• Testo MOZIONE

link alla fonte scarica il documento in PDF

Atto a cui si riferisce:
C.1/00687 premesso che: il pagamento del canone per il servizio televisivo pubblico, istituito con regio decreto-legge 21 febbraio 1938, n. 246, convertito, con modificazioni, dalla legge 4...



Atto Camera

Mozione 1-00687presentato daRAMPELLI Fabiotesto diMercoledì 3 dicembre 2014, seduta n. 344

La Camera,
premesso che:
il pagamento del canone per il servizio televisivo pubblico, istituito con regio decreto-legge 21 febbraio 1938, n. 246, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 giugno 1938, n. 880, è dovuto per la semplice detenzione di uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle diffusioni televisive, indipendentemente dai programmi ricevuti;
la Corte costituzionale ha riconosciuto in diverse sentenze la natura sostanziale d'imposta del canone, per cui la legittimità dell'imposizione è fondata sul presupposto della capacità contributiva e non sulla possibilità dell'utente di usufruire del servizio pubblico radiotelevisivo al cui finanziamento il canone è destinato;
nei giorni scorsi i quotidiani hanno riportato la notizia secondo la quale potrebbe essere prossimo il varo della riforma del canone Rai, che dovrebbe essere pagato insieme alla bolletta della luce e contestualmente rimodulato nell'importo, che sarà in media di sessanta euro;
il nuovo canone diventerebbe un «contributo al servizio pubblico radio-tv», dovuto da tutti i contribuenti appunto, e per non pagare la tassa diventerà compito dell'utente dimostrare di non possedere una televisione o anche un qualsiasi strumento che permetta di accedere ai programmi del servizio pubblico, come tablet, iPad, smartphone o personal computer;
in merito alla nuova modalità di pagamento del canone ipotizzata è già intervenuta l'Autorità per l'energia elettrica, il gas e il sistema idrico che ha definito un «uso improprio» quello del canone in bolletta e ha sollevato alcune perplessità legate alla privacy;
la riforma garantirà alla Rai un gettito annuo di 1,8 miliardi di euro, importo sostanzialmente invariato rispetto a quanto incassato ogni anno sino ad oggi;
ciononostante le difficoltà di bilancio dell'azienda hanno determinato la dismissione di una quota pari al 49 per cento di Rai Way, la società controllata che detiene l'infrastruttura pubblica di trasmissione;
Rai Way, negli ultimi cinque anni, ha investito quasi 350 milioni di euro (ma il piano pluriennale di investimenti è di oltre 600 milioni di euro) per passare dall'analogico al digitale, connettere con la fibra buona parte dei siti tecnici e costruirsi così un futuro che potrebbe svilupparsi fino alla telefonia mobile e all'internet wireless seguendo un progetto che è già stato definito nelle linee guida all'interno di Rai Way;
negli scorsi mesi di maggio e giugno 2014 migliaia di artigiani, imprenditori e liberi professionisti hanno ricevuto, via posta tradizionale, una comunicazione dalla Rai, completa di bollettino, con cui si esigeva il pagamento del canone speciale, con tanto di importo precompilato, pari a poco più di quattrocento euro;
alle proteste espresse dai destinatari la Rai ha risposto con un comunicato stampa, diramato il 28 giugno 2014, nel quale dichiarava che le lettere spedite erano «comunicazioni informative prive di connotati precettivi o intimativi, nelle quali si descrive con chiarezza il presupposto dell'obbligazione di pagamento. In nessun passaggio della lettera Rai si dà per presupposta la detenzione di apparecchi tv, anzi si invita esplicitamente il destinatario ad effettuare il versamento soltanto qualora ricorra tale presupposto»;
tale situazione si era già verificata nel 2012, quando la Rai aveva inviato indistintamente a imprese, società, studi professionali ed altri un bollettino postale per provvedere al pagamento dell'abbonamento speciale, specificando che lo stesso era dovuto, oltre che per il possesso di un apparecchio televisivo, anche in presenza di strumenti «atti o adattabili alla ricezione delle radioaudizioni»;
