sull'attività apistica negli USA è stato notevole. In due anni dalla sua scoperta, almeno 20.000 colonie sono state distrutte dallo scarafaggio, con danni di svariati milioni di dollari;
la presenza di Aethina tumida è stata confermata per la prima volta in Italia il 5 settembre 2014 nel comune di Gioia Tauro, in un apiario dell'università di agraria posto in località Sovereto (Reggio Calabria);
da notizie di stampa si apprende che il professor Vincenzo Palmeri dell'università di Reggio Calabria, autore del ritrovamento e dell'identificazione del parassita esotico, abbia già segnalato la problematica sopra esposta al Ministro della salute ed al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali chiedendo di intervenire attivando le misure necessarie atte a circoscrivere ed eradicare eventuali ulteriori altri focolai nonché impedire la diffusione del parassita sul territorio nazionale;
l'Unione nazionale associazione apicoltori italiani (Unaapi), congiuntamente alla Federazione apicoltori italiani (Fai), ha inviato alla dottoressa Gaetana Ferri, Direttore Generale della Sanità Animale del Ministero della Salute, una lettera con la quale si offre la piena collaborazione a procedere all'eradicazione del parassita rilevato in Calabria. Inoltre, nella lettera, si sottolinea la necessita di attivare procedure – peraltro previste e attivate in zootecnia in analoghe emergenze sanitarie – che prevedano un adeguato indennizzo per gli apicoltori ai quali viene richiesta la distruzione dei propri alveari colpiti dal parassita;
non si è in grado di circoscrivere con esattezza il fenomeno che, se fosse iniziato questa primavera, oggi non sarebbe inverosimile pensare – come sostiene Luca Bonizzoni, apicoltore professionista, dirigente della rete Unaapi – ad una diffusione in un raggio di 20 o di 100 chilometri dal primo insediamento dell'insetto. «Se fosse questa la realtà» — afferma Bonizzoni in una lettera inviata all'Unaapi — «gli apicoltori italiani dovranno imparare a coesistere con un nuovo gravissimo nemico e, dobbiamo solo sperare che le autorità la dichiarino endemica rapidamente, così almeno possiamo continuare a lavorare (altrimenti il blocco degli spostamenti su tutta Italia bloccherebbe la produzione) e comunque la sua diffusione creerebbe danni gravissimi: ai biologici (totalmente rovinati), alla produzione di regine e di sciami (o impossibile o difficilissima – si difendono le famiglie forti), alla esportazione di api (totalmente bloccata)» –:
se non si ritenga opportuno intervenire urgentemente affinché vengano attivate tutte le procedure necessarie per circoscrivere ed eradicare eventuali ulteriori altri focolai nonché impedire la diffusione del parassita sul territorio nazionale;
se rientri fra gli intendimenti del Governo valutare, anche nell'ambito di specifici provvedimenti di natura economico finanziaria, un'adeguata quota di risorse finanziarie da riconoscere come indennizzo agli apicoltori che dovessero essere chiamati ad adempiere ad un'ordinanza di abbattimento dei propri alveari;
quali iniziative di natura normativa intenda prendere il Governo in merito alla regolamentazione delle importazioni che è la principale difesa contro l'introduzione e la diffusione dell’Aethina tumida.
(5-04187)