in entrambi i casi, tuttavia, le richieste di pagamento sono state spedite senza fare le opportune preventive verifiche rispetto a chi era davvero debitore del canone e chi non soggiaceva a quest'obbligo, con l'obiettivo, si presume, di recuperare risorse a danno dei cittadini;
altre irregolarità si sono verificate con riferimento ai casi di esenzione e di disdetta dal pagamento del canone, laddove privati cittadini si sono trovati a dover sopportare un lungo contenzioso con l'azienda concessionaria del servizio radiotelevisivo pubblico che non riconosceva il loro diritto a non corrispondere il canone;
il contrasto all'evasione rispetto al pagamento del canone radiotelevisivo, di recente sollecitato anche dalla Corte dei conti, e che priva la Rai di circa il trenta per cento degli introiti a tale titolo, non può passare attraverso iniziative o misure che danneggino il cittadino, o, addirittura, ledano i suoi diritti, come avviene nel caso di funzionari che chiedono di entrare nelle case per verificare la eventuale presenza di televisori senza averne diritto;
inoltre, a fronte del pagamento del canone richiesto ai cittadini, l'azienda dovrebbe compiere uno sforzo, soprattutto nell'attuale fase di difficile congiuntura economica che ha imposto dei sacrifici anche alla stessa Rai, per il contenimento dei costi;
sono molteplici, infatti, le voci di spesa non più sostenibili a fronte dell'attuale situazione di bilancio in cui versa l'azienda, prima tra tutte i cachet milionari corrisposti a taluni soggetti per le apparizioni televisive;
è assolutamente indispensabile, inoltre, che sia drasticamente abbattuto il numero delle consulenze e che, comunque, sia individuato un tetto massimo alle stesse, e che si limiti alle effettive necessità il ricorso a servizi esterni, spesso utilizzato in spregio alle professionalità regolarmente presenti nell'azienda;
nell'ambito del ricorso ai servizi esterni, inoltre, l'azienda dovrebbe agire con maggiore prudenza, evitando di esporsi a contenziosi come quello che attualmente sopporta per il mancato riconoscimento dell'opera prestata dai telecineoperatori di società esterne nelle trasmissioni messe in onda;
il direttore generale della Rai ha elaborato un piano per l'accorpamento delle sei testate giornalistiche con l'istituzione di una new room unica, con l'obiettivo di razionalizzare, valorizzare e rilanciare l'informazione attraverso la tecnologia digitale;
l'avvenuto accorpamento di Radio Rai 1, Radio Rai 2 e Radio Rai 3 non ha prodotto, allo stato, risparmi sensibili, mentre ha causato la riduzione del numero degli ascoltatori, dimostrando che se l'ottimizzazione delle risorse è certamente un dato positivo, questa rischia, tuttavia, di risolversi in una perdita di competitività sul mercato e, quindi, in un oggettivo danno economico;
inoltre, un accorpamento realizzato con invarianza di personale rischia di non portare comunque a risparmi significativi;
le trasmissioni regionali rappresentano una delle eccellenze della Rai, posto che nessun'altra rete recepisce e rappresenta in maniera così efficace le specificità territoriali ed è assolutamente necessario garantire il turnover nelle redazioni provinciali attraverso l'assunzione di nuovi professionisti in sostituzione di quelli che terminano la propria carriera,

impegna il Governo:

ad intraprendere ogni iniziativa utile a chiarire i presupposti per la richiesta di pagamento del canone ai cittadini, nonché le eventuali esenzioni o riduzioni e le modalità per fruirne, secondo modalità che non comportino per gli stessi complessità procedurali, anche al fine di migliorare il rapporto tra i cittadini e l'azienda impositrice;
ad elaborare un progetto di riforma del canone per il servizio radiotelevisivo pubblico che determini il contributo richiesto in base alle capacità reddituali dei singoli utenti e salvaguardando le esenzioni già previste.
(1-00687) «Rampelli, Giorgia Meloni, Cirielli, Corsaro, La Russa, Maietta, Nastri, Taglialatela, Totaro